La Percezione Della Sicurezza

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Alimentazione

Alimentazione: Leggi e approfondisci le analisi fatte dalla redazione di OFCS.Report sui cibi contaminati e su come condurre una corretta alimentazione.

Attività fisica in sicurezza, ecco gli alimenti fondamentali per gli sportivi/VIDEO

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L’alimentazione nell’attività fisica è fondamentale e a dirlo è proprio il ministero della Salute. E’ lo stesso Dicastero, infatti, che differenzia il modo di mangiare e il fabbisogno di una persona sedentaria e di una che fa sport. La diversità sta nella quantità calorica, ma anche nella qualità dell’alimento. Sembrerebbe però che non sia possibile fare una dieta uguale per tutti gli sportivi, perché ogni individuo ha precise caratteristiche, obiettivi e necessità.
Quello che però risulta certo è che esistono degli alimenti fondamentali per le fasi dell’allenamento. Secondo il Ministero, “la maggior parte dell’apporto calorico giornaliero (55-65% a seconda del tipo di pratica) deve essere costituito dai carboidrati, soprattutto quelli contenuti nei cereali, nei tuberi e nei legumi e, in misura minore, negli zuccheri semplici, come lo zucchero comune, miele, marmellate, dolci, frutta e bevande zuccherate”. Nella stessa relazione c’è una parte dedicata anche alle proteine che “devono, a seconda del tipo di pratica motoria e sportiva, rappresentare il 10-15% delle calorie totali assunte nella giornata e dovrebbero preferibilmente essere una combinazione di alimenti di origine animale e vegetale”. Le proteine sono una variabile importante perché la loro assunzione dipende dal tipo di obiettivo che lo sportivo vuole raggiungere. Se ad esempio si vuole aumentare e sviluppare la forza muscolare e l’attività sportiva è intensa, il fabbisogno di proteine aumenta.
Nonostante questo sono molti i nutrizionisti che ne consigliano un apporto giornaliero non oltre i 2 grammi. Un’altra esigenza importante per chi pratica lo sport è rappresentata dalla necessità di assumere abbondante acqua nell’arco della giornata, questo perché più sono i liquidi persi durante l’attività sportiva più sarà il bisogno di reintegrarli.
Sono sempre di più gli sportivi o praticanti di diversi livelli che ricorrono agli integratori nutrizionali. Sembrerebbe però non essere scritto ufficialmente da nessuna parte la loro reale funzionalità, ciò nonostante è un fenomeno in forte crescita in tutto il mondo.

“L’assunzione di singoli nutrienti sotto forma di integratori, in dosi massicce e per periodi prolungati – scrive il Ministero della Salute – necessita di attento controllo per i potenziali rischi legati all’utilizzo, in particolar modo quando associata a comportamenti dietetici squilibrati”.
Tra i praticanti del body building sembrerebbe essere diffusa la convinzione che una dieta iperproteica, costituisca il fattore fondamentale per lo sviluppo delle masse muscolari. Il sovraccarico proteico è un fattore di rischio nei soggetti con problemi renali e può procurare, a tutte le persone, importanti danni a carico di fegato e reni. Infatti, secondo la circolare del Ministero della Sanità del 1999 si consiglia un apporto giornaliero di aminoacidi a catena ramicata non superiore a 5 grammi, e per quanto riguarda la creatina consigliano un apporto giornaliero non superiore ai 6 grammi e per un tempo di somministrazione non superiore a 30 giorni.
Ma non ci sono solo gli integratori naturali. Sono nati gli steroidi anabolizzanti, che servono per malattie come l’osteoporosi per stimolare la sintesi proteica, ma è noto oramai che vengano presi, illegalmente, da molti sportivi. L’assunzione di questi farmaci da parte degli atleti, oltre a essere antisportivo e illegale, può risultare pericoloso per la salute. Infatti, come rivela l’enciclopedia online Zanichellise presi in dosi massicce e senza regolare richiesta medica, possono creare seri disturbi ai reni e al cuore aumentando il rischio di tumori e, per finire, nelle donne potrebbe portare alla sterilità.

Dalle arance dei Piromalli all’olio di Messina Denaro: la mafia è servita

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Dalle infiltrazioni nel settore ortofrutticolo del clan Piromalli, all’olio extra vergine di oliva di Matteo Messina Denaro. Ristoranti inclusi. La prepotenza mafiosa rafforza il controllo su uno dei motori dell’economia italiana, l’agroalimentare, con un giro d’affari che nel 2016 è salito a 21,8 miliardi di euro con un aumento del 30 per cento rispetto al 2015. E’ quanto emerge dal Rapporto Agromafie2017 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, presentato nella giornata di ieri a Roma.

I più noti clan della criminalità si dividono il business della tavola mettendo le mani sui prodotti simbolo del Made in Italy. Nel febbraio scorso, i carabinieri del Ros hanno smascherato le attività criminali in Calabria della cosca di ‘ndrangheta dei Piromalli, che controllava la produzione e le esportazioni di arance, mandarini e limoni verso gli Stati Uniti, oltre a quelle di olio attraverso una rete di società e cooperative. Nello stesso mese, gli uomini dell’Arma hanno confiscato 4 società siciliane operanti nel settore dell’olivicoltura riconducibili a Matteo Messina Denaro e alla famiglia mafiosa di Campobello. Sempre agli inizi di febbraio, manette ai polsi anche per Walter Schiavone, secondogenito del capoclan dei Casalesi Francesco Schiavone, meglio noto come “Sandokan”. Secondo l’accusa avrebbe imposto la fornitura di mozzarella di bufala Dop prodotta da un caseificio di Casal di Principe a distributori casertani e campani, ma anche in altre parti d’Italia, come in Calabria.

“I personaggi di primissimo piano della mafia che hanno deciso di investire ed appropriarsi di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano – precisa Coldiretti – distruggono la concorrenza e il libero mercato legale, soffocando l’imprenditoria onesta”. Il risultato è la moltiplicazione dei prezzi che per il settore ortofrutticolo possono addirittura triplicare. Da non sottovalutare anche i pesanti danni di immagine inferti al Made in Italy in Italia e all’estero, oltre ai non meno importanti rischi per la salute dei consumatori.

Nella top ten delle province italiane interessate dal fenomeno prima di tutto c’è il Mezzogiorno. Ma ci sono anche realtà del nord come Genova e Verona, rispettivamente al secondo e terzo posto dopo Reggio Calabria. Nella città veneta, l’intensità dell’agromafia risulta significativa soprattutto per il fenomeno dell’importazione dei suini dal nord Europa indebitamente marchiati come nazionali. Rilevante è anche l’adulterazione di bevande alcoliche e di superalcolici come nel caso della rinomata grappa di Verona. A Genova, invece, degno di nota è “il diffuso sistema di contraffazione e adulterazione della filiera olearia che interessa – spiega Coldiretti – le fasi di lavorazione industriale e approvvigionamento dall’estero di oli di minore qualità da spacciare come italiani”.

Nessuna Regione è esente. E non c’è pace neppure per la Capitale. Lo scorso maggio i carabinieri hanno sequestrato a quattro imprenditori beni per 80 milioni di euro: bar, ristoranti e pizzerie. Tutti locali della “Roma bene”, nel cuore della Città Eterna. Le persone raggiunte dal provvedimento di sequestro, secondo i magistrati di piazzale Clodio, erano coinvolte in traffici gestiti dalla Camorra. “Di fronte a questa escalation senza un adeguato sistema di regole penali e di strumenti in grado di rafforzare l’apparato investigativo, l’enorme sforzo messo a punto dalla macchina dei controlli apparirà sempre insufficiente”, ha commentato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. “E’ necessario al più presto – ha continuato – portare all’esame del Parlamento i lavori della Commissione Caselli che mirano a riformare i reati agroalimentari oppure valutare l’ipotesi di una decretazione di urgenza per fermare la rete criminale che avvolge da Nord a Sud tutte le filiere agroalimentari”.

Il rapporto di Coldiretti segnala, quest’anno, anche “un’evoluzione delle mafie 3.0″Le attività delle forze dell’ordine e della magistratura “raccontano degli intrecci delle mafie che fanno conseguire enormi guadagni”, ha dichiarato il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara. “Sono mafia silente – ha aggiunto – e operano con straordinaria capacità di mimetizzarsi, riuscendo a tessere quella rete di interessi che consente loro di espandersi”. “La nuova mafia – ha concluso Fara – non taglieggia autosaloni o supermercati, ma ne diventa socia. Le mafie si sono fatte imprenditrici”.

@RosariaSirianni

Ecco il pensionato che cucina per i senzatetto della Capitale/Video

in Alimentazione/Difesa e Sicurezza Nazionale da

C’è voglia di solidarietà per le strade della Capitale. Gratuita e concreta. E il desiderio di non sprecare il cibo invenduto nei mercati e supermercati di Roma. Un sorriso, un pasto caldo, vestiti puliti. L’impegno viene dal cuore. La grinta è quella di Dino Impagliazzo, dirigente in pensione di 86 anni, che per quattro sere a settimana, insieme ai suoi 350 volontari, distribuisce centinaia di pasti a clochard e immigrati nei pressi delle stazioni Ostiense e Tuscolana. “E’ iniziato tutto dieci anni fa”, racconta Dino ai microfoni di Ofcs.report. “Un euro donato una domenica mattina a un senzatetto ha acceso in me una scintilla che non si è più spenta”. “Le prime settimane – spiega Impagliazzo – eravamo solo io, mia moglie Fernanda e la nostra cucina”.

Oggi, invece, i pasti distribuiti in settimana da Dino e dai suoi volontari sono più di 800. “E si tratta di pasti completi – precisa il dirigente in pensione – composti da primo, secondo, frutta, tè e perfino i dolci se ci sono”. “Del resto – continua – non siamo noi a decidere il menù della serata, ci pensa la provvidenza. Ogni giorno. Nel rispetto di tutte le culture”. Le persone che ogni settimana contano su Dino e i suoi amici per ricevere assistenza sono più di 300, un esercito silenzioso e invisibile che popola le principali stazioni della Capitale. Stranieri, ma non solo. “Molte delle persone a cui offriamo aiuto sono africani – precisa Impagliazzo – alcuni sono musulmani, ma quasi la metà sono italiani. C’è chi il giorno prima aveva una famiglia e poi ha divorziato ritrovandosi per strada. Ma c’è anche chi ha perso il lavoro e non può più permettersi affitto o beni di prima necessità”.

Così, per rispondere al crescente bisogno di aiuto dei meno abbienti, è nata la onlus RomAmoR, di cui Dino è presidente, che per il recupero dei generi alimentari si avvale principalmente degli aiuti del Banco Alimentare del Lazio e della Comunità di S. Egidio. Ma sono sempre di più anche i panifici, i singoli negozi e i mercati ortofrutticoli che hanno deciso di donare ai volontari tutti gli alimenti invenduti. “Ho preso i contatti con ogni fornaio del quartiere – racconta Dino – e la sera passo per i forni e ritiro il pane in eccedenza che serve per il giorno dopo. Altrettanto accade con i mercati rionali: prima facevo tutto da solo, ora invece, insieme ai miei amici, facciamo il giro in orario di chiusura e raccogliamo tutta la frutta e la verdura che il giorno dopo non sarebbe più possibile vendere. Uno spreco senza fine”.

E in effetti, secondo gli ultimi dati forniti dal WWF, ogni anno, un terzo del cibo del mondo (circa 1,3 miliardi di tonnellate) viene sprecato senza arrivare neppure sulle nostre tavole perché marcisce direttamente in azienda, diventa immangiabile durante la distribuzione oppure viene gettato via nei negozi alimentari al dettaglio, ristoranti e cucine. Si tratta di circa 4 volte la quantità di cibo necessaria a sfamare le quasi 800 milioni di persone sul pianeta che sono denutrite. “Un’enormità”, per il pensionato romano. E anche se l’Italia, grazie alla recente legge contro lo spreco alimentare, approvata nel 2016, appare tra le realtà che sta facendo i passi avanti più importanti, due degli aspetti principali da migliorare, per il nostro paese, riguardano proprio lo “spreco domestico” degli alimenti e “lo spreco legato alla produzione e distribuzione di cibo” da parte delle aziende produttrici.

Tuttavia, per Dino e i suoi volontari, la rete di aiuto e solidarietà non si ferma alla distribuzione di un pasto caldo. “Una nostra priorità è quella di riuscire a salvare dalla strada qualcuno dei nostri amici meno fortunati – ci racconta Impagliazzo – e per questa ragione abbiamo messo su una casa di accoglienza ai Castelli Romani che al momento ospita 20 persone, tutti nigeriani scappati dalla violenza di Boko Haram (organizzazione terroristica nata in Nigeria, ndr)”. “Stiamo lavorando – continua – con l’intento di reperire altre strutture come questa e ci auguriamo che qualcuno che ne abbia la possibilità possa metterle a disposizione della nostra causa”. Insieme, si può.

@RosariaSirianni

Gli italiani e lo sport, quando a vincere è la pigrizia

in Alimentazione/Difesa e Sicurezza Nazionale/Salute/Wellness da
sport

Italiani “popolo di poeti, artisti, eroi, pensatori, scienziati, navigatori, trasmigratori”. Ma non di sportivi. Secondo una recente pubblicazione dell’Eurostat, che si riferisce all’anno 2014, nel Vecchio Continente un cittadino su due pratica sport, mentre nel Belpaese, complice forze anche la pigrizia italiana, sono meno del 18% le persone che dedicano tempo all’attività fisica.

Mentre quasi la metà (49,8%) della popolazione di età superiore ai 18 anni nell’Unione europea (UE) non ha mai praticato sport, quasi un terzo (29,9%) ha trascorso almeno due ore e mezzo a settimana di tempo libero facendo attività fisica nel 2014.

La percentuale di coloro che esercitano per almeno due ore e mezzo a settimana è più alta negli uomini (34,5%) rispetto alle donne (25,6%). Mentre la percentuale di tempo dedicata agli esercizi tende a diminuire con l’età, il dato aumenta proporzionalmente al grado d’istruzione dei cittadini. Nel complesso in Europa, il 40,5% delle persone altamente istruite impegnano almeno due ore e mezza a settimana in attività fisica, rispetto al 19,2% di quelli con hanno un basso livello di istruzione.

Due ore e mezza a settimana di moderata intensità per l’attività fisica rappresentano il livello minimo di attività fisica raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per gli adulti di età superiore ai 18 anni.

Dando uno sguardo ai dati si scopre che i paesi del nord Europa sono quelli in cui si fa più sport: in Finlandia a praticarlo è il 54,1% dei cittadini, a seguire Danimarca (53,4%), Svezia (53,1%), Austria (49,8%) e Germania (47,3%). All’estremità opposta della scala, Romania (7,5%) e Bulgaria (9,0%) hanno registrato le percentuali più basse mentre l’Italia è 21sima in questa speciale classifica con appena il 18% degli individui che dedica settimanalmente tempo all’attività fisica.

@PiccininDaniele

Carni avariate e formaggi ammuffiti: Federconsumatori e Nas lanciano l’allarme/VIDEO

in Alimentazione/Difesa e Sicurezza Nazionale da
alimenti scaduti

Così si cerca di evitare la crisi, così si evita di sprecare cibo. Quante volte capita di trovare negli scaffali dei supermercati cibi scaduti da giorni? Quante volte vengono venduti prodotti alimentari che si rivelano poi esser scaduti o conservati in modo inadeguato?

Ofcs.report ha fatto un giro all’interno di grandi e piccoli supermercati. Il risultato? Prodotti scaduti esposti in prima fila, soprattutto per quanto riguarda i cibi freschi come la carne, i formaggi o la verdura. Attenzione quindi a fare la spesa: guardate sempre la scadenza perché ne vale della vostra salute.

ECCO ALCUNE INDICAZIONI CHE ARRIVANO DAI NAS, I NUCLEI ANTISOFISTICAZIONI E SANITA’ DEI CARABINIERI

I CIBI A CUI PRESTARE MAGGIOR ATTENZIONE: I SUGGERIMENTI DI FEDERCONSUMATORI

Federconsumatori spiega: “In genere arrivano segnalazioni soprattutto durante la settimana, perché il fine settimana ci sono gli scarichi ai supermercati e di conseguenza gli alimenti nel week end sono più freschi. Ci arrivano segnalazioni per quanto riguarda non solo i cibi scaduti, ma soprattutto per gli alimenti mal conservati. La carne è il prodotto che può rovinarsi facilmente – spiegano dall’associazione – Molto spesso i clienti ci chiamano per segnalare carne scaduta o avariata o non ben conservata. Questo avviene soprattutto nelle stagioni più calde, perchè le alte temperature facilitano la proliferazione di batteri che intaccano la freschezza dell’alimento. La carne in genere viene scaricata nei magazzini durante il fine settimana, motivo per cui già dal lunedì può trovarsi in scaffale scaduta o mal conservata”. Il consiglio da seguire è di prestare attenzione all’acquisto controllando la data di scadenza e la freschezza del prodotto osservandone l’aspetto.

“Poi ci sono le vere e proprie truffe – denuncia ancora Federconsumatori- come ad esempio accade per i formaggi che vengono esposti ai banconi dei salumi e imbustati direttamente dal supermercato. Gli stessi formaggi che, alcune volte, vengono di nuovo riaperti e rimbustati, ovviamente con la nuova data di scadenza. E’ quasi impossibile accorgersi di questa truffa, di solito i consumatori se ne rendono conto quando arrivano a casa e dopo un paio di giorni il formaggio è già completamente muffo. Il prodotto più vicino alla scadenza si trova in genere più in vista sugli scaffali o nel banco frigo, per riuscire a smaltire la merce più velocemente”.

Ovviamente con l‘estate arrivano sempre più denunce quando gli alimenti, soprattutto quelli più freschi, si rovinano più facilmente.

SCADENZE E SMALTIMENTO DEGLI ALIMENTI: NE PARLA IL MINISTERO DELLA SALUTE

Qual è la nuova normativa che regola la conservazione degli alimenti all’interno dei supermercati?
“La conservazione degli alimenti è da tempo normata dai regolamenti comunitari che costituiscono il cosiddetto “Pacchetto igiene”. Sono tre i regolamenti principali. Il primo, che risale al 28 gennaio 2002, è il numero 178, stilato dal Parlamento e dal consiglio Europeo: stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità che si occupa della legislazione alimentare, quella (europea) per la sicurezza alimentare, e fissa le procedure per rendere sicuri cibi e bevande. Poi c’è  il regolamento numero 852/2004 della Comunità Europea, che detta norme relative all’igiene dei prodotti alimentari. Infine il regolamento 853/2004  che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale”.

Cosa prevede la legge per gli alimenti prossimi alla scadenza?
“Innanzitutto occorre distinguere tra data di scadenza e termine minimo di conservazione, così come prevede l’articolo 2 della Legge 166/2016. Per termine minimo di conservazione si intende la data fino alla quale un prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione. Gli alimenti che hanno superato tale termine possono essere ceduti (ai sensi dell’articolo 4), garantendo l’integrità dell’imballaggio primario e le idonee condizioni di conservazione. Per data di scadenza si intende invece la data che sostituisce il termine minimo di conservazione nel caso di alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico. Oltre quella data gli alimenti sono considerati a rischio e non possono essere trasferiti né consumati. Inoltre l’articolo 4 della legge prevede che: le cessioni degli alimenti scaduti sono consentite anche oltre il termine minimo di conservazione, purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio primario e le idonee condizioni di conservazione”.

Cosa cambia con la nuova legge?
“La legge 166/2016 semplifica le procedure relative alle donazioni di cibo, perseguendo l’obiettivo della riduzione degli sprechi alimentari. Infatti l’articolo 10 prevede che il Ministero della Salute, con l’intesa in sede di Conferenza unificata, predisponga linee di indirizzo rivolte agli enti gestori di mense scolastiche, aziendali, ospedaliere, sociali e di comunità, al fine di prevenire e ridurre lo spreco connesso alla somministrazione degli alimenti. Viene inoltre istituito, secondo l’articolo 11, un fondo nazionale per progetti innovativi finalizzati alla limitazione degli sprechi e all’impiego delle eccedenze”.

Quali sono le leggi che regolano lo smaltimento di alimenti scaduti?
“La destinazione di un alimento ritenuto non più idoneo al consumo umano è subordinata alle previsioni del regolamento (CE) 1069/2009 e del regolamento (UE) 142/2001, che sancisce un accordo tra Governo, Regioni, Province Autonome e Autonomie locali, e contiene le norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano”.

ha collaborato Veronica Poto

Animali, gli italiani spendono 2 miliardi l’anno per il cibo

in Alimentazione/Ambiente/Salute da

Gli italiani, si sa, amano gli animali, cani e gatti su tutti, e per nutrirli spendono ogni anno oltre 2 miliardi di euro in cibo. È quanto emerge da uno studio della Coldiretti elaborato sulla base dei dati Eurispes, presentato in occasione di S. Antonio Abate, il patrono degli animali che si festeggia il 17 gennaio con benedizioni e cerimonie in tutte le parrocchie italiane.

Secondo il dossier ben 4 italiani su 10 (43,3%) ospitano nella propria casa un animale con una netta prevalenza di cani (60,8%) e gatti (49,3%) ma ci sono anche pesci e tartarughe (8,7%), uccelli (5,4%) fino agli animali esotici (2,1%).

Quest’anno, per salvare la “Fattoria Italia”, arriva a piazza San Pietro una vera e propria Arca di Noè con mucche, asini, pecore, maiali, capre, cavalli, galline e conigli delle razze più rare e curiose, salvate dal rischio di estinzione dagli allevatori italiani che, in migliaia da tutta la Penisola, giungeranno nella Capitale per l’iniziativa dell’Associazione italiana Allevatori (AIA) e della Coldiretti.

“L’accresciuta sensibilità degli italiani per gli animali domestici – sottolinea la Coldiretti – è confermata dalla spesa mensile a loro dedicata. Più del 35% degli italiani contiene le spese sotto i 30 euro al mese, il 38,6% che si mantiene sotto la media dei 50 euro mensili, ma anche il 19% che spende fino a 100 euro mensili per cibare, tenere pulito o curare il proprio animale.

Una minoranza coloro che possono permettersi di spendere ancora di più: il 4,3% che dedica al proprio pet un budget da 101 a 200 euro mensili, l’1,6% fino a 300 euro e un esiguo 1,4% che affronta una spesa di oltre 300 euro mensili, secondo l’Eurispes. L’alimentazione è certamente la voce più importante del budget, con la grande maggioranza del 57% degli italiani che si prendono cura di un animale e che acquistano cibi specifici per le esigenze nutrizionali. Mentre sono solo il 24% quelli che li nutrono con gli avanzi della tavola, secondo una indagine realizzata dal sito www.coldiretti.it, dalla quale emerge anche che c’è un 5% che cucina ad hoc per i propri animali, mentre il restante 14% fa scelte diverse.

 

Consumi, Rapporto Coop 2016: telefonino in testa desideri italiani

in Alimentazione/Economia/Salute/Wellness da
Rapporto Coop 2016

Speranza, Cambiamento, Timore. Tre sostantivi che sembrano uno spot elettorale ma in realtà sono la fotografia dell’Italia 2017 scattata con il sondaggio di fine anno e le previsioni sui consumi 2017 del “Rapporto Coop”, redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Ref. Ricerche, il supporto d’analisi di Nielsen e i contributi originali di GFK, Demos, Doxa, Nomisma e Ufficio Studi Mediobanca.

Un appuntamento annuale, quello del dossier Coop, che restituisce l’immagine di un Paese ancora alle prese con la crisi economica, che fatica ad immaginare un futuro per le proprie generazioni, ma che continua a sperare in un cambio di rotta.

Una tendenza, quella raccolta dal sondaggio Coop, confermata dalla scelta delle parole con cui gli italiani descrivono l’anno che è appena iniziato, ricalcando quelle scelte per il 2016 ovvero “speranza” (la usa il 33% del campione, era il 33,8% un anno fa), “cambiamento” (12% a fronte di un 14,3%), “timore” (10% rispetto a un più robusto 14,2% del 2016).

La speranza come aspettativa positiva nell’anno appena entrato raccoglie il gradimento del 75% degli uomini e del 70% delle donne. Analogamente sono più i giovani a inseguire il sogno del rilancio, il 78% dei Millennials (la Generazione Y, ovvero i nati tra il 1980 e il 2000), contro il 74% dei Baby Boomers (la classe nata tra il 1946 e il 1964).

Sfogliando il dossier si scoprono alcuni dati su gusti e interessi degli italiani molto interessanti: è il caso, a proposito di nuovi prodotti e servizi, del supermercato senza casse, senza file che sfrutti il riconoscimento automatico (è interessato il 74%), seguito dalla casa domotica (73%) e dal maggiordomo virtuale (lo vorrebbe testare il 43%). Quanto al Made in Italy nel carrello della spesa, a preferirlo sono il 20% degli italiani, che cercano anche il low cost (14%) e il tipico/tradizionale (14,9%).

Le previsioni sui consumi 2017. Cosa sale e cosa scende. I desiderata degli italiani si scontrano tuttavia con la realtà del potere d’acquisto delle famiglie che nel 2017 farà segnare un rallentamento, con il risultato che il ciclo dei consumi, dopo un biennio a ritmi superiori all’1%, subirà una battuta d’arresto (la stima si attesta su uno 0,7%) dovuto al blocco dei redditi e soprattutto alla ripresa dell’inflazione.

In cima alla lista dei desideri degli italiani figura sempre la telefonia (+8%), gli acquisti tecnologici di computer e altri accessori (+ 7,3%), i servizi ricreativi (+2,8%); tra le voci che scivolano invece sempre più in basso nel gradimento degli italiani le spese per la manutenzione della casa, i giornali, i libri.

Le utenze, il carburante e le spese sanitarie sono i comparti dove il numero di famiglie che prevedono di spendere di più superano quelle che immaginano di risparmiare. Questo è vero anche per la spesa alimentare dove, per la prima volta dopo molti anni, gli italiani che contano di aggiungere valore al carrello alimentare (+13%) sono quasi il doppio rispetto a quelli che pensano di comprimere ulteriormente la spesa (+8%).

Il 2017 porterà probabilmente anche nuovo dinamismo nel mercato immobiliare e nei comparti ad esso collegati (arredamento ed elettrodomestici): in tempi di bassi tassi d’interesse e di turbolenza dei mercati finanziari ritorna prepotentemente la casa come sogno nel cassetto degli italiani.

Rimarrà in crescita la spesa per i viaggi (la indica come spesa sicura o possibile l’80% degli italiani). I Millennials sono quelli che con più probabilità affronteranno questa spesa in futuro (85% contro il 73% dei Baby Boomers), insieme a chi ha maggiori disponibilità di spesa in generale (90% delle famiglie con redditi elevati contro il 71% delle famiglie con redditi più bassi).

Si spenderà per viaggi e vacanze con più probabilità al Nord e al Centro rispetto al Sud (80% e 85% contro il 78% di Sud e Isole).  E sono ancora i Millennials a spingere per l’acquisto di servizi legati a benessere e svago: iscrizione in palestra (prevista dalla metà dei giovani), abbonamento per il teatro o lo stadio (il 36% dei Millennials indica questa voce di spesa, contro il 27% della cosiddetta “Generazione X”), così come la sottoscrizione di abbonamenti di Pay TV (39% dei giovani contro 30% degli adulti e il 19% degli over 50) sono le tre dimensioni di consumo a cui i giovani non intendono rinunciare.

E la grande distribuzione che nel 2016 ha sofferto una lunga stagione deflattiva chiude l’anno in perfetta parità rispetto all’anno precedente beneficiando comunque di un piccolo miglioramento delle vendite registrato nelle ultime due settimane del 2016 e comunque non tale da non superare un +2% concentrato peraltro fortemente concentrato nei giorni prenatalizi.

A conferma dei dati raccolti dal dossier Coop ci sono anche le rilevazioni trimestrali dell’Istat secondo cui “il 2016 è stato un anno di deflazione, il primo dopo oltre mezzo secolo, e l’effetto sul potere d’acquisto e il reddito disponibile delle famiglie si vede”.

Nel terzo trimestre dell’anno, complici i prezzi bassi e un lieve calo della pressione fiscale, gli italiani si sono ritrovati in tasca qualche euro in più ed hanno deciso di spendere anche qualcosa in più, facendo salire l’asticella dei consumi. Secondo i dati Istat, tra luglio e settembre il potere d’acquisto delle famiglie, ovvero il reddito reale, è aumentato dello 0,1% sul trimestre precedente e dell’1,8% su base annua. Nello stesso periodo, il reddito disponibile è aumentato in termini tendenziali dell’1,9% e in termini congiunturali, cioè rispetto al trimestre precedente, dello 0,2%.

Da qui la spinta ai consumi, cresciuti dello 0,3%, a cui fa da contraltare la diminuzione, seppur lieve, della cosiddetta “propensione al risparmio”, tradizionalmente alta tra le famiglie italiane rispetto a quelle di gran parte d’Europa. I dati, tutti sostanzialmente positivi, confermano dunque l’inversione di tendenza rispetto agli anni di crisi più nera e si sommano a quello, poco significativo per l’anno nel suo complesso ma comunque incoraggiante, sul peso del fisco. Nel trimestre, la pressione misurata rispetto al Pil (rimbalzato nei mesi estivi a un importante +0,3% rispetto alla crescita zero dei tre mesi precedenti) è stata pari al 40,8%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Dal naso elettronico alla pastiglia intelligente: ecco come prevenire le intossicazioni alimentari

in Alimentazione da

Si chiama FoodSniffer ed è una invenzione destinata a rivoluzionare il concetto di conservazione degli alimenti e a contribuire a migliorare la sicurezza alimentare dei consumatori. Nonostante sembri uscito direttamente dal laboratorio di Archimede Pitagorico questo naso elettronico, così lo hanno ribattezzato in molti, è in realtà frutto di un lavoro durato due anni e finanziato quasi completamente dall’Unione Europea. Oggi il prodotto è presentato come proprietà di una società lituana. Il FoodSniffer, grande come un normale telecomando per la televisione, in Italia costa circa 120 euro. E’ in grado di comunicare dati precisi su come siano stati conservati gli alimenti, con particolare attenzione alla carne e al pesce che rappresentano le categorie merceologiche più a rischio.

Una app per lo smartphone e si azzera rischio intossicazione.
Scaricando gratuitamente l’App sullo smartphone, e avvicinando FoodSniffer agli alimenti, saremo in grado di sapere se la conservazione è stata buona e corretta o se invece quell’alimento è a rischio. Un modo questo per evitare piccole e grandi intossicazioni soprattutto quando si acquista cibo crudo di cui si ignora la provenienza. Avvicinando il naso elettronico al cibo esso trasmetterà odori e altre informazioni ad un cloud che fornirà i risultato sulla salubrità dell’alimento preso in esame.

Guai a pensare che questo naso elettronico sia un gadget per fissati. Esso rappresenta un valido aiuto soprattutto per chi lavora nella filiera alimentare di qualità, che può quindi ora contare su un prezioso alleato in grado di fornire informazioni sicure o quantomeno affidabili.

La casistica di quello che può accadere ad un alimento quando arriva nel banco del supermercato è ampia: catene del freddo che si interrompono (accade nei surgelati o negli alimenti congelati), esposizioni prolungate alla luce del sole o semplicemente prodotti che vengono messi in commercio con le date di scadenza contraffatte.

Prendiamo la carne: a volte il processo di contaminazione batterica inizia proprio in fase di macellazione, prosegue se il processo di impacchettamento non è eseguito in modo corretto. Anche piccole abitudini quotidiane possono rovinare in maniera pericolosa la salubrità di un prodotto: pesce e carne possono guastarsi nel giro di un’ora se lasciate all’interno di un automobile sotto il sole.

La pastiglia intelligente che segue gli alimenti
Dodici milioni di investimento e anni di ricerche. Così è nata Topcryo, una pastiglietta termosensibile che interpreta e analizza i parametri della filiera degli alimenti. Incrociando tempi, spostamenti, durata delle interruzioni ed eventuali sbalzi di temperatura questo strumento ricostruisce in modo affidabile le tappe del trasporto e anche degli stoccaggi. All’interno della pasticca ci sono dei batteri che diventano verdi o rossi in base allo stato della conservazione. Questo permette di far conoscere al distributore e al cliente finale se il surgelato è stato trasportato mantenendo la catena del freddo o se ci sono stati sbalzi pericolosi o se invece è arrivato a destinazione perfetto.

Lo scanner che trova i pesticidi
In Israele stanno per lanciare sul mercato uno scanner che sarà in grado di rivelare l’identità molecolare degli alimenti in pochi secondi. Questo strumento, che arriverà in Europa nel 2017, sarà in grado di dirci se quel determinato prodotto è ascrivibile alla categoria degli OGM o se si trovano in esso tracce anche minime di pesticidi , inquinanti e batteri. Fin qui la ricerca e le buone intenzioni. Ora si tratta solo di vedere come risponderà il mercato di fronte a dei prodotti che senz’altro faranno felici i consumatori ma che certamente faranno luce sulle grandi e piccole forzature dell’industria alimentare.

Sicurezza alimentare, tutti gli allarmi del 2016

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sicurezza alimentare

Gli allarmi alimentari fanno ormai parte della nostra quotidianità. La maggior parte di essi riguarda i prodotti di origine vegetale. Pesticidi, glifosato, erbicidi e normative europee sono al centro delle preoccupazioni dei consumatori. Costantemente ci interroghiamo sulla provenienza e sulla sicurezza dei cibi che arrivano sulle nostre tavole. La redazione di Ofcs.report ha raccolto le date più significative del 2016 in termini di sicurezza alimentare. Il dato che emerge riguarda la maggiore sicurezza: dopo ogni allarme, la filiera dei controlli si è rafforzata, con un interessante +40% registrato in Italia rispetto al resto d’Europa

3 marzo: vengono sequestrate 200 tonnellate d’olio d’oliva contraffatto. Il maxi sequestro, ha posto l’attenzione sulla qualità degli oli. L’olio d’oliva proveniente dalla Grecia e dalla puglia era spacciato per toscano: una vera e propria truffa alimentare.

12 marzo: un report del ministero della Salute ha lanciato l’allarme sui livelli sempre più alti e preoccupanti di antibiotico-resistenza nelle carni di pollo.

10 maggio: la Food and Drug Administration ha aggiornato la lista ufficiale dei prodotti salutari. La definizione del termine era stata ufficializzata nel 1995 in base alla concezione di un basso contenuto di grassi. Ora l’attenzione si sposta anche sulla presenza di zuccheri: ed è per questo che la FDA ha aperto una consultazione tra il pubblico e gli esperti dell’alimentazione per “rivoluzionare” una definizione ferma agli anni novanta.

21 settembre: H.E. Mogens Lykketoft, presidente dell’Assemblea dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ha convocato gli stati membri proprio per pensare e attuare un action plan globale sulla resistenza antimicrobica, visto che, secondo le previsioni, dell’OMS, il batterio killer potrebbe provocare entro il 2050 un decesso ogni tre secondi.

16 ottobre: la Coldiretti lancia l’allarme sulle importazioni di cibo in Italia. Un’invasione di prodotti provenienti dalla Cina (come gli arachidi) e dalla Turchia (come i peperoni e le nocciole) crea infatti differenti problematiche sia per i rischi sulle malattie che sulla qualità di quanto è acquistabile nei supermercati.

4 novembre: l’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l’allarme relativo alla pubblicità di cibi spazzatura che “risorge” sui dispositivi digitali. L’Oms chiede dunque che anche i cosiddetti new media si uniformino alla regolamentazione dei media tradizionali che vietano gli spot di prodotti ricchi di grassi e zuccheri, favorendo un marketing del cibo distorto.

1 dicembre: le associazioni commerciali, dei consumatori e l’assessorato alla sanità della regione Piemonte hanno sottoscritto un accordo teso a migliorare la sicurezza alimentare, puntando forte sia sulla qualità degli alimenti, che sulla loro conservazione. Tale patto punta dritto sulla promozione di un corretto stile di vita, a tutto vantaggio della salute dei consumatori.

13 dicembre: entra finalmente in vigore il Regolamento numero 1169 del 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti che sono acquistati dai consumatori. Alcuni punti del regolamento riguardano gli oli: d’ora in poi, infatti, le company del mondo del food&beverage non potranno più riportare la presenza di generici oli vegetali, ma dovranno specificare nel dettagli la presenza di olio di palma , di colza, di girasole, d’arachidi o d’oliva di semi di girasole, arachidi o d’oliva.

20 dicembre: il pesce pescato in Sicilia abbina eccellenti proprietà nutrizionali e un bassissimo contenuto di metalli. È quanto emerso da una ricerca sviluppata dal CNR e finanziata dal Dipartimento regionale pesca e cultura. La ricerca ha riguardato triglie, merluzzi, gamberi rosa e sarde prelevati nei porti pescherecci di Sant’Agata, Porticello, Sciacca, Mazara del Vallo, Catania e Porto Palo.

A cura di Carla Schiavo

Sicurezza alimentare, l’esperta: “Attenzione alle offerte di Natale”

in Alimentazione/Salute da

“Per la spesa di Natale diffidate dalle offerte inverosimili e dai prezzi stracciati: potrebbe trattarsi di prodotti di categoria non eccellente o dalla provenienza non verificabile. O ancora, prodotti senza marchio ma spacciati come prodotti approvati, ad esempio, dai consorzi di tutela”.  Questo il consiglio della dottoressa Maria Caramelli, direttrice dell’Istituto Zoooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Val D’Aosta.

Quali sono i suoi consigli per evitare truffe e frodi alimentari in prossimità del Natale?
“Le frodi alimentari preoccupano gli italiani più delle frodi finanziarie. In Italia, ogni anno tonnellate di prodotti alimentari sono sequestrati. Si stima che il business illegale superi ogni anno i 16 miliardi di euro. In primo luogo bisogna impostare un rapporto di fiducia con il commerciante e verificare con lui cosa sia meglio acquistare: bisogna essere pronti anche a modificare un po’ il menu se il banco del pesce, ad esempio, offre un prodotto migliore ma diverso da quello che avevamo inizialmente pensato di portare in tavola”.

Offerte natalizie e cibi scaduti, quale connessione?
“Tra le informazioni obbligatorie in etichetta c’è la data di scadenza e il termine minimo di conservazione. La prima è indicata come “da consumarsi entro”, la seconda con un “preferibilmente” che lascia un certo libero arbitrio al consumatore. In ogni caso, al momento dell’acquisto entrambe le date non devono essere superate né sull’etichetta devono essere visibili contraffazioni o manomissioni. Quindi, anche nel caso di un’offerta vantaggiosa dal punto di vista economico, questa regola non cambia e le date non devono essere ancora state superate. Per i prodotti sfusi o non preimballati così come nelle gastronomie, ad esempio, vale la fiducia nel commerciante e i nostri sensi: colore, sapore, aspetto. Ma bisogna sempre ricordare che su richiesta anche la gastronomia deve saperci dire quando è stata preparata, ad esempio, la lasagna esposta. E se la titolare tentenna, significa forse che sono già passati troppi giorni”.

È importante quindi leggere le etichette per accertarci della sicurezza dei cibi che consumiamo?
“Leggere l’etichetta è fondamentale e bisogna ricordare che è uno dei migliori mezzi che il consumatore ha a disposizione per tutelarsi. Su ogni etichetta devono essere riportate alcune informazioni obbligatorie tra cui ad esempio: la denominazione dell’alimento, l’elenco degli ingredienti, la quantità netta dell’alimento, la presenza di sostanze allergizzanti, il termine minimo di conservazione o la data di scadenza, le condizioni particolari di conservazione e/o le condizioni d’impiego, le istruzioni per l’uso, per i casi in cui la loro omissione renderebbe difficile un uso adeguato dell’alimento, una dichiarazione nutrizionale.
Per alcuni alimenti particolari poi, sono da indicare elementi aggiuntivi, come la provenienza, per il latte fresco pastorizzato o la zona di pesca per il pesce. Proprio per aiutare i consumatori a districarsi tra le informazioni delle etichette al banco del pesce, abbiamo predisposto una guida che si chiama “ok il pesce è giusto” e che si può scaricare gratuitamente da questo link”.

Quali indicazioni dobbiamo seguire nell’acquisto e nella scelta degli alimenti?
“Quando scelgo per me gli alimenti per le occasioni speciali come la cena della vigilia o il pranzo di Natale, prediligo prodotti locali o nazionali, freschi e in genere di piccoli produttori o di consorzi. La nostra terra offre davvero un paniere ricchissimo di tutte le tipologia di alimenti e acquistare prodotti locali fa bene all’economia e al pianeta. Inoltre, mi piace molto acquistare prodotti tutelati da marchi (Dop, Igp per esempio) o dai consorzi di tutela dei prodotti tradizionali. Questi enti di tutela, attraverso rigidi disciplinari danno un qualcosa in più ai prodotti, oltre ai criteri di sicurezza che enti come gli Istituti Zooprofilattici ogni giorno vigilano, la passione e tradizione che contraddistingue chi aderisce a questi consorzi”.

Quali sono i criteri e le normative a livello europeo a cui i Paesi produttori devono attenersi?
“Ciascun operatore per esportare in Europa deve sottostare ai rigidi criteri imposti dall’Unione Europea in materia di sicurezza alimentare. Pertanto, almeno in linea teorica, un prodotto alimentare che circola sul mercato europeo, ma che è prodotto all’estero, rispetta i requisiti di sicurezza degli alimenti prodotti sul territorio degli Stati Membri. È evidente però, dai report ufficiali, che in Italia si effettuano il 40% in più di controlli rispetto ai minimi richiesti dall’autorità europea (ad esempio per i residui di farmaci e fitofarmaci circa il 30%)”.

Il pesce è l’alimento principe dei menù natalizi che compaiono sulle nostre tavole. C’è una tipologia di pesce da evitare o  prediligere?
“Il pesce è proprio uno di quegli alimenti spesso oggetto di frodi commerciali. Solo per fare un esempio, lo scorso anno il nostro Istituto ha ricevuto un centinaio di campioni di specie ittiche prelevati in seguito a sospetta frode: è emerso che circa il 25% del pescato non corrisponde a quanto scritto in etichetta. Spesso le sostituzioni sono involontarie e di piccola portata; nei casi più gravi viene venduto pesce di valore notevolmente inferiore: filetti di pangasio (a volte addirittura decongelato e ricongelato, pratica non igienica) proposti come filetti di cernia, persico o dentice, oppure smeriglio al posto del palombo o, ancora, eglefino come merluzzo. Altre volte c’è l’omissione della provenienza: per esempio, cernia atlantica (meno pregiata) venduta come cernia. Non direi che ci sono pesci da evitare totalmente o pesci da prediligere sopra gli altri”.

A cura di Carla Schiavo e Veronica Poto

 

 

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