La Percezione Della Sicurezza

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Benessere

Benessere: Leggi e approfondisci le analisi fatte dalla redazione di OFCS.Report su come condurre un corretto stile di vita.

Tumori, il 50% dipende da cause evitabili

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tumori

“Negli ultimi anni c’è stato un incremento dei malati di cancro, ma anche una maggiore sopravvivenza. Al nord fino a 30 anni fa c’era una grande influenza negativa, oggi il sud ha apparato i dati, avendo più o meno gli stessi casi. Prima ci si ammalava di meno ma si moriva di più, oggi ci si ammala di più e si guarisce di più”. Lo dice a Ofcs Report il professore Stefano Giordani, medico responsabile dell’oncologia territoriale di Bologna.

Parliamo dei numeri. Qual’è il trend?
I dati attuali dicono che solo nel 2015 ci sono stati circa 360 mila casi di tumori. Non c’è un andamento omogeneo nelle regioni perché all’interno delle stesse ci sono variazioni per provincia. In Emilia Romagna, per esempio, nella parte più a sud ci sono più casi di cancro allo stomaco e al colon e verso il nord di tumori alla mammella e alla prostata”.

C’è una correlazione tra l’inquinamento e la presenza di malati oncologici?
Bisogna distinguere i tumori con cause evitabili e cause non evitabili. I primi dipendono senza dubbio dall’ambiente e dallo stile di vita, gli altri dipendono da fattori genetici e/ o ormonali. Le cause evitabili sono quelle più incidenti, il 50% dei tumori dipende da questo”.

Quali sono le cause evitabili?
Sono di tre tipi: professionale, stile di vita e rischi ambientali. Quelli professionali contano il 4% e coinvolgono tutti quei soggetti che lavorano in situazioni di pericolo respirando amianto, benzene e polveri sottili. Lo stile di vita, che conta il 50%, racchiude tutte le cattive abitudini responsabili della malattia come il fumo, mala alimentazione e sedentarietà. I rischi ambientali incidono sul 4% dei malati. Dipendono ad esempio dalle ciminiere, da un erroneo smaltimento dei rifiuti e dallo smog. Detto questo è importante dire che i tumori non riconoscono cause lineari ma sono la concausa di molti di questi fattori. Non sono questi fattori che vivono da soli, spesso si incontrano e fanno si che l’insorgere dei tumori sia favorito”.

Ci sono delle persone che si ammalano più di altre?
Ci sono fattori psicosociali come il reddito basso. Abbiamo potuto notare che nelle fasce più disagiate c’è una maggiore incidenza dei tumori e minori risposte alle terapie, cioè si curano peggio”.

Ma perché tra il nord e il sud Italia vi erano differenze adesso scomparse?

Prima di tutto l’alimentazione. Il sud si difendeva con la dieta mediterranea, il buon cibo, poi anche i suoi abitanti hanno cominciato a comprare le cose al supermercato. Detto questo c’è da dire che in 30 anni le cose sono cambiate in positivo. C’è una maggiore consapevolezza delle cause, si cucina meglio, si sta attenti alla cottura, ci si muove di più e così via”.

Lei cosa si sente di consigliare alle persone per evitare di ammalarsi?
Poiché non possiamo sempre scegliere dove vivere, non è possibile andare tutti in montagna, consiglio però di limitare i fattori di rischio evitabili. L’ambiente è quello che è, noi dobbiamo difenderci con una buona alimentazione, con l’attività fisica, con l’assenza di fumo e limitare lo stress, affinché possiamo aiutare il nostro dna e proteggerci. Puntiamo sullo stile di vita, abbiamo questo potere”.

 

 

 

Malnutrizione, in Congo riguarda il 31% dei bambini: tra le cause anche le credenze popolari

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La malnutizione nel 2016 è ancora un problema annoso. Basti pensare che in Congo, il 31% dei bambini tra 0 e 5 anni, presentano un’insufficienza ponderale globale, ovvero uno scompenso nel rapporto tra peso e età. Il contraltare è rappresentato dal ricco Occidente, che spreca oltre il 30% del cibo prodotto in Europa. In Italia, circa 1/3 dei bambini è in sovrappeso e conduce una vita sedentaria.

La malnutrizione affligge soprattutto i cosiddetti PvS (Paesi in via di Sviluppo) e l’Occidente dovrebbe pensare a soluzioni importanti per sovvertire statistiche sempre più allarmanti. Se n’è parlato a Roma, durante il meeting “Malnutrizione e sicurezza alimentare: dalla teoria alla pratica”, organizzato dalla onlus Amka e dalla fondazione “Roma Sapienza”, in collaborazione con l’area didattica di Cooperazione e sviluppo.

Se nei Pvs la malnutrizione è una piaga che condiziona le prospettive di vita e lo scenario quotidiano, in Europa, è invece necessario ripristinare un corretto stile di vita, cambiando le proprie abitudini.

Nei PvS invece, le ragioni della malnutrizione molto spesso sono legate a diverse credenze locali. Secondo alcuni studi, in specifiche aree rurali della Repubblica democratica del Congo le mamme, spesso anch’esse malnutrite, legano alla stregoneria la malnutrizione dei figli. Secondo altre credenze, solo il latte non basta al neonato, a cui già dai due mesi e fino ai 18 dello svezzamento, viene data anche acqua e questo causa malnutrizione. Genitori e pargoli soffrono sovente di marasma, deficit di tipo calorico, di kwashiorkor, malnutrizione proteico energetica o hanno la pancia gonfia. Sintomi e malattie in costante aumento, contro i quali esiste un unico rimedio: variare la dieta e aumentare la quantità di cibo ingerita. In determinate aree, gli unici alimenti a disposizione sono farina di mais e manioca: troppo poco per sfamare intere famiglie. Uno dei rimedi naturali è però rappresentato dalla moringa, integratore alimentare derivante da una pianta che contiene 17 volte il calcio che si trova nel latte.

“Da non sottovalutare anche i fattori economici” sottolinea ad Ofcs.report dalla dottoressa Emanuela Castellano, coordinatrice del progetto di Amka Onlus, che evidenzia i dati allarmanti legati alla disponibilità di cibo nei paesi di sviluppo emersi da uno studio sul territorio. “Abbiamo impiegato un anno di tempo e tre fasi di lavoro per fare le interviste – ha spiegato – Sono emersi diversi aspetti, sia socio-culturali che influenzano lo stato nutrizionale dei bambini e la sicurezza alimentare, sia i fattori economici locali, legati alla produzione di una quantità e qualità di cibo non sufficiente per le famiglie. Se consideriamo i possedimenti delle famiglie, si coltiva soltanto il 30% dei terreni. Questo accade sia per un problema di investimenti da parte delle famiglie stesse, ma anche per l’influenza della vita di città, che spinge gli abitanti delle aree rurali a voler creare attività commerciali e non ad investire sulla terra”.

Le conseguenze di una situazione così drammatica sono presto dette: si coltiva il terreno senza le conoscenze per farlo, causando un progressivo impoverimento. Si produce mais per l’80% del totale, che copre solo il 30% dei fabbisogni. Le soluzione proposte per cambiare questa situazione di emergenza costante e continua, sono varie: foreste commestibili nel mondo, una struttura di filiera e una propaganda. Per migliorare la situazione basterebbe destinare il 20% del profitto dei campi ai contadini.

#veganamanontroppo. Un crudo al giorno…leva lo strutto di torno…

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Ebbene sì, lo ammetto. Sono affetta dalla sindrome ossessivo-compulsiva:  “Se non conosco gli ingredienti  non mangio”. Ma…anch’io sono caduta nella trappola. Una collega pugliese ha portato in redazione i taralli. Una vera leccornia e una salvezza durante le lunghe ore di desk per preparare il nuovo numero del magazine. E così, dopo mesi passati a rifiutare la gentile offerta, ieri presa dal languorino mi sono fiondata sui taralli. Ne addento uno, due, tre. Placata la mia golosità mi viene in mente di non aver fatto il mio solito sopralluogo. Leggo, l’etichetta e… Disfatta!!! Cavoli. C’è lo strutto. “Nooo! Ragazzi c’è lo strutto!”.

Ma poi ho pensato che in fondo non era un gran problema. E poi…chi lo ha detto che per mangiare in maniera corretta bisogna privarsi dei piaceri del palato? Ogni tanto si può cadere in tentazione senza diventare paranoici. E comunque bisogna tenere presente che esistono un’infinità di alternative vegetali per sostituire anche nutrizionalmente gli alimenti che siamo abituati a mangiare, quanto meno per ridurre l’apporto di proteine animali. La natura ci offre innumerevoli varietà, molte delle quali non abbiamo mai conosciuto prima. Certo, avere quest’approccio non è semplice. Vivo a contatto tutti i giorni con un branco di onnivori che mi tentano in ogni modo!! L’importante, però, è rispettare le scelte dell’altro e magari perché no?…riderne ogni tanto.

Ad esempio…quanti conoscono il termine alcalinizzare?

Si tratta dell’approccio all’alimentazione dei crudisti. I cibi crudi mantengono maggiormente le loro proprietà nutrizionali. La cottura, infatti, a volte ne causa la perdita. Io non sono crudista. Sarebbe eccessivamente limitante. Bilanciare è un passo in avanti. Bisognerebbe mangiare almeno un pasto al giorno crudo. Insalatone una volta al giorno e mangiare un frutto dopo i pasti cotti. Alcuni studi hanno dimostrato che questo previene il cancro.  Mangiando crudo le cellule si ossigenano e perdono l’acidità. Ci sono varietà infinite di insalate. Oggi voglio proporvi una ricetta alternativa alle classiche insalate.

Insalata di spinaci con pere noci e cipolline

Chi lo ha detto che gli spinaci si mangiano solo cotti e che l’insalata deve essere la classica lattuga? Questo piatto, oltre ad alcalinizzare, ha numerose proprietà nutrizionali, molte delle quali fondamentali nelle diete vegane. Vediamole insieme.

Ingredienti:
Spinaci : sono ricchi di ferro, circa 3,0 mg per 100 gr. Sfatiamo il falso mito che la maggior parte del ferro è contenuto nella carne. Gli spinaci contengono molto più ferro di alcuni tipi di carne come il vitello, il maiale, il tacchino e la gallina che ne contengono dai 2,3 mg agli 1,6 mg per 100 gr

Noci: anch’esse contengono ferro, circa 2,7 mg per 100 gr. E smettiamola di dire che sono grasse. Le noci fanno bene, sono ricche di “grassi buoni”, magnesio, calcio e vitamine.

Cipolline borettane in agrodolce: contengono pochi grassi e sono ricche di fibre e potassio

Una pera williams: ricche di potassio, calcio e fosforo.

Valerianella: ricca di ferro, potassio e acido folico

Olio extravergine d’oliva : contiene omega 3

Procedimento:
Lavate gli spinaci, privandoli del gambo. Aggiungete la valerianella, sminuzzando i ciuffetti e dividendo le foglie. Tagliate le cipolline borettane in 4 parti e la pera a cubetti. Aggiungete le noci. Condite con olio extravergine d’oliva, sale, aceto balsamico.

 

Top ten delle farine, l’esperta: “Quelle bianche? Il più grande veleno della storia”

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Il frumento è il cereale più coltivato al mondo, vista l’enorme varietà dei suoi derivati. La farina è la forma con cui il frumento si presenta con maggior facilità. A differenziare i vari tipi di farina è la macinazione. Ma quali sono le farine più sicure e quali danneggiano la nostra salute? Abbiamo stilato una top ten con la nutrizionista Elena Lombardi.

Flop delle farine, le peggiori da evitare:
In pole position le farine più lavorate.

Farina 00:  È la forma più raffinata del frumento. Viene ottenuta mediante un procedimento che sottopone il chicco ad alte temperature, con conseguente perdita di nutrienti e sapore. Questo procedimento, chiamato abburattamento, consiste nella divisione dei diversi elementi di cui è composto il chicco. La legge italiana definisce con la dicitura farina 00 quella che ha subito abburattamento al 50%.

Farina 0: processo di abburattamento, ovvero lavorazione al 72%

Farina 1: abburata all’80%

Dietro il loro apparente innocuo aspetto, il colore candido e la consistenza vaporosa e leggera si nasconde un vero e proprio pericolo per la salute umana. La farina bianca è stata infatti definita, il più grande veleno della storia. Nel tempo hanno ripercussioni devastanti per l’organismo come l’ aumento della glicemia con conseguente incremento dell’insulina. Oltre ad aumentare l’accumulo di grassi nell’organismoindebolisce l’organismo che diventa maggiormente esposto ad ogni tipo di malattia.

Top, le farine buone, che fanno bene alla salute:

Farina di farro: In cima alla classifica non può non esserci il farro dalle sue innumerevoli proprietà. Introdurre il farro nella propria dieta può rappresentare un’interessante variante per quanto riguarda il consumo di cereali. Il farro presenta un maggior contenuto proteico rispetto ad altre tipologie di frumento. Si tratta di un cereale ricco di vitamine, in particolare vitamine ABB2B3; di sali minerali come fosforopotassio e magnesio, di proteine ma povero di grassi e ricco di ferro, quindi adatto per gli anemici. Le maggiori proprietà nutrizionali vengono conservate nel farro integralericco di fibre, più scarne rispetto a quello perlato. Le fibre aiutano a favorire il transito intestinale e a proteggere la salute dell’intestino, contribuendo all’eliminazione delle scorie. Contiene poche calorie, circa 340 chilo calorie per 100 grammi di prodotto, è infatti consigliato nelle diete dimagranti. Dà senso di sazietà e aiuta a limitare le quantità di cibo e di calorie introdotte durante i pasti. Chi soffre di stitichezza può trarre beneficio dalle proprietà lassative di questo antico cereale: protegge l’apparato digerente da malattie come le gastriti e da disturbi come il ristagno della bile nell’intestino e aiuta la depurazione dell’organismo.
Per facilitare l’assimilazione di proteine, si consiglia di accompagnare al farro, meglio se integrale, ai legumi. Ad esempio potete fare un’ottima pasta al farro con fagioli o con ceci.
Ulteriori benefici del farro riguardano la riduzione del rischio di aterosclerosi. Inoltre, il contenuto di niacina di questo cereale contribuirebbe ad abbassare i livelli di colesterolo LDL e il rischio cardiovascolare. Il consumo di farro è considerato utile per ridurre il rischio di diabete di tipo 2. Il suo elevato contenuto di fibre e di elementi nutritivi benefici contribuisce alla prevenzione di insulino-resistenza, ischemie e obesità.

Farina macinata a Pietra: La macinazione tradizionale a pietra conserva intatte le proprietà del frumento, conferendo alla farina proprietà rimineralizzanti e rinfrescanti.

Farina integrale: Ha subito solo il primo processo di macinazione senza ulteriori buratti.

Farina di Kamut: Erroneamente si crede che questo termine denoti un certo tipo di cereale, ma altro non è che un marchio registrato da parte della società americana Kamut International. Rispetto al grano possiede una maggior quantità di sali minerali, come selenio e zinco, vitamine e proteine. Inoltre è molto più digeribile del grano. il Kamut® contiene glutine e per la medesima ragione il suo consumo potrebbe non essere adatto a coloro che soffrono di intolleranza ad esso. La scelta di acquistare comunque prodotti a base di Kamut® più che da ragioni di salute può dipendere dai gusti personali o dalla decisione di acquistare prodotti provenienti da agricoltura biologica.

Farinad’ Orzo al III posto. La farina integrale, conserva meglio le proprietà originali. L’orzo è ricco di sali come potassio e ferro, grazie ai quali è considerato un rimineralizzante ed energizzante, ma anche antinfiammatorio e ottimo per chi soffre di acidità di stomaco, gonfiori addominali e colite. Buona soluzione anche in caso di stitichezza e inoltre avendo un basso indice glicemico, si presta molto bene per l’alimentazione di anziani e bambini.

Farina di segale: si ottiene dalla macinazione dei chicchi di segale, un cereale ormai sottovalutato che andrebbe riscoperto. Anch’essa conserva le proprietà tramite la macinazione a pietra. Quella integrale mantiene le proprietà e i benefici del chicco di cereale da cui viene ricavata. In cottura la segale ha proprietà differenti rispetto alla farina di grano, per la presenza minore di glutine. Per questo spesso la farina di segale viene abbinata a farine con maggior contenuto di glutine.
Ricca di lisina, un componente importante per un’alimentazione equilibrata, le caratteristiche della segale hanno attirato l’attenzione della scienza per la presenza dei pentosani, sostanze che potrebbero avere un effetto anticancerogeno.
La farina di segale integrale è da prediligere se volete arricchire la vostra alimentazione di fibre vegetali. Esse contribuiscono al senso di sazietà, aiutano l’organismo ad espellere le tossine e permettono di tenere sotto controllo il colesterolo.
La segale inoltre aiuta a tenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue, è a basso indice glicemico e questo la rende adatta anche ai diabetici.

Farina di grano saraceno è una fonte di sali minerali come ferrozinco e selenio. I suoi semi contengono il 18% di proteine, con valore di bioassorbibilità superiore al 90%. Apportano amminoacidi essenziali, tra cui troviamo soprattutto la lisina, la treonina e il triptofano. Si tratta inoltre di una fonte di antiossidanti, come rutina e tannini.
In particolare la rutina 
tonifica le pareti dei vasi capillari, riduce il rischio di emorragie ed è considerata benefica per le persone affette da ipertensione o da insufficienza venosa cronica, dato che aiuta a migliorare la microcircolazione. Il suo contenuto di D-chiro-inositolo, legato alla produzione di insulina, lo rende interessante per il trattamento del diabete.
La ricerca scientifica sta progredendo nei propri studi, sull’utilità del grano saraceno per abbassare il colesterolo, per la presenza di una proteina in grado di legarsi saldamente ad esso.
Non contiene glutine. Questa caratteristica rende adatto il consumo, (sia di grano saraceno in chicchi che di farina di grano saraceno), a chi soffre di celiachia e di intolleranze al glutine. Come tutti gli alimenti di origine vegetale, non contiene colesterolo. Nell’alimentazione naturale il grano saraceno viene considerato un cereale adatto al consumo in particolare durante la stagione invernale, per le sue proprietà rimineralizzanti e fortificanti e perché è in grado di fornire molta energia al nostro organismo.
Il suo consumo è inoltre consigliato durante l’allattamento e nel corso della crescita dei bambini, dato che favorisce lo sviluppo e la protezione dell’apparato circolatorio in queste fasi delicate della vita. Utile a chi soffre di pressione alta.
Non è consigliato soltanto a chi deve evitare il glutine per motivi di salute, ma a tutti coloro che desiderano apportare più varietà nella propria alimentazione. Raccomandato soprattutto in caso di stanchezza e di affaticamento, per ritrovare energia e per fornire all’organismo le sostanze di cui ha bisogno per rigenerarsi, come amminoacidi e sali minerali.


Sicurezza alimentare, oli buoni e cattivi: ecco la top ten dei più sani

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Quale olio fa bene e quale fa male? Qual è il più indicato per la frittura? Per provare ad orientarsi nella galassia dei condimenti abbiamo stilato una classifica con l’aiuto del professor Francesco Orio, docente di Endocrinologia dell’Università Parthenope di Napoli. Prima di parlare degli oli “buoni”, partiamo dalla lista di quelli “cattivi”.

Oli cattivi

Al primo posto tra gli oli peggiori c’è l’olio di palma. Orio lo considera un olio pericoloso e dannoso. È un acido palmitico, quindi un grasso saturo che non può essere idrogenato. Negli articoli scientifici è correlato con lo sviluppo del diabete, perchè gli effetti dannosi di questo acido incidono sulle cellule betapancreatiche che producono l’insulina, danneggiandole. Esperimenti condotti sia sui topi che negli uomini lo hanno dimostrato.

Al secondo posto troviamo l’olio di colza. È un olio che viene fatto passare come olio vegetale, però non è un olio spremuto a freddo (come l’olio extravergine d’oliva). L’olio di colza, anch’esso ampliamente usato dall’industria alimentare, comincia la sua diffusione nel XIX secolo ed era usato come olio per le lampade e come carburante ecologico. Contiene l’acido erucico, che è un lipide cardiotossico, che può causare dei danni al fegato e alla salute in generale. Diffuso perchè molto economico, bisogna star attenti perchè molti punti di ristorazione lo usano per la frittura.

Oli “buoni”

Il re degli oli e dei condimenti è l’olio d’oliva. Sicuramente il migliore per le sue caratteristiche, con un’acidità non superiore allo 0,8%. Protegge dal rischio cardiovascolare. È il più consigliato per le sue proprietà e costituisce una parte fondamentale nella dieta mediterranea. Contiene gli omega 3, i grassi “buoni” presenti negli alimenti più pregiati come il pesce e le noci, che riducono il rischio di malattie cardiovascolari.

Al secondo posto tra gli oli buoni c’è l’olio di arachidi: è molto grasso ma ha caratteristiche simili all’olio d’oliva classico. Ha 900 calorie ogni 100 gr. Non contiene glutine nè carboidrati. Contiene la vitamina E è che un antiossidante. Indicato per le fritture. Il suo punto di fumo è a 230°. Questa caratteristica ne consente l’utilizzo in alternativa all’olio d’oliva.

Olio di semi di lino: ha una buona quantità di omega 3, abbassa il colesterolo e protegge dalle malattie cardiovascolari. Ideale per i condimenti.

Olio di canapa: è un olio di più difficile conservazione. Tra i 20° e i 30° è a rischio. Oltre i 40° perde le sue proprietà. Irrancidisce facilmente. Agisce positivamente sul sistema immunitario come antinfiammatorio. Contiene sia omega 3 che omega 6. Si chiama olio di canapa perchè contiene il cannabidiolo. È della famiglia della cannabis.

Olio di semi di girasole: ideale per le fritture. Contiene l’acido linoleico che è un grasso insaturo e molti grassi. Anch’esso contiene in piccola parte l’acido palmitico, è però molto ricco di vitamina E e vitamina B ed è un potente antiossidante, quindi fa bene al sistema immunitario e ai muscoli. Il suo punto di fumo (ovvero il punto di ebollizione dell’olio) è 170°.

Olio di mais: Contiene 900 kl e acidi grassi polinsaturi come gli omega 6. Zero colesterolo. Consigliato per le fritture insieme a olio di mais e di girasole.

Olio di riso: usarlo crudo. In oriente lo chiamano olio della salute perchè contiene i fitosteroli (ipocolesterolizzanti) sostanze che riducono clesterolo e trigligeridi.

Ultimo posto: Olio di soia: è un olio che non va utilizzato per la frittura nè per la cottura, ma per i condimenti. Contiene vitamine, omega 6 e la vitamina K, che aiuta il sangue nel processo di coagulazione. Bisogna star attenti che non sia ogm, e che sia utilizzato solo a crudo per i condimenti, altrimenti sprigiona sostanze tossiche.

 

L’eterna giovinezza? Un bicchier d’acqua per dir addio alle rughe

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Spesso dimentichiamo quanto sia importante bere e tendiamo a confondere lo stimolo della fame, con lo stimolo della sete.
Bere un bicchiere d’acqua all’ora ci aiuta a mantenere un buono stato di idratazione.

Il segreto per dimagrire? Bere tanto

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Il nutrizionista Amro Ashamawy spiega l’importanza dell’acqua in una corretta dieta e nella formazione della massa magra e massa.

Mantenersi in salute con la curcuma

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La curcuma è uno dei più potenti antinfiammatori e cortisonici naturali. Integrare questa radice, (facilmente reperibile anche in polvere, come spezia) aiuta a mantenerci in perfetta salute, con i suoi innumerevoli benefici.

L’olio di palma fa bene o fa male?

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L’olio di palma fa bene o fa male? Negli ultimi tempi si sono venute a creare due fazioni opposte. Il nutrizionista Amro Ashmawy cerca di far chiarezza sull’argomento.

Solari e cosmetici, l’esperta: “Non comprate dalle bancarelle”

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“Comprare cosmetici sulle bancherelle è veramente pericoloso. Si tratta di prodotti dalla dubbia provenienza, inoltre non si sa come sono stati fatti e come sono stati conservati”. Questo il monito lanciato da Carla Scesa, docente di chimica dei prodotti cosmetici dell’Università Cattolica e docente di cosmetologia dell’Università di Siena, a OfcsReport.

Con l’arrivo dell’estate proteggere la pelle diventa fondamentale. Lei cosa consiglia?
“Sicuramente due tappe: prima di tutto conoscere il proprio tipo di pelle. È importante almeno una volta nella vita, farsi fare questo tipo di diagnosi da un medico estetico o da un dermatologo. Da questo scaturisce la scelta del fattore di protezione che è un numero specificato su ogni confezione di solari. Così si riesce ad avere una buona protezione e prevenire sia le scottature che le forme di danno più gravi come l’invecchiamento cutaneo o il melanoma”.

Quali sono gli ingredienti da evitare in un solare e in generale in un cosmetico?
“Se la pelle è sensibile è meglio evitare i profumi, anche se sono molto piacevoli d’estate. Inoltre è bene osservare che il prodotto sia stato dermatologicamente testato e quindi abbia un buon grado di tollerabilità. Gli ingredienti cosmetici sono 17.000 quindi non è semplice far un elenco di quelli dannosi da evitare. Riguardo i petrolati e l’olio di vaselina, io non sono così negativa perché c’è da dire che un prodotto solare deve stare in superfice per proteggere. L’olio di vaselina può anche esser usato, dipende però dal suo grado di purezza che deve esser quello della farmacopea ufficiale, l’olio è inserito nella farmacopea ufficiale”.

Quindi lei è favorevole ai petrolati nei solari? E nei cosmetici in generale?
“Dipende. Nei cosmetici che rimangono in superficie e poi vanno rimossi può andar bene. Ad esempio nei detergenti, nei cosmetici di pulizia o nei solari che li mettiamo, rimangono in superficie e poi si tolgono. Per un cosmetico di trattamento si può usare di meglio. Dipende dal grado di purezza. Sicuramente meglio usare oli più dermoaffini. Ad esempio la cosmetica giapponese usa l’olio di vaselina, però deve essere di buona qualità. È questo il compromesso tra l’usarlo e il non usarlo”.

I cosmetici sono soggetti a scadenza?
Si, bisogna buttar via i prodotti vecchi se hanno un leggero odore di rancido. Inoltre si deve guardare sulla confezione: vi è disegnato un vasetto aperto con un numero che indica quanti mesi può essere usato dopo l’apertura. Dal momento in cui un cosmetico viene aperto, il cosiddetto period after opening (Pao) salta, perché la parte acquosa comincia a prosciugarsi e restano solo i conservanti”.

Se con il caldo un prodotto comincia a trasudare cosa vuol dire?
Non va bene. Anche nei solari se esce prima il liquido vuol dire che è mal formulato o che sia scaduto”.

Cosa pensa dei siliconi?
“I siliconi aiutano nei solari, personalmente non li prediligo ma vengono utilizzati per fare delle creme molto sensoriali e morbide. I siliconi sono centinaia, è difficile dire che tutti sono cattivi, non è così”.

Tra dimethicone e cyclopentasiloxane qual è la differenza?
“Il dimenthicone è un grande classico, il ciclopentasillonano è un silicone volatile, e quelli sono in discussione perché stendono il prodotto e volano via. Ad esempio respirarli fa male. Io non li preferisco, prediligo formulazioni con oli naturali. Sia i siliconi che la paraffina se usati per un uso superficiale, sono accettabili, se è un uso permanente sono meglio i prodotti naturali”.

Secondo lei ci sono delle creme nelle quali hanno più senso i siliconi?
“I siliconi ci trovano molto nei fondotinta, perché si spalmano bene e creano un film, ma nonostante sia un grosso avanzamento tecnologico, io non sono molto favorevole, non si può dire che facciano male, però su alcune pelli, non sono graditi. Sono una grande scoperta della cosmetica, hanno delle performance altissime e sono molto sensoriali. Possono esserci persone che non li sopportano bene. In tutti i casi è difficile generalizzare. Gli ingredienti nei cosmetici sono tanti, fino a 30 o 40 ingredienti in un cosmetico. L’importante è conoscere se stessi, sicuramente nel caso di manifestazioni di intolleranza verso un prodotto è bene farsi fare una diagnosi”.

Possiamo utilizzare un solare dell’anno precedente?
“È meglio evitare perché il solare viene sottoposto ad un forte stress, lo lasciamo nella sabbia al sole o in macchina a temperature elevate. Per cui è vero che viene dato un ‘pao’, però se scende di protezione e la volta successiva lo usiamo che siamo bianchissimi e non protetti, sarebbe meglio evitarlo. Oppure per non buttarlo possiamo usarlo sulle mani, ma è il tipico prodotto per una sola stagione”.

Cosa fare in caso di scottature?
“Il discorso del solare è che va riapplicato. C’è una tecnica ben precisa per non scottarsi. Bisogna prendere il fattore di protezione adatto alla propria pelle e poi va steso molto bene, in uno strato omogeneo e riapplicato frequentemente. Magari i primi giorni va applicato più spesso, anche ogni ora in base al fattore di protezione, così non ci si scotta. Se ci si dovesse scottare, bisogna subito sciacquarsi togliendo via i residui di solari e poi applicare un dopo sole oppure una crema all’aloe vera. L’aloe vera è veramente un modulatore, è ottima e non costa tanto”.

Bisogna partire da una protezione alta per poi scender gradualmente?
“Meglio iniziare da un fattore 30, poi man mano che ci si abbronza si può anche usare lo stesso, per non comprarne due, applicandolo con meno frequenza. Nei primi giorni di esposizione invece bisogna applicarlo in maniera ravvicinata poi si può rarefare un po’. Il fattore di protezione è legato anche al tipo di pelle. Ad esempio il 50+ è consigliato per i bambini ciononostante non bisogna dargli un esposizione diretta al sole. Per un adulto invece ci si regola in base al fototipo. Quello dal solare è una cultura e bisogna imparare a legger bene le etichette”.

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