La Percezione Della Sicurezza

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Vegana ma non troppo

#veganamanontroppo. Appuntamento con una vegana…

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Francesca mi chiede se può dargli il mio numero. Lui glielo ha chiesto. Senza esitare le rispondo: “Certo che si!”. Da quel momento in poi comincio convulsamente a guardare il cellulare, ma nulla. “Ma no… è troppo presto questa sera”, mi suggerisce una vocina dentro di me,  “sicuramente aspetterà fino a domani”. Ma sì. Sarebbe troppo precipitoso scrivermi stasera stessa. Metto in atto il mio rituale serale. Preparo una tisana e vado in bagno a struccarmi. Latte detergente, poi lavo il viso e passo al tonico. Crema viso e crema mani. Tutto bio e cruelty free. Anche i miei cosmetici sono accuratamente selezionati. Ho imparato a leggere l’inci e evito tutto ciò che può esser dannoso per la pelle e per l’ambiente. Lavo i denti e torno in cucina. Intanto la mia tisana è pronta. Ne scelgo una alla curcuma con rabarbaro, liquirizia e menta. Mi infilo sotto alle coperte e bevo la mia tisana. Mentre dormo sogno di barbe folte, sguardi ammalianti e mani che si incrociano.
Riposata mi alzo… Cavolo! Ho dormito nove ore filate! A quest’ora mi avrà scritto. Mentre vado a fare colazione accendo il telefono.
“Buongiorno Miss deliziosamente maldestra”. È lui, È lui, È lui! La mia vocina fa i salti di gioia.
“Buongiorno Mr Barbuto, dormito bene?”
“Bene grazie 🙂 e tu? Che programmi hai per oggi?”. Oh cavolo! Non vorrà chiedermi di vederci oggi stesso? Non sono pronta psicologicamente! E ora che rispondo? Mi mantengo sul vago.
“Ho una lunga lista di cose da fare, ma non vorrei annoiarti”. Ecco brava. Adesso gli hai fatto capire che sei troppo impegnata e non ti chiederà di vedervi. Sei soddisfatta? La vocina mi rimprovera, forse ha ragione. È on line e non scrive. “Certo che non scrive! Lo hai ammonito!”
“Hai programmi per stasera?”. “No, sono libera” “Ceniamo insieme, ti va?”.
“Ok, dove vorresti andare?”
“Ci vediamo alle 21.00 da te, scegli tu il ristorante, poi mandami il tuo indirizzo”.
Momento fatidico: “Ristorante vegano in centro?”. Ha fatto un grave errore. A me la scelta!

Mentre mi preparo penso a Claudio e Cosma di “Vegan Chronicles” e vorrei tanto che ci fosse Cosma a spiegarmi come dire a un uomo che sono vegana. Alla fine ecco il momento. Esco di casa triofante sui miei tacchi, lo vedo poggiato all’auto e per guardare lui quasi gli inciampo davanti. Iniziamo bene.

In macchina comincio a parlare a raffica, i momenti di silenzio mi imbarazzano. Così però sembro stupida. “Datti una regolata!” intima la mia vocina. Cerco di fargli qualche domanda e passo all’estremo opposto. Fino al ristorante sembra un interrogatorio. Questo non è di certo darsi una regolata!

Quando ordiniamo mi rendo conto che non gli è molto chiaro il posto in cui ci troviamo Sembra determinato a provare cose nuove nuove, così ordina coraggiosamente delle scaloppine di seitan al limone. Le guarda con aria interrogativa, sollevando il piatto cercando di interpretare. Ne prende un pezzetto e dal suo ghigno di disgusto capisco che non gli piacciono. Decide così di ordinare del tofu impanato e fritto. Cerco di spiegargli che tofu e seitan dovrebbero arrivare un po’ dopo nell’alimentazione vegana, hanno dei sapori particolari e se non sono cucinati bene possono non piacere. Testardamente decide di ordinarlo lo stesso. Risultato? Resta a digiuno. Così dopo decidiamo di prendere un dolce. Io prendo una cioccolata calda. “Puoi farmela con il latte di soia?”, chiedo alla cameriera. “Non so…devo vedere se c’è”. Dopo cinque minuti torna e mi dice di no. Non mi arrendo. “Bene, allora che tisane ci sono?”. “Non abbiamo tisane, solo the”.

Tiriamo le somme: la serata è andata male, lui non ha mangiato nulla e il dolce non mi va. “Fai una cosa, portami un calice di vino banco! Un Gewurztraminer lo avete?” “No” . Ce la possiamo fare penso tra me e me. “Nemmeno quello? Allora uno Chardonnay”. Mi riaccompagna a casa e lasciandomi mi guarda e dice: “Buonanotte”. Così. Secco. “Nient’altro?” penso. Nessun “ci sentiamo domani” o cose simili? Nulla.

Il mattino seguente non c’è nessun messaggio sul telefono. Vado in cucina e Alessia mi sveglia con una brioche calda con mele e glassa. “Ho pensato che volessi fare un’ eccezione”. Lui non vuole vedermi più. È perchè sono vegana, lo so! Basta con questa dieta vegana. Stavolta senza rimorsi e senza sensi di colpa, addento la brioche e la assaporo e quella dolcezza è una consolazione momentanea. Al diavolo tutto.

#veganamanontroppo. Galeotto fu il ristorante bio….

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Le mie amiche dicono che è troppo tempo che non esco con un ragazzo. È un periodo che sono molto concentrata sul lavoro e su me stessa. Non so verso chi indirizzarmi. Beh, in effetti nessuna donna lo sa. Siamo tutte in una valle di lacrime. I coetanei sono immaturi. Quelli poco più grandi si fanno i selfie o le foto allo specchio a dorso nudo e non è assolutamente pensabile degnarli di considerazione. I più grandi sono traumatizzati da storie appena chiuse o sono abituati alla solitudine. Insomma, in giro c’è la disperazione più totale e io non ne voglio sapere. Ma le mia amiche non sono convinte. Durante un incontro la settimana scorsa, la mia collega annuncia: “Ho preso una decisione”. Si apre una nuvoletta sulla mia testa e vedo Lello Arena e Massimo Troisi ne “La smorfia”. Lello Arena, munito di trombetta, urla con enfasi: “Annunciazione, annunciazione”. E mentre lei parla io assumo la medesima espressione disarmata di Massimo Troisi. So già dove vuole andare a parare. “Devo presentarti un mio amico”. Ecco. Alzo un sopracciglio e resto in silenzio. Lei continua: “Non è bellissimo, ma credo che possiate esser compatibili”. “Figurati i belli non mi piacciono, li preferisco affascinanti e con cervello”. Scatta la domanda fatidica: “E’ single?” . Fammi  capire questo che problema ha – dico tra me e mè. “Si è lasciato da poco”. Eccolo là. Il traumatizzato. “Sei sicura che abbia già voglia di uscire con qualcun altro?”. “Guarda, facciamo così: una sera usciamo in gruppo, organizzo io.  Lui se se la sentirà si farà avanti”. Accetto con titubanza.

Arriva la sera dell’appuntamento e tutte lì a chiedere: “Cosa ti metti?”. “No ragazze, niente di particolare semplice ma carina”. Opto per un look total black: pantalone nero aderente a vita alta, decoltè con cinturino e tacco 12, maglietta nera con maniche velate, giacca di pelle fintissima, borsa modello chanel e via. Durante il tragitto mi chiedo come sarà. Francesca ha scelto un bistrot che fa cucina bio, vegetariana e vegana. Il posto è carinissimo. Raccolto e ben frequentato. Le luci sono calde e soffuse. Si sposano benissimo con l’ambiente arredato con panche di legno chiaro. Ci presentano. Francesca è con il suo compagno e io sono visibilmente imbarazzata. Guardo il menù (nonostante io sappia già cosa voglio) per limitare l’imbarazzo. Quasi mi nascondo dietro l’elenco delle pietanze.

Lui è barbuto. Non è come me lo aspettavo, però sembra intelligente. Stasera mi va di tenermi leggera. Sono ingrassata. Humus di ceci con verdurine e poi prenderò un dolce. Una rarità trovare dolci vegani. Ne approfitto. La serata scorre veloce e, dettaglio non trascurabile, la conversazione è piacevole. Non mi sembra poi tanto male, anzi… mi sa proprio che comincia a piacermi. Ci tocchiamo involontariamente i piedi sotto al tavolo. O meglio, gli dò quasi un calcio accavallando le gambe. Ci guardiamo in un misto di sorpresa e imbarazzo. “Scusa”, bofonchio. “Ma no, figurati capita”. Sono la solita maldestra. A fine serata sono curiosa di sapere i commenti di Francesca. Fa prima di me e mi scrive: “Secondo me gli piaci!!!”.

To be continued….

#veganamanontroppo. L’uomo perfetto non esiste, meglio il pane caramellato

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È una domenica uggiosa. Odio farmi limitare dalle condizioni metereologiche, ma questa pioggia, questo tempo grigio e questo cielo chiuso proprio mi incentivano a restare al calduccio a casa e preparare qualcosa di buono. Invito Sabrina pranzo e mi metto all’opera. Per primo orecchiette ai broccoletti saltate in padella, per secondo, insalata con semi e frutta secca e hamburger vegetali.
Apparecchio…è iniziato ufficialmente il periodo delle candele a tavola. Per poco smette di piovere ed entrano dei raggi di luce. Passano alcune farfalle davanti alla finestra. Con il freddo mi stupisco sempre di vederle, ma poi ricordo che ci sono 365 giorni all’anno a seconda della specie. Queste sono le farfalle invernali, quelle che hanno sviluppato il pelo per proteggersi dal freddo e dai colori arancio e sui toni del marrone.
Suona il citofono che salta e si catapulta a terra. Eccola! È arrivata.
Ci mettiamo a tavola, lei è sempre entusiasta della mia cucina perché è perennemente a dieta. Chiamo Alessia e inizia ufficialmente la domenica tra amiche.
Ecco che iniziamo i nostri discorsi su come sarebbe l’uomo ideale. È un argomento che discutiamo da anni.  In passato Sabrina credeva che dovesse esser la donna a tenere le redini di un rapporto e prendere le decisioni nella coppia. Ora, invece, è passata alla tendenza inversa. Dopo anni di un rapporto del genere “faccio tutto io”, ha capito che invece per il suo carattere (decisamente molto forte) l’uomo ideale è forte, deciso, macho. Insomma è passata ad un opposto all’altro e dopo aver sofferto per essere stata prevaricata continuamente, è finita anche con lui. Io invece, da sognatrice quale sono, ricerco l’equilibrio perfetto, il compromesso minore. Credo che in ogni rapporto ce ne sia uno, tutto sta a trovare quello giusto. Vorrei lo stesso anche per lei.
Il mio uomo ideale sarebbe… cominciamo a fantasticare. Ma esisterà davvero?
Divaghiamo su esperienze passate e analizziamo le situazioni con i nostri continui “forse lui avrebbe voluto…”, “voleva cambiarmi” per poi giungere alla conclusione: “No, così non poteva andare”.
Il mio uomo ideale è dolce, attento, presente, romantico, con una buona capacità di ascolto e… vegano ma non troppo! Non cerco di convincere nessuno. Posso spiegare le mie ragioni ma se non scatta qualcosa dentro, difficilmente ci si avvicina a questo nuovo stile di vita. Il mio uomo ideale è un curioso. Che abbia la capacità di aprirsi a nuovi tipi di cucina, che si distaccano da quello tradizionale. A volte può essere anche una cucina tradizionale rivisitata. Che mi accompagni nella scoperta di nuovi piatti, talvolta con accostamenti strani, e io ricambierei andando in posti tradizionali, “accontentandomi” di un’insalata o una zuppa di legumi, o una pizza napoletana. Potrebbe anche mangiare una bistecca di fronte a me, a patto che non mi mostri la cottura al sangue. Certo, se poi trovassi un salutista senza fissazioni, quello sarebbe l’ideale! Alessia invece vorrebbe un uomo sempre presente, dolce, sicuro di sè, intraprendente, che domini nella coppia ma senza soffocarla e che dia tutto sè stesso nel rapporto. Chissà se li troveremo mai.
Tutti questi discorsi mi hanno proprio messo voglia di qualcosa di buono. Ma non ho un dolce! Cosa posso inventare? La golosità aguzza l’ingegno. Eureka! Ho trovato! Mi metto all’opera.
Preparo con l’acquolina in bocca, curiosa di assaggiare come verrà la mia nuova ricetta.
“Ma che combini adesso?”, mi chiedono curiose. “Lasciatemi fare!”, rispondo decisa.

Pane caramellato al burro di arachidi.

pane caramellato

Due fette di pan bauletto di segale con semi di sesamo e di lino
burro di arachidi
carlitella
cioccolato fondente
zucchero di canna
Spalmo da un lato la carlitella o comunque un cioccolato vegano, dall’altro il burro di arachidi. Ho trovato un burro di arachidi fantastico fatto solo con arachidi. Metto qualche quadretto di cioccolato fondente in mezzo e chiudo il sandwich. Metto un cucchiaio di zucchero di canna in una padella antiaderente, quando si sarà riscaldato aggiungo dell’acqua fino riempire il fondo della padella. L’acqua evapora facendo delle bollicine  e si amalgama allo zucchero di canna. Diventa caramello e mentre sfuma adagio il pane in padella, rivoltandolo subito per farlo bagnare anche dall’altro lato. Lo lascio abbrustolire a fiamma alta, poi abbasso la fiamma e metto un coperchio. Dopo pochi minuti il pane si è caramellato formando una crosticina dolce e croccante e il cioccolato all’interno si è sciolto e comincia a trabordare.
Impiatto e divido in tre. Le ragazze sbarrano gli occhi. “È buonissimo!”. Si leccano le dita, e il cioccolato fuso fuoriuscito. Questo dolce ci ha consolato e ha allontanato i pensieri sulla non esistenza dell’uomo perfetto. Terminate le nostre riflessioni, ci ricordiamo che domani inizia una nuova settimana. Saluti e promesse di non far passare troppo prima di trascorrere altro tempo insieme e via.

#VEGANAMANONTROPPO. Alla ricerca della borsa perduta

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Sabrina mi risveglia dal mio sogno. “La smetti di guardare la vetrina a bocca aperta? Vieni a darmi un consiglio!”. Ovviamente è già presissima dalle sue immancabili scarpe da ballo con plateau. Non faccio in tempo a dirle che mi piacciono, già le sta comprando. La cassiera le parla come se fosse la sua migliore amica e striscia la carta di credito con un sorriso a 34 denti. Ad acquisto ultimato la costringo a girare tutti i negozi finché non trovo una borsa uguale, ma di “ecopelle” 100% sostenibile.
Alla fine ci riusciamo: stesso colore, modello Birkin, prezzo inferiore e nessun animale è morto per permettermi di andare in giro con quella borsa. È un nuovo tipo di ecopelle, fatta di legno. Al tatto le caratteristiche sono molto simili al cuoio. Un prodotto made in Italy e nel rispetto dell’ambiente e degli animali. Il materiale, tra l’altro, è totalmente riciclabile e biodegradabile. “Brava Carla! Ottimo acquisto!”. Orgogliosa della mia vegan bag, cammino a 20 centimetri da terra.
“Voglio fare merenda” mi dice la mia amica. Beh, in effetti, dopo che le ho fatto fare i chilometri per andare alla ricerca della borsa perduta, se lo merita. Ci sediamo in un bar e ordiniamo le nostre tisane.
Torno a casa affamata e con la voglia di cucinare polpette di quinoa.

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100 gr di quinoa
200 gr d’acqua
due zucchine
un peperoni
due cucchiai di farina di ceci
sale
pangrattato
olio extravergine d’oliva

Metto la quinoa in un pentolino con dell’acqua fredda, quando comincia a cuocersi, la quinoa si gonfia e assorbe tutta l’acqua. Le dosi sono semplici. La quantità d’acqua deve esser sempre il doppio di quella della quinoa e metter un po’ di verdura in più. A volte ne faccio un po’ in più, così le congelo. Sono sicuramente più sane di quelle che si comprano. Si possono fare con tutte le verdure, anche con il cavolo sono buonissime, sicuramente è la loro stagione. Le zucchine e i peperoni invece li ho congelati a settembre così posso utilizzarli per tutto l’inverno. Mentre cuoce la quinoa metto le verdure al vapore. Cuocerle così preserva le loro proprietà nutrizionali.
L’acqua si è completamente assorbita. Vuol dire che la quinoa è cotta. Verso in un recipiente insieme alla verdure e aggiungo curry e paprika, olio extravergine d’oliva, pan grattato, sale e comincio ad impastare. Poi due cucchiai di farina di ceci. Sostituisce perfettamente le uova per amalgamare il composto.
In un piatto a parte preparo la panatura. Il mio segreto per una panatura croccante è la crusca. Quindi aggiungo crusca, sesamo tostato, pan grattato e farina di ceci o farina integrale. Preriscalddo il forno mentre dall’impasto faccio le polpettine, le passo nella panatura e le dispongo in una teglia oleata. In forno a 180°. Circa 15’ et voilà!

#veganamanontroppo. Il diavolo è in una borsa….

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Domani inizia una nuova settimana. Il mio orologio biologico non ne vuole sapere. Alle otto in punto mi sveglio. Ma oggi è domenica, resto a godermi il tepore delle coperte misto alla frescura delle lenzuola di cotone. Affondo la testa nel cuscino di lattice e vieto al mio cervello di mettersi in moto. È il momento migliore per pensare. Poltrisco per mezz’ora, poi mi avvolgo nella vestaglia e mi dirigo in cucina. La casa dorme ancora, per metà immersa in penombra mentre qualche raggio di sole entra dalla finestra. Qualche uccellino è salito sul davanzale alla ricerca di briciole.

Ho voglia di pancake. La domenica mattina è un rito, adoro mettermi ad impastare e quando ne ho il tempo mi piace preparare cose fatte in casa. Dispongo gli ingredienti e comincio a preparare.

100 gr di farina integrale

1 cucchiaio di zucchero di canna

mezzo cucchiaino di bicarbonato

20 gr d’acqua frizzante

2 cucchiai di olio di arachidi

una spolverata di cannella

due cucchiai di cacao amaro in polvere

70 gr di latte vegetale (di soia, mandorle o riso)

Il composto comincia a fare reazione. Il bicarbonato con l’acqua frizzante inizia a fare le bollicine, è un lievito naturale. Aziono il frullatore e in un attimo sono immersa in una nube di polvere bianca di farina e di cacao. Spengo il frullatore e con un cucchiaio amalgamo il tutto. Riprendo a frullare. Et voilà. Un po’ d’olio di arachidi nella padella, è il mio preferito, il più proteico. Con un mestolo lo metto in padella e intanto preparo la moka. Un odore dolce invade la casa. Faccio saltare il pancake per girarlo. Intenta nell’operazione chef, non mi accorgo che Alessia è sulla soglia. Capelli arruffati, sguardo assonnato e trucco effetto panda della sera precedente. Sbadigliando mi dice: “Ma cos’è quest’odore?”. “Siediti – rispondo – facciamo colazione”. Mi getta le braccia al collo “Ma tu sei un amore!”. Farciamo i pancakes: io marmellata d’arance e lei ‘carlitella‘.

vegan-pancakes

Non ho ancora acceso il telefono. Uno, due, tre, quattro, i numeretti verdi di whatsapp aumentano. Sento puzza di tentazione in arrivo. La mia dualità espressa nelle persone che frequento. Da un lato la mia amica super vegana. La vegana-talebana (ovvero colei che riga sempre dritto e che non sgarra mai) che mi propone di andare a cena in un ristorante vegan trend. Dall’altro, invece, c’è lei… L’amica di sempre, la sushi-shopping-salsa dipendente. Immagino già il programma che mi propone. A pranzo fuori a mangiare sushi, pomeriggio di shopping e la sera a ballare, caraibici ovviamente. Guardo il telefono dubbiosa. Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

È una splendida giornata di sole. Decido di trascorrere la domenica mattina nel mio modo preferito. Andare a correre al parco. Meglio della palestra, respirare un po’ di ossigeno puro. Infilo leggins, scarpette e felpa, raccolgo i ricci in una coda alta e vado. Telefono, modalità “do not disturb”. “Tu vieni con me solo per la musica!”.

Rientro e intanto ho deciso. Rispondo a Sabrina, l’amica di sempre. Ci vediamo dopo pranzo, però. Evitiamo il sushi, non ho voglia di eccezioni. Oggi salutismo. Io e lei. Lo yin e lo yang. Io, l’eterna sognatrice. Lei, la realista per eccellenza. Io ottimista, lei pessimista. Così diverse ma così simili. Un amicizia che è più di un amore: 16 anni insieme, un percorso di vita e ancora litighiamo per le visioni diverse delle cose. Ed ecco che dopo 10 minuti insieme comincia a fare l’elenco dei negozi in cui vuole andare e si fa prendere dallo shopping ossessivo-compulsivo. “Non cederò a nulla oggi, ho iniziato la giornata con i vegan pancakes, l’ho continuata con lo sport e andrò a dormire orgogliosa di non aver ceduto a tentazioni”. Sono forte. Andiamo!

Prima tappa, scarpe e borse. Uno spettacolare modello birkin, uno dei miei preferiti, prova a sedurmi dalla vetrina. È stupenda. Il lucchetto dorato luccica sotto le luci e risalta sul giallo ocra della borsa. “Sabry, guarda che bella, spezzerebbe benissimo su un look total black e si abbinerebbe benissimo al blu elettrico”. “Beh, se ti piace tanto comprala”. “Ma è di pelle!”, esclamo un po’ delusa.  “Sì, ma ti piace tanto quel colore – mi risponde – e poi la pelle vera ti dura tanto, è un acquisto intelligente”. La fa sempre tanto semplice, mentre io sto lì a pormi mille problemi. No, non posso acquistarla. Un animale è morto per quella borsa. Sabrina è attratta da un paio di scarpe e io resto lì, imbambolata davanti alla vetrina a guardare la borsa a bocca aperta…

 

#veganamanontroppo. Il mio senso di colpa a targhe alterne…

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Qualche giorno fa mi sono svegliata di notte, in preda ad un incubo. Ero nel bel mezzo di una guerra tra due tribù: vegani puri e vegani, ma non troppo. Non ricordo chi ha vinto, sicuramente entrambe lottavano con ferocia, una contro l’altra, ma anche contro un nemico più grande: il terribile senso di colpaEd è quella la sostanziale differenza tra il vegano doc e il vegano ma non troppo. Il vegano “con il bollino” ha estirpato il problema a monte. È la monaca di clausura del “veganesimo”. Colui o colei che ha formattato il computer di bordo, ha cambiato sistema operativo, seppellendo sotto una coltre di verdure i suoi sensi di colpa. Come Dante insegna, però, esiste il contrappasso: io di notte sogno le tribù in guerra, il vegano doc sogna di mangiare una bistecca alla fiorentina o un ragù di cinghiale. Date a Cesare quel che è di Cesare, date ai doc quello che è dei doc. 

Il vegano ma non troppo è l’eterno indeciso. Quello che vede il grigio tra il bianco e il nero, quello che si districa tra un cannolo e una mozzarella di bufala, quello che fa la spesa al supermercato armato di occhiali e impiega le ore per leggere tutte le etichette, ma alla fine non resiste alle patatine e ai biscotti con zucchero bianco o olio di palma: sono troppo buoni! E allora fa uno strappo alla regola, ragionando tra sé e sé: “Per una volta non succederà nulla, per l’olio di palma il nostro corpo ha una soglia di tolleranza”. Ma la vocina interiore è sempre in agguato. Arrivato alla cassa, il vegano ma non troppo è combattuto. A sinistra l’angioletto: “Sono morti degli oranghi per quell’olio di palma, sai?”. A destra il diavoletto: “Credi che se non compri quei biscotti, li salverai? Povero illuso!”. Mentre il codice a barre passa allo scanner, a esser scannerizzata è anche la coscienza, mentre la vocina interiore incalza: “Sei ancora in tempo per lasciarli!”. La cassiera interrompe la guerra interiore: “Vuole una busta?”. Una volta imbustato tutto e usciti dal supermercato, il senso di colpa, si potenzia triplicandosi e smistandosi in senso di colpa animalista, salutista ed estetico.

Il senso di colpa animalista è più “puro” e “innocente”. Il senso di colpa salutista, invece, è quello intermedio, quello che ricorda continuamente i danni che può provocare uno strappo alla regola. Il senso di colpa estetico è il più bastardo di tutti. Il vegano – ma soprattutto la vegana – immagina che ogni strappo alla regola si posizioni perfettamente all’altezza del giro vita o del gluteo, mostrandosi in tutta la sua fierezza agli occhi dei curiosi e non.

Per questo mi sento vegana ma non troppo. Il mio senso di colpa è a targhe alterne: a giorni è salutista, a giorni è animalista e talvolta è estetico. Per fortuna non mi capita spesso di concedermi cannoli. Alla fine dell’incubo, una sola cosa mette tutti d’accordo, anche le due tribù dei vegani doc e dei vegani, ma non troppo. È il cioccolato. Santo cioccolato, ammazza tutti i nostri sensi di colpa. Così sia. Ma non troppo.


#veganamanontroppo. Braccio di Ferro era vegano?

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Ci sono dei sapori che riportano indietro nel tempo. Attivano la nostra memoria involontaria e riaffiorano ricordi che talvolta avevamo dimenticato. Capita quando mangiamo qualcosa dopo molto tempo. I cassetti della memoria si aprono. Non mangiavo gli spinaci conditi al limone da tanto e mi hanno riportata a Braccio di Ferro. Da bambina associavo gli spinaci a lui. Forse un po’ tutti quando pensiamo agli spinaci li associamo a Popeye e alla sua forza.

Era uno dei miei personaggi preferiti, il marinaio forzuto che salva la sua amata Olivia dalle grinfie dei cattivi così gli altri indifesi, sfruttando la sua incredibile forza. Cari onnivori, non ricordo che Braccio di ferro si nutrisse di carne e derivati. La sua arma vincente erano gli spinaci, senza i quali non poteva affrontare nessun avversario. Che il caro vecchio Popeye fosse un vegano ante-litteram? Ai giorni nostri potrebbe essere il nostro supereroe preferito, l’uomo degli spinaci contro la massa sempre più orientata al consumo di carne. Non si è mai visto Braccio di Ferro mangiare carne, né negli episodi televisivi né nelle strisce a fumetti. Io, oggi voglio sentirmi quell’Olivia salvata dal suo Popeye! Magari aggiungiamo anche qualche quadratino di cioccolato fondente per rendere speciali le nostre folli notti d’amore. Caro Braccio di Ferro, io non sono la spilungona nordica, dimenticala! Ma adoravo davvero quella tua dieta a base di spinaci. Sai, noi vegani (io non troppo!) adoriamo anche le lenticchie, sono sicura che piacerebbero anche a te. Spinaci e lenticchie, due alimenti che ci restituiscono il giusto contributo di ferro

Clicca qui per la ricetta dell’insalata di spinaci.

#veganamanontroppo. Afrodisiaco o soporifero? Sempre paradisiaco…

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C’è chi sostiene che sia un afrodisiaco.  L’effetto, secondo i ben informati, è assicurato. Nel mio caso, invece, funziona da calmante.  Escludendone quindi l’utilizzo per “condire” gli incontri galanti (che a dire il vero nel mio caso è bene che non avvengano a pranzo o cena), ho scoperto con grande soddisfazione che il cioccolato non fa ingrassare. Sì, avete letto bene: non contribuisce ad aumentare lo strato di grasso adiposo (come quello di una foca) su glutei, gambe e addome. Una notizia da lasciare senza parole ogni singola donna su questa terra che tutte le mattine si guarda allo specchio pentita di aver ceduto ai peccati di gola.

Dalla notte dei tempi, infatti, il cioccolato è stato bollato come il nemico numero uno delle donne. Quello da escludere a priori da ogni menù, figuriamoci dalle colazioni e dagli spuntini. Ma chi lo ha detto che tutto il cioccolato fa ingrassare? La sua provenienza è naturale, un prodotto “d.o.v.”, a denominazione d’origine vegana! Il cioccolato non fa bene soltanto all’umore, anche se è uno degli alimenti storicamente più mangiati nei momenti bui. Un cioccolatino e passa il malumore. E non solo.

Una volta appreso tutto questo, ho capito fino in fondo perché mi sento vegana, ma non troppo. Del resto il cioccolato non poteva tradirmi. Almeno lui no, non poteva abbandonarmi  tra i languori del dopocena, quando il mostro che è in me reclama la sua dose di dolcezza. E allora mi sono fiondata a comprare una stecca di cioccolato fondente. Il cioccolato al latte, ovviamente, è totalmente abolito. Preferisco il fondente extra fino all’85%, oltre questa soglia diventa incommestibile.

Il cacao, inoltre, è un antidepressivo e dà molta energia, perché ricco di calorie buone. Questo vale per il cacao amaro in polvere e per il cioccolato fondente. Il cacao amaro in polvere è l’alimento più ricco di ferro. Contiene ben 14,3 mg di ferro per 100 gr, mentre il cioccolato fondente ne contiene tra i 5,5 e i 5,0.

Inoltre, lo uso anche a livello cosmetico. Per fare i fanghi anticellulite in casa, ad esempio. E vi posso assicurare che dopo lo scivolone sul cannolo siciliano della settimana scorsa, presa dal senso di colpa, ho deciso di correre ai ripari. Dopo aver provveduto all’estetica ho anche pensato come fare per non cadere di nuovo in tentazione. Una volta scartata l’ipotesi di cambiare casa o coinquiline, nell’immediato mi sono attrezzata per avere sempre a disposizione qualcosa per allontanare strane idee e tentazioni malefiche.

E così, presa da una incredibile energia da sabato pomeriggio lontano dalla redazione, ho deciso di cimentarmi in una ricetta che le mie amiche hanno immediatamente deciso essere la “carlitella”: la nutella vegana!

Onnivori di tutto il mondo non odiatemi! So che la nutella è insostituibile e buonissima. Questa, però, per me è altrettanto buona e non me ne vogliate, anche di più! Ormai anche in commercio si trovano delle alternative sane e altrettanto buone.

Eccovi la ricetta!

200 gr di latte vegetale (preferibilmente latte di nocciole oppure un qualunque latte vegetale)

120 gr di nocciole

120 gr di zucchero integrale di canna

140 gr di cioccolato fondente

20 gr di cacao amaro in polvere

Procedimento:

Mettete il cioccolato fondente, fatto a quadrettini a bagnomaria. Intanto in un frullatore mettere lo zucchero di canna e le nocciole. Frullate finché non avrete ottenuto una crema. Aggiungete il latte e frullate ancora. Dopodichè aggiungete il cacao e il cioccolato fondente. Versatelo in un recipiente e amalgamate, trasferitelo poi a bagnomaria finché non sarà diventato denso e cremoso. Riempite un barattolo con il composto e chiudete bene per non far passare l’aria.

Tenetelo in frigo finché non sarà finito.

#veganamanontroppo. Il “demone” si chiama cannolo siciliano

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Vivere con due amiche siciliane non è semplice come sembra. Di tanto in tanto arrivano a casa dimostrazioni d’affetto da parte di madri premurose. E al sud, si sa, le dimostrazioni d’affetto si quantificano in cibo. Più è pesante il pacco, maggiore è la quantità di amore che contiene. Dieci chili in viaggio dalla Sicilia a Roma. Quando arriva il corriere improvvisamente è Natale. Scartiamo l’involucro curiose di scoprire le leccornie contenute nel pacco. Con mia grande sorpresa questa volta scopro di poter mangiare quasi tutto quel che c’è all’interno. Ci guardiamo e iniziamo a ridere a crepapelle. Ormai ho contagiato tutti. Alessia ha parlato di me, ha raccontato del mio stile di vita e della mia alimentazione. E nella scatola c’è di tutto. Pesti siciliani di ogni tipo, prodotti tipici con ingredienti selezionati e eccezionalmente vegan! Patè di olive nere, pesto dell’Etna, pesto di sicilia, pesto di pistacchi!! Un trionfo di sapori, profumi e colori. Ho già in mente un paio di ricettine che potrei fare! Sicuramente le bruschette e la pasta al pesto.

Scartiamo ancora e le meraviglie aumentano. I vasetti di alimenti sott’olio della nonna, li adoro! Tutto fatto in casa, coltivato nel loro orto. Più biologico di così! Man mano che scartiamo mi sento come una bambina. Pomodori secchi, carciofini, melanzane e zucchine grigliate. Che bontà! Più scarto e più sono stupita. Sembra quasi che quella spesa l’abbia fatta io. Gallette di riso bio con semi di lino. Pasta integrale di vari formati: spaghetti, penne rigate, farfalle. Poi ancora, succhi di frutta e addirittura un detersivo per i piatti vegan! Vuol dire che non è dannoso per l’ambiente e che non è stato testato sugli animali.

Ma un siciliano che si rispetti, non può far mancare il re dei dolci. In ultimo, sistemato con cura all’interno di un cartoccio, c’è lui: il cannolo siciliano! In quel momento ho capito che la tentazione si stava impossesando di me. Come un demone che prende corpo e cervello. Decido di allontanare il “maligno”: lo depongo in frigo pensando di aver risolto il problema.

Per “svagare” passiamo all’assaggio delle altre prelibatezze arrivate e quindi mi adopero per preparare il pranzo: farfalle integrali con pesto di pistacchi, pomodori secchi e noci. Un piatto semplice, veloce e squisito. Poi una buonissima insalata con semi di ogni genere e tipo. Dopo aver gustato, con soddisfazione, queste pietanze, il demone torna a tentarmi. Il desiderio di concludere il pasto con un dolce mi sta lentamente riportando al cannolo. Ho la fronte imperlata di sudore e il pensiero fisso a quel cartoccio. Solitamente soddisfo i languorini del dopo pranzo con un pezzettino di cioccolato fondente. Mi sento forte e quindi apro il frigorifero per cercarlo. Non c’è!

Il demone tentatore, invece, è lì. Si illumina e ammicca. No, non voglio vederti. Richiudo il frigo. “Ale, ma è finito il cioccolato fondente?”, chiedo speranzosa che lo abbia portato in camera per mangiarlo mentre lavorava al pc e che, come suo solito, abbia dimenticato di metterlo a posto. “Si scusa, ho mangiato io l’ultimo pezzettino”, risponde candida. Dramma. Riapro il frigo, cercando non so nemmeno io cosa mentre tento di non pensare al cannolo. Lo guardo e richiudo.

Alessia è l’unica siciliana al mondo a cui non piacciono i cannoli. Lucia, invece, è talmente disarmata dalla mia cucina che ormai pranza e cena fuori casa. Quindi quel cannolo è solo per me. “Carla ma si, per una volta non succede niente!”. La mia vocina mi incita. La ragione invece mi rimprovera. “No, non puoi Carla! É la fiera dei grassi animali e degli zuccheri. Ricotta, una quantità industriale di zucchero e chissà cos’altro ci sarà dentro! Magari strutto, uova”. La mia golosità, però, prevale e cedo inesorabilmente ai peccati di gola. Scelgo la parte del cannolo dove sono sistemati con cura i pezzi di pistacchio. Lo divido in due parti e lascio quella con i canditi. Affondo le labbra e i denti nella frolla croccante, il cioccolato fondente e quella crema morbida. Il profumo di ricotta mi inebria. Tutti i sensi sono in estasi. Dimentico i grassi, lo strutto e gli zuccheri. In fondo che male c’è…sono vegana, ma non troppo!

#veganamanontroppo. Ceci, curcuma e verdure: ecco la mia tavola allegra

in Vegana ma non troppo da

Vita difficile quella di un vegano ma non troppo, soprattutto per quello che riguarda le domande dei curiosi ( o finti interessati) al mio tipo di alimentazione. Spesso mi sono sentita dire: “Ma quando si ride a tavola? Verdure, ortaggi e cereali sono cibi tristi…”. Ma come sono tristi?! Non c’è cosa più bella di una tavola imbandita e piena di colori! E quelli più belli li regala proprio la natura. Ad esempio una tavola così non vi mette di buon umore?

 

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E visto che l’immagine qui sopra è quella di una delle mie leccornie, vi lascio la ricetta dell’hummus di ceci rivisitata. E’ domenica e siete ancora in tempo per il pranzo.

Chi lo ha detto che l’hummus va fatta solo con i ceci? Qualche ricetta semi-crudista da alternare alla cucina “cotta” può essere un’alternativa nel vostro menù. Quando mangiamo frutta e verdura, talvolta anche cruda, le nostre cellule si ossigenano e questo aiuta a prevenire innumerevoli malattie tra cui il cancro e le malattie cardiovascolari. Dunque, accompagneremo all’humus di ceci delle verdurine crude. Ecco cosa ci occorre:

Ingredienti per 4 persone

3 carote

2 cetrioli

1 peperone rosso

3 gambi di sedano

1 barattolo di ceci precotti

1 barattolo piccolo di fagioli di soia

succo di limone

aglio

curcuma

pepe

cumino

olio extravergine d’oliva

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Procedimento:

Prendete i ceci precotti, metteteli nel frullatore. Aggiungete un goccio di latte di soia per farli frullare meglio, assicurandovi che sia quello senza zucchero, due cucchiai di olio extravergine d’oliva e cominciate a frullare. Aggiungete poi i fagioli di soia precotta con un cucchiaino di cumino e uno spicchio d’aglio o una spolverata d’aglio essiccato. Ne basta davvero poco! Frullate ancora. Dopodichè aggiungete i curcuma e pepe. Questa combinazione è necessaria: la curcuma non è biodisponibile. Per beneficiare delle sue proprietà, ha bisogno di un attivatore, il migliore è il pepe nero. (Per scoprire tutte le proprietà benefiche della curcuma clicca qui). Se i ceci sono quelli precotti non hanno bisogno dell’aggiunta di sale. Adagiate la crema ottenuta in una ciotola e tocco finale, una spolverata di prezzemolo e un filetto d’olio extravergine d’oliva! Tagliate le verdurine e listarelle e servite.

Buon appetito!

 

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