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Come funziona l’euro: un vademecum semplicissimo sulla moneta unica

L’euro è un accordo di cambi fissi, per cui, al fine di poter riconquistare posizioni in termini di competitività, ciascuno Stato che vi ha aderito, non potendo più far leva sul cambio (svalutazione della moneta), è costretto ad incidere sul lavoro riducendo i salari e contraendo le garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore (svalutazione del lavoro). In pratica, con la moneta unica, il peso della competitività viene scaricato sul lavoro: legge Fornero e Jobs Act vanno esattamente in questa direzione!

Ma non solo. La cessione di sovranità monetaria produce effetti devastanti anche in ordine ad altri motivi. Ciascuno Stato dell’Eurozona si trova costretto ad andarsi a cercare la moneta, e può farlo solo in tre modi:

1) chiedendola in prestito ai mercati dei capitali privati, quindi a banche private, assicurazioni etc, che applicano tassi di interesse commisurati all’affidabilità della finanza pubblica di ciascuno Stato a poterla “restituire”. In pratica lo Stato colloca mensilmente i propri Titoli di Stato sul mercato primario, cioè quelli battuti ogni mese dal Tesoro (così incamera la moneta), ed è quindi il mercato a decidere i tassi di interesse: più i conti dello Stato sono in ordine (cioè tagli selvaggi alla sanità, alle pensioni, all’istruzione, alla giustizia etc…) e più i tassi di interesse saranno bassi; più lo Stato aiuta cittadini e imprese (quindi spende a deficit) e più i tassi di interesse saranno alti;

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