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Joseph Bell, il vero Sherlock Holmes?

“Ho scoperto che è utile impressionare il cliente con un senso di autorità e quindi cominciai la conversazione dando un saggio della mia esperienza.

  • Venite dal Sud Africa, vedo.
  • Si, signore – disse con una certa sorpresa.
  • Guardia Nazionale volontaria a cavallo, immagino.
  • Esatto
  • Corpo d’armata del Middlesex, senza dubbio.
  • E’ così. Signor Holmes, voi siete un indovino!

Sorrisi a questa definizione.

  • Quando un gentiluomo dall’aspetto virile entra in casa mia con un abbronzatura che il sole inglese non potrebbe mai dare il fazzoletto nella manica invece che in tasca, non mi è difficile capire da dove venga. Voi avete la barba e questo dimostra che non appartenete all’esercito regolare. Avete il fisico di un cavallerizzo e per quanto riguarda la vostra provenienza dal Middlesex, il biglietto da visita mi ha già informato che siete un agente di cambio di Througmorton Street. Cos’altro potrei aggiungere?
  • Voi vedete tutto.
  • Vedo quello che vedete voi, ma sono allenato a notare ciò che vedo”.

(“L’avventura del soldato malato”, Sir Artur Conan Doyle)

Il brano che precede è tratto da un cosiddetto racconto breve frutto delle opere del fondatore indiscusso del genere letterario “giallo deduttivo”, lo scozzese Sir Arthur Conan Doyle. Nel corpo delle trame ideate dallo scrittore, il protagonista principale, Sherlock Holmes, l’investigatore per eccellenza, sfoggia di continuo poteri quasi soprannaturali di osservazione e deduzione che, nel corso dei decenni, hanno contribuito a farne un personaggio quasi mitologico in ambito letterario.

Ma per stessa ammissione del suo autore, il famoso detective è stato modellato, anche per alcuni tratti somatici, sulla base di un personaggio realmente vissuto, il dottor Joseph Bell, docente di Conan Doyle presso l’università di Edimburgo e suo mentore per la creazione di Sherlock Holmes.

Joseph Bell era nato a Edimburgo il 2 dicembre 1837. Laureatosi in medicina nel 1859, era ritenuto uno studente particolarmente dotato, e come tale, divenne presto uno stimato professionista tanto da servire la regina Vittoria in occasione di ogni sua visita in Scozia.

Autore di numerosi trattati di medicina, divenne presidente del Royal College of Surgeons di Edimburgo nel 1887, oltre a godere della massima considerazione come pioniere della scienza forense in un’epoca in cui quest’ultima non aveva ancora trovato la giusta applicazione nelle investigazioni criminali.

Pronipote di Benjamin Bell, un pioniere della medicina legale, considerato il padre della scuola di chirurgia di Edimburgo, ebbe da questi il modo di apprendere particolari nozioni di tecniche sperimentali di osservazione, spesso asserendo che “nella pratica medica, è inevitabile osservare i dettagli”.

Arthur Conan Doyle incontrò il dottor Joseph Bell nel 1877 quando era studente di medicina e rimase affascinato dalle particolari doti del docente nel campo della cura meticolosa che poneva nello studio delle caratteristiche dei suoi pazienti per sviluppare ipotesi sulle eventuali patologie e sulle concause. Bell divenne così il mentore di Doyle che plasmò la personalità del protagonista delle sue opere letterarie proprio sulla scorta degli insegnamenti “rubati” al medico professionista.

Tra questi si racconta che Joseph Bell fosse in grado di individuare la provenienza dei marinai grazie alla conoscenza dei tatuaggi dagli stessi sfoggiati, di riconoscere la professione di un paziente osservandone le mani o individuare un alcolizzato notando la particolare piega della tasca del cappotto indossato o, ancora, riconoscendo un ciabattino dalla tipica usura del pantalone all’altezza del ginocchio. Ma la caratteristica fondamentale del famoso medico era lo studio del comportamento, della gestualità, del tono di voce dei pazienti che gli si rivolgevano, riuscendo a riconoscere i mentitori. Proprio queste peculiarità di Bell indussero Conan Doyle a creare un personaggio che ne ricalcasse le particolarissime doti mettendole a disposizione della giustizia.

Le trame dei 59 racconti brevi e dei quattro romanzi ideati da Doyle,  vertono sulle capacità di osservazione e deduzione di Holmes al quale, lo scrittore, affianca un ex medico militare, il dottor John Watson, in veste di narratore delle gesta del più famoso compagno, nonchè inseparabile partner nelle sue avventure.

Il geniale dottor Joseph Bell morì il 4 ottobre 1911 ma la sua figura, sebbene semi sconosciuta ai più, rimane un esempio illuminante dell’uso delle tecniche dell’osservazione e conseguente deduzione applicate alla scienza dell’investigazione.