11 settembre, le relazioni tra Iran e al Qaeda: Teheran ammette

Il regime per la prima volta spiega di aver facilitato il passaggio dei terroristi

L’Iran è stato complice di al Qaeda negli attentati dell’11 settembre alle Torri Gemelle. Questa volta i presunti rapporti tra l’organizzazione terroristica e Teheran non sono il frutto di accuse che arrivano dagli Usa. In un’intervista rilasciata alla tv di stato iraniana il 30 maggio scorso e ripresa da Al-arabiya nei giorni scorsi,  Mohamma Javad Larijani, assistente per gli affari internazionali per la magistratura iraniana, ha dichiarato, senza mezzi termini, che il regime dell’Iran è stato complice di al Qaeda negli attentati dell’11 settembre contro gli Stati Uniti. Nel dettaglio, Larijani ha ammesso che nei confronti degli operativi di al Qaeda in transito in Iran, provenienti da Afghanistan e Arabia Saudita, non veniva effettuato alcun controllo né apposto nessun timbro sui passaporti. E’ la prima volta che Teheran ammette una collaborazione con al Qaeda. 

I movimenti degli aderenti alla rete di bin Laden, infatti, erano supervisionati dall’intelligence iraniana, al corrente degli spostamenti e della successiva localizzazione dei soggetti. Tutto ciò sarebbe avvenuto a seguito di accordi stretti tra i vertici di al Qaeda e quelli del governo iraniano.

Le relazioni tra Iran e al Qaeda nei documenti di Bin Laden

Le dichiarazioni di Larijani sembrano suffragate dai contenuti del copioso materiale, 470.000 documenti, rinvenuto nel covo di Abbottabad all’indomani dell’uccisione di bin Laden da parte dei reparti speciali americani. Nella documentazione, pubblicata dalla CIA nel novembre scorso, circa 20 pagine sono dedicate a evidenziare le relazioni tra l’Iran e al Qaeda. In particolare, secondo un rapporto della Foundation for Defense of Democracies, uno di questi documenti riportava che un eminente membro di al Qaeda aveva confermato in una lettera che l’Iran era disposto a fornire tutto il necessario all’organizzazione di bin Laden (armi, denaro e addestramento nei campi di Hezbollah in Libano) in cambio di attacchi a interessi americani nel Golfo persico. 

Sempre secondo il medesimo rapporto, l’incaricato di intrattenere relazioni tra al Qaeda e il regime degli ayatollah, era stato individuato in Abu Hafs al-Mauritani, soggetto coinvolto nella preparazione e della supervisione dell’attuazione delle stragi sul territorio statunitense.

Oussama bin Laden aveva chiaramente definito i rapporti da intrattenersi con l’Iran, definendo il ruolo chiave che il regime persiano poteva giocare nell’attuazione dei piani contro Stati Uniti e Occidente.

A seguito di tale rapporto di partnership, bin Laden inviò Saif al Adel, numero tre di al Qaeda, a ricevere addestramento nei campi in Libano sotto la guida di comandanti iraniani di Hezbollah.

Anche le ambasciate iraniane in Europa svolsero un ruolo fondamentale per gli incontri tra gli operativi di al Qaeda e i funzionari dei servizi segreti sciiti. Ramzi bin al-Shibh, uno dei dirottatori dei voli usati per l’attacco dell’11/9, e ritenuto coordinatore dell’operazione, incontrò in diverse occasioni Mohamed Atta in alcune città europee sotto l’egida degli iraniani. Le trasferte in Afghanistan e Iran, utilizzate per aggiornare i vertici di al Qaeda e il governo degli ayatollah sull’andamento dei piani, furono effettuate con il concorso degli agenti del Vevak, il servizio segreto persiano dietro indicazioni dell’ambasciata iraniana a Londra.

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