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L’autotrasporto è “Cosa Nostra”. Bollini della legalità contro la mafia

L’ultima puntata dell’inchiesta di Ofcs.Report sulle infiltrazioni della criminalità organizzata

All’infiltrazione mafiosa nell‘autotrasporto non c’è mai fine.

“Il tema delle infiltrazioni mafiose dell’autotrasporto non è un problema di cui noi vediamo una fine, o per il quale a breve termine vediamo una soluzione. Anzi, semmai il contrario”. E’ il duro attacco della presidente Cna-Fita, Cinzia Franchini.

Nel corso degli anni sono tante le norme applicate al settore logistico che non hanno ottenuto grandi risultati. Le infiltrazioni ci sono ancora, sono prorompenti e si espandono con ferocia e rapidità.

La soluzione al problema? Come spiega Cinzia Franchini “bisognerebbe eliminare tutte le strutture che intermediano l’arrivo di risorse pubbliche dallo Stato agli autotrasportatori, perché possono crearsi in mezzo delle sacche di illegalità, nel quale si possono radicare clan malavitosi”.

Per cercare una soluzione al problema irrisolto dei radicamenti mafiosi, dal 2012 è stato inserito un protocollo che prevede una White List delle imprese. Una legge promossa anche dalle associazioni di categoria che, insieme alla Camera di commercio, al Comune e alla Provincia di Reggio Emilia, intendono contribuire alla lotta contro la criminalità organizzata. Soprattutto le infiltrazioni mafiose nelle imprese.

Possono ottenere il marchio di legalità le imprese iscritte alla White List e lo perdono quelle che vengono cancellate dall’elenco. Le verifiche spettano all’Antitrust.

Nel decreto legge sulle liberalizzazioni, il Parlamento ha introdotto una normativa finalizzata a un’efficace lotta alla illegalità. Essa prevede un’agevolazione economica per le imprese più virtuose, sotto forma di assegnazione alle varie società di un rating di legalità. In teoria questi bonus vengono misurati attraverso la “legalità delle imprese”, ovvero controllando e valutando lo status giudiziario dei vari responsabili delle società operanti nel settore logistico. Inoltre, l’impresa fornisce determinate garanzie aprendo l’accesso ai controlli da parte dell’amministrazione sotto tutti i profili (societario, dirigenziale). In cambio lo Stato li inserisce in una “White List”, favorendo i partecipanti della stessa nell’aggiudicazione di appalti pubblici, accesso al credito.

Le White List sono elenchi di imprese appartenenti al settore logistico definite non soggette a inquinamento mafioso. L’introduzione per l’appunto di un “bollino blu” per le imprese che rispettano le leggi ed emarginano la criminalità organizzata denunciando tentativi di infiltrazione.

Ma chi decide se un’impresa può esser passibile di infiltrazioni mafiose o meno? Ed è proprio su questo che la presidente Cinzia Franchini denuncia: “Non abbiamo bisogno di protocolli, così i clan malavitosi hanno possibilità di procurarsi quanti bollini blu della legalità possibili”. Non sarebbe difficile per i boss mafiosi procurare bollini della legalità, e quindi ottenere ancor più agevolazioni, truffando ancora una volta lo Stato e le varie associazioni che operano nella legalità all’interno del settore logistico.

C’è da interrogarsi se i risultati del bollino siano risolutivi o meno. Potrebbe crearsi un’inefficacia dei controlli su alcune lacune legislative. Inoltre, la legalità di un’impresa potrebbe anche cambiare nel tempo. Quindi un’arma a doppio taglio.

 

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