Chi comanda veramente a Bruxelles? Nel linguaggio ufficiale dell’Unione Europea si ripete che il Parlamento europeo sia il cuore democratico dell’integrazione. Ma è un’affermazione più simbolica che reale. Sin dalle origini, la costruzione europea si fonda su un’impostazione tecnocratica che privilegia l’efficienza decisionale rispetto alla legittimazione politica. Ne è derivato un sistema in cui il potere formale e quello effettivo divergono: il primo risiede nei Trattati, il secondo nella prassi consolidata di Commissione e Consiglio, che nel tempo hanno assunto un ruolo sempre più determinante nella definizione dell’indirizzo politico dell’Unione.Secondo l’articolo 17 del Trattato sull’Unione, la Commissione Europea detiene il monopolio dell’iniziativa legislativa. È l’unico organo che può proporre nuove norme, fissando l’agenda politica e delimitando i confini del dibattito. Né il Parlamento né il Consiglio possono agire autonomamente: intervengono solo per emendare o approvare. Ciò conferisce alla burocrazia comunitaria, composta da funzionari non eletti, una centralità che nessun equilibrio istituzionale ha mai davvero scalfito. È una sovranità di fatto, esercitata nel nome della neutralità tecnica, ma che incide in modo profondo sulla sostanza delle decisioni politiche e sui rapporti di forza tra le istituzioni…continua a leggere al link
di Antonio Maria Rinaldi
