‘Buona Scuola’, M5S: “Il testo dimentica la didattica dell’inclusione”

“Per il Miur i conti vengono prima delle persone”

“I fondi stanziati dal Governo sull’edilizia scolastica sono briciole e quelli annunciati dalla “Buona Scuola” sono solo virtuali”. A dirlo, in un’intervista rilasciata a Ofcs Report, sono i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle: la capogruppo in commissione Cultura alla Camera, Chiara di Benedetto, la deputata in commissione Cultura, Maria Marzana, e la senatrice in commissione Cultura, Manuela Serra. 

Secondo un’inchiesta di Ofcs Report nella scuola ci sono circa 260mila tra alunni e docenti disabili. Un esercito invisibile che, stando alle storie raccontate, ogni giorno compie delle vere e proprie odissee per raggiungere la classe e accedere agli strumenti dell’insegnamento. La Legge “Buona Scuola” si è dimenticata di loro?
“Nel testo della “Buona Scuola” non è stato scritto nulla sulla didattica dell’inclusione e, infatti, è stata prevista una delega al Governo per la gestione delle inclusioni, fortemente criticata sia dalle associazioni che dai genitori. A nostro parere questo provvedimento è lesivo dei diritti degli studenti e fa fare all’Italia un salto all’indietro di decenni. Con tale delega nulla è cambiato, se non in peggio: la misura più vergognosa è quella che prevede la possibilità di superare il tetto dei 20 alunni per ogni classe che abbia al suo interno uno studente diversamente abile. Inoltre, sono state inserite misure che accrescono le distanze tra corpo docente e genitori di alunni con disabilità, oltre al fatto che il percorso di inclusione dovrebbe prevedere delle vere e proprie didattiche di interscambio tra alunni”.

Il ministro Fedeli ha ricordato che il governo ha investito 7 miliardi di euro in edilizia scolastica, un investimento mai visto prima. Qual è la reale condizione delle nostre scuole e cosa si deve fare per metterle in sicurezza e per renderle accessibili?
“Il ministro Fedeli racconta una storia che non corrisponde al vero. La verità è che il governo quasi non ha stanziato fondi statali, salvo briciole. Gli oltre 3 miliardi di euro di investimenti che figurano sul sito della “Buona scuola” sono in realtà virtuali. Il governo centrale ha fatto tre cose: ha barato sui numeri, ha nascosto operazioni finanziarie e ha caricato sulle Regioni i costi degli interventi. Un esempio concreto: per il 2017 il governo nazionale ha destinato appena 20 milioni, poi ridotti a sei. Briciole, appunto. Servirebbero almeno 13 miliardi di euro solo per rendere a norma gli edifici scolastici italiani. I dati sull’insicurezza delle scuole italiane fanno rabbrividire. È emblematico che in Italia il 60% degli istituti non abbia il certificato di agibilità. Per mettere in sicurezza gli edifici scolastici e per renderli accessibili è necessario prevedere fondi strutturali. Non si può ancora giocare con i numeri ed erogare risorse “una tantum”. Noi abbiamo presentato, già nel febbraio 2015, una proposta di legge a prima firma Chiara Di Benedetto che prevede stanziamenti effettivi per circa 600 milioni di euro all’anno per la programmazione 2015-2017, rinnovabili al termine del triennio. Fondi strutturali, appunto, per favorire interventi straordinari di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico, efficientamento energetico, costruzione di nuovi edifici scolastici pubblici, realizzazione di palestre nelle scuole o di interventi volti al miglioramento delle palestre scolastiche esistenti”.

Ogni volta che si chiedono investimenti sulla sicurezza e sull’accessibilità di scuole e uffici pubblici in tanti mettono le mani avanti prendendosela con i vincoli di spesa imposti dall’Europa. Dove è possibile reperire i soldi per ammodernare gli oltre 42mila istituti scolastici e a quanto ammonterebbe l’investimento?
“Quei vincoli di spesa, imposti dall’alto e ratificati dalle vecchie forze politiche, rappresentano un limite per il futuro delle comunità e per la tutela dei diritti primari, tra cui quello all’istruzione. La compressione della spesa pubblica crea sempre e soltanto spirali recessive. Il problema è che dall’impennata del debito pubblico non se ne esce, poiché esso è generato dall’emissione di moneta a debito da parte di una banca che, di fatto, è privata: la Bce. Dovremmo soffermarci seriamente sulla sovranità monetaria, ma qui non è il caso. Noi le coperture per la nostra proposta di legge le abbiamo trovate andando a limare i profitti di banche e operatori simili. Tutto il contrario rispetto a quanto ha fatto il governo nazionale che, ad esempio, alle banche ha recentemente destinato 20 miliardi. Con la sentenza numero 275/2016, la Corte Costituzionale ha stabilito un principio spartiacque che condividiamo in pieno: la tutela dei diritti è preminente rispetto al pareggio di bilancio. Questo significa che il rispetto dei conti viene dopo quello dei diritti fondamentali. Oggi in Italia questo non avviene e una società che non mettere al centro il cittadino e le persone è malata”.

L’inchiesta di Ofcs Report ha svelato l’esistenza di 100mila docenti disabili, mai censiti prima. Per il Miur si tratta di “un costo” e per questo molti di loro sono costretti a lasciare il posto di lavoro. Eppure sono storie bellissime, un esempio di inclusione unico per gli studenti. Nel 2017 è così assurdo immaginare una persona disabile dietro la cattedra?
“Ancora una volta torniamo alla questione dei costi, dei conti, che vengono posti al di sopra dell’uomo. Assolutamente no, non è un’assurdità. Ci sono esempi e storie bellissime di insegnanti con disabilità che hanno avuto un’incredibile capacità di coinvolgere i propri alunni. Un esempio tra tanti è quello di Antonio Silvagni, professore non vedente, che è risultato tra i cinque più bravi docenti in Italia al concorso nazionale “Italian Teacher Prize”. Le sue classi sono diventate un modello di riferimento. Avere un docente che ama il proprio lavoro e riesce a trasmettere questa passione ai suoi studenti è, secondo noi, il primo punto sul quale investire ma, ancora oggi, molto spesso non sono garantite pari opportunità necessarie per svolgere adeguatamente la professione. Penso, ad esempio, a strumenti didattici e tecnologici che, in molti casi, non sono disponibili”.

Nel Sud solo una scuola su dieci è dotata di mappe a rilievo o percorsi tattili e solo una su cinque ha abbattuto le barriere architettoniche. I docenti ciechi non possono usare le lim, i registri elettronici e neppure scegliersi i libri di testo perché inaccessibili ai non vedenti. Cosa prevede il programma del M5S per rilanciare la scuola e in particolare l’inclusione delle persone diversamente abili?
“Il nostro programma prevede, oltre a scuole sicure e accessibili, la creazione di ambienti accoglienti e all’avanguardia, con arredi e strumenti didattici che consentano l’inclusione di tutti gli alunni. Vogliamo garantire la continuità didattica rispondendo al fabbisogno di docenti nelle scuole, diminuendo il numero di alunni per classe, assicurando le risorse sufficienti per i servizi scolastici e creando su ciascun territorio un’equipe di esperti a supporto dell’attività educativo-didattica dei docenti. La nostra idea sulla scuola statale è quella di un luogo di studio e apprendimento fruibile a tutti, alunni e docenti, con spazi moderni dove architettura interna ed esterna siano accoglienti e funzionali, anche rispetto alla possibilità di aprire le attività a laboratori esterni”.

@PiccininDaniele

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