Capitano Carola, finche c’è guerra c’è speranza…

farmacia di turno

E sì, stavolta l’eroina (non la droga, o l’eroina per antonomasia Anita Garibaldi, ma la crucca, la tedesca, Carola … chiamatela come vi pare … basta che non la chiamate “capitana”) ha fatto davvero il passo più lungo della gamba. No, non vi fate fuorviare, non mi riferisco al fatto di aver violato tutte le norme che poteva, al fatto di far parte di un’associazione finalizzata al commercio dei nuovi schiavi (che poi sono sempre gli stessi, o meglio, i nipoti e pronipoti di quelli), o di aver a che fare con quel traffico di soldi che ci gira intorno e si moltiplicano, a quelli, che nessuno sembra avere … persone, governi, Stati, banche ma che, quando appare all’orizzonte una come questa … come d’incanto appaiono, manco fossero la Madonna … per lo meno a chiacchiere sui giornali, perché poi vorrei vedere … e si moltiplicano pure.

Chissà quanti denari avranno raccolto queste anime belle per i terremotati, o per i bambini vittime di orrori da parte di persone che avrebbero dovuto occuparsi del loro bene in quel di Reggio Emilia.

E vabbè, allora cerco la rissa, qualcuno potrebbe pensare, vero? 

Che c’entra Reggio Emilia,la città di cui fu sindaco quel Del Rio che, dimenticandosi dell’art. 68 della Costituzione, invece di esprimere liberamente le sue opinioni, ha pensato di andare a rendersi complice fattivo nella commissione di reati con questa disgraziata che vuol rubare la ribalta a Greta ….? Non c’entra certamente, ma trovo strano che quando scoppia un caso in cui sono coinvolti quelli del partito di quel signore lì, esce sempre in contemporanea qualcos’altro su cui si sposta l’attenzione. Strano vero?

Ma torniamo a Carola, diamoglielo quel quarto d’ora di celebrità che tanto ha smaniato per avere, dopo aver speso lunghi anni dedicando l’anima allo studio dell’albatros. Ovviamente con la pancia piena di una teutonica figlia, bianca, come ama sottolineare lei, di un ricco (ricco lui, non lei, perchè se non ho capito male il patrimonio di famiglia, vendendo armi, e cioè strumenti di morte, lo ha creato papà, mica lei studiando l’albatros), in fondo in fondo, che ha fatto, poverina?

Questa pasionaria, ha detto:“… ops … scusate … ho sbagliato manovra …”. Peccato che, sbagliando manovra, ha speronato una nave italiana, lasciamo perdere se da guerra o da pace, tanto poco cambia, con il rischio di far diventare sottilette 4 o 5 finanzieri italiani. Ma lo ha fatto per il superiore interesse di soggetti che proprio lei ha tenuto sequestrati per giorni e giorni, e senza chiedere riscatti. Chissà, forse lo avrà fatto perché ama la pesca e le piace tanto andare a praticarla davanti all’orribile Libia, luogo di pericoli e torture. Ma se davvero la Libia è quel che racconta lei e altri come lei, perché è andata a correre questo rischio? Non le è venuto in mente che i libici, magari pensando di poterlo fare, visto che erano nelle “loro” acque territoriali, avrebbero potuto caricarsela e portarsela ospite in uno di quei famigerati campi di tortura? Dicci Carola, che avresti fatto? Avresti chiamato la Polizei …? E no, l’eroina questo non lo ha pensato, neppure per un attimo, magari perché sapeva perfettamente che non correva nessun rischio.

Ma torniamo al tema, quello vero. Quale è il vero passo falso che fa lasciare lo zampino a Carola, questa viziata figlia di un presunto commerciante di armi? In fondo fa persino sorridere.

Sì, ho detto sorridere, perché mi ricorda uno dei tantissimi meravigliosi film di Alberto Sordi, tutti a ben vedere esempi di civiltà e lungimiranza, quando più di trent’anni fa, metteva il dito nelle tante piaghe di questo povero Paese, sbeffeggiandone i vizi. Ma sì, quello dal titolo evocativo “Finchè c’è guerra c’è speranza”.

Era la storia di un commerciante d’armi, non bieco, ma pure simpatico che, scoperto quale fosse il suo vero lavoro dalla moglie e dai figli, tutti per bene, buoni, diciamo tipo quelli da salotto bene, rigorosamente “di sinistra”, e schiacciato dalle loro reprimende, la sera prima di partire per un “viaggio di affari” (e cioè vendita di armi in Africa), colpito dai buoni sentimenti espressi dal sangue del suo sangue, pacatamente disse che se i loro principi erano così forti da far rinunciare ai vestiti griffati, al salone di bellezza, ai gioielli, al cavallo, al motorino e via dicendo, non avevano che da lasciarlo dormire la mattina, lui non avrebbe messo neppure la sveglia, e così non avrebbe preso quel volo che lo doveva portare in Africa a vendere armi.  Meravigliosa la scena successiva, in cui si vedono moglie e figli all’aeroporto che lo salutano, mentre lui sale la scaletta dell’aereo per andare a vendere armi. Capita l’antifona?

Torniamo a Carola e al suo andar malamente verso “il lardo”.

Questa ingenua creatura, che può anche comprendersi, non avendo mai avuto neppure un’idea di cosa possa significare darsi da fare per vivere, non ha pensato una cosa fondamentale. E cioè che, travalicando in quel modo tutte quelle norme, sia nazionali che internazionali, che con la sua scervellata condotta ha violato, il vero problema non la ho creato a se stessa, che già ci ha pensato il Padreterno a conciarla bene, visto quel che le si sente dire, ma a chi era bello pronto a difenderla dall’alto del proprio ruolo istituzionale. Sciagurata! Ma che hai fatto, immagino avranno pensato. Ma come, noi siamo qui, pronti e reattivi a scandagliare l’universo per trovare un modo di incriminare questo maledetto Ministro degli Interni, solo aspettando che dica una parola di troppo o magari interpretabile in modo utile e tu che fai? Commetti reati gravissimi e per di più alla luce del sole, davanti al mondo intero e sotto l’occhio impietoso delle telecamere?! Sarebbe da ammazzarti, se non fossimo così buoni da non voler la morte di nessuno, esclusi ovviamente quelli che la augurano a  Salvini e a pochi altri. E allora, adesso come si fa? Sono curioso e aspetto. Però mi domando: vuoi vedere che, alla fine della fiera, al lardo stavolta non ci arriva davvero!?

da Eques

Articoli suggeriti