Cesare Battisti e la rete di sostegno tutt’altro che segreta

La cattura resa possibile dalla congiuntura politica favorevole

farmacia di turno

Era da tempo monitorata dall’antiterrorismo e dall’intelligence italiana la rete di sostegno e protezione di cui ha goduto Cesare Battisti durante gli anni della sua latitanza. La ragnatela di coperture, che andava dalla Francia al sud America, era formata da soggetti gravitanti nella medesima area politica di riferimento dell’ex ricercato, ma non necessariamente da terroristi o personaggi contigui a gruppi dell’eversione di sinistra. Gli organi investigativi hanno riferito che, oltretutto, Battisti si collegava quotidianamente ai social media, leggerezza che ha contribuito in modo determinante a rendere meno ardua la sua localizzazione.

Già dall’ottobre dello scorso anno erano state sollecitate, attraverso il canale Interpol, le autorità di polizia brasiliane nel prestare la massima attenzione a eventuali tentativi di allontanamento di Battisti da quel Paese, elemento emerso dalle attività di intercettazione poste in essere nei confronti del latitante. Si muoveva quotidianamente camuffato con pizzetto e occhiali neri, guardandosi continuamente intorno mentre camminava nelle vie di Santa Cruz de la Sierra, la cittadina boliviana dove si era rifugiato a casa di alcuni conoscenti locali dopo la fuga dal Brasile. Ma questi accorgimenti non erano sfuggiti agli agenti incaricati di pedinarlo senza soluzione di continuità.

La cattura di Battisti resa possibile dalla congiuntura politica favorevole

Secondo fonti interne alla Questura di Milano, la cattura di Battisti è stata resa possibile dalla congiuntura politica favorevole, rilievo che non fa che confermare l’inettitudine mostrata dalle precedenti gestioni della quarantennale vicenda della latitanza del pluriomicida leader dei Proletari armati per il comunismo.

Mentre un aereo della presidenza del Consiglio è già in volo verso il sud America con a bordo funzionari dell’Aise, il ministro degli Esteri brasiliano, Ernesto Araujo, ha riferito con un tweet che “dopo l’arresto di Cesare Battisti da parte dell’Interpol in Bolivia, il ministero della Giustizia e quello degli Esteri stanno adottando tutti i provvedimenti necessari, in cooperazione con i governi di Bolivia e Italia, per compiere l’estradizione di Battisti e consegnarlo alle autorità italiane”.

Quando giungerà in Italia, l’ex terrorista sconterà la pena dell’ergastolo con 6 mesi di isolamento diurno, presso il carcere romano di Rebibbia, così come riferito dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

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