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É morto il Maresciallo dei Carabinieri che si è sparato nell’ufficio del Capitano

“L’Arma si deve aprire e non rinchiudere in silenzi”

Il 7 marzo un Maresciallo dell’Arma dei carabinieri di 43 anni si è sparato un colpo con la pistola d’ordinanza, secondo alcune indiscrezioni lette sulle chat social e sui forum del web, nell’ufficio del proprio Capitano. Il Maresciallo Luca Cogoni giunto in ospedale in condizioni gravissime secondo quanto riporta Bergamo News è spirato sabato. Nel silenzio dei media, continua la strage silenziosa degli appartenenti alle Forze di Polizia, numeri che stracciano ogni statistica e che dovrebbero far capire che il problema non è solo di natura familiare o economico, è un malessere più profondo e inascoltato.

I numeri parlano, purtroppo, chiaro: la media dei suicidi della popolazione è di circa 5 casi ogni centomila abitanti, mentre per le Forze dell’Ordine il dato raddoppia arrivando a 9,8 casi ogni centomila appartenenti. Nessun giornale ha rilanciato la notizia, eppure la gravità del fatto è eclatante per un piccolo comune come Clusone, una notizia che ha fatto immediatamente il giro delle chat e dei forum ed è stata riportata da Infodifesa.it e da altri siti web, ma nessun cenno dalle Istituzioni e testate locali.

Il Siulm, sindacato unitario lavoratori militari, all’indomani di quanto accaduto al Maresciallo Cogoni ha scritto una lettera al comandante dell’Arma dei Carabinieri, il generale Giovanni Nistri della quale vi riportiamo alcuni passaggi. “Ci rivolgiamo a Lei dopo l’ennesima notizia di un suicidio di un Carabiniere. Il dolore, il turbamento, la commozione e la preoccupazione per quanto accaduto è grande, anche pensando ai familiari, alla figlia, ai colleghi tutti. Non ci sono comunicazioni ufficiali, nessun organo di informazione nazionale o sito nazionale, come ormai purtroppo accade da tempo, lo riporta. Come se questi fatti e il tema suicidi siano da mettere sotto il classico tappeto che ormai assume forma non più tale.

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