Lo scorso 5 novembre, il ministero degli Interni tedesco ha provveduto a bandire ufficialmente le attività del gruppo islamista “Muslim Interaktive” considerato propalatore e promotore degli ideali di instaurazione di un Califfato governato dalla Shari’a. Il tutto promosso con varie iniziative nelle piazze e sfruttando i vari social media (TikTok, Instagram e YouTube) per la diffusione di contenuti basati sulla sottomissione delle donne, delle minoranze sessuali e sull’antisemitismo.
Muslim Interaktiv (MI) è un collettivo islamista emerso in Germania nel 2020, con base ad Amburgo. È noto per la sua comunicazione digitale aggressiva e per la promozione di un modello di società islamica governata dalla Shari’a. I target del gruppo sono i giovani musulmani di seconda generazione, reclutati tramite social media che concorrono a formare una struttura informale, basata su content creator, attivisti e reti locali.
L’ideologia propagandata è basata su riferimenti diretti al concetto di califfato e della centralità della shari’a accompagnato da una forte retorica anti-occidentale e anti-israeliana.
Le attività del collettivo, fortemente influenzate dagli ideologi di Hizb ut-Tahrir, un movimento politico-religioso islamista fondato nel 1953 a Gerusalemme est e già bandito in Germania, si concretizzano nell’ organizzazione di manifestazioni e conferenze a carattere religioso-politico e la produzione di video e materiale propagandistico destinato al reclutamento di giovani immigrati e volto ad ottenere un più vasto consenso tra le masse di stranieri residenti in Europa.
Come anzidetto, le autorità tedesche, mercoledì scorso hanno delegato gli organi di polizia per le perquisizioni e il sequestro di beni in Amburgo del gruppo sia a Berlino che nella zona interna dell’Assia, motivando i provvedimenti con le accuse di “diffusione della supremazia della legge islamica, incitamento contro la democrazia, antisemitismo, discriminazione di genere e orientamento sessuale, promozione di un ordine alternativo fondato sulla shari’a”.
L’unico nominativo emerso nel contesto delle indagini è quello relativo a tale Joe Adade Boateng (alias Raheem Boateng), un tedesco-ghanese, identificato dai media tedeschi come leader o volto pubblico del gruppo, già imputato per organizzazione di manifestazione non autorizzata ad Amburgo nell’aprile 2024 dove i circa 1.100 partecipanti scandirono slogan di richiesta esplicita della creazione di un califfato accusando, nel contempo, la stampa tedesca di islamofobia.
Pur essendo attiva solo da qualche anno, Muslim Interaktive è riconosciuto come un attore significativo nella scena islamista tedesca, soprattutto per la capacità di raggiungere i giovani attraverso contenuti digitali.
La contiguità del gruppo con l’omologo Hizb ut-Tahrir e il suo modello (califfato, shari’a) rappresenta un conflitto marcato con l’ordine costituzionale tedesco. Il divieto da parte dello Stato tedesco, infatti, segnala una crescente attenzione verso le organizzazioni islamiste che operano in modo ibrido (manifestazioni, social media, reclutamento online) ed il fatto che venga osservato un uso strategico dei social media (es. TikTok) per mobilitare e indottrinare adepti indica un’evoluzione rispetto ai modelli tradizionali di radicalizzazione.
Ma la marcata preoccupazione delle autorità, non solo tedesche, è l’asse transazionale creato proprio con il “gruppo madre”, ossia, Hizb ut-Tahrir (HT), nato nel 1953 ad opera di Muḥammad Taqi al-Dīn al-Nabhani, un giurista palestinese e docente islamico, sostituito nel 2003 daʿAṭā Abū Rašṭa, nominato portavoce globale dal 2003.
Il movimento nacque in risposta al crollo del Califfato Ottomano e alla nascita degli Stati nazionali arabi e proponeva una “riunificazione” islamica sotto una guida religiosa e politica unitaria ed imponeva il rifiuto della democrazia occidentale e delle forme di governo laiche.
Sebbene tale organizzazione non risulti particolarmente attiva dal punto di vista operativo, risulta comunque un movimento fondante dell’ideologia islamista in Medio oriente con canoni molto simili a quelli propagandati dallo Stato Islamico.
La struttura di Hizb ut Tahrir si compone di Wilaya (province) con un Amir (emiro) locale, circoli di Halaqa (studio), diffusione di comunicati e video educativi, presenza universitaria e attività culturali.
Il gruppo risulta oggi attivo, in forme più o meno ufficiali, in oltre 40 Paesi, con particolare presenza in Asia Centrale (Uzbekistan, Kirghizistan, Indonesia), Medio Oriente (Giordania, Libano, Palestina), Europa (Regno Unito, Germania, Danimarca) e Africa Orientale (Kenya, Tanzania).
Se è vero che l’obiettivo dichiarato sia la restaurazione di un califfato islamico universale fondato sulla shari’a, ufficialmente utilizzando metodi “non violenti”, è considerato da diversi governi come una minaccia alla sicurezza costituzionale per la sua propaganda e le sue reti di mobilitazione ideologica è altrettanto reale che detta ideologia ricalca, a sua volta i dettami dei Fratelli Musulmani, organizzazione nata in Egitto nel 1928 ad opera di Hasan Al Banna, rivelatrice di un’ampia strategia mirante all’espansionismo islamista a livello globale.
Il tutto alimenta la volontà di una crescita esponenziale del fenomeno
Oltre a quanto già rappresentato, appare ovvio che rilevata la massa di immigrati turchi in Germania, vi sia da rilevare la stretta connessione che sia Muslim Interaktive, sia anche Hizb ut Tahrir, possano intrattenere con il gruppo Milli Horus, finanziato anche dal governo di Ankara, che più fonti hanno additato di fungere da collante tra le comunità turche in Europa ed Hamas.
Peraltro, la Kuveyt Turk Bank, con sede a Francoforte, è una filiale interamente controllata dalla Kuveyt Türk Katılım Bankası A.Ş. (Kuveyt Türk Beteiligungsbank) di Istanbul. Nel 2004, la Banca ha aperto un ufficio di rappresentanza in Germania. Da allora, essa ha svolto un lavoro pionieristico e introdotto al pubblico un sistema bancario islamico attento ai valori, etico e socialmente responsabile. Nel 2010, la licenza per l’intermediazione di depositi in paesi terzi è stata concessa con successo per l’ingresso nel mercato tedesco. Nell’ottobre 2012, Kuveyt Türk Katılım Bankası A.Ş. ha presentato la domanda di licenza bancaria all’Autorità Federale di Vigilanza Finanziaria.
Nel 2020, un tribunale locale statunitense stabilì che una banca straniera con sede a Istanbul avrebbe finanziato l’organizzazione terroristica Hamas, aggravando le accuse contro internazionali rivolte alla Turchia di agevolare il flusso di fondi per il terrorismo palestinese.
Secondo Arab News, Ankara è rimasta in silenzio sulla decisione, ma a seguito della sentenza del tribunale, la Turchia potrebbe trovarsi ad affrontare un ulteriore isolamento globale e le sue relazioni, in prima istanza, con Israele potrebbero essere compromesse.
Nella sua sentenza, la Corte Distrettuale di New York ha stabilito che la banca turco-kuwaitiana deteneva diversi conti correnti per finanziare Hamas. Secondo la corte, la banca era “pienamente consapevole del fatto che tali conti agevolassero le attività violente di Hamas”. Jonathan Schenzer, Vicepresidente per la Ricerca presso la Fondazione per la Difesa delle Democrazie, scrisse in un tweet: “Sapevamo tutti del sostegno dell’Iran ad Hamas, ma non eravamo a conoscenza del fatto che la Turchia fornisse sostegno finanziario. Il tribunale ha inoltre criticato la Turchia per non aver vietato la Fondazione per i Diritti Umani, le Libertà e gli Aiuti Umanitari (IHH), che raccoglie fondi per Hamas nel Paese.
Il tribunale ha affermato, quindi che, dal 2012 al 2015, la Kuwait Turkish Bank ha contribuito a finanziare Igmor, IHH e IUG attraverso una serie di conti. Il quotidiano britannico The Times ha affermato, in seguito, che Hamas aveva istituito un quartier generale segreto a Istanbul, da cui ha effettuato attacchi informatici e spiato le ambasciate in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, in Medio Oriente e in Europa.
Un portavoce del Dipartimento di Stato americano, nel 2024, ha dichiarato in un tweet che gli Stati Uniti stavano protestando fermamente contro l’ammissione dei due leader di Hamas da parte del presidente Erdogan e che tali contatti potrebbero isolare la Turchia e indebolire gli sforzi globali contro il terrorismo.
Quanto rappresentato è un’analisi abbastanza chiara di come l’islamismo radicale sia diffuso e fornisca di una rete capillare di fiancheggiatori e simpatizzanti in Europa. Altrettanta attenzione verrà rivolta verso le reti che animano, in parallelo ed a tratti in simbiosi con quello di Hamas, il panorama delle reti sciite intessute da Hezbollah che, a loro volta, rappresentano una longa manus dell’Iran sul Vecchio Continente.
Fonti:
https://urdunews.com/node/513341
https://dserver.bundestag.de/btd/20/113/2011372.pdf?utm_source=chatgpt.com
