Nuove nuvole si addensano all’orizzonte in Occidente e Medio Oriente, perturbazioni ampiamente previste ma, probabilmente sottovalutate sin dalla loro nascita.
In una dichiarazione finale della “International Youth Conference on Independent Palestine”, un’associazione sorta in Turchia nel 2014, ma ampiamente pubblicizzata in Europa nel 2021 e riproposta, non a caso, in queste settimane, sottoscritta da organizzazioni giovanili legate a gruppi estremisti mediorientali, prospetta la rinascita di un gruppo guidato da una forte impostazione anti-USA e anti-Israele, definendo Israele come “entità sionista” e invocando l’allargamento di un fronte regionale unito. Il linguaggio è tipico dell’asse Iran–Hezbollah–Siria, con l’aggiunta di gruppi turchi nazional-eurasiatici.
Non a caso i contenuti dell’associazione vengono pubblicati sul website turco https://uwidata.com .
Gli obiettivi dichiarati ricalcano, assemblandoli, quelli dei gruppi terroristici attivi nella regione, sostenendo tutte le forme di “resistenza” palestinese, definite “legittima autodifesa”, promuovere un fronte giovanile internazionale anti-imperialista, superare l’embargo USA contro Iran, Siria, Yemen, Libano, costruire comitati nazionali per propagandare la causa palestinese.
Il documento presenta un tono operativo, quindi non solo politico, che comprende la lotta contro Israele, gli USA e i piani di frammentazione regionale e la collaborazione Israele-Grecia-Cipro.
Le tematiche diffuse tramite social network disegnano una mappa che denota un coordinamento pubblico tra gruppi giovanili eterogenei facenti capo a organizzazione terroristiche designate in molti Paesi occidentali (Hamas, Basij, Hezbollah) e propone la Turchia come ponte tra Iran e mondo palestinese, configurando un possibile quadro di cooperazione politico-ideologica che tenda a facilitare la creazione di future reti di attivismo radicale.
In effetti, tra gli aderenti all’associazione International Youth Conference on Independent Palestine, si rilevano entità quali Fatah, Hamas, Fronte Popolare per la liberazione della Palestina, Gioventù Basij (Iran), Hezbollah Youth e Gioventù dell’Arab National Youth (Libano), Giovani del Partito Vatan (Turchia), Unione della Gioventù di Turchia, Giovani rivoluzionari siriani, ma anche l’International Yemeni Youth Forum, branca giovanile del gruppo terrorista Ansar Allah.
Il documento diffuso all’epoca presenta un’intestazione che rappresenta già un frame:“Against the Imperialist-Zionist Threat / For the Independent State of Palestine / We Are One Front and One Heart”.
Da qui si dipartono tre elementi centrali quali il Nemico binario e totalizzante dove l’avversario è definito come “minaccia imperialista-sionista”, cioè la fusione tra imperialismo USA e sionismo israeliano in un’unica entità ostile, un soggetto collettivo: “one front, one heart” (un unico fronte, un unico cuore – retorica del fronte unito che trascende differenze ideologiche (islamisti, baathisti, marxisti, nazional-kemalisti) e la Palestina come causa-ombrello. La Palestina indipendente è presentata come causa centrale dell’intero fronte anti-imperialista globale, non solo araba o islamica.
Nei primi punti, il testo definisce la causa palestinese “la causa comune di tutti noi” e promette di farne “la bandiera comune di tutta la gioventù anti-imperialista del mondo”; . Inoltre, afferma che la lotta non appartiene solo a palestinesi, Medio Oriente o mondo islamico, ma a tutte le nazioni che lottano contro “sfruttamento e egemonismo imperialista, da Iran e Turchia fino a Russia e Cina, da Asia Occidentale all’America Latina” e collega la vittoria di un Palestina indipendente al “crollo dell’ordine mondiale imperialista” e alla costruzione di un “mondo multipolare basato su giustizia ed eguaglianza”.
In sintesi, si propone obiettivi quali il pieno allineamento con la retorica multipolare (asse Russia-Cina-Iran ecc.) e l’integrazione della Palestina nella narrativa geopolitica del “fronte degli oppressi contro l’Occidente”.
Da un’analisi del testo datato 25/7/2021, si sottolinea come “sia già in atto “una nuova intifada che sarebbe già esplosa dopo l’irruzione degli ebrei ortodossi nella moschea di al Aqsa e diffusasi a tutte le città anche quelle sotto il diretto controllo israeliano.
Inoltre l’idea che la cupola di ferro israeliana sia stata “distrutta” e che la resistenza palestinese sia “più forte che mai” con una propria definizione come “lotta benedetta” configura l’elemento centrale della “vittoria inevitabile” e una rappresentazione della “resistenza” come soggetto storico vincente, non come parte debole.
Nel testo, la conferenza non è “solo piattaforma di scambio di opinioni”, ma un’ “unione d’azione” per unire la gioventù mondiale “sotto la bandiera della causa palestinese”, sottolineando la proclamazione di un “sostegno incondizionato” alla lotta del popolo palestinese per liberazione, libertà e indipendenza.
I metodi di lotta delle organizzazioni di resistenza, “sotto attacco costante dell’esercito israeliano”, sono definiti espressamente come “diritto di autodifesa”. Tale passaggio fornisce una copertura politica esplicita a tutte le forme di resistenza (inclusa quella armata) come autodifesa legittima evitando accuratamente qualsiasi distinzione tra tattiche diverse (attacchi contro militari, contro civili, missili, ecc.): tutto viene inglobato nel frame “self-defense”.
Viene esclusa l’ipotesi della creazione di “due Stati”, ribadendo che la formula sulle “terre storiche” è massimalista e compatibile con l’idea di uno Stato palestinese che si estende sull’intera Palestina storica, pur non dichiarandolo in modo esplicito.
Si ribadisce il diritto al ritorno dei profughi del 1948 come “diritto umano riconosciuto dal diritto internazionale” e si chiedono ai governi misure concrete “incluse sanzioni esterne, aiuti diretti alla resistenza, alleanze militari”, per porre fine all’occupazione e al blocco israeliano.
Viene quindi a delinearsi un chiaro salto di qualità nelle azioni, con la richiesta non solo di solidarietà politica o diplomatica, ma di supporto statale diretto, anche militare, alla resistenza, considerata partner legittimo di alleanze militari.
La visione geopolitica del documento definisce una “minaccia a tre gambe” che unisce i giovani dell’Asia Occidentale “l’entità sionista di Israele che occupa la Palestina”, il tentativo di USA e Israele di creare una “Seconda Israele” dividendo territori di Turchia, Iran, Iraq e Siria (chiaro riferimento alla questione curda e a Stati cuscinetto filo-occidentali), ed in ultimo, l’“Israele in mare”, cioè il corridoio Grecia–Cipro sud–Israele nell’Egeo e nell’EastMed, accusato di voler “imprigionare le nazioni resistenti sulla loro piattaforma continentale”.
In questa sezione Israele e USA sono presentati come un unico attore strategico, responsabile tanto dell’occupazione in Palestina quanto dei progetti di smembramento territoriale e del controllo energetico nel Mediterraneo orientale, mentre la sicurezza di Turchia, Iran, Siria, Libano, Yemen viene dichiarata inseparabile dalla “difesa della Palestina”.
In ultimo, vengono elencati gli impegni concreti:
- organizzare manifestazioni di protesta contro presenza, occupazione e provocazioni USA/Israele nei propri Paesi;
- sostenere le intifade e le “battaglie di liberazione” palestinesi anche sul piano narrativo, “informando correttamente” l’opinione pubblica;
- creare comitati locali per lavorare con partiti, sindacati, organizzazioni di massa, così da radicare la causa palestinese nelle rispettive società;
- combattere i “seminatori di discordia” (seditionists) che dividono il fronte su base nazionale, ideologica, religiosa o settaria.
In conclusione si riafferma che nessuna potenza potrà più impedire “l’unità dei giovani che resistono a imperialismo e sionismo in Asia Occidentale” viene sancito che la Conferenza, sotto l’ombrello WAYU, diventa piattaforma permanente e che le organizzazioni firmatarie si considereranno vincolate da questa linea comune.
Le prospettive, di per se assai fantasiose, dell’Associazione implicano il rifiuto implicito dei trattati di Oslo e la soluzione classica “due Stati”, perché parla di “terre storiche” palestinesi, piena sovranità e diritto al ritorno senza alcuna menzione di Stato ebraico o di compromesso territoriale. Si chiede di legittimare la resistenza armata come forma di autodifesa, chiedendo addirittura alleanze militari tra Stati della regione e le organizzazioni di resistenza. Viene inserita la Palestina in una metanarrazione globale: dalla Russia alla Cina, fino all’America Latina, come parte del fronte dei Paesi e movimenti che vogliono superare l’ordine mondiale guidato dagli USA.
Dalla semplice lettura del documento, si trae la convinzione che alla base della creazione della WAYU, vi sia un forte condizionamento da parte di entità statali che, da quanto appreso da fonti di settore, provvederebbero a tutt’oggi anche al finanziamento del neonato Gruppo.
Già nei primi capoversi del documento, il lessico pseudo rivoluzionario utilizzato è proprio di giovani immigrati in Europa di terza generazione, laddove si legge: «Non potranno più dividerci sulla base di nazionalità, ideologia, religione o setta. D’ora in avanti, nessun potere potrà impedire l’unità della gioventù che resiste all’imperialismo e al sionismo in Asia Occidentale.
La nostra forza più grande è la nostra fratellanza e solidarietà basata sulla nostra giusta causa. È la fiducia che abbiamo nelle nostre nazioni, radicata nell’antica civiltà afro-asiatica e nell’umanità.»
Scorrendo le pagine successive, si intravede la reale possibilità di una saldatura con gruppi antagonisti europei ed i loro sostenitori organizzati nella varie sigle del terrorismo continentale.
Da qui la riproposizione sui social del documento di 4 anni fa, partita da alcuni account di immigrati arabi e turchi in Germania, Berlino in particolare, e diffusasi in tutta Europa.

La “causa comune” potrebbe condurre ad un pericoloso mix ideologico e operativo, con la saldatura tra i vari fronti dell’estremismo giovanile sia autoctono che di importazione.
I cosiddetti “Maranza” ne sono un’espressione. Tra violenza antagonista allo stato ospitante e atti ostili contro i simboli della cristianità e dell’ebraismo in Italia.
I contenuti espressi nella dichiarazione d’intenti del 2021 sono, infatti, ampiamente condivisi e amplificati negli appelli a manifestazioni di piazza che si sono succedute negli ultimi mesi, con protagonisti studenti, antagonisti, anarchici e centri sociali del Continente.
Per completezza d’informazione riportiamo di seguito i punti salienti della dichiarazione di intenti della WAYU:
«La Conferenza Giovanile Internazionale per la Palestina Indipendente, tenuta sotto l’ombrello della World Anti-Imperialist Youth Union (WAYU), è stata istituita come piattaforma di cooperazione con questa dichiarazione finale e continuerà a riunirsi regolarmente per espanderla ulteriormente. La prossima conferenza si terrà in Turchia il prossimo novembre (2021 NDR), ospitata dalla Youth Union of Turkey (TGB). Da questo giorno in poi, tutte le organizzazioni firmatarie intensificheranno il loro sostegno alla causa palestinese.»
«Sosteniamo incondizionatamente la lotta del popolo palestinese per la liberazione, la libertà e l’indipendenza. I metodi di lotta delle organizzazioni di resistenza palestinesi, che sono sotto costante attacco e blocco da parte dell’esercito israeliano, sono il loro diritto all’autodifesa».
«Difendiamo uno Stato indipendente di Palestina, la cui capitale è Gerusalemme; territori integrati; confini determinati dal popolo palestinese e amministrati dai palestinesi; con piena sovranità sulle sue terre storiche, mensola continentale e risorse.»
«Il diritto al ritorno dei palestinesi espulsi dalle loro case dall’occupazione israeliana iniziata nel 1948 è un diritto umano riconosciuto dal diritto internazionale.»
«Noi, la gioventù dei paesi dell’Asia Occidentale, siamo consapevoli che affrontiamo un’aggressione USA-Israele. Il fronte unito che abbiamo stabilito non è solo un sostegno umanitario alla Palestina, ma anche una linea di difesa per le nostre patrie e nazioni contro l’imperialismo.»
«Gli aerei militari israeliani non colpiscono solo la Palestina ma anche Libano e Siria. L’embargo USA-Israele non colpisce solo la Palestina ma anche Iran, Siria, Libano e Yemen. Sappiamo che la sicurezza di Turchia, Iran, Siria, Libano e Yemen comincia con la difesa della Palestina.»
«Ci opporremo agli attacchi, assassinii e complotti degli USA e di Israele contro i paesi della regione. Siamo contro i bombardamenti USA-Israele in Siria e l’occupazione del Golan e del Nord della Siria. Insieme ai paesi della regione supereremo l’embargo economico imposto dagli USA su Libano, Iran e Yemen, oltre che sulla Siria.»
«Come gioventù dell’Asia Occidentale, staremo spalla a spalla per spezzare questo assedio imperialista-sionista a tre gambe. Sconfiggendo questa minaccia, indeboliremo ulteriormente l’imperialismo in Asia Centrale, Asia Orientale, America Latina ed Europa Orientale.»
“Azioni da intraprendere: rispondere alla presenza, all’occupazione e alle provocazioni USA-Israele. Solidarietà con la resistenza palestinese e diffusione delle nostre opinioni pubbliche e composizione di comitati locali nei nostri paesi per dialogare con partiti politici, masse organizzate e sindacati per diffondere la causa palestinese nella società”.
«Promettiamo di unire la gioventù dei nostri paesi e del mondo come un pugno per l’indipendenza e la libertà della Palestina. Facciamo di questa lotta la comune bandiera di tutta la gioventù anti-imperialista».
«La lotta palestinese non è solo dei palestinesi: è la lotta comune di tutti i popoli dell’Asia Occidentale e del mondo islamico contro lo sfruttamento imperialista, dall’Iran e dalla Turchia alla Russia e alla Cina, dall’Asia Occidentale all’America Latina.»
«La sconfitta di Israele e la vittoria della resistenza palestinese saranno la vittoria di tutta l’umanità. L’indipendenza della Palestina sarà un punto di svolta per un ordine mondiale multipolare basato su giustizia ed uguaglianza.»
«La resistenza palestinese è oggi più forte che mai. La cupola di ferro israeliana è stata rasa al suolo dopo l’ultimo attacco su Gerusalemme. Dalla moschea di al-Aqsa emerge una nuova generazione di intifada in tutta la Palestina e nelle città sotto controllo israeliano. La volontà della resistenza palestinese è la forza decisiva per la vittoria.»
«Per ottenere la vittoria finale contro l’alleanza imperialista-sionista, le forze che affrontano le stesse minacce devono unirsi. Devono essere costruiti fronti delle nazioni oppresse per fermare il terrorismo israeliano e per stabilire una Palestina libera e indipendente.»
Segnali da non sottovalutare sia in relazione al teatro mediorientale sia anche alla sicurezza dell’Europa e più in generale dell’Occidente, sebbene l’entità WAYU, sia connotata da presenze già note agli organi di Intelligence ma non per questo da ritenersi innocue. Negli ultimi mesi, infatti, alcuni quotidiani si sono impegnati a configurare presunte figure trainanti dell’islamismo o, più in generale, dell’estremismo di sinistra, come capipopolo, quando, in realtà, essi ricoprono il ruolo di specchietti per le allodole, riuscendo a distogliere l’attenzione degli Organi preposti alla sicurezza e dell’opinione pubblica da ben altri fattori ed elementi di rischio.
Fonti:
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– [AP News](https://apnews.com/article/9553ea8f29c49a75f8985a9799b0f118?utm_source=chatgpt.com)
https://en.wikipedia.org/wiki/Fatah?utm_source=chatgpt.com “Fatah”
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