Terrorismo: la strategia di “guerra psicologica” dell’Isis

Minacce per le prossime festività dopo le indicazioni del nuovo Leader Abu Ibrahim al Hashimi al Qurashi

Come una triste consuetudine, consolidata negli ultimi anni, l’Isis ritorna a diffondere minacce in concomitanza con le festività natalizie e di fine anno seguendo i canoni di una strategia di “guerra psicologica”. Il target a medio termine identificato dallo Stato islamico è quello di mantenere alto il livello della tensione nei Paesi occidentali ed europei in particolare, che porta a colpire le traballanti economie degli Stati coinvolti con un consistente aggravio delle spese per gli investimenti nel settore sicurezza, dovendosi impegnare nella protezione di siti a rischio, ovvero di obiettivi sensibili, in aggiunta all’ordinaria amministrazione. Per gli islamisti un risultato ben misero in termini di visibilità, ma per gli adepti dei network del terrore, un target a portata di mano con un investimento minimo in attesa di colpire in modo più profondo il mondo dei miscredenti. E in questo senso sono già stati numerosi i segnale d’allarme da parte delle cellule dormienti infiltrate in Europa.

Sventato attacco Isis a Vienna

Il 12 dicembre, a Vienna, un gruppo di tre uomini dell’est europeo è stato tratto in arresto con l’accusa di aver preparato un attentato nella Stephansplatz a Vienna, nella sera di Capodanno. Il gruppo risulta avere contatti con omologhe cellule intenzionate a colpire obiettivi in Francia, Lussemburgo e Germania in prossimità delle prossime festività. Il fermo è stato eseguito dalle forze speciali di polizia “Cobra” e i sospettati sarebbero tre immigrati ceceni di 18, 25 e 31 anni domiciliati in Austria di cui uno nel distretto multiculturale della Favoriten. Sono in corso accertamenti relativi alla radicalizzazione del più giovane e dell’appartenenza degli altri due al circuito dello Stato islamico operante in Cecenia con articolazioni in Siria, Iraq e nell’occidente europeo. Su telefoni e pc in uso ai tre sarebbero stati rinvenuti documenti propagandistici dell’Isis e l’avvenuta condivisione degli stessi con altri correligionari. L’arresto è stato compiuto nel contesto di una collaborazione internazionale dell’intelligence austriaca e potrebbe portare ad ulteriori provvedimenti estesi a tutto il Continente europeo.

Le reali capacità operative di Isis

L’operazione portata a termine in Austria rappresenta un segnale di incremento dell’allarme terrorismo in Europa, ma anche una parziale smentita sulle reali capacità operative dello Stato islamico le cui cellule hanno presumibilmente disatteso le indicazioni fornite dal nuovo leader, al Hashimi al Qurashi che, secondo fonti di intelligence, avrebbe imposto il divieto di utilizzo di telefoni, e-mail, social, nella pianificazione di attacchi negli Stati Uniti o nell’UE. Il neo-Califfo avrebbe inoltre raccomandato un utilizzo massiccio della Taqyyia (la tattica della dissimulazione) per infiltrarsi tra i miscredenti e la trasmissione di istruzioni o messaggi unicamente con il passaparola e senza avvalersi di qualsiasi tecnologia. Appare logico pensare che, basandosi sulla conoscenza dei modus operandi fatto proprio dal Daesh e avocato da al Qaeda, un input a colpire sia così già stato fornito alle cellule operative “europee” e che nessun altro segnale serva ad un ulteriore attivazione. Come già più volte rimarcato, le entità che agiscono in Occidente, godono di piena autonomia operativa e, come già tristemente verificato in Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania, solo per rimarcare gli ultimi drammatici episodi, i target, le modalità e i luoghi da colpire sono già stati identificati dai capi cellula e l’innesco operativo è solo l’ultimo passaggio da affrontare.

Per l’intelligence nostrana l’individuazione delle cellule rappresenta davvero una sfida all’ignoto. I rischi arrivano dai Balcani e dalla Libia, senza contare la moltiplicazione dei neofiti di seconda generazione già operanti sul nostro territorio e beneficiari di una quantità infinita di agevolazioni derivanti da atteggiamenti di una sconsiderata apertura “buonista” nei confronti dell’indistinta massa “degli altri” fornita da ignari politicanti senza alcun polso della triste situazione che si profila all’orizzonte. 

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