Yemen, al-Samad: “Resistenza più potente di qualsiasi arma al mondo”

A due anni dell’inizio del conflitto, si è svolta una manifestazione senza precedenti contro l’aggressione americana-saudita

farmacia di turno

“La Resistenza dello Yemen, ha dimostrato di essere più potente di qualsiasi arma al mondo”. Lo ha affermato Saleh al-Samad, presidente del Consiglio politico Supremo, durante la sua partecipazione, insieme ad alti funzionari yemeniti che sono scesi in piazza con il popolo  di fronte all’ultima aggressione americana-saudita. Non a caso, proprio nel secondo anniversario della brutale guerra americano-saudita contro lo Yemen, domenica scorsa centinaia di migliaia di yemeniti sono scesi  nelle strade di Sana’a, la Capitale,  sventolando le bandiere nazionali e mostrando slogan contro questo massacro incessante, iniziato il 26 marzo del 2015, che ha generato una vera e propria catastrofe umanitaria, portando alla fame e stenti oltre il 90% della popolazione.

A tutt’oggi una situazione al limite, come ci aveva riferito Marco Guadagnino, portavoce dei programmi internazionali dell’organizzazione internazionale, Save the Children. Basti pensare che il numero totale di persone bisognose di assistenza sanitaria è 21,2 milioni, (l’82% della popolazione dell’intero stato), inclusi 9,9 milioni di bambini.  Mentre 19,4 milioni di persone non hanno accesso a fonti di acqua pulita, inclusi 10,2 milioni di bambini.  E, secondo i dati  dell’ organizzazione internazionale presente fin dal 1919 per la salvaguardia e tutela dei bambini, sono più di 7,054 le persone, inclusi 4,125 civili, che sono stati uccisi e oltre 36,376 feriti tra cui 7,207 civili.

I continui e indiscriminati attacchi sauditi, che comprendono anche operazioni di terra e un blocco navale, per non parlare delle armi vietate dal diritto internazionale, ma comunque utilizzate dal regime di Ryadh contro i civili yemeniti,  hanno causato la morte di oltre 12.000 persone. Inoltre, a tutto questo si aggiunge il fatto che non ci sia da parte dei media e delle istituzioni un forte interesse internazionale,  e questo porterà sicuramente ad un prolungamento dei tempi maggiore.

Guerra dalla natura esclusivamente politica

Dello stesso avviso anche Marco Morelli, italiano convertito sciita, che approfondendo con Ofcs.report l’argomento, rivela la vera causa di questo conflitto: “L’aggressione americano-saudita contro lo Yemen è entrata quasi nel suo terzo anno, e tutto ciò nel totale silenzio, sia da parte del mondo arabo-islamico quanto della cosiddetta ‘comunità internazionale’. Laddove se ne parla, sovente, lo si fa in modo improprio e fuorviante, descrivendo il conflitto come di origine settaria, frutto della “storica divisione” tra sciiti e sunniti. Nulla di tutto ciò. Si tratta di una guerra di natura esclusivamente politica, laddove gli Stati Uniti, Israele e l’Arabia Saudita cercano di reinsediare al potere il precedente governo loro alleato, inviso però alla stragrande maggioranza della popolazione. Secondo le fonti yemenite e come da voi riportato,  i due anni di aggressione avrebbero sinora causato 12.000 vittime tra i civili”.

Marco Morelli

E’ bene tener presente al riguardo che le bombe lanciate dalla coalizione americano-saudita mietono vittime tanto tra i sunniti, che costituiscono la maggioranza della popolazione, quanto tra gli zayditi (un ramo minore dell’Islam sciita). Questi bombardamenti hanno peraltro colpito spesso deliberatamente le infrastrutture del paese arabo, distruggendo scuole, ospedali e orfanotrofi,oltre alle aree residenziali.

“Gli aggressori sauditi, nella loro ferocia contro la popolazione yemenita – prosegue Morelli –  hanno peraltro utilizzato armi vietate a livello internazionale, utilizzo riconosciuto dalla stessa “coalizione” e perfino dal ministro degli Esteri inglese (fornitore di parte di quelle armi proibite). E’notizia di questi giorni che nelle zone più esposte ai bombardamenti americano-sauditi, quelle di Harad e Hodeida che si trovano sulla costa occidentale, sono stati registrati i primi casi di bambini nati con gravissime malformazioni proprio a causa dell’utilizzo di queste armi”.

Nel contempo organizzazioni internazionali come la Fao e l’Unicef –nel silenzio complice delle Nazioni Unite e del suo Segretario Generale – oltre a denunciare l’altissimo numero di bambini vittime dei bombardamenti sauditi, hanno lanciato l’allarme carestia che minaccerebbe il 65% della popolazione yemenita. “Ogni 10 minuti un bambino sotto i cinque anni muore in Yemen a causa di malattie prevenibili perché il sistema sanitario è al limite del collasso”, afferma l’Unicef.

Nonostante tutti questi crimini, e nonostante l’appoggio degli Stati Uniti, la benedizione di Israele, la connivenza degli alleati-sudditi arabi, le ingenti risorse a disposizione e la complicità internazionale, l’Arabia Saudita non è riuscita a piegare minimamente la Resistenza e il morale della nazione yemenita, che continua a difendersi di fronte all’invasione straniera ed ha anzi sferrato importanti e decisivi colpi contro il nemico, colpendo basi militari e obiettivi strategici anche in territorio saudita.

“L’unica via di uscita per i sauditi e i loro alleati è quindi quella di riconoscere finalmente la sovranità e indipendenza dello Yemen e abbandonare ogni velleità di dominio su una popolazione che non si lascerà mai sottomettere, come hanno testimoniato questi due lunghi anni di conflitto” , conclude Morelli.

E purtroppo, a parte brevi tregue che durano al massimo due giorni, la situazione si fa sempre più drastica e complicata, a causa di un gioco delle parti infinito dove vicendevolmente ci si accusa e  si riprende a sparare e bombardare. Come affermato dallo stesso Al-Samad, l’Arabia Saudita e i suoi alleati sono i responsabili del fallimento dei negoziati per mettere fine al conflitto, dichiarando che gli Stati Uniti e Israele sono in combutta con il regime di Riyadh nella sua guerra contro lo Yemen.

 

Il contesto in Yemen è molto complicato

Un Paese in cui anche gli aiuti umanitari diventano difficili. Il contesto in Yemen è molto complicato ed è difficile intervenire  perché a volte le scorte di medicinali e alimenti non riescono ad arrivare, a causa dei voli inagibili.  Per le organizzazioni umanitarie, come Save the Children,  si ritrovano a dover  affrontare difficoltà enormi, pazzesche dal punto di vista logistico e di sicurezza. Stiamo parlando di un contesto veramente molto complicato dove poter  intervenire. Inoltre, a tutto questo si aggiunge il fatto che non ci sia da parte dei media e delle istituzioni un forte interesse internazionale  e questo porterà sicuramente a un prolungamento dei tempi maggiore.

Per aiutare davvero tutte queste persone servirebbe una tregua seria che consentisse di assistere adeguatamente tutti i civili, in primis donne e bambini.  Tregue sensate darebbero infatti modo a tutta questa gente di fuggire da queste città assediate. Ma per avere una tregua vera deve essere voluta da entrambe le parti. E purtroppo questo non sembra possibile nell’immediato.

Le strutture sanitarie, quelle pochissime ancora esistenti, sono arrivate al collasso. Seicento ospedali e strutture sanitarie hanno dovuto chiudere per via degli ingenti danneggiamenti. Persino farmaci generici come antibiotici, iodio, bende sterili si stanno esaurendo. I bambini, uno su tre sotto i 5 anni, soffrono di malnutrizione acuta, per non parlare di nuovi casi di malaria sopratutto nella zona di Sana’a.  Nonostante la domanda di ingenti bisogni, il piano di risposta umanitaria da parte delle Nazioni Unite per lo Yemen è stato nel 2015 finanziato solo al 56%, e quest’anno sembra si attesti solo al 12%.

Il conflitto in corso ha avuto un impatto devastante sulle vite dei bambini. Secondo l’ultimo rapporto dell’Unicef (MRM Monitoring and Reporting Mechanism), 1.188 minori sono stati uccisi e oltre 1.796 sono stati feriti dall’inizio del conflitto.

 

 

@MaryTagliazucch

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