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Francia: un paese sull’orlo di una crisi di nervi

Le concessioni di Macron al movimento dei gilet gialli non fermeranno le proteste

Le nubi di fumo acre che si sono sprigionate nel centro di Parigi nell’ultimo week end sembrano non essersi rarefatte. Studenti, trasportatori e paramedici sono scesi ancora nelle strade per alimentare ulteriormente il senso di dissenso nei confronti di un esecutivo guidato da un personaggetto simbolo, non certo esimio, dei poteri forti. I trascorsi di “Micron” tra i Rothschild e i finanziamenti ricevuti dal gruppo del magnate David, uniti a quelli di George Soros e Goldman Sachs, devoluti per il sostegno alla compagine elettorale “En marche”, la dicono lunga sul tracollo politico a cui si è esposto il Paese transalpino eleggendo “sulla fiducia” il giovane presidente.

Movimento di protesta trasversale

E se da una parte le pressanti richieste dei Gilet jaunes si prospettano come assolutamente legittime, dall’altra il movimento di dissenso popolare sembra celare ben altre motivazioni alla base delle manifestazioni di piazza. Molti palesano il sentimento di completa inutilità di una Unione europea, che viene ormai considerata da più parti come un tentativo fallito di ricondurre a una casta elitaria di burocrati il governo di milioni di cittadini, un fatto che si conclama giorno dopo giorno. E i francesi lo hanno compreso da tempo. I mugugni espressi anche dai Paesi vicini, non escluso il nostro, stanno ribollendo di fronte a una totale mancanza di presa di coscienza politica da parte dell’elite, in parte seduta sugli scranni di Bruxelles e in parte in itinere alla ricerca di consensi locali.

Le manifestazioni parigine sono sfociate in atti di violenza non certo auspicati dagli organizzatori e, scorrendo le immagini degli innumerevoli video disponibili in rete, appaiono non riconducibili al “corteo” ufficiale. Piuttosto, buona parte della responsabilità delle violenze potrebbe essere ricondotta alla manifestazione parallela organizzata, guarda caso, in concomitanza con quella principale dei Gilet gialli, da un’accozzaglia composta da centri sociali, anarchici  e centinaia di teppisti provenienti dalle banlieues con il solo obiettivo di provocare i disordini ai quali abbiamo assistito e delegittimare un movimento di protesta politicamente trasversale dalla composizione eterogenea e con intenti pacifici. Ennesima dimostrazione di pochezza di idee da parte di una sinistra che con tali canoni pare schierarsi più con i potenti che con il popolo.

Il governo annuncia la sospensione degli aumenti per sei mesi

Proprio oggi il premier francese, Edouard Philippe, ha annunciato sei mesi di sospensione dell’aumento delle tasse sui carburanti e nessun aumento delle tariffe di gas ed elettricità per tutto l’inverno. A queste concessioni si è aggiunta la risposta di Emmanuel Macron, il grande sconfitto, che cedendo alle proteste ha stabilito anche il congelamento dei controlli più severi sulle emissioni delle auto che dovevano entrare in vigore da gennaio. Una mossa un pò più che simbolica per fermare la rivolta dei Gilet jaunes che in tre settimane ha messo in ginocchio il Paese.

Le tiepide reazioni da parte dei leader del movimento fanno presagire a una conferma delle prossime manifestazioni che avranno il loro clou sabato prossimo a Parigi. Giocando d’anticipo, Yves Lefebvre, segretario generale dell’unità di polizia del Psc, si è espresso, non senza sollecitazioni, sulle prossime mobilitazioni già previste nei prossimi giorni sottolineando che “per sabato prossimo temiamo vittime tra le forze dell’ordine e i dimostranti”. Insomma, un paese sull’orlo di una crisi di nervi che non pare possa essere evitata.

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