L’Europa tra Risiko e realtà.
Il 24 giugno 2025 il The Telegraph ha pubblicato un articolo significativamente intitolato “Europe is building a new ‘Iron Curtain’- with millions of landmines” che nel sottotitolo testualmente recita: “Con la minaccia della Russia alle porte, i Paesi dell’Europa centrale stanno rafforzando le loro difese ricorrendo a una tattica che il mondo ha cercato di vietare”.
Una notizia prontamente ripresa da moltissime testate che, con dovizia di particolari, nonché dando per assodata una minaccia relativamente alla quale e quanto alla cui genetica, e soprattutto natura, molto ci sarebbe da discutere soprattutto in un’epoca, come quella presente, in cui le narrative bipartisan sono all’insegna dell’ipocrisia verbale e verbosa.
Quell’ipocrisia che riserva alle azioni di guerra, per lo più Proxy, i più vari nomignoli che sistematicamente mascherano le provocazioni e le minacce qualificandole come “esercitazioni militari” congiunte, gli attacchi veri e propri come operazioni di polizia ovvero speciali, ovvero imposti dalla necessità di preservare la pace internazionale, il diritto alla autodeterminazione, di riaffermare la centralità del diritto umanitario e/o di quello internazionale, come pure di contrastare il terrorismo internazionale secondo le necessità strategiche di volta in volta aggiornate (lo sdoganamento del tecno-islamista al-Joulani e la preservazione del regime iraniano insegnano), le occupazioni militari come missioni di pace (KFOR) e chi più ne ha più ne metta…
In questo senso bypassando tutte le retoriche motivazionali di accompagnamento occupiamoci dell’aspetto saliente della questione così come diffusa dal The Telegraph: “Lapponia, nell’alto nord della Finlandia, alla provincia di Lublino, nella Polonia orientale, una nuova ed esplosiva cortina di ferro sta per calare sull’Europa”.
“Ogni Paese della NATO lungo questa linea ha deciso che per scoraggiare l’invasione russa è necessaria una misura difensiva che un tempo sarebbe stata impensabile. Se necessario, semineranno le tranquille foreste di pini e betulle lungo i loro confini con milioni di mine antiuomo, un’arma precedentemente considerata così ripugnante”, queste le parole usate dal The Telegraph, “che la maggior parte del mondo ha cercato di vietarla per sempre” promuovendo la Conversazione di Ottawa del 1997 che ha sancito la messa al bando delle mine antiuomo.
Al fine di porre in essere quanto annunciato Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia abbandoneranno la Convenzione di Ottawa del 1997, che vieta le mine antiuomo, dopodiché, datane comunicazione alle Nazioni Unite nei tempi e con le modalità previste dai protocolli, verso fine anno dovrebbero avviare la produzione e la posa di questo tipo di munizione: una misura che dovrebbe utilmente concorrere al presidiamento delle 2.150 miglia di frontiera della Nato con la Federazione Russa ed il suo Stato alleato della Bielorussia.
A detta dei bene informati sembrerebbe che i pianificatori militari stiano individuando le aree forestali ed i laghi che potrebbero essere disseminate con questi micidiali ordigni carichi di esplosivi e schegge qualora Vladimir Putin dovesse ammassare le proprie truppe contro l’Alleanza Atlantica, ordigni che nel caso delle M718 ed M741 sarebbero disinnescabili a distanza e quindi utili in caso di cessato allarme poiché non comporterebbero le problematiche connesse alle onerose e rischiose operazioni di bonifica (sminamento). Un problema non secondario visto quello che dovrà essere affrontato dall’Ucraina a guerra finita a causa dei milioni di questi dispositivi che a quanto pare sarebbero stati distribuiti sul terreno dai due contendenti. (le Monde)
Anche se dal punto di vista strettamente strategico la misura appare decisamente ridicola per le ragioni che vedremo a breve, è dal punto di vista politico che la cosa è sempre più preoccupante in quanto la chiave di lettura a cui rivolgerci in questo frangente per capirne le dinamiche non risiede nei fiumi di parole che hanno fatto, stanno facendo e faranno da sfondo a tutto ciò, fiumi di parole spese a profusione da ingenui analisti e più ancora sprovveduti politici che, a prescindere dalle proprie posizioni, sono essi stessi burattini in quel gioco di potere di cui si illudono di essere, sia pure a vario titolo, gli attori principali, ha un nome che i più non conoscono: Finestra di Overtone.
In parole semplici la Finestra di Overtone (in lingua originale “The Overton Window”) è uno schema di comunicazione, di persuasione e di manipolazione delle masse, creato e ideato dall’attivista e sociologo statunitense Joseph P. Overton.
Grazie a questo schema è possibile porre in essere un’abile e quanto mai sottile forma di persuasione occulta, una sorta di ingegneria socio-culturale che le menti del pensiero sociale e pubblicista prevalente, ma non necessariamente per democratica e consapevole elezione (per lo più il tutto avviene per effetto dell’esatto contrario), utilizzano per far sì che l’atteggiamento della cosiddetta opinione pubblica rispetto a una certa idea si sposti in una determinata direzione.
Grazie alla presa in considerazione della Finestra di Overton ed allo studio dello schema possiamo apprezzare con i nostri stessi occhi come avviene la persuasione politica, sociale ed economica nella nostra società contemporanea, e dei meccanismi che possono essere utilizzati per tali scopi. Sulla base di questo schema, infatti, si possono costruire (e sono state costruite) campagne a favore di alcune idee non ancora accettate dalla società e non poco a questo ha contribuito e contribuisce la moda: si pensi solamente al dilagare dell’utilizzo a dir poco ridicolo dei filler per conferire alle labbra quel turgore che nella stragrande maggioranza dei casi stravolge fino al ridicolo il soma di milioni di donne che finiscono per snaturare il proprio aspetto in ossequio al dettame estetico alquanto improbabile imposto non si sa bene da chi e per cosa, ma che per certo rappresenta uno degli esempi più eclatanti di quanto su riportato.
Altri esempi si possono avere dalla presa in considerazione di altre situazioni tra le quali eclatante è la famosa banana di Cattelan”, l’opera d’arte concettuale “Comedian” di Maurizio Cattelan, consistente in una vera e propria banana fresca attaccata ad un muro con del nastro adesivo grigio. Quest’opera, come si ricorderà, ha suscitato grande attenzione e dibattito soprattutto per aver raggiunto il valore di 6,2 Mln di USD ad un’asta di Sotheby’s dove è stata acquista dal collezionista cinese, nonché fondatore della piattaforma di criptovalute TRON, Justin Sun.
L’opera, il cui valore e significato alla luce di quanto qui stiamo prendendo in esame va molto al di là della mera provocazione al mondo dell’arte contemporanea, ha purtroppo generato discussioni che gli addetti ai lavori, i fin troppo spesso famigerati critici d’arte, hanno volutamente manipolato e snaturato facendo sì che il messaggio di Cattelan fosse confinato nel ristretto recinto delimitato dai soli interrogativi che dagli addetti ai lavori di cui sopra gli è stato riconosciuto il diritto di porre: quelli relativi a cosa sia considerato arte, a quale sia il valore attribuito ad essa, come pure a quale sia ed in cosa consista la percezione del pubblico nei confronti di opere concettuali come questa.
Tanto in ossequio al fatto che in questo contesto i critici d’arte hanno giocato lo stesso ruolo autoreferenziale dei politici cui ho accennato in precedenza, quello delle mosche cocchiere operative in un contesto in cui a decidere sono altri, quegli altri che mi guardo bene da definire populisticamente e complottisticamente “Poteri Occulti”, che occulti non sono a condizione di guardare con i propri occhi attraverso la Finestra di Overton, e non con gli occhiali preconfezionati dai media ufficiali o, peggio ancora, dai social networks che vanno per la maggiore.
Ed infatti in una epoca:
- 1)di conclamata diffusione dei social spazzatura come TikTok, Instagram, Facebook, e via discorrendo, che deprimono le capacità intellettive dei singoli progressivamente azzerandone le abilità analitico-deduttive, nonché uccidono la vera socialità ed il confronto costruttivo, per aprire varchi sempre più ampi nelle indifese menti dei più per mezzo dei quali letteralmente lobotomizzare i fruitori grazie alla sempre più ampia diffusione di fake news e modelli comportamentali decisi altrove;
- 2)di parimenti conclamata diffusione dell’analfabetismo funzionale;
- 3)di dilagante presa di dogmatismi ideologici che fortemente dividono e non includono paradossalmente proprio chi criticamente cerca di posse un freno alle tendenze falsamente inclusive attuali che paradossalmente per lo più spesso e volentieri sono promosse e diffuse proprio da chi, con il volontario asservimento a mode posticce perfino in ambito estetico, ad ogni piè sospinto esplicita la propria patetica inconsapevole omologazione, nel momento stesso in cui più di altri si illude di veicolare un messaggio libertario e promozionale della emancipazione dai biechi valori di un tempo, di fatto si fa artefice dell’esatto contrario
che, infatti, tramite una progressione geometrica che coinvolge tv, giornali, internet, canali social, istituzioni e politica, un’idea del tutto inaccettabile qualche anno prima, diventa, dopo i vari passaggi proposti dallo schema, un’idea del tutto accettata e radicata all’interno della società al punto di diventare legge, bisogno, necessità, dovere, principio etico, il tutto senza forzature e, soprattutto, senza violenza fisica apparente in quanto in tale modus operandi la violenza è subdola e riguarda la mente e le coscienze dell’umanità, ovviamente in un contesto a ciò predisposto facendo sì che i più credano ciecamente a tutto ciò che proviene dai media, imbevuta di relativismo etico e che è ormai priva di valori non negoziabili.
Da qui la centralità delle ideologie Woke ed LGBTQIA+, ideologie (e non più battaglie sociali) promosse ed accolte (si veda l’accoglienza riservata al Gay Pride dalla Presidente von der Leyen) solo in quanto funzionali all’azzeramento di ogni valore non negoziabile, ovverosia funzionali alla predisposizione di quel terreno che, nello specifico, dall’apparire dell’idea della inevitabilità dello scontro con Mosca, consente sempre attraverso la Finestra di Overton di giungere allo stadio della necessità dello scontro stesso per improcrastinabile autodifesa passando per la necessità di un riarmo avente finalità offensive e non difensive.
A quello si arriverà in un momento ovviamente successivo, quello in cui la contromossa, in questo caso del Cremlino, non potrà non essere letta come una minaccia perché tale essa non solo apparita, ma di fatto tale sarà come mi sono trovato a dover io stesso constatare parlando di recente della possibile apertura di un fronte Sud atipico nello scacchiere mediterraneo.
Il tutto quindi grazie ad una dinamica che permette il passaggio dallo stadio di “impensabile” a quello radicale, di un pubblico dibattito, prima della sua adozione da parte della coscienza di massa e il suo successivo inserimento nel globalmente accettato e lecito oltre che doveroso grazie a tecniche più sottili di manipolazione, efficaci e coerenti per mezzo delle quali portare il dibattito dell’idea stessa fino al cuore della società, per fare sì che il cittadino comune si appropri di una certa idea e la faccia sua.
Per avviare un processo del genere talvolta è sufficiente che un personaggio pubblico a vario titolo, non necessariamente un politico, si faccia interprete di una idea anche in modo estremo e/o perfino caricaturale –in questo Trump è indubbiamente un maestro– per poi attendere la reazione che non tarderà a giungere con toni accesi di modo che il tutto sancisca la nascita dell’idea partire dalla quale ecco apparire la fatidica finestra che abilmente sfruttata grazie ai molteplici distinguo ed alle variegate letture, positive e/o negative poco importa, consentirà che l’idea di partenza attraversi le seguenti fasi: impensabile (inaccettabile, vietata) -> radicale (vietata ma con delle eccezioni) -> accettabile -> sensibile (razionale) -> diffusa (quindi socialmente accettabile) -> legalizzata (consacrazione nella politica statale).
Di notevole utilità in un tale contesto è il tasso di diffusione del bias cognitivo, noto anche come Effetto Dunning-Kruger, che descrive la tendenza propria delle persone in possesso di poche competenze in un determinato campo a sovrastimare le proprie capacità, a fronte di quelle più esperte che per loro natura tendono a sottovalutarle.
Detto in altri termini, poiché chi non sa molto di un argomento spesso non si rende conto della sua ignoranza e pensa di essere estremamente competente, mentre chi è esperto è consapevole di quanto ancora c’è da imparare, è evidente che la radicalizzazione di certi comportamenti e di certi apparentamenti politici è molto più pregnante tra gli strati depressi culturalmente di un Paese ed a maggior ragione tra coloro che alle scarse competenze abbinano pure una ben triste condizione di analfabetismo funzionale: una circostanza particolarmente diffusa in molti Paesi Occidentali.
Cosa abbia a che fare questa lunga digressione con quanto esposto in apertura è presto detto e può essere anticipato con una semplice articolata domanda:
“Come hanno fatto interi Paesi a non sollevare per lo meno qualche timida perplessa obiezione allorché i propri Governi hanno ritenuto degna di essere assunta la decisione di adottare, quale misura deterrente nei confronti di Mosca, il minamento di miglia e miglia di confine, la stesura di miglia e miglia di filo spinato lungo la stessa linea nonché il rafforzamento della stessa mediante la costruzione di fossati anticarro, la dislocazione di bunker atti ad ospitare uomini e mezzi pronti al combattimento, nonché la predisposizione di lunghe distese di quegli sbarramenti controcarro noti come ‘denti di drago’ che hanno fatto il loro tempo con la fine della WWI?”
Tanto dicasi poiché, nonostante la logica alla base del progetto possa essere in linea di massima condivisa, e ciò in quanto sembrerebbe che l’intento principale perseguito sia quello di rallentare il nemico al solo fine di reindirizzarlo altrove, possibilmente in uno spazio che lo veda più esposto, gli elementi costitutivi di un tale, quantunque articolato, sistema deterrente ben poco potrebbero contro un attacco russo non fronteggiato dalla NATO come tale (e quindi con la partecipazione –detto per inciso, alquanto improbabile– degli Stati Uniti: una eventualità che, qualora prevista da Mosca, presupporrebbe un attacco del tutto differente e per certo di tipo nucleare) in quanto :
- 1)i moderni metodi di eliminazione di interi campi minati (nel video di cui al link in nota si può visivamente apprezzare la modalità di intervento predisposta dagli U.S. Marines nonché la relativa tempistica necessaria pari a 25 sec.) e la correlata apertura di enormi varchi per il repentino passaggio di intere colonne di uomini e mezzi che, nel caso di un subitaneo massiccio attacco adeguatamente predisposto, potrebbero non solo dilagare sul territorio nemico secondo la strategia prevista per una qualsiasi Blitz-Krieg, ma per somma prendere alle spalle interi tratti delle linee fortificate e con esse gli uomini ed i mezzi lì dislocati come sopra detto.
Uomini e mezzi che oltretutto si troverebbero limitati, se non addirittura bloccati, proprio da quegli sbarramenti per tutto quello che riguarda una qualsiasi contro manovra volta a prendere ai fianchi tanto le colonne in ingresso dal territorio russo, quanto quelle in avanzamento nel proprio, per conseguire il duplice obiettivo di fermare l’attacco ed isolare, attaccandoli alle spalle, le unità già penetrate degli attaccanti;
- 2)tralasciando altri sistemi più ordinari come i vecchi Bangalore, per distruggere gli sbarramenti con filo spinato militare i mezzi blindati russi con lame utili allo scopo, alcuni già utilizzati con successo in Ucraina, vedono lo schieramento, per citare i principali, dei seguenti mezzi:
- a)il veicolo del genio corazato, basato sul T-72, denominato IMR-2 (Инженерная Машина Разгородки), dotato di protezione NBC, Lama dozer pesante regolabile idonea a spostare terra, ostacoli e filo spinato, nonché presente nelle versioni aggiornate IMR-2M (modernizzata con migliore visibilità e protezione) ed IMR-3M (basata su T-90, più potente e automatizzata)
- b)il veicolo corazzato da sminamento, basato sul T-90, denominato BMR-3M (Бронированная Машина Разминирования), caratterizzato dal sistema KMT-7 o KMT-9 (aratro antimina + rulli esplosivi), dotato di protezione anti-IED e contro le mine, nonché di lama anteriore per rimuovere detriti e filo spinato e quindi utilmente impiegabile per aprire corridoi sicuri per le forze corazzate
- il veicolo da sminamento a razzo, basato su obice semovente 251 Gvozdika, denominato UR-77 “Meteorit” (Установка Разминирования) ed idoneo ad operare mediante il lancio di un tubo esplosivo flessibile (MICLIC russo) che detona mine e ostacoli (incluso filo spinato) e come tale risulta essere ottimo, detto per inciso, per aprire varchi rapidi in zone minate. Non dotato di lama fisica, è spesso usato insieme a mezzi che la posseggono, come l’IMR-
- 3)per quello che riguarda gli sbarramenti a dente di drago (detti anche Höckerhindernis o tank traps), noti ostacoli anticarro passivi, spesso usati per bloccare o rallentare la manovra di mezzi blindati, la dottrina militare russa (e sovietica prima) ha sviluppato mezzi e tattiche specifiche per rimuovere o superare questi ostacoli tra i quali troviamo:
- i veicoli del Genio Corazzato denominati IMR-2 ed IMR-3M, basati rispettivamente sui carri T-72 e T-90, già visti al punto 2) dotati per il fine qui specificato di una lama dozer pesante per spingere o scavare via i denti di drago, di un braccio meccanico (tipo escavatore idraulico), utile per sollevare singoli ostacoli in cemento e spostarli lateralmente; come pure di un verricello per trascinare blocchi, nonché di una protezione corazzata per operare sotto fuoco. Di fatto oggi il più usato sul campo in Ucraina.
- b)Il bulldozer cingolato corazzato da genio denominato BAT-2 (БАТ-2), basato sul veicolo artigliato da trazione AT-T, dotato di lama molto larga e profonda con cui può spostare materiali pesanti o rimuovere intere file di denti di drago, presenta pure un braccio escavatore laterale. Meno corazzato di un IMR, ma molto efficace per lavori rapidi, è usato nelle retrovie o in zone meno esposte
- I veicoli corazzati da recupero (ARV) denominati BREM-1 e BREM-2, basati rispettivamente sui carri T-72 e BMP-1 possono, seppure non nati per questo, ma essendo dotati di gru o verricelli, essere impiegati per trascinare o rimuovere ostacoli supportare IMR in operazioni di sgombero complesse operando in tandem con altri mezzi
- d)Il veicolo da sminamento con carica esplosiva reale, denominato UR-77 “Meteorit”, può essere impiegato per la distruzione indiretta dei ‘denti di drago’, indiretta in quanto opera lanciando una lunga carica esplosiva (tipo MICLIC) e se i tank traps sono parzialmente interrati o incatenati a mine (ostacoli combinati), la detonazione può smuoverli e/o spaccarli permettendo a veicoli dozer di completare la rimozione.
Detto per inciso molte zone fortificate ucraine i denti di drago sono e sono stati usati insieme a mine anti-carro e fossati cui la Russia ha risposto con UR-77 per detonare i campi minati, con IMR-2 o BAT-2 per spingere via i blocchi e perfino con bulldozer civili blindati (improvvisati) per lavori rapidi.
- 4)per quello che riguarda i fossati anticarro la scelta appare decisamente ancora più assurda come opzione finalizzata alla deterrenza: diverso è se affrontiamo la questione della difesa delle posizioni acquisite di importanza strategica, il che ci riporta a quanto implicitamente espresso nel quesito posto in apertura di questa seconda parte circa l’assurdo accoglimento, senza obiezione alcuna, del progetto della nuova cortina di ferro.
Una cortina di ferro che rischia di essere più utile ai Russi che a coloro che dai Russi sembra vogliano difendersi, per non parlare del fatto che, alla fine, la sua maggiore efficacia consiste della garanzia che detta cortina offre, sul piano dei rapporti internazionali deteriorati tra Europa e Russia, agli Stati Uniti quanto al fatto che per lunga pezza, da qui in avanti, tutto ciò che si colloca al di qua di essa sarà sotto il più stretto controllo di Washington: che poi è quello che maggiormente conta da sempre per Trump
Tanto dicasi considerando che anche per quello che concerne quest’ultimo elemento difensivo, i fossati anticarro, le metodologie russe per renderli inefficaci risultano essere varie, variegate e ampiamente testate quanto alla loro efficacia.
A tale proposito merita prendere in esame con attenzione quanto riportato nello special report del 19 Maggio 2023, redatto da Jack Watling e Nick Reynolds per conto del RUSI, il Royal United Services Institute for Defence and Security Studies, ed intitolato “Meatgrinder: Russian Tactics in the Second Year of Its Invasion of Ukraine”, come pure quanto riportato nell’analogo report a cura dei medesimi autori e per i medesimi caratteri pubblicato a Febbraio 2025 con il titolo “Tactical Developments During the Third Year of the Russo- Ukrainian War”, dalla cui comparazione si evincono le ragioni che hanno indotto il Gen. della Brigata Folgore Marco Bertolini, già comandante di numerose operazioni speciali in Libano, Somalia, Kosovo e Afghanistan, a dichiarare il 7 Luglio 2025 quanto segue:
“La realtà è che all’Ucraina, per come si sono messe le cose, converrebbe trattare, perché la guerra non riusciva a vincerla neanche quando i rifornimenti dell’Occidente erano più consistenti degli attuali. Putin, per parte sua, ha degli obiettivi e li perseguirà, anche continuando a combattere“ ed ancora
“La guerra si fa con gli uomini che la combattono, e l’Ucraina ne è carente da sempre. Per trovare i soldati ricorre anche al reclutamento forzato per le strade. Inoltre, deve fare i conti con molte perdite. Nello scambio dei corpi dei soldati morti, i Russi ne restituiscono un migliaio per volta, gli Ucraini 50-100 al massimo, un decimo del nemico. Poi, gli interventi missilistici di Mosca sono impressionanti, vanno in profondità nel territorio. E da parte ucraina non sappiamo mai quanti morti causano: si parla solo di civili deceduti, invece pare che siano stati colpiti dei centri di addestramento, nei quali probabilmente si trovavano militari o consiglieri non ucraini”.
Comunque sia, per completezza, si consideri che le aggiornate sul campo metodologie russe per eliminare i fossati anticarro spesso prevedono una combinazione di ingegneria, artiglieria e tattiche ad armi combinate. Questi metodi mirano a creare brecce negli ostacoli, consentendo il passaggio di carri armati e altri veicoli. Un risultato conseguibile mediante una sinergia di approcci di tipo ingegneristico e di sfondamento che, a partire dalla preventiva bonifica delle mine presenti, trova la sua espressione operativa nella sinergica entrata in campo di gruppi d’assalto, che spesso comprendono carri armati, veicoli da combattimento di fanteria e attrezzature ingegneristiche specializzate, tutti utilizzati per creare brecce nelle difese nemiche grazie al supporto dell’artiglieria, dei sistemi di guerra elettronica e del supporto aereo. Interessante notare a tale proposito che in questo specifico ambito le forze armate russe hanno dimostrato la volontà di adattare le proprie tattiche in base alle esperienze maturate sul campo, in particolare in Ucraina.
Esperienze che i proponenti la nuova cortina di ferro non hanno affatto, e della cui mancanza pare proprio non siano in grado di valutare il deciso negativo peso, preoccupati come sono di sfruttare la Finestra di Overton da loro aperta con la promozione di questa iniziativa per veicolare, facendosi forti del bias cognitivo diffuso tra i loro amministrati che va sotto il nome di Dunning-Kruger effect per, in primo luogo, fare accettare agli Europei l’idea di una possibile guerra alla Russia, per ora difensiva, e magari in un futuro prossimo offensiva.
In definitiva duole constatare che ad una attenta lettura dei fatti correnti l’Europa tutta vede in atto sul suo territorio un vero e propio conflitto, una Cognitive War intestina che le leadership europee stanno combattendo assurdamente per conto terzi contro gli Europei: e chi sia il burattinaio non lo vede solo chi si ostina a voler chiudere gli occhi.
