L’uso strumentale della crisi umanitaria in Iran dopo la guerra con Israele: analisi giuridica e politica.
Dopo la guerra di dodici giorni tra la Repubblica Islamica dell’Iran e Israele, uno dei conflitti più intensi degli ultimi decenni nella regione, l’Iran è entrato rapidamente in una fase di profonda crisi interna caratterizzata da interruzioni diffuse di elettricità e acqua, carenze di medicinali, forti oscillazioni del cambio valutario e un’inflazione senza precedenti. Questa crisi non solo ha provocato gravi conseguenze umanitarie e sociali per la popolazione iraniana, ma sembra che il governo della Repubblica islamica stia usando questa situazione come strumento tattico di deterrenza contro un eventuale nuovo attacco israeliano.
Crisi umanitaria o strategia militare?
Ciò che colpisce immediatamente è la gravità e l’estensione del deterioramento delle infrastrutture essenziali come l’elettricità, l’acqua, la sanità e la distribuzione dei farmaci. La crisi ha raggiunto livelli tali che anche nelle grandi città come Teheran, Mashhad e Shiraz si registrano frequenti interruzioni di corrente e lunghe code per l’accesso a medicinali essenziali.
Ma la domanda cruciale è se questa crisi è solo il risultato della guerra o fa parte di una strategia deterrente adottata dal governo iraniano?
Ci sono evidenze che indicano che, invece di procedere a un rapido ripristino delle infrastrutture o ad alleviare la pressione sulla popolazione, il governo iraniano stia gestendo la crisi in modo tale da trasformarla in un vero e proprio strumento di difesa. Secondo alcuni analisti, il regime cerca di mostrare la gravità della situazione umanitaria per scoraggiare Israele da un secondo attacco, poiché un nuovo conflitto potrebbe essere percepito dall’opinione pubblica internazionale come un attacco contro una popolazione vulnerabile in crisi.
La prospettiva del diritto internazionale: crisi interna e divieto di uso strumentale
Secondo l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, è vietata qualsiasi minaccia o uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di uno Stato. Tuttavia, questo principio copre solo un lato della questione. Se uno Stato utilizza intenzionalmente i propri cittadini come una “barriera umana indiretta” per proteggersi dagli attacchi del nemico, questo comportamento può costituire una grave violazione del diritto internazionale umanitario.
Normative giuridiche rilevanti:
1. Convenzione di Ginevra (1949) e Protocolli aggiuntivi
• È espressamente vietato usare civili come scudi umani.
2. Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali – Articolo 11
• Gli Stati sono obbligati a garantire l’accesso della popolazione ad acqua, cibo, medicinali e abitazioni adeguate.
3. Statuto della Corte penale internazionale (CPI) – Articoli 7 e 8
• La privazione sistematica della popolazione dei bisogni essenziali può costituire un crimine contro l’umanità.
Analisi politica: ingegneria della pressione dall’interno, minaccia dall’esterno
Sembra che una parte della strategia della Repubblica Islamica in questa fase sia l’ingegnerizzazione della crisi interna per ottenere vantaggi a livello internazionale. Trasferendo la pressione sulla popolazione e mostrando un’immagine di un Paese sull’orlo del collasso umano, il governo tenta di disincentivare un nuovo attacco israeliano; suscitare il sostegno dell’opinione pubblica mondiale contro un attacco israeliano; rafforzare la legittimità della repressione interna sotto il pretesto della “sicurezza nazionale”.
Questa strategia potrebbe portare a successi politici a breve termine per il regime, ma a lungo termine sacrifica la fiducia pubblica, la legittimità nazionale e i diritti umani della popolazione iraniana.
L’uso della povertà, fame, carenza di medicinali e crisi infrastrutturale come strumento di deterrenza contro una minaccia militare esterna non è solo eticamente e umanamente inaccettabile, ma anche illegale dal punto di vista del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, e può comportare conseguenze penali internazionali per i governanti iraniani.
La comunità internazionale, in particolare gli organismi per i diritti umani e le corti internazionali, deve essere vigile e pronta a reagire a tali forme di abuso politico di crisi umanitarie.
