Tanto tuonò che piovve! E fu così che il nuovo sindaco di New York, Zoharan Mamdani, dopo aver giurato sul Corano ed essere ufficialmente diventato Mayor della Grande Mela, festeggiando con la sua bella moglie rivoluzionaria e griffata dalla testa ai piedi (soprattutto quelli, visto il costo esorbitante delle scarpe indossate alla cerimonia di insediamento), ha dato seguito a quanto promesso in campagna elettorale. Nel suo primo provvedimento vengono cancellate, dal sindaco ProPal, le misure emanate dal suo predecessore Eric Adams riguardo l’adesione della città statunitense alla definizione Ihra di antisemitismo. Da oggi a New York sarà di nuovo possibile promuovere boicottaggi contro Israele oppure organizzare sit-in e manifestazioni di contestazione antisionista nelle immediate vicinanze di sinagoghe e centri ebraici. Un chiaro invito agli odiatori seriali di ebrei ad esprimere il peggio dei loro comportamenti e delle loro idee in piena libertà di azione. Ipocrite le dichiarazioni del nuovo sindaco che si dice pronto a combattere l’antisemitismo. Parole alle quali non fanno seguito i fatti che dal primo giorno del suo mandato rappresentano una istigazione a delinquere. Questo comportamento dovrebbe rappresentare, anche per i democratici del nostro paese, un monito a non ripetere gli stessi errori che ha già cominciato a compiere il sindaco Mamdani. Dividersi come sta facendo il PD su un decreto contro l’antisemitismo, proprio mettendo in discussione la definizione dell’International Holocuast Remenbrance Alliance, rappresenta il peggior biglietto da visita che un partito che si definisce democratico possa presentare al paese. Un partito, quello guidato da Elly Schlein che, pur di non scontentare quella parte di elettorato smaccatamente filo palestinese, non esita a spaccarsi su un tema così dirimente e una giusta causa finendo per rincorrere i deliri pentastellati. Mero calcolo elettorale che va oltre il senso civico, pedagogico e storico. La decisione di Mamdani rischia di divenire un pericoloso precedente anche per tutte quelle città europee governate da sindaci ispirati da idee islamiste. Ovviamente, il rischio non è dettato dalla loro fede religiosa musulmana, ma dalle idee e dai comportamenti fondamentalisti islamisti che spesso li accompagnano e ne ispirano i provvedimenti.
Comprensibili le proteste delle comunità ebraiche americane e dello Stato di Israele. New York, città che rappresenta un simbolo di libertà e che da secoli accoglie immigrati di ogni a etnia e religione, è ora guidata da un pericoloso populista che mantiene le sue promesse farneticanti. Per gli elettori democratici ebrei della Big Apple un brusco risveglio e la consapevolezza di avere votato, anche loro, non così massicciamente come al solito ma sempre in maggioranza, un partito e un nuovo sindaco che non li rappresenta e non li difende, in un momento in cui l’antisemitismo viene alimentato sempre di più, anche da scelte scellerate come queste di Mamdani.
