Regno Unito: aumento vertiginoso dei crimini violenti

Il governo britannico disarmato, come i suoi agenti

da Raja

La lunga scia di omicidi avvenuti nella capitale britannica dal gennaio 2018, mostra come Londra stia attraversando il periodo più sanguinoso degli ultimi anni in termini di crimini violenti. Dall’inizio dell’anno, infatti, nella metropoli britannica si sono registrati circa 60 omicidi, dei quali 35 provocati da ferite inferte con armi bianche. Il sindaco Sadiq Khan contesta i tagli alla sicurezza del governo britannico, mentre si fa sempre più aspra la questione legata alla diffusione delle armi bianche nel Regno Unito, specialmente tra i minorenni.

La recente ondata di violenze ha spinto a uno scrupoloso aumento delle attività ‘Stop and search’ che mirano principalmente ad investigare a fondo anche i reati minori per poterne trarre maggiori informazioni da includere nei principali filoni d’indagine relativi alla macro criminalità.
Le autorità hanno segnalato una tendenza crescente tra i giovani della capitale a detenere lame per protezione personale piuttosto che per eseguire un crimine. Il vice commissario Martin Hewitt ha dichiarato: “I giovani che portano con se i coltelli lo fanno per una serie di motivi, tra cui status e auto-protezione, ma solo un quarto di questi è affiliato con le bande”.

I crimini e la simultaneità

Le caratteristiche comuni alla maggior parte degli omicidi consumati sono per lo più individuabili nel tipo di arma utilizzata (il semplice coltello), la giovane età dei responsabili e il fatto che quasi tutti i crimini sono stati commessi nelle zone periferiche della città.
Gli investigatori hanno ipotizzato che gli eventi siano concatenati tra loro anche dal punto di vista del potere di controllo del territorio, inteso come una vera e propria contenzioso tra le diverse bande, tesi sviluppata dopo l’uccisione della 17enne Tanesha Melbourne-Blake, nei pressi di Chalgrove, presso Tottenham, morta dopo essere stata colpita da un uomo armato a bordo di un’auto in movimento. In contemporanea, a sole tre miglia di distanza, nei pressi di Walthamstow, un sedicenne veniva colpito sul viso a seguito di un’altra sparatoria e, nello stesso tempo, un altro 15enne veniva accoltellato.
Le autorità stanno indagando sull’ipotesi che l’uccisione di Tanesha sia legata a una faida tra bande di Tottenham e Wood Green, località in cui il giorno precedente, presso un cinema, veniva ucciso a colpi d’arma da fuoco un altro giovane.
L’ispettore di Scotland Yard Simon Pickford, incaricato delle indagini sull’uccisione di Tanesha, ha lanciato un appello con la certezza che incontrando la comunità stanziata nei presi dell’abitazione della giovane avrebbero sicuramente trovato elementi preziosi per il prosieguo delle indagini: “A chiunque sia preoccupato per il mantenimento del senso di omertà (richiesto dalla particolare connotazione del quartiere) e pensi di non poter parlare con la polizia, vorrei chiedere di pensare alla famiglia afflitta dal dolore di Tanesha e di fare la cosa giusta collaborando con noi”.
A distanza di pochi giorni su Telegram è apparso un agghiacciante post, in chiaro riferimento all’appello lanciato in favore di Tanesha: “Se stai rabbrividendo per le mie operazioni sappi che non cambierò il mio obiettivo per te”, accanto a un’emoji ridente, dove era stata riportata la dicitura “#NPK #SINSQUAD”.
Si ritiene che “NPK” si riferisca al Northumberland Park di Tottenham, dove si dovrebbe trovare il covo della banda, un gruppo di giovani che rivendicano la responsabilità delle loro azioni e dei successivi post sul web e che, in un secondo messaggio, avrebbero scritto: “Lo abbiamo portato a Tinseltown e la sua ragazza da Chalgrove, con due emoji ridenti e la sigla #NPK #RNS”. Si ritiene che questo messaggio si riferisca ad un combattimento avvenuto in Tinseltown Diner di Farringdon, che avrebbe avuto luogo prima della morte di Melbourne.

Nella serie di omicidi registrati sino al mese di aprile 2018, emerge una “simultaneità” tra i delitti, compiuti a distanza di poche ore o minuti tra loro. Come nel precedente di Melbourne-Blake dove, il 5 marzo, la 47enne Laura Cecilia Navarrete è stata trovata morta nella sua abitazione di Twickenham colpita da numerosi colpi di arma da fuoco. I corpi del marito Adelino Gabriel Figueira de Faria, 57 anni, e di altri due ragazzi (Claudio 10 anni e Joaquin di 7) sono stati trovati sulla spiaggia di Birling Gap, a Eastbourne nell’East Sussex, circa un’ora prima. Il 16 aprile sono state accoltellate a morte due persone in distinti episodi nell’arco di 40 minuti: un 26enne morto poi in ospedale dopo essere stato colpito a Colindale e una 30enne a Brixton. Dall’inizio dell’anno si contano 8 omicidi a gennaio, 15 a febbraio, 22 a marzo e 9 ad aprile.

La posizione del sindaco di Londra

Il sindaco della City, Sadiq Khan, sostiene che l’austerità è stata la sola responsabile della crescita della violenza tra i giovani e, facendo eco al parere del primo cittadino, il vice sindaco per la polizia e il crimine, Sophie Linden, ha richiesto maggiori finanziamenti governativi per la sicurezza.
Il portavoce del Primo ministro ha invece ribadito che “il sindaco di Londra è responsabile dell’operato della Polizia metropolitana”. Khan ha chiesto al ministero dell’Interno (accusato di ‘ducking responsability’ dal Municipio, proprio in questi giorni) dei colloqui urgenti sulla recente ondata di criminalità, affermando che “il governo deve aumentare urgentemente i finanziamenti per le forze dell’ordine e ripristinare i finanziamenti per i servizi che offrono percorsi alternativi alla criminalità, come quelli per i giovani, l’istruzione, la libertà vigilata e i servizi di salute mentale”.

I tagli alla sicurezza

Il numero degli agenti sarà destinato a diminuire se il governo non aumenterà il budget per il Met: la Metropolitan Police ha subito tagli governativi per oltre 700 milioni di sterline dal 2010, diminuendo il budget di circa un quinto (oltre 1,9 miliardi di sterline del finanziamento di 2,5 miliardi di sterline del Met 2018-19 provengono dal governo) e l’organismo di sorveglianza della polizia riferisce che le forze dell’ordine avranno in futuro milioni di sterline in meno e meno agenti per combattere il crimine.

Di fatto il Met ha chiuso dozzine di stazioni di polizia e perso centinaia di dipendenti, dal momento che ha imposto risparmi per centinaia di milioni di sterline dal 2010, sebbene il numero degli agenti in servizio sia rimasto sostanzialmente stabile, attorno ai 31.000. Anche le statistiche pubblicate dal Met dimostrano la sproporzione tra il numero dei reati commessi e le sanzioni irrogate, numeri compatibili con la scarsità di personale e mezzi da impiegare nella lotta al crimine.
Il ministero dell’Interno ha comunicato di avere allo studio nuovi provvedimenti di legge per limitare ulteriormente la circolazione di armi, tra cui il divieto delle vendite presso negozi online (da ovviare consegnando i plichi direttamente a persone fisiche presso indirizzi residenziali) e vietando il porto d’armi in pubblico.

No go areas

Il tabloid Westmonster ha trattato, nel febbraio 2018, l’argomento del crimine violento rinominandolo “Lawless London”, in riferimento agli episodi avvenuti, per chiedere più controlli per le strade. Le opinioni che si stanno diffondendo di recente nella capitale, anche attraverso social network e con la campagna Brexit, si mostrano sulla stessa linea di pensiero, ovvero che a causa dei ripetuti crimini da parte della ‘minoranza razziale’ presente sul territorio, i londinesi ormai definiscono alcune zone della città ‘no-go areas’ o ‘Londonistan’.

Londra come New York?

I paragoni con la città di New York per il tasso di omicidi apparentemente più alto da parte dei tabloid britannici e di quelli oltre confine, si stanno diffondendo senza tenere conto di alcuni dati: gli Usa hanno indici di omicidio del 25,2% più alti rispetto ad altri paesi ad alto reddito (incluso Uk, che è il terzo più basso nella classifica di 23 paesi) pur rappresentando meno del 5% della popolazione mondiale.
Più realistico, invece, è un possibile confronto urbano nell’ambito europeo con la città di Parigi (che registra una densità di 20.934,42 di abitanti per chilometro quadrato, rispetto ai 5.589,73 di Londra) dove le problematiche sociali sono simili.
Le banlieue della capitale francese, la cui etimologia del termine significa letteralmente ‘l’area che circonda le città, sottomessa alla sua giurisdizione’ (Ban: potere di amministrare, lieue: luogo), potrebbero rappresentare un parallelo con i quartieri delle periferie londinesi. Nella città di Parigi, le banlieue, nacquero a seguito dei grandi flussi migratori dalle ex colonie alla fine degli anni ’60, per cui le zone periferiche erano considerate a tutti gli effetti delle “città di transito”, divenute poi dimore definitive in preda alla criminalità e al degrado, assoggettate a traffici di armi e droga e considerate anni dopo, alla stregua di ghetti. Proprio come a Londra. Poche altre città europee possono essere considerate dei “regni blindati” come la capitale britannica. Il Regno Unito ha infatti posto in essere una politica di estrema chiusura politica in ragione di quattro diverse deroghe, tra le quali il rifiuto dell’adesione allo spazio Schengen (gestisce internamente il Common Travel Area con l’Irlanda), e il “No” alla cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, che ha anticipato l’indotto alla campagna Brexit dei giorni nostri, preferendo il regime di isolamento britannico all’ipotetico appoggio di cui il Regno unito avrebbe potuto godere.

Purtroppo, il crimine che riguarda le armi bianche diffuse tra giovani, non è uno scenario solo degli ultimi mesi in Uk. Un articolo del luglio 2016 del tabloid ‘The Guardian”, rileva una stima di più di 32.000 reati commessi con armi da taglio in Inghilterra e in Galles nel 2016, il 14% in più rispetto all’anno precedente, inoltre risultano più di 4000 ricoveri ospedalieri per assalti condotti con coltello nei 12 mesi antecedenti marzo 2016, con 771 tra i feriti di età inferiore ai 19 anni.
Il Guardian, all’epoca dell’articolo, sosteneva che “le cifre più recenti sono le più alte da 5 anni”. A fronte dei dati il giornale condusse un’indagine successiva alla morte dell’adolescente Bailey Gwynne in una scuola ad Aberdeen nell’ottobre 2015, pugnalato a morte da un altro studente con un coltello da 40 sterline acquistato su Amazon, in cui scoprì che anche a distanza di sei mesi dall’omicidio era possibile ordinare coltelli pieghevoli “a prova di età” sul web, senza alcuna procedura di controllo.
La reazione politica, dopo l’uccisione di Gwynne, sarebbe stata poi oggetto di un ampio dibattito nell’autunno successivo, in cui il tema principale riguardava l’intenzione di porre un limite alla commercializzazione di coltelli online, sopratutto tra i minori. Al dibattito fece seguito una sorta di delibera con la quale “i coltelli acquistati online dovranno in futuro essere ritirati di persona, con una presa di responsabilità per i venditori di verificare che tutti gli acquirenti abbiano 18 anni” e proponendo nuovi poteri alla polizia per il sequestro di armi vietate come coltelli zombie e knukledusters.
Il ministro dell’interno Amber Rudd, dopo aver annunciato le nuove proposte relative alla criminalità, che includevano anche il divieto di possedere un coltello in un luogo pubblico e nei locali scolastici (compresi college e università), dichiarò: “I crimini commessi con armi bianche hanno conseguenze devastanti ed io sono determinata ad affrontarlo e fare tutto il possibile per spezzare il ciclo mortale e proteggere i nostri bambini, le famiglie e la comunità”, aggiungendo che la prevenzione deve essere la chiave di volta: “lavoreremo per educare i nostri giovani e dare loro la forza di cui hanno bisogno per allontanarsi dai coltelli.”
L’indagine del tabloid a distanza di sei mesi all’omicidio di Gwynne, si svolse grazie alle dichiarazioni assunte dall’assassino, un 17enne, che rivelava di aver aggirato i controlli di verifica dell’età alla consegna del coltello, fissando un cartello alla porta d’ingresso della sua abitazione recante le indicazioni di “lasciare il pacco davanti alla porta”.
A fronte delle ammissioni del giovane, il Guardian provvide a ordinare due coltelli pieghevoli, ognuno con una lama da 9,5 cm su Amazon dove, il sito web, annunciava che “questo prodotto a lame non è in vendita a persone di età inferiore ai 18 anni. Una firma può essere richiesta al momento della consegna.”
Il tracciamento degli ordini di Amazon Logistics, rilevava che i coltelli sarebbero stati consegnati uno in un’abitazione ed il secondo agli uffici del Guardian (in un pacchetto contrassegnato con ’18 anni’): una nota lasciata alla porta d’ingresso dell’abitazione scelta per il recapito, chiedeva di consegnare il pacco senza bussare, mentre lo staff delle porte del Guardian non volle firmare alla consegna. In entrambi i casi, i coltelli sono stati comunque consegnati di fronte agli indirizzi indicati.

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