Siria, armi utilizzate per i bombardamenti e i dubbi sul ruolo dell’Italia

Caccia bombardieri e missili avrebbero colpito obiettivi con “precisione chirurgica”

a cura di Maria Grazia Labellarte e Yamas

Cacciabombardieri e missili. Queste le armi che hanno caratterizzato il bombardamento contro obiettivi situati a Damasco e Homs deciso unilateralmente dalla coalizione formata da Usa, Francia e Gran Bretagna. Oltre che i Cruise di ultima generazione e i Tomahawk, lanciati dalle navi della flotta americana, il cacciatorpediniere Cook, dal Mediterraneo orientale e i sottomarini Georgia e Warne, l’attacco è stato condotto con l’impiego dei bombardieri B1 stanziati in Qatar. I britannici hanno inviato quattro cacciabombardieri Tornado e lanciato missili da crociera Storm Shadow, mentre da parte francese il bombardamento è stato condotto da Aerei Rafale e Mirage 2000 e dai missili Scalp Naval lanciati dalla fregata Aquitane.

Gli obiettivi

Il bombardamento da parte della coalizione a guida statunitense avrebbe colpito, in particolare, il deposito della fabbrica di armi chimiche situato a 27.78 km. a ovest di Homs. La fabbrica è una ex base missilistica e si ritiene che immagazzini precursori di armi chimiche.
Un portavoce del ministero della difesa britannico ha dichiarato che dalle prime indicazioni sia la precisione delle armi Storm Shadow che la “meticolosa pianificazione” degli obiettivi avrebbero portato ad un completo successo dell’ attacco. “Un’analisi scientifica molto accurata è stata seguita per determinare dove meglio indirizzare gli Storm Shadows per massimizzare la distruzione delle sostanze chimiche accumulate pur riducendo al minimo i rischi di contaminazione dell’area circostante. La struttura colpita si trova a una certa distanza da qualsiasi agglomerato urbano, questo ha contribuito alla notevole riduzione dei rischi per la popolazione”. Sulla stessa linea le dichiarazioni degli Stati maggiori francese e americano che hanno posto in risalto sia l’elevato numero dei missili lanciati, sia anche la precisione chirurgica con la quale sono stati centrati tutti gli obiettivi.

La risposta della difesa aerea siriana e il ruolo dell’Italia

La difesa aerea siriana ha annunciato di avere intercettato dodici missili da crociera lanciati contro la base aerea di al-Dumayr, a est di Damasco, utilizzando i vetusti missili antiaerei S125, S200, Buk e Kvadrat, prodotti in Unione Sovietica e forniti alla Siria circa trent’anni fa.
Se da una parte, i francesi hanno dichiarato che i loro aerei, decollati dal paese translapino, sarebbero stati riforniti in volo da tanker della propria aviazione, dubbi sussistono circa l’utilizzo della base siciliana di Sigonella per l’apporto non unicamente logistico prestato all’operazione, nonostante le rassicurazioni del premier Paolo Gentiloni. I misteri, infatti, riguardano anche un aereo da rifornimento Boeing KC-767 dell’aeronautica militare italiana che sembra sia stato impiegato per il rifornimento degli aerei americani.

La presenza di armi chimiche in Siria

Ma sull’intera operazione, inoltre, grava il sospetto di una maldestra manipolazione delle intelligence anglo-americane. Nell’estate del 2014, infatti, l’allora segretario di Stato americano, John Kerry, annunciò che l’intero arsenale di armi chimiche in possesso del regime siriano era stato distrutto, successivamente ad un accordo con russi e siriani, sotto la supervisione di un’agenzia incaricata dal Pentagono che aveva rassicurato in merito i vertici americani. È possibile che qualcosa sia sfuggito, anche questa volta, ai solerti agenti speciali? Involontariamente, ci mancherebbe.

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