Matteo Salvini è la “bestia social” del momento

Dal micetto ai fornelli, la magia del click che fa consenso

farmacia di turno

Nell’era social in cui viviamo, dove il bombardamento mediatico ha lasciato il posto a un più sottile e continuo bombardamento emotivo, è conseguenziale il fatto che, sul piano politico, a generare più feedback che si traducono in consenso elettorale siano quegli esponenti in grado di spalmare il proprio brand nel maggior numero di spazi e momenti possibile. Un fenomeno che emerge analizzando le strategie di comunicazione del leader della Lega, Matteo Salvini, la cui linea comunicativa, come è stato osservato, sembra dettata dai personaggi del film di animazione Disney Pixar Inside Out. 

Esperti di comunicazione online e web reputation sono a lavoro per cogliere la strategia vincente del vice premier che, solo su Facebook, può contare su un bacino di 3,5 milioni di ‘mi piace’. Sembra che tutti i post del Capitano si strutturino intorno all’esternazione di gioia, tristezza, paura, rabbia e disgusto, ovvero i cinque personaggi protagonisti del suddetto film. Sentimenti utilizzati come leve emozionali per scatenare una reazione tra i followers e generare, di conseguenza, discorsi intorno alla sua persona e al suo brand. Tecniche di comunicazione che fanno di Salvini un social influencer laddove, anziché aprire la strada a nuove mode e costumi, assume il ruolo di pioniere mediatico per quanto riguarda temi e dibattiti sociopolitici, ‘costringendo’ tutto il contesto amministrativo italiano a seguirlo, a scendere sul suo campo comunicativo e ad abbandonare la strategia discorsiva e argomentativa, da sempre una prerogativa fondamentale per quanto riguarda il dibattito politico. 

La comunicazione del leader del Carroccio è estremamente dilatata e totalizzante, si muove su driver diversi e lo fa ovunque riempiendo il palinsesto mediatico. Oltre ad avere da anni, infatti, una copertura televisiva unica nel suo genere, Salvini riempie ogni area tematica che riguardi le elezioni, l’economia, l’agricoltura, la sicurezza, i problemi idrogeologici, il calcio o la religione non fa differenza, all’interno dei canali social mediante un ventaglio ampissimo di ruoli, istituzionali e non: “ministro dell’Interno con la visita ad un poliziotto ferito, premier de facto con le esternazioni in campo economico e internazionale, leader leghista con la partecipazione ai comizi e la polemica politica contro gli avversari”, padre preoccupato che parla alla pancia dei genitori, ultras di calcio che si preoccupa delle sorti del campionato. Quello che ne esce è un brand totalizzante. 

In effetti, dati alla mano, la media di pubblicazioni giornaliere sui social da parte di Salvini è di ben 22 contenuti, spalmati soprattutto tra Facebook e Twitter. La recente vicenda degli sbarchi dimostra come la narrazione del leghista si muove con una strategia che punta ad occupare tutti i campi tematici e tutti i ruoli. Pensiamo al martellamento incessante su alcuni temi chiave come la sicurezza, la flat tax, l’immigrazione, i rom, che sono diventati dei leit motiv in grado di determinare e dominare l’agenda setting dei media. Il che dimostra come, al di là della correttezza o della veridicità delle informazioni, l’obiettivo principale di questa comunicazione sia esclusivamente la trasformazione della percezione dei destinatari, obbligati di volta in volta ad entrare nei temi da lui imposti con i modi e i tempi da lui stabiliti. 

Dovremmo tentare di imporre un nuovo modello di comunicazione che sia da una parte dotata di maggiore audacia e perseveranza, così come innegabilmente opera Salvini, ma che al contempo si fondi sulla verità e sui temi in grado di muovere le coscienze delle persone e del loro ruolo nel mondo. Visibilità e reputazione vanno a braccetto sul web, poiché più si parla di un personaggio pubblico (bene o male) sui social, sui blog e sulle piattaforme e più si amplia il bacino di persone raggiunte. Per un politico è essenziale tenere sotto controllo le menzioni ricevute e gli articoli che parlano delle sue iniziative e attività. I professionisti della web reputation non possono infatti ignorare il legame fra reputazione online e reputazione offline che è ormai un legame imprescindibile. Conta la “piazza fisica” dove il politico fa i suoi proclami ma non si può ignorare la “piazza virtuale”. Chi fa attività politica dovrebbe prestare la massima attenzione alla propria presenza online e sui social media, pianificando strategie di web marketing virali e ad alto engagement per una cosiddetta attività di “social media election”, che si rivela sempre più decisiva per la vittoria.

di Simona Petrozzi, esperta di Web Reputation e titolare di Siro Consulting