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Una serena apologia del terrorismo brigatista

Barbara Balzerani pubblica la sua ultima fatica e i blog antagonisti la osannano

L’uscita dell’ultima “opera libraria” dell’ex terrorista Barbara Balzerani, alias Sara, alias Barbarella, non è sfuggita a una presentazione in pompa magna da parte dei soliti apologeti delle figure chiave degli anni del terrore in Italia.

Il volume, intitolato non a caso “L’ho sempre saputo”, forse in onore delle radici ideologiche dell’autrice, probabilmente non richiamerà folle entusiaste presso le librerie, ma ha provocato clamore non tanto per i contenuti, quanto per la nota biografia della Balzerani che, alla soglia dei 70 anni, non pare avere completato il percorso di riabilitazione dei detenuti tanto caro ai buonisti della sinistra.

Sul quotidiano Il Tempo di Roma, a mero titolo di esempio, viene evidenziato un commento postato su Facebook dalla Balzerani in relazione al 40esimo anniversario della strage di via Fani, nel quale l’ex terrorista chiede ospitalità all’estero per “sfuggire ai fasti del quarantennale”.

Al di là dell’infelice battuta, che racchiude in sé la personalità della Balzerani sempre pronta a colpire alle spalle e darsi a precipitosa fuga, quello che dovrebbe invitare a una seria riflessione sullo stato di salute mentale dell’accozzaglia che compone buona parte della sinistra italiana, è la recensione dello scritto della Balzerani apparsa su alcuni blog vicini agli ambienti dell’antagonismo e dell’estrema sinistra, nei quale si legge, tra l’altro, “e mentre tutti i suoi compagni venivano arrestati, anno dopo anno, lei riusciva sempre a fuggire e contrattaccare mentre il mondo cambiava, e noi giovani ribelli che nascevamo negli anni ottanta la conoscevamo dalle foto segnaletiche e pensavamo: “Non la prenderanno mai”… “chissà quali imprese riuscirà ancora a fare”… “invece un giorno la catturarono e furono più di vent’anni di galera per lei”.
Inutile soffermarci sulla figura della Balzerani che a noi evoca unicamente un periodo nero della storia d’Italia, ma vorremmo, invece, sottolineare come a fronte di censure, denunce e strepiti da parte dei sinistroidi, sempre pronti a evocare i nemici fascisti, i volgari razzisti, gli antisemiti, eccetera eccetera, nessuna autorità si degni mai di dare un’occhiata ai commenti apologetici con i quali i “compagni” tentano di incensare le rivoltanti carriere dei loro “eroi” del passato.

E comunque a noi la Balzerani piace ricordarla così

 

 

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