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La Percezione Della Sicurezza

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Difesa e Sicurezza Nazionale

Difesa e sicurezza nazionale: Leggi e approfondisci le analisi fatte dalla redazione di OFCS.Report sui maggiori fatti di cronaca a livello nazionale.

Attentato a Manhattan: alla faccia delle fake news

in Difesa e Sicurezza Nazionale/Internazionale da

L’attentato che oggi ha riportato New York in una situazione di panico indiscriminato, avrà sicuramente colto di sorpresa alcuni redattori di quotidiani pronti a tacciare di fake tutte quelle notizie basate su analisi reali, se ritenute sconvenienti, inopportune e, soprattutto, scomode.
Ma tant’è. Come, purtroppo, avevamo largamente anticipato, qualcuno si è sentito in dovere di porre una atto le minacce che da tempo pervadono il web, dirette all’Occidente e, nella maggioranza dei casi agli Stati Uniti.

A seguito della decisione del presidente Trump di dare un riconoscimento di Gerusalemme quale capitale dello Stato di Israele, le tensioni si sono fatte sentire in ogni parte del Globo e gli incidenti scoppiati in Medio Oriente sono apparsi come un prologo a qualcosa di più grosso che ad una vera e propria reazione.

Il 27enne bengalese Ullah Akayed, si è probabilmente fatto portatore di un messaggio di morte contro il Paese che da 8 anni lo ospita, ma la fortuna non è stata dalla sua parte. Con il ventre squarciato da una pipe-bomb artigianale, di cui è esploso il solo detonatore, ha dovuto rimandare l’atteso incontro con le 72 vergini e, presumibilmente, nei prossimi anni (se verranno) avrà anche modo di riflettere sulle ragioni che lo hanno indotto a compiere un gesto che avrebbe potuto avere conseguenze ben più tragiche.

Il bilancio dell’atto terroristico parla di soli 4 feriti lievi e di una città che è ripiombata nella paura di altri gesti eclatanti e drammatici, non certo frutto della sola iniziativa diplomatica pro-Israele di Donald Trump, ma di un odio radicato nelle folli menti dei jihadisti che, fino dal primo attentato alle Twin Tower nel 1993 ad opera di Ramzi Youcef, avevano promesso di non dare tregua all’America e al suo popolo.
Ma al pari degli Stati Uniti, che stanno esaminando la possibilità di elevare il livello di allerta contro possibili altri attentati, anche in Europa le Autorità preposte alla sicurezza studiano i piani per rendere sicure le prossime festività.

Nel mirino degli jihadisti, per lo più di quelli affiliati all’Isis, gli obiettivi sarebbero molteplici, ma Roma rimane sempre il target preferito, almeno secondo la propaganda web che, sebbene non rappresenti un elemento di prova certa, dovrebbe comunque rappresentare un punto di partenza per sondare gli umori della comunità dei frequentatori della rete. Proprio New York e Times Square ricorrevano spesso nei deliranti messaggi spalmati sulle varie piattaforme dei social network e, non a caso, una in particolare, rappresentava un babbo natale dell’Isis immortalato con a fianco alcuni candelotti di dinamite. Alla faccia della fake news. Un’immagine peraltro segnalata anche da Site, la società americana diretta da Rita Katz, che si occupa di monitorare proprio la propaganda sul web degli jihadisti.

E’ evidente che davanti al rischio rappresentato dall’Isis dopo la sconfitta in Siria e Iraq, la partita si giocherà altrove. Anche la possibilità che esista un centro direzionale del Califfato che possa impartire ordini ai miliziani sparsi nel mondo appare improbabile. Possibile, invece, è che gli jihadisti operino in modo autonomo, anche sul web, continuando a rilanciare minacce verso l’Occidente che, quasi puntualmente, vengono poi raccolte dal “lone Wolf” di turno. Più che parlare di fake news, in questo caso occorrerebbe una presa in carico seria di tutti gli “addetti ai lavori”, che possa finalmente considerare i veri pericoli a cui il mondo è esposto. Bollare alcune notizie come bufale, in taluni casi equivale a sottovalutare il problema.

Reati informatici: operazione internazionale contro rete Avalanche

in Difesa e Sicurezza Nazionale/Internazionale da

Una task force internazionale formata dalle polizie di 15 Paesi tra cui l’Italia, a seguito di un indagine iniziata nel 2016, ha smantellato un’infrastruttura criminale informatica denominata Avalanche utilizzata per lanciare, gestire e quindi diffondere pericolosi malware globali, tra cui Andromeda.

L’acquisizione, l’analisi e la successiva condivisione delle informazioni ottenute dalle singole unità di polizia, ha consentito di sviluppare un’azione coordinata di spegnimento simultaneo dei sistemi informatici infettati, consentendo la disarticolazione della struttura dedita al crimine.

In Italia, la Polizia Postale e delle Comunicazioni, diretta dalla Procura della Repubblica di Roma, in stretta collaborazione con l’FBI, ha provveduto allo smantellamento della sezione italiana della struttura Avalanche, una delle più attive a livello mondiale.
La rete criminale funzionava infettando centinaia di migliaia di computer allo scopo di prenderne il controllo all’insaputa dei loro proprietari e utilizzandoli per veicolare il compimento di numerosi reati informatici.
La lentezza del computer, rilevata dall’utilizzatore quotidiano, avrebbe rappresentato solo il primo sintomo dell’infezione propagata dagli hacker, che, successivamente, sfruttavano il pc dell’ignaro utente per fini criminali, sfruttando le potenzialità di malware globali, compreso il potentissimo Andromeda.

Le “botnet”, così vengono definite in gergo informatico le reti infette, vengono sfruttate dagli hacker per consumare reati che vanno dal semplice furto dei dati personali, alle carte di credito, ai conti correnti, sino ad arrivare al lancio di attacchi informatici su vasta scala anche contro le reti delle pubbliche amministrazioni e quelle connesse con i servizi di sicurezza dei Paesi.

 

Nasce la rete dei Musei del mare e della Marineria d’Italia

in Beni Culturali/Difesa e Sicurezza Nazionale da

Cinquantotto musei del mare e della marineria insieme in un comune progetto per valorizzare il patrimonio culturale marittimo italiano. È nato così il Museo Navigante – una iniziativa promossa dal Mu.MA-Galata di Genova, il Museo della Marineria di Cesenatico, l’associazione La Nave di Carta della Spezia e l’AMMM-Associazione Musei marittimi del Mediterraneo – che ha riunito musei, pubblici e privati.

Da oggi il Museo Navigante è on line – sul sito www.museonavigante.it con le schede dei musei del mare italiani e a gennaio 2018, con l’inizio dell’Anno del patrimonio culturale Europeo, salperà a bordo della goletta Oloferne e farà rotta dall’Adriatico al Tirreno, con tappe in tutte le regioni costiere, per arrivare infine a Sète (Francia) in occasione della manifestazione Escale à Sète in rappresentanza dei musei italiani.

All’iniziativa hanno aderito musei di tutta Italia che adesso hanno un “porto” nel sito www.museonavigante.it dove sono consultabili, regione per regione, le schede informative e dove sono raccolte molte notizie sui tesori e sulle memorie che custodiscono.

Il primo censimento dei musei del mare

“Finalmente abbiamo un primo censimento dei musei del mare e della marineria italiani, privati e pubblici, ad arricchire la rete dei Musei Marittimi del Mediterraneo e le reti regionali che si stanno costituendo, dalla Catalana alla Ligure, dal Golfo del Leone alla Campania – ha detto Maria Paola Profumo, presidente dell’AMMM di cui il Galata è capofila – “Sono stati catalogati per quattro grandi categorie: storico-navale, archeologico, naturalistico ed etnografico. Ne è emerso un panorama molto ricco, diversificato e molto attivo. Il nostro obiettivo è far scoprire e promuovere il patrimonio marinaro, materiale e immateriale: barche, reperti, cimeli ma anche, e soprattutto, memorie di lavoro, di migrazioni, di comunità che di mare hanno vissuto e vivono”.

Il Museo Navigante ha l’adesione della Marina Militare – custode di gran parte del patrimonio navale e marittimo nazionale – della Guardia Costiera, oltre che di Assoporti, l’associazione che riunisce le Autorità di Sistema Portuale, del Registro italiano navale (Rina), Assonautica, Federcoopesca-Confcooperative, Assonat. RTVSan Marino è media partner dell’iniziativa alla quale hanno aderito molte aziende del settore: Contship Italia, Ricci Federico Forniture Navali, La Dragaggi, OPA assicurazioni e Mursia, editore del mare in Italia. Collaborano al Museo Navigante: Lega Navale, ANMI, UVS-Unione Italiana Vela Solidale.

“C’è un grande bisogno di recuperare e rivendicare l’identità marinara di questo Paese – ha spiegato Marco Tibiletti, presidente della Nave di Carta, associazione di promozione di cultura del mare che in oltre vent’anni ha imbarcato e fatto navigare più di seimila ragazzi – I valori del mare sono solidarietà, cooperazione, rispetto, tolleranza, lavoro, e coraggio: una grande scuola di formazione per le nuove generazioni”. A bordo del Museo Navigante ci saranno anche gli allievi degli Istituti Nautici d’Italia.

“Quello che vogliamo evidenziare con il Museo Navigante – ha dichiarato Davide Gnola, direttore del Museo della Marineria di Cesenatico, premiato nel 2017 tra i migliori musei italiani (Premio ICOM-Italia) – è che i musei marittimi sono fattori di sviluppo nei territori. Se vogliamo migliorare la nostra offerta di turismo culturale, in un Paese che ha otto mila chilometri di coste e una tradizione marittima secolare, non possiamo trascurare i nostri musei e le nostre barche storiche”.

Passato, presente e futuro si fondono nel Museo Navigante che, in attesa di mollare gli ormeggi, è anche sui social network: su FB, su Twitter, su Instagram e su Youtube. @museonavigante.it

Comunicato stampa

Riaperta la pagina web ‘Caccia allo sbirro’. Coisp: “Chiudere immediatamente il portale”

in Difesa e Sicurezza Nazionale da

“Non una bravata, non una banale farneticazione di qualche sciroccato. Le minacce che continuano a imperversare sul web contro gli appartenenti alle forze dell’ordine sono una cosa seria non possono essere sottovalutate, perché rappresentano un rischio grave e serio per la vita dei colleghi. E quanto si fa contro questi fenomeni non è abbastanza, se a distanza di pochi mesi torna come nulla fosse a comparire un portale finalizzato a dare la caccia agli sbirri. Bisogna chiuderlo immediatamente, e identificare subito i criminali che si nascondono dietro questa iniziativa per perseguirli severamente”. E’ quanto chiede, in una nota, Domenico Pianese, segretario generale del Coisp, Sindacato indipendente di Polizia, dopo la notizia della riapertura della pagina web ‘Caccia allo sbirro’, già oscurata qualche mese fa dalla polizia postale, per rilanciare messaggi e propositi violenti contro poliziotti.

Minacce esplicite rivolte ai rappresentanti delle forze dell’ordine, spiega il Coisp, un vero e proprio schedario che si propone di individuare, identificare e rintracciare uomini e donne in divisa per mettere alla gogna gli agenti che imperversano contro le masse popolari. “Tra gli sbirri che difendono i fasci – questo si legge sulla pagina – vengono indicati poliziotti con nome e cognome, alla ricerca di ulteriori informazioni su di loro”. L’obiettivo è chiaro, denuncia il Coisp, “si chiede a chiunque abbia notizie sulla vita privata, sui luoghi che frequenta e persino sull’indirizzo privato dell’abitazione di indicare informazioni utili ad identificare l’obiettivo. Nella schermata si legge infatti di indicare Corpo, unità, grado del poliziotto, ed ancora la zona operativa di competenza e persino l’abitazione in cui risiede attualmente”.

Infine Pianese conclude: “Abbiamo raccolto troppo sangue versato da appartenenti alle forze dell’ordine nella storia per prendere alla leggera fenomeni striscianti come questo. Ci aspettiamo il massimo impegno e la massima attenzione contro questa vergognosa e criminale attività. Perché gli sforzi in difesa dell’incolumità dei poliziotti e delle loro famiglie non possono che essere pari ai sacrifici che essi compiono ogni giorno per il Paese”.

Formazione e esami truccati: Guardia costiera arresta colleghi

in Difesa e Sicurezza Nazionale da

Rilasciavano certificazioni false a seguito di esami ai marittimi che, successivamente, avrebbero ricoperto funzioni delicatissime a bordo di navi da crociera o mercantili, come quelle di responsabili di guardia in coperta e in macchina durante la navigazione. Per questo motivo, su delega della Procura della Repubblica di Palermo, dopo circa un anno di indagini, i militari appartenenti alla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Palermo, insieme al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, hanno portato a termine una complessa operazione di polizia giudiziaria che ha permesso di “far luce su un articolato contesto criminale”, nel quale operavano, tra gli altri, dieci pubblici ufficiali (tra cui quattro dipendenti del Corpo delle Capitanerie di Porto e tre dipendenti dell’Istituto Nautico di Palermo). Secondo l’accusa gli indagati hanno agito “in concorso con il titolare della scuola di formazione internazionale marittima denominata ‘Studio De Santis’, abilitata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a svolgere corsi di formazione marittima propedeutici all’imbarco su unità navali”. L’inchiesta, inoltre, ha portato al sequestro di beni, denaro e società – in Italia e nella Repubblica di San Marino – per un valore complessivo di circa 1.250.000 di euro.

Gli indagati

All’alba di oggi, dunque, circa 100 militari dei due Comandi “hanno eseguito misure cautelari nei confronti di 12 indagati, di cui 5 posti agli arresti domiciliari, 4 fatti oggetto dell’applicazione del provvedimento di divieto di dimora nel comune di Palermo e 3 dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria”. Tra questi ci sono un 1° Maresciallo Luogotenente del Corpo delle Capitanerie di Porto, addetto all’ufficio direzione Marittima della Capitaneria di Porto di Palermo, oggi in pensione; un Capitano di Vascello del Corpo delle Capitanerie di Porto, presidente della commissione esaminatrice e un Sottotenente di Vascello Corpo del Corpo delle Capitanerie di Porto – segretario della commissione esaminatrice, oltre che un Capitano Superiore di Lungo Corso, componente della medesima commissione.

In totale gli inquirenti contestano 59 episodi per i reati di “corruzione, induzioni indebite a dare o promettere utilità, rivelazioni di segreto d’ufficio e falsi ideologici in atto pubblico”.  Sono stati inoltre sottoposti a sequestro la sede dello ‘Studio de Santis’ – Centro internazionale di formazione marittima s.r.l. di Palermo, in via Francesco Crispi, il campo di addestramento per marittimi, in contrada Bellolampo del Comune di Palermo (facente parte del compendio aziendale della società), diversi conti correnti, nonché beni mobili e immobili per un valore complessivo di 1.250.000 euro. E’ stato inoltre disposto il sequestro di una società con sede nella Repubblica di San Marino, intestata allo stesso amministratore del ‘Centro De Santis’.

I militari coinvolti nell’indagine

In giro di affari e illeciti che ha coinvolto anche alcuni esponenti della guardia costiera. “Con soddisfazione si apprende la notizia dell’importante attività di polizia svolta dal personale della guardia costiera di Palermo – dichiara Antonello Ciavarelli, delegato Cocer MM Guardia Costiera – Ciò non è solo espressione di grande professionalità. Il fatto che si sia proceduto agli arresti dei colleghi è sopratutto espressione che per il personale al primo posto c’è l’onorabilità della guardia costiera e l’onesto servizio alla Nazione”.

Intercettazioni e pedinamenti

Le indagini, grazie anche a intercettazioni telefoniche e ambientali oltre che pedinamenti e acquisizione di atti ed accertamenti bancari, hanno permesso agli investigatori di accertare che “i marittimi che formulavano istanza per partecipare agli esami – il cui superamento era necessario per ottenere le abilitazioni professionali e le certificazioni previste dalla normativa internazionale al fine di svolgere delicate e importanti mansioni a bordo di navi mercantili e da crociera, in alcuni casi legate alla sicurezza – venivano ‘avvicinati’ da taluni degli indagati che, in collegamento con il Centro internazionale di formazione marittima, promettevano il facile superamento delle prove, previa frequenza di ‘pre-corsi’ a pagamento in effetti tenuti dagli stessi pubblici ufficiali che in seguito avrebbero fatto parte della commissione esaminatrice”.

Oltre 50 candidati sarebbero stati avvicinati e una parte di questi, spiegano gli investigatori, hanno “effettivamente pagato somme non inferiori ai 1.000 euro per beneficiare di corsie preferenziali per un agevole superamento degli esami; in alcuni casi, si è anche accertato che, in occasione dei ‘pre-corsi’ i candidati venivano puntualmente resi edotti sugli argomenti che sarebbero stati oggetto di esame”.

Ma non solo. Il sistema prevedeva anche la possibilità per i candidati di ottenere “anticipazioni in merito alle tracce che sarebbero state loro sottoposte in occasione della prova scritta di inglese, preparandoli alla traduzione del testo che poi sarebbe stato oggetto della prova”.

Il rischio per la sicurezza dei trasporti marittimi

Un articolato sistema di illeciti che, per la portata e la rilevanza della questione affrontata, “ha enormi ripercussioni su un aspetto di primaria importanza nazionale e internazionale, ovvero la sicurezza dei trasporti legata ai traffici marittimi mercantili e crocieristici”. Le condotte illecite accertate nel corso delle indagini sono infatti sfociate nel rilascio di titoli professionali marittimi legittimanti lo svolgimento di funzioni delicatissime, a bordo di navi da crociera o mercantili, come quelle di responsabile di guardia in coperta e in macchina durante la navigazione.

Ofcs contro le fake news, anche quelle dei grandi giornali

in Difesa e Sicurezza Nazionale da

Il dibattito sulle fake news o presunte tali diventa ogni giorno più rovente e proprio a questo proposito noi di Ofcs.report ci teniamo a chiarire alcuni aspetti.

Ci siamo sentiti chiamati in causa per un articolo de La Repubblica relativo a una presunta inchiesta sulle bufale online nel quale, i redattori dello scritto, hanno citato un nostro articolo condiviso con il blog scenarieconomici.it con la cui redazione manteniamo in essere uno stretto legame collaborativo.

Il quotidiano La Repubblica, il 3 dicembre scorso, ha inserito scenarieconomici.it in una lista di siti che produrrebbero fake news, per giunta al soldo dei russi. Questo tipo di  accuse lanciate senza alcuna prova certa può essere pericoloso, soprattutto per un quotidiano a tiratura nazionale che, piaccia o meno, ha un notevole seguito di utenti, cui si dovrebbe rivolgere con l’opportuno equilibrio.

Noi di Ofcs.report, siamo aperti al dibattito e al confronto con i nostri lettori e con chiunque voglia discutere di ciò che pubblichiamo, ma non accettiamo, in alcun modo, accuse gratuite e prive di fondamento.

Il riferimento non è solo agli “impavidi” giornalisti autori del pezzo in questione, ma anche a tutti quei leoni da tastiera che tramite post sui social nei quali si allude a “certi siti” e “certe notizie”, fanno chiari riferimenti ai nostri contenuti. Ognuno è libero di condividere, leggere, apprezzarle o meno. Ma nessuno, ripetiamo nessuno, ha il diritto di lanciare accuse senza prove, in particolar modo chi ha la pretesa di giudicare le intenzioni dell’Isis o dei suoi adepti, ad esempio, a tal punto da riuscire a fornire spiegazioni diverse dalle minacce lanciate da questi ultimi sul web negli ultimi giorni. Tale supponenza presuppone forse la conoscenza personale di Al-Baghdadi o di qualcuno dei suoi uomini? In tal caso, il “fenomeno” avrebbe l’obbligo giuridico di  condividere le informazioni in suo possesso con le autorità preposte e riferire quanto a sua conoscenza per non essere accusato di favoreggiamento o, comunque, di contiguità nella corrente di pensiero terrorista.

Siamo quindi pronti a discutere, tenendo sempre presente, però, che per lanciare accuse bisogna avere delle prove concrete. Altrimenti il rischio che si corre è di essere deferiti alla competente autorità giudiziaria, alla quale il blog scenarieconomici.it, seguito a ruota dal Codacons, in relazione ad articoli sulle vaccinazioni, ricorreranno nei prossimi giorni.

La campagna elettorale renderà il clima più rovente nei prossimi mesi, questo lo sappiamo. In ogni caso l’avversario, chiunque esso sia, va rispettato. La “guerra” va combattuta a viso aperto, con coraggio e determinazione. Noi siamo pronti a dire la nostra senza timore, anche sbagliando, ma non è nostro costume pugnalare alle spalle. Chi ha coraggio affronta il nemico a viso aperto. Tutto il resto sono quaquaraquà.

A seguito dell’articolo pubblicato su La Repubblica, noi di Ofcs.report abbiamo dato mandato ai nostri legali di vagliare l’accaduto per procedere nelle sedi opportune a tutela della testata e dei suoi lettori contro qualsiasi tentativo di delegittimazione dell’informazione fornita.

Il quotidiano La Repubblica, tra l’altro, è lo stesso che verrà querelato dal Codacons  perché additato di fake news sui vaccini.

Scenarieconomici risponde a Repubblica: “Andremo avanti più decisi che mai”

in Difesa e Sicurezza Nazionale da

Domenica scorsa 3 dicembre abbiamo avuto il dubbio onore di essere citati da un articolo de “La Repubblica” relativo al tema delle Fake News. Certo, leggere un quotidiano che ha dedicato la propria storia all’esercizio dell’influenza politica di parte che accusa altri di scrivere fake news ci fa sinceramente sorridere, se non ridere di gusto. La cosiddetta inchiesta è forse l’esempio più stringente di come NON deve essere fatto il giornalismo d’inchiesta e di quale superficialità ed ignoranza vi sia in quel mondo.

Il cuore della nostra citazione è, tra l’altro, un articolo non nostro,  ma del sito OFCS con cui collaboriamo. Si tratta di una notizia riguardante l’allarme degli USA su un possibile attentato in Italia, un tema tra l’altro trattato, con tono uguale da la stessa Repubblica con toni molto simili il giorno 17 novembre… PER LEGGERE L’ARTICOLO INTEGRALE CLICCA QUI 

Butta in acqua marinaio irregolare per sfuggire alla Guardia Costiera: arrestato /VIDEO

in Difesa e Sicurezza Nazionale/Video Report da

Butta in acqua un marinaio extracomunitario per sfuggire ai controlli della Guardia Costiera. Per questo motivo è stato arrestato  un 46enne livornese, comandante di un peschereccio della marineria locale fermato questa mattina su ordine della Procura di Livorno. I reati contestati sono violenza privata, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato e sfruttamento del lavoro (caporalato). Le manette sono scattate al temine delle indagini partite a giugno 2016, dopo il salvataggio del senegalese avvenuto ad opera di un bagnino.

E ieri mattina gli uomini della Guardia Costiera di Livorno, in collaborazione con i carabinieri, “hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Livorno, su richiesta del pm Fiorenza Marrara, a conclusione dell’indagine denominata “Catene” – spiega una nota della Capitaneria di porto della cittadina ligure – attendendo il rientro dalla battuta di pesca del pescatore, ormeggiatosi con l’imbarcazione presso l’abituale posto d’ormeggio in banchina in darsena vecchia”.

Le indagini

Nel tardo pomeriggio dell’8 giugno del 2016, infatti, un senegalese è stato visto da un bagnino annaspare in mare a qualche centinaio di metri dalla costa di Calambrone.  Dopo il salavataggio lo straniero ha raccontato, proprio al bagnino stesso, che “per paura di un controllo della Guardia Costiera che in quel momento stava effettuando controlli, il comandante di un peschereccio, per il quale lavorava in maniera irregolare, lo aveva spinto in mare, pur consapevole che non avesse le capacità di nuotare per mettersi in salvo”, chiarisce la nota dei militari. Dopodiché, però, il senegalese si era dileguato facendo perdere le proprie tracce.

Le iniziali indagini, condotte dalla Guardia Costiera, arrivata poco dopo sul posto per raccogliere le dichiarazioni del bagnino e di alcuni testimoni, hanno consentito di verificare la versione data dall’immigrato. Successivi accertamenti, inoltre, hanno portato all’identificazione  del responsabile del gesto, “nella fattispecie il comandante e proprietario del peschereccio ‘Gionatan'”. L’uomo, infatti, nei giorni successivi, avendo saputo che il cittadino senegalese era stato convocato dalla Guardia Costiera per rendere dichiarazioni su quanto accaduto, lo avrebbe minacciato ripetutamente per costringerlo a non dire la verità.

“Le ulteriori indagini – spiega la nota dalla Guardia Costiera – facevano emergere un quadro probatorio a carico dell’indagato che dimostrava come, per gli interessi della propria attività di pesca professionale, avesse posto in essere uno sfruttamento continuo, non solo del senegalese, ma anche di altri cittadini extracomunitari per lo svolgimento di varie mansioni a bordo dell’imbarcazione. Persone che avendo necessità di lavorare venivano costrette a turni massacranti, per un compenso di 10 euro a volta ed una modesta quantità di pesce, offesi ripetutamente quando non eseguivano a dovere gli ordini”.

Una volta tratto in arresto, l’indagato è stato condotto in caserma per l’identificazione formale da parte dei carabinieri e della Guardia Costiera per la successiva applicazione delle misure cautelari disposte dal gip di Livorno.

Servizi segreti, ‘Be Aware. Be Digital’: la campagna per la cybersecurity /VIDEO

in Difesa e Sicurezza Nazionale/Video Report da

Al via la prima campagna nazionale di formazione per la promozione di un utilizzo consapevole delle tecnologie ICT, promossa dalla Presidenza del Consiglio – Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Repubblica, in collaborazione con la ricerca.

Quando si parla di cyber sicurezza tutti pensiamo con timore ad hacker e pirati informatici, chiedendoci se il nostro pc, la nostra banca o il gestore della nostra carta di credito resisterebbero ad un loro attacco. In realtà, però, il maggiore rischio per i nostri dati siamo noi stessi. A volte basta un click o un like a rendere vulnerabili le nostre informazioni personali.

Nasce il progetto “Be Aware. Be Digital”

“Scopo della campagna è quello di far acquisire consapevolezza che la propria libertà digitale non è uno slogan, ma un approccio che consente di essere davvero padroni di se stessi, capaci di muoversi in piena libertà nella dimensione del web. Liberi di sapere, liberi da condizionamenti esterni, liberi di proteggere i propri dati, liberi di scegliere il proprio futuro. Essere cittadini digitali vuol dire rimodulare la dimensione personale nella società dell’informazione, al tempo stesso fonte di nuovi rischi e opportunità, sia per individui che per le imprese. Una campagna, quindi, che mira a far acquisire capacità di discernere le situazioni di reale vantaggio da quelle che privano delle libertà fondamentali.

Il progetto, realizzato dal governo in collaborazione con il mondo del- la ricerca, viene affrontato in un’ottica incrementale, che partendo dalla formazione dei più giovani, e trasferendo ai più grandi il valore di un uso consapevole delle tecnologie, finisce per introdurre nel mondo del lavoro adeguate competenze professionali che generano vantaggio in primis per le aziende e, di conseguenza, per l’economia del Paese.

Saranno coinvolte due categorie fondamentali: i ragazzi, da attrarre con iniziative formative innovative, da vivere in maniera diretta e tramite le istituzioni scolastiche; e le PMI da ingaggiare fornendo uno strumento utile allo sviluppo delle risorse umane.

L’output del progetto prevede, tra le altre iniziative, la realizzazione di app ludiche per introdurre i più giovani all’utilizzo consapevole delle tecnologie; educational app, per la diffusione dei concetti base della sicurezza informatica; fumetti ed eBook. I prodotti saranno veicolati attraverso le scuole italiane.

Così come sono previsti strumenti formativi per i dipendenti delle PMI, d’intesa con le Associazioni di categoria, attraverso l’implementazione di learning tool per l’apprendimento online, che offre contenuti didattici incentrati intorno a tematiche di sicurezza informatica declinate nella vita quotidiana dell’impresa e dei dipendenti. Lo scopo dell’esperienza di apprendimento è la diffusione di una cyber security awareness sul luogo di lavoro e l’utilizzo di buone prassi da parte dei dipendenti, che sebbene di età anagrafica superiore a quella delle altre fasce di destinatari, sono ugualmente sprovvisti di educazione digitale, finendo per risultare sotto molti aspetti utenti ancora più inesperti dei ragazzi.

Il lancio della campagna è avvenuto in occasione dell’evento sul “Decennale di riforma dell’intelligence italiana”, e proseguirà nei prossimi mesi con la presentazione dei singoli prodotti. La Sicurezza Nazionale porterà avanti la campagna pluriennale in conformità agli indirizzi operativi del nuovo “Piano Nazionale per la Sicurezza Informatica e la Protezione Cibernetica”, adottato a maggio 2017 a seguito del nuovo Decreto Gentiloni.

È previsto il coinvolgimento della RAI, del MIUR, di Leonardo, delle Università italiane e di Confindustria.

Il teaser della campagna “Be Aware. Be Digital” vede come attore il giovane youtuber italiano, Claudio Colica. Hanno voluto testimoniare la loro sensibilità rispetto a questo tema anche due personalità molto care al grande pubblico: Rosario Fiorello e Lodovica Comello hanno inviato due video.

Comunicato stampa

Scenarieconomici: “Proposta per aumentare di 1 mln le nascite italiane in 5 anni”

in Difesa e Sicurezza Nazionale/Economia da

Ho avuto un grande maestro americano la cui sapienza e pragmatismo possono essere riassunti in un semplice acronimo: KISS. Che non è baciare ma Keep It Simple (voi mi direte che manca una S, ma se non siete Stupidi capite perchè mi sono fermato).

Or dunque, per scherzo ho parlato con mio figlio che ha meno di 10 anni del problema italico, ossia che non si fanno più figli, soprattutto – mia opinione – per colpa della crisi e del fatto che i residenti mediamente non se lo possono permettere. Ho ricevuto una risposta disarmante che, una volta elaborata, mi è sembrata tanto semplice quanto rivoluzionaria: dare soldi agli italiani per fare figli o, riletta, i soldi che oggi si danno ai migranti, non un euro in più, che vengano usati per fare in modo che gli italiani facciano più figli. PER LEGGERE L’ARTICOLO INTEGRALE CLICCA QUI

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