La Percezione Della Sicurezza

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Difesa e Sicurezza Nazionale

Difesa e sicurezza nazionale: Leggi e approfondisci le analisi fatte dalla redazione di OFCS.Report sui maggiori fatti di cronaca a livello nazionale.

Hotel Rigopiano, ritrovate 8 persone dopo due giorni al gelo

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Sembravano oramai perse tutte le speranze e invece,dopo quasi 44 ore al gelo, sono state estratte vive otto persone da ciò che resta dell’hotel Rigopiano. Tra loro anche due bambini. Si presume ci siano anche la moglie e i figli di uno dei due uomini che hanno dato l’allarme mercoledì notte. Tutti gli otto superstiti sono in condizioni fisiche discrete e sono stati portati con gli elicotteri negli ospedali di Pescara e l’Aquila.

Dopo due giorni e due notti di lavoro i soccorritori, con non poche difficoltà, sono riusciti a compiere il miracolo. Gli 8 sopravvissuti, secondo alcune indiscrezioni, sembrerebbe si siano rifugiati nel solaio della struttura e che siano riusciti ad accendere un fuoco per scaldarsi. Il primo contatto con i soccorritori c’è stato intorno alle 11 di questa mattina, quando hanno sentito delle voci e sono riusciti a mantenere il contatto, fino a farsi trovare. “È bastato guardarli in faccia per capire cosa hanno passato”, ha detto uno dei primi che ha aiutato nel salvataggio dei superstiti. Sopravvissuti anche i due grandi cani bianchi, mascotte dell’albergo.

Ancora però le ricerche non sono terminate, si continua a scavare nella speranza di trovare ancora persone. C’è ansia e paura per tutti quelli che ancora non si sa che sorte abbiano avuto.

Un hotel, quello colpito, situato nel parco del Gran Sasso pescarese che da meta ideale per il relax, dotato di Spa e sauna, è diventato preda in pochi secondi della forza della natura, distruggendolo.
Tra i dispersi ancora una coppia di Roma, che dal giorno della slavina non dà più segni di vita.Lo stesso per una coppia marchigiana, una coppia di abruzzesi e per una famiglia di Osimo che ancora non è stata ritrovata.

Le ore passano e l’ansia sale anche per i dipendenti della struttura che non rispondono ai richiami dei soccorsi. “Le speranze ce le abbiamo sempre avute ma si affievolivano con il passare del tempo“, ha detto in un punto stampa Titti Postiglione, responsabile dell’Ufficio emergenze della Protezione Civile.

Le ricerche continuano incessanti, si stanno utilizzando tutti i mezzi tecnologici possibili insieme al fiuto dei cani per cercare di trovare prima che sia troppo tardi anche il resto dei dispersi. Quello che è certo è che se prima un po’ tutti hanno creduto che fosse finita, il ritrovamento di queste otto persone ha riacceso la speranza.

Allerta meteo: forte pericolo valanghe in Centro Italia

in Ambiente/Difesa e Sicurezza Nazionale da
terremoto

Le abbondanti ed estese nevicate delle ultime 24-48 ore, associate al vento forte localmente da burrasca, ancora in atto, insieme a quelle previste nelle prossime 24 ore, stanno determinando in tutte le aree montane dell’Appennino centrale (Marche, Abruzzo, Lazio e Molise), un aumento sempre più significativo del pericolo valanghe attualmente sul grado Forte 4 in aumento (il massimo è il grado MOLTO FORTE 5). Le scosse di terremoto in corso nelle suddette aree determinano una ulteriore probabilità di provocare il distacco di valanghe. E’ l’allerta diramato dal Comando Unità Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare Carabinieri.

In particolare – si legge in una nota – nelle suddette aree montane, dove presente uno spessore superiori ai 30 centimetri, su tutti i siti abituali di scaricamenti valanghe, su tutti i pendii ripidi, fino a quote di fondovalle, al di sopra dei 700 metri, sussiste una estrema instabilità del manto nevoso ed un conseguente pericolo di distacco spontaneo di masse nevose (valanghe) di medie e grandi dimensioni sia in aree non controllate e non antropizzate (alta quota) sia in aree antropizzate.
Probabile distacco provocato anche con passaggio di motoslitte, singoli escursionisti e sciatori ovvero con un debole sovraccarico (singolo sciatore e/o escursionista) e di qualsiasi altro mezzo meccanico.

Evitare le prossime ore ed i prossimi giorni assolutamente le uscite e la frequentazione di pendii ripidi innevati (inclinazione maggiore di 27°), a piedi, con gli sci, con le ciaspole o con le motoslitte o con qualsiasi altro mezzo meccanico, che sollecitando l’instabilità del manto nevoso attualmente esistente potrebbero determinare su pendii ripidi distacchi di valanghe di medie e grandi dimensioni su aree frequentate e su eventuali strutture, infrastrutture, strade e piste da sci.
Tale avvertenze rimangono valide anche in caso bel tempo, spiegano ancora i carabinieri dell’Unità Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare, rammentando che i primi tre giorni di sole dopo un periodo di nevicate come quelle che si stanno registrando in questi giorni, sono i più pericolosi per il distacco spontaneo e/op provocato di valanghe. Provocato si intende dal passaggio anche di un singolo sciatore e/o escursionista con le ciaspole o operatore a piedi.

Necessità di monitorare i siti abituali di pericolo valanghe da parte dei Comprensori sciistici, delle Commissioni Valanghe locali e/o anche delle Autorità locali di protezione civile, specie quelli che sovrastano strade e centri abitati ed edifici.
Per approfondimenti ed informazioni consultare e seguire gli aggiornamenti in tempo reale (pericolo valanghe e nevicate in atto) sul sito web www.meteomont.gov.it oppure l’App METEOMONT, del Servizio nazionale neve e valanghe METEOMONT dei carabinieri forestali.

Terremoto, hotel Rigopiano: la notte drammatica dei soccorsi tra neve e buio

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Nell’ hotel Rigopiano di Farindola, in provincia Pescara, 30 persone tra ospiti e personale, sono rimaste in trappola all’interno della struttura a causa di una slavina provocata da una bufera di neve e il terremoto che ha colpito l’area abruzzese. La struttura, in parte crollata, in parte sommersa dalla neve, si è spostata di oltre 10 centimetri ed è irraggiungibile a causa del maltempo. Alle ore 00.04 di notte la colonna mobile di soccorso non è distante dalla struttura, ma lungo la strada alcune slavine hanno provocato la caduta di materiale vario, tra cui tronchi di alberi, che hanno ostacolato il percorso. La disperazione degli ospiti dell’Hotel si legge nei messaggi inviati: “Aiutateci, qui moriamo di freddo”. Tra di loro anche bambini.

Sono le 4. 25 del mattino quando alcuni soccorritori sono riusciti a raggiungere l’hotel con gli sci e la pelle d’oca.

Alle 4 e 33 gli uomini del soccorso alpino, giunti da pochi minuti nella struttura, non sentono nessuna voce provenire da dentro, ma solo qualche luce accesa.

All’alba, intorno le 6 e 10 del mattino, i soccorritori riescono a mettere in salvo due persone, Giampiero Parete e Fabio Salzetta, che risulterebbero essere in buone condizioni fisiche: si sono riparati all’interno di un’auto. La tensione e l’angoscia salgono in attesa di trovare e salvare gli altri ospiti dell’hotel.Alle 7.42 non si sa ancora quanti siano i dispersi o i morti.

Alle 7.49 arrivano altri soccorritori, Protezione civile e Vigili del Fuoco in elicottero, perché le strade ancora sono impraticabili. La zona è pericolosa e l’aerea intorno instabile, potrebbero esserci altre slavine.

Sono le 8. 30 e Antonio Crocetta, uno dei capi del Soccorso alpino abruzzese, dichiara all’Ansa che ci sono molti morti. Passano 20 minuti e ancora nessun altra persona è stata tratta in salvo. La situazione si fa sempre più drammatica.

Alle 9. 02 minuti i soccorritori danno per certo che la slavina si sia staccata dalla montagna a causa del forte sisma e che quindi gli ospiti della struttura sono intrappolati li dentro da quasi 24 ore.

Alle 9.11 i soccorritori gridano e urlano, ma nessuno da dentro risponde. Uno scenario tragico, dal posto lo definiscono un momento apocalittico. Sono passate tantissime ore e ancora le ambulanze che sono dirette all’hotel non sono riuscite ad arrivare a causa degli oltre 2 metri di neve: sono bloccate a 9 chilometri  dalla struttura.

Sono le 9.32 quando i soccorritori estraggono il corpo della prima vittima: si tratta di un uomo. Uno dei due sopravvissuti ricoverati in ospedale per ipotermia, ma non in pericolo di vita, ha riferito che i figli e la moglie si trovano nell’albergo sommerso dalla neve.

 

Le ore passano e i soccorsi stanno lavorando senza sosta. Sono coinvolte nelle operazioni di recupero e di salvataggio anche le unità cinofile. Intanto la Procura ha aperto un’indagine per omicidio colposo.

Alle 13 e 18 e si contano i dispersi. Tra questi c’è una coppia di giovani marchigiani di Castignano, una coppia di Castel Frentano, un dipendente umbro di 33 anni, una famiglia di Osimo con un bambino e altre persone ancora non identificate.

 

 

Terremoto, quattro scosse sentite a Roma: panico ma nessun danno

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Dopo la prima scossa è gia panico. La seconda ha generato il caos.  Roma ha dovuto fare i conti ancora una volta con il terremoto. Quattro scosse che hanno fatto scattare centinaia di segnalazioni al numero di vigili del fuoco. Scuole e metropolitane chiuse, mentre tra le 12 e le 14 il traffico è impazzito. «Siamo al Centro operativo comunale per verificare eventuali emergenze a Roma dopo le scosse di #terremoto di oggi», ha fatto sapere nel primo pomeriggio con un tweet il sindaco di Roma Virginia Raggi.

Circa 150 le telefonate arrivate ai vigili del fuoco per segnalare crepe e lesioni, nella sola mattinata, quando quattro scosse si sono succedute a distanza di poco tempo l’una dall’altra, dalle 10.25 alle 14.33, tutte di magnitudo compresa tra 5.1 e 5.4. Alle 19 erano ancora circa 83 le segnalazioni in coda. I controlli, per fortuna, non hanno rivelato criticità, ma il monitoraggio è andato avanti tutto il giorno. Solo in zona piazza Bologna sono stati cinque gli stabili visionati. Altre verifiche sono state fatte al teatro Argentina, dove dopo le scosse sono state segnalate lesioni al quarto piano della struttura. Dopo gli accertamenti dei pompieri non sono emerse criticità. Altri interventi sono stati eseguiti all’Eur nel palazzo dell’Archivio di Stato e in quello dell’Inps.

La psicosi, però, è dilagata. Il ricordo di quanto accaduto il 24 agosto quando il terremoto ha devastato la citta di Amatrice e non solo, è ancora vivo. In quella cirostanza a Roma furono numerose le richieste di intervento per edifici pubblici e privati. In alcuni casi è stata disposta anche l’evacuazione di immobili e la chiusura di strade e ponti. Al termine del vertice con Atac Ama, Acea, Simu, Protezione civile e Polizia municipale, che si é tento presso il Coc- Centro di coordinamento della Protezione civile sito a Porta Metronia, il primo cittadino ha voluto tranquillizzare la cittadinanza per far rientrare l’allarme: “La città é presidiata, la polizia locale é dappertutto – ha dichiarato – Rassicuriamo, non ci sono state segnalazioni di alcun genere. Facciano rientrare l’allarme che si é scatenato questa mattina sulle scuole. Non ho diramato alcuna ordinanza di evacuazione o di chiusura delle scuole, anche perché sentito il prefetto che a sua volta aveva sentito la centrale operativa dei vigili del fuoco, non si rilevavano motivi di preoccupazione tale da far emettere un’ordinanza così restrittiva. La sala operativa, il Coc, é aperto, quindi per ogni eventuale emergenza si riunisce nuovamente. Questa mattina, immediatamente dopo le scosse avevamo chiuso le metropolitane per effettuare controlli, sono state entrambe riaperte”. Alla riunione straordinaria ha partecipato anche l’assessore al Sociale Laura Baldassarre.

E ancora, in riferiemento ai problemi di viabilità dovuti anche alla chiusura delle linee della metropolitana, Virginia Raggi ha chiarito: “Rimangono comunque spenti i varchi, per cui la ZTL é libera, si può circolare, per agevolare la circolazione delle macchine e dei mezzi pubblici. Partiranno di nuovo i controlli speditivi sulle scuole e gli edifici pubblici. Ci baseremo su quelle che erano le risultanze della volta scorsa e se ci dovessero essere dei peggioramenti nelle strutture interverremo di nuovo. Per adesso non ci sono altri aggiornamenti”. Il primo cittadino ha espresso anche solidarietà alle popolezioni novaamente colpite dal sisma e strette nella morsa del gelo a causa delle forti nevicate: “Per prima cosa intendiamo esprimere vicinanza alle popolazioni che sono state nuovamente funestate da questo sisma. Dobbiamo però rassicurare su quello che stiamo facendo a Roma, abbiamo allertato tutte le pattuglie della Polizia locale che sono sul territorio per controllare qualunque tipo di necessità qualunque tipo di danno che al momento non è stato rilevato”.

La paura, però, ha tenuto banco per quasi tutta la giornata. Dopo la seconda scossa le scuole sono state evacuate e tra le 12 e le 14 le strade della Capitale si sono riempite di genitori e nonni che si sono precipitati a recuperare i più piccoli.

Terremoto: a Norcia, Ancarano e Castelvecchio il lavoro dei vigili e della protezione civile/FOTO

in Difesa e Sicurezza Nazionale da
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Un’altra forte scossa di terremoto  ha colpito  nuovamente il nostro Paese. Avvertita intorno alle 10.27 di oggi in Centro Italia, la scossa  ha registrato  una magnitudo di 5.3, con un epicentro tra L’Aquila e Rieti e ad una profondità di 9 chilometri. Il terremoto è stato sentito nel Lazio, in Abruzzo, nelle Marche. Particolarmente a Roma e nelle aree già colpite lo scorso 24 agosto, a Norcia e in Valnerina. Avvertita anche lungo la fascia appenninica in Umbria, da Gualdo Tadino fino a Foligno e Perugia.

E nonostante la terra tremi ancora, nella località di  Ancarano e Castelvecchio, nelle vicinanze del Comune di Preci, il supporto del Corpo nazionale del soccorso e della Protezione civile dei vigili del fuoco, dei comandi di tutte le regioni italiane, si stanno prodigando, continuamente e senza sosta, nella messa in sicurezza dei beni culturali e cittadini, non solo delle località del comune di Preci, ma anche nel cuore dell’Umbria più colpita dal sisma, Norcia.

La cittadina, purtroppo, nonostante gli aiuti versa ancora in una situazione precaria. L’incessante lavoro, con temperature sotto lo zero, prosegue da parte di tutte le associazioni di volontariato presenti nel territorio, nonostante la morsa gelida del freddo,continui ad imperversare sia sui residenti di queste località disagiate che sugli operatori che puntualmente prestano servizio.

 

Libia, Haftar: “Da Italia non vogliamo aiuti, piuttosto ritiri le truppe”

in Difesa e Sicurezza Nazionale/Internazionale da
Libia

L’Italia prova a ritagliarsi un ruolo di leadership nella crisi libica, ma questo inedito protagonismo potrebbe ben presto risultare fallimentare in seguito all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Nella giornata di martedì 17 gennaio l’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, ha incontrato il governatore della Banca centrale libica, al Sadiq al Kabir. Insieme all’ambasciatore era presente anche un consigliere economico dell’ambasciata italiana per discutere sulle modalità di sostegno economico che il nostro Paese potrà dare al governo di unità nazionale del premier Sarraj. Sul tavolo c’è la possibilità di ripristinare l’accordo che l’ex premier Berlusconi aveva stretto con Gheddafi: aiuti per oltre 5 miliardi di euro da investire in infrastrutture in cambio di un più rigoroso controllo dei flussi migratori verso il nostro Paese. Ma il presidente libico e il suo stesso esecutivo, pur se legittimato da una risoluzione dell’Onu, è impelagato nel fronteggiare le continue ostilità delle milizie che fanno capo all’ex premier Ghweil e, soprattutto, delle truppe del generale Haftar.

Proprio l’ex generale del rais Gheddafi continua a lanciare segnali di insofferenza per la presenza italiana, sempre più invadente sul suolo libico. Il portavoce dell’esercito guidato da Haftar, Khalifa al-Obaidi, ha dichiarato che “il comando militare rifiuta qualsiasi aiuto italiano a meno che l’Italia ritiri le sue truppe dalla Libia”. Domenica scorsa il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, nel corso di un’intervista in tv aveva infatti annunciato che l’Italia era pronta ad inviare aiuti umanitari urgenti nell’est della Libia, proprio la zona controllata dal vecchio generale. Offerta rispedita al mittente.
Il tentativo italiano di affermare la propria presenza sul suolo libico è da leggere anche (e soprattutto) come un segnale per quei Paesi che surrettiziamente e, contro le risoluzioni approvate dall’Onu, continuano a manifestare il proprio sostegno alle truppe di Haftar anche per contrastare gli interessi economici italiani nel Paese nordafricano.
Ma sulla scelta italiana di continuare ad offrire sostegno al governo Sarraj, peseranno in maniera probabilmente risolutiva le decisioni che intenderà prendere la nuova amministrazione Usa guidata dal neopresidente Donald Trump. Fino ad oggi, sotto la guida di Barack Obama, gli Stati Uniti hanno sostenuto Sarraj (e di conseguenza la posizione italiana) soprattutto per contrastare l’egemonia che la Russia di Putin vorrebbe affermare in Libia appoggiando il generale Haftar. Qualora, però, Trump decidesse di disinteressarsi al dossier libico, non ci sarebbe altra strada che una definitiva affermazione di Haftar. Un’ipotesi che non è possibile escludere alla luce delle paventate intenzioni di Trump di “snobbare” il dossier libico pur di rinsaldare i rapporti con la Russia. In questo caso l’intenzione di Trump sarebbe creare un’alleanza con la Russia per  contrastare in futuro la crescente egemonia della Cina in molte zone del pianeta.

I segnali offerti da Trump in questi giorni prima della sua definitiva proclamazione sono tutt’altro che incoraggianti. Il tycoon continua a lanciare bordate contro la Ue e, soprattutto, contro la Nato. Il patto Atlantico è stato infatti definito “antistorico” sia da Trump che da Putin e, in ottica di una storica alleanza tra le due super-potenze, non sarebbe da escludere il definitivo accantonamento della Nato.
Sviluppi che si potranno commentare solo dopo l’insediamento del neopresidente Usa e le future scelte che Trump deciderà di intraprendere.
Intanto in Libia il caos continua ad imperversare. A Tripoli negli ultimi giorni è mancata l’elettricità per molte ore del giorno e sui social network si propagano in maniera incessante le richieste di giovani libici, preoccupati per lo stato in cui versano gli affollatissimi ospedali dove è impossibile effettuare operazioni a causa della mancanza di luce elettrica e per la carenza di sacche di sangue per le trasfusioni.
In fin dei conti, mentre i maggiori Paesi occidentali continuano a interrogarsi su come agire e su come salvaguardare i propri interessi commerciali, i cittadini libici affrontano probabilmente i peggiori anni della loro storia. Un Paese che, pur sotto un regime liberticida come quello di Gheddafi, fino a qualche anno fa era lo Stato più prospero del continente africano. Oggi invece la comunità internazionale si affida al sempre più debole Sarraj. Per quanto ancora?

Amianto nel Lazio, 5.320.915 metri quadri totali censiti nel territorio

in Ambiente/Difesa e Sicurezza Nazionale da

Nonostante sia stato bandito da oltre 23 anni, e le autorità sanitarie si siano pronunciate più volte, emanando norme sempre più restringenti per evitarne le applicazioni industriali o domestiche in Italia, l’amianto, la subdola e silenziosa fibra killer,  fa ancora 4000 morti l’anno. Conosciuto da molti come Eternit, nome derivato appunto dalla sua “eterna resistenza”, è ovunque. Isola tetti, tubature, pareti e a volte è presente anche dentro le uniformi di inconsapevoli vigili del fuoco. Nonostante sia stato vietato, tra i maggiori paesi produttori  troviamo la Russia (un milione di tonnellate prodotte nel 2010), Cina (400 mila), India e Brasile. Tra i maggiori utilizzatori invece troviamo ancora la Cina (oltre 613 mila tonnellate), e poi l’India (426 mila) e la Russia (263 mila).

Solo nel Lazio, secondo gli ultimi dati di Legambiente presentati nel dossier “Liberi dall’Amianto”,  sono 5.320.915 i metri quadri totali censiti sul territorio dove è stata accertata la presenza di questa letale fibra.

Dossier Legambiente

Per andare più a fondo a questo spinoso tema, conosciuto da sempre ma di fatto poco trattato,  il viaggio di Ofcs.report comincia a Roma, nella zona del Trullo, XI Municipio, dall’ex caserma “Donato”. 

Siamo andati insieme al consigliere regionale del Lazio, Fabrizio Santori, Daniele Catalano, consigliere Fratelli d’Italia del XI Municipio e Piergiorgio Benvenuti, presidente di EcoItalia Solidale, che da tempo si stanno battendo per la salute dei residenti della zona.

I cittadini, infatti, già da giugno dell’anno scorso avevano denunciato la situazione preoccupante, al programma televisivo  “Striscia la Notizia”. Ad occuparsi della vicenda, l’inviato Jimmy Ghione che aveva portato alla luce, insieme ad Elio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, la situazione pericolosa  in cui si sono registrati negli ultimi tempi incrementi delle patologie tumorali fra i residenti.

Ci sono persone che abitano a neanche 20 metri da un capannone che ha 600 metri quadrati di amianto sul tetto. Per questo Santori a seguito di numerose segnalazioni da parte dei cittadini ha chiesto di provvedere in via prioritaria alla rimozione dei materiali in amianto (perlopiù tettoie) presenti nella struttura militare, inviando un esposto al Ministero della Difesa. Questo è stato solo uno degli ultimi step che ha visto impegnati i consiglieri per garantire la salute dei residenti. In precedenza, infatti, avevano portato la questione all’attenzione del Demanio  e dell’Asl Rm3 al fine di ottenere provvedimenti immediati per la bonifica dell’ex caserma Donato.

Ex Caserma Carabinieri Donato credits: Arvalia

 

Ad oggi, almeno una buona notizia di questo impegno quotidiano, il consiglio del XI Municipio infatti ha finalmente approvato la mozione che impegna il presidente Torelli ad attivarsi nei confronti del Demanio, del ministero della Difesa e della Asl.La difficoltà di iniziare la bonifica infatti è nel capire di chi sia la competenza e la gestione dell’ex caserma, così da poter finalmente determinare il soggetto che dovrà farsi carico al più presto della rimozione e smaltimento dell’amianto.

E qui veniamo al punto: lo smaltimento. Pur di non spendere importanti somme di denaro, molti preferiscono non bonificare o addirittura improvvisare bonifiche dai risultati davvero inadeguati. In effetti la fase istruttoria per le operazioni di bonifica e il monitoraggio dell’area comportano costi elevati. Le attuali agevolazioni fiscali, inoltre, non abbattono i costi e a livello regionale non sembra esserci alcun finanziamento in aiuto ai privati per il processo di smaltimento. Chi decide di attuare bonifiche improvvisate rischia molte volte di disperdere nell’aria le fibre pericolose dell’eternit. Di fatto l’amianto non è pericoloso, in quanto non emette gas tossici o radiazioni. Lo diventa quando le sue fibre vengono disperse nell’ambiente circostante e quindi inalate.

Lo stesso decreto ministeriale 6/9/94 del mistero della Sanità, al punto 7 riporta: “Le lastre piane o ondulate di cemento-amianto, impiegate per coperture in edilizia, sono costituite da materiale non friabile che, quando è nuovo o in buono stato di conservazione, non tende a liberare fibre spontaneamente.”.

Se l’amianto è compatto, come nel caso di materiali in cemento amianto (eternit), le fibre sono legate in una matrice solida per cui difficilmente si liberano.  La pericolosità di questo materiale avviene quando l’amianto è friabile  e quindi soggetto a essere disperso in fibre di amianto talmente sottili da rimanere in sospensione nell’aria anche a lungo e risultare facilmente inalabili e quindi pericolose per la salute. Anche i materiali contenenti amianto compatto possono diventare un rischio se abrasi o danneggiati.

Nel Lazio,  come si evince nella tabella riportata sempre nel dossier di Legambiente, non ci sono impianti esistenti sul territorio per lo smaltimento di questo materiale.

Dossier Legambiente

Materiale che si  è scoperto, in questi giorni, era stato utilizzato  nella colla del pavimento di un asilo: la Magnolia al quartiere Pigneto in piazza dei Condottieri, a Roma. La struttura è stata immediatamente chiusa dopo un sopraluogo da parte dell’Asl, in cui l’ispettore incaricato ha rilevato un alto rischio sanitario. Questo nonostante nel 2010 l’asilo era stato chiuso per ristrutturazione che a quanto pare non aveva incluso il  pavimento.

E, come riportato anche dal Corriere della Sera, sembrerebbe che dalle prime indagini  le situazioni più rischiose per la salute dei bambini sono nelle aule al primo piano della Magnolia. I bimbi saranno spostati nella struttura materna ed elementare Giulio Cesare che si trova a 200 metri dal nido. Dopodiché il nido verrà chiuso per provvedere, si spera al più presto, alla bonifica dell’edificio.

 

 

 

 

Campionati paralimpici invernali, Ofcs.report sulle piste ufficiali a “occhi chiusi”

in Difesa e Sicurezza Nazionale/Internazionale da

Incastonata come una gemma tra le Alpi Giulie, immersa in una terra da sempre multiculturale al confine con Austria e Slovenia, Tarvisio (in provincia di Udine) sarà il palcoscenico dei campionati mondiali di sci alpino paralimpico 2017. Dal 22 al 30 gennaio, una rete organizzativa complessa guidata dalla società sportiva SportXall e dalla Regione Friuli Venezia Giulia accoglierà 200 atleti con i relativi accompagnatori provenienti da 40 paesi, per dare vita a uno dei principali momenti agonistici che precedono i Giochi Invernali di PyeongChang del 2018.

Ofcs.report ha intervistato Paolo Tavian, direttore esecutivo di Tarvisio2017 e maestro di sci, con una lunga esperienza come allenatore della Nazionale Italiana di sci paralimpico. Incontriamo Tavian durante una ricognizione sulla pista Di Prampero, che scende dal Monte Lussari lungo la sede principale delle gare, in uno scenario già noto per la Coppa del Mondo di sci femminile. “Gli atleti – ci dice Tavian- si sfideranno in cinque discipline: i blind, ovvero i non vedenti, gli standing, con amputazioni, e i sitting, i para o tetraplegici. Corrono tutti insieme grazie all’ausilio di un sistema di compensazione dei tempi, studiato in base al livello di disabilità». Sono 35 gli istituti scolastici coinvolti nel progetto che intende dare maggiore visibilità allo sport paralimpico e sensibilizzare gli studenti. «All’interno di queste scuole portiamo dei filmati che parlano delle tre disabilità fisiche. Verranno preparati dai ragazzi alcuni elaborati, ma anche video e foto».
#Icandoit è l’hastag scelto dall’organizzazione. Un modo per seguire l’evento e per ricordare che sport significa anche inclusione. Ofcs.report sarà presente a Tarvisio per seguire i Campionati Mondiali paralimpici.

Amianto, ecco la mappa della fibra killer

in Ambiente/Difesa e Sicurezza Nazionale da
amianto

Ofcs.report ha approfondito il problema dell’amianto  con Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente,  (l’organizzazione ambientalista con la maggior diffusione e presenza sul territorio italiano), che si occupa da sempre di questo tema,  attraverso diverse e mirate campagne informative  e relativi dossier scientifici.

In questi ultimi giorni a Roma ha destato clamore la notizia della chiusura immediata di un asilo, “La Magnolia” , nel quartiere Pigneto. Si è rivelato, infatti, dopo un sopraluogo di routine della Asl, il rischio sanitario da amianto,  a causa della composizione del linoleum che copriva il pavimento. Questo nel quartiere Pigneto, ma allo stesso tempo, al Trullo, i cittadini denunciano da tempo l’inquinamento ambientale da amianto dell’ex caserma Donato dove sui tetti si registrano 600 metri quadri di questo dannoso materiale. Che situazione reale  c’è nella capitale?

“A Roma, purtroppo, questi sono solo alcuni dei casi di cui si è venuti a conoscenza. Come abbiamo riportato anche in diversi dossier, sparse per la capitale ci sono diverse strutture pubbliche con coperture dei tetti, e non solo, in eternit.  Nelle scuole soprattutto non è un caso la scoperta di presenza di amianto come nel caso dell’asilo in questione. Durante l’anno molte volte diversi istituti vengono chiusi per controlli e seguenti bonifiche”.

 Come è possibile questo?

“L’amianto è presente molto più di quanto noi crediamo e non solo nei grandi edifici pubblici o edifici privati quali capannoni industriali o caserme.  L’amianto “domestico” è presente in tantissimi edifici e abitazioni private, come i condomini per  esempio. Lo ritroviamo nelle vecchie canne fumarie, nei cassoni dell’acqua, nei pavimenti e nelle tubature. Questo perché durante gli anni 60 e 70 era uso utilizzare spesso, questo tipo di materiale”.

Materiale che da allora  non è stato rinnovato o  bonificato, giusto?

“Il primo ostacolo a questo, è il non riuscire a fare un censimento accurato. Non parlo solo di Roma, ovviamente, ma in tutta Italia.Riconosciuta la pericolosità dell’amianto, ed in attuazione di specifiche Direttive CE, lo Stato italiano con la Legge n. 257 del 27 marzo 1992 ha dettato norme per la cessazione dell’impiego e per il suo smaltimento controllato. Questa legge prevede, tra l’altro, il censimento degli edifici nei quali sono presenti materiali o prodotti contenenti amianto libero o in matrice friabile, con priorità per gli edifici pubblici, per i locali aperti al pubblico o di utilizzazione collettiva e per i blocchi di appartamenti. Anche il DPR 8 agosto 1994 prevede il censimento degli edifici nei quali sono presenti materiali o prodotti contenenti amianto libero o in matrice friabile. A tal fine occorre fornire almeno i seguenti elementi informativi: dati relativi al proprietario dell’edificio, dati relativi all’edificio, dati relativi ai materiali contenenti amianto”.

La legge c’è e prevede questo tipo di censimenti, ma allora perché non vengono attuati?

“Purtroppo l’iter è molto lungo ed in certi casi anche dispendioso in termini economici. Questo demotiva sia i proprietari di edifici pubblici e privati, che gli  stessi cittadini. Servirebbe un’adeguata semplificazione degli interventi che devono comunque fare il loro iter: sopralluogo da parte della Asl di riferimento, certificazione da parte dell’azienda o del privato, fino ad arrivare alla rimozione e smaltimento del materiale. E la pericolosità sta proprio in questo ultimo passaggio. In molti infatti lo smaltiscono illegalmente ed è lì che diventa letale”.

A Roma per esempio non è presente nessuna struttura per lo smaltimento dell’amianto. Di fatto questo non aiuta, non crede?

“Purtroppo è vero. Il Lazio è molto indietro. Inoltre non esistono impianti o discariche per smaltimento dell’amianto. Questo comporta ulteriori lungaggini negli interventi di bonifica e aumento dei costi. Al momento, infatti, l’amianto da smaltire viene portare in Austria o Germania. A Roma, come anche in tutta Italia, c’è bisogno di censire in maniera accurata regione per regione gli edifici pubblici e privati . Una soluzione da parte delle Regioni stesse sarebbe quello di attuare l’obbligo di censimento”.

Dal dossier “Liberi dall’Amianto” di Legambiente molti dei dati da voi rinvenuti sono stati registrati proprio dalle Regioni. Qualcosa quindi si muove. C’è maggiore consapevolezza di questo problema che a quanto pare riguarda tutti.

“Fortunatamente sì. E grazie ad un ottimo esempio di censimento fatto da regioni come il Piemonte e Lombardia, attraverso sopralluoghi, ma anche foto satellitari,  che  si è riusciti a evidenziare 300.000 siti da mettere in sicurezza e bonificare”.

Cosa c’è da fare quindi?

“Cercare di capire e avere gli strumenti più adeguati per modularli da Comune a Comune e  anche per tutte le regioni italiane. Oltre a nuovi impianti di smaltimento, bisognerebbe incentivare con forme di agevolazioni economiche per le bonifiche o predisporre e distribuire kit legali adeguati per le bonifiche. E ripeto ancora una volta, la svolta ci sarebbe con una proposta di censimento obbligatorio di amianto per tutte le strutture pubbliche o private su tutto il  territorio italiano”.

 

 

 

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