#dueperquattro. Il post-elezioni di Massimo Bordin e Ruggero Po

A caccia di un governo (stabile?)

#dueperquattro torna con due veterani del giornalismo radiofonico come Massimo Bordin, già direttore di Radio Radicale, da anni mattatore della rassegna stampa politica più nota e ascoltata in Italia e firma de Il Foglio e Ruggero Po, voce per molti anni delle fortunate trasmissioni su Radio Rai, Baobab, Radio Anch’io e Zapping. Con loro affrontiamo l’immediato scenario post-voto e i possibili risvolti di un inizio legislatura tra i più complessi ed incerti della storia repubblicama

Di Maio o Salvini. Chi è “più” vincitore di queste elezioni politiche?

M.B. Salvini, che col suo risultato modifica a suo favore gli equilibri in un’area politica strutturata. I 5 stelle più che una forza politica sono uno stato d’animo. Qualcosa che inevitabilmente si trasformerà in qualcos’altro, probabilmente peggiore.

R.P. Premetto che domenica scorsa ho votato e sono salito su un volo intercontinentale per il Sudamerca, dove ancora mi trovo, ancor prima che chiudessero i seggi e che per questo l’idea che mi sono fatto non è maturata sulla lettura dei commenti del giorno dopo. Sempre per questa ragione ignoro la maggior parte delle dichiarazioni dei diretti interessati a di fuori delle breaking news che mi arrivano sul cellulare. Detto questo ritengo che, a dispetto delle cifre, il vincitore reale di questa tornata elettorale sia Matteo Salvini il quale, se non i numeri, ha i fatti dalla sua parte. Gli italiani che si sono sottratti alla protesta per la protesta hanno fatto una scelta, hanno scelto lui. Hanno risposto alle sue promesse di sicurezza, alla chiarezza di un messaggo.

Se uno di voi fosse il Presidente della Repubblica, alla luce di questi risultati, a chi dareste l’incarico?

M.B. Dipenderà dalle consultazioni con i gruppi. E prima ancora dal voto per il presidente della Camera.

R.P. A Salvini, per le ragioni che ho esposto e in quanto, a differenza di Di Maio, ha programmi di governo meglio delineati e uomini e donne di esperienza. Dai Maroni ai Giorgetti, dai Garavaglia ai Fedriga, già dentro la Lega ci sono esperienze consolidate, oltre a alcuni esponenti di Forza Italia e alla stessa Meloni. Fossi il il Presidente comincerei da lui esercitando, nel limite del tracciato istituzionale, una moral suasion sugli altri per aiutarlo a andare in porto. Anche se non sarà facile.

Qual è il dato più evocativo, in negativo, che emerge dal voto? Il crollo del Pd o il tramonto della leadership berlusconiana del centrodestra?

M.B. Il tramonto della leadership di Berlusconi era già iniziato. Il crollo del PD è il fatto nuovo.

R.P. Il tramonto della leadership berlusconiana era nelle cose, nonostante le illusioni della vigilia sue e di alcuni suoi inseparabili. Sarebbe forse stato negativo il contrario. Trovo invece fortemente negativa, per il Paese, l’implosione del PD. Da persona che non ha mai amato Matteo Renzi, e lo ha detto apertamente dal primo momento, ritengo che non riconoscere al governo uscente la costruzione di un cambiamento non completato sia un autogol per tutti. “Meno male che l’Europa c’è” a proteggerci, nei prossimi mesi, dalle “buche più dure”.

Visti i numeri vi sono reali spazi per un governo stabile o prevedete un ritorno al voto?

M.B. Governi stabili in fondo non se ne sono mai visti. La novità è che ora si rischia di non vedere un governo pur che sia. Converrebbe ai due vincitori andare a nuove elezioni, di fatto già impostate su un nuovo bipolarismo centrato su di loro.

R.P. Chi lo sa è bravo. Io dico nè l’uno nè l’altro. Mi aspetto un governo che decolla  ma che non durerà a lungo.

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