Berlino-Roma, l’Unione a due pesi e due misure

farmacia di turno

Se Roma è vessata da controlli sul bilancio per deficit eccessivo, Berlino continua ad accumulare avanzo. Nella Ue sono previste penalità sia in caso di sforamento del deficit statali che in caso di eccessivi avanzi nelle partite correnti, se maggiori del 6% del Pil.

Da anni la Germania presenta enormi avanzi di partite correnti dei pagamenti e ha un trattamento di favore all’interno della Ue. Lampante è il caso della banca tedesca Hsh Nordbank, salvata con soldi pubblici mentre in Italia non è permesso. Anzi: da Bruxelles il diktat è privatizzare.

Oggi vediamo forse una prima conseguenza degli avanzi accumulati, magari anche per anticipare azioni correttive chieste dai paesi perseguitati dall’austerità. Sebbene – tecnicamente – senza intaccare il surplus delle partite correnti, le aziende tedesche si svegliano ed iniziano a comprare assets esteri, sia nei paesi Ue in crisi (la Grecia è stata letteralmente depredata di aziende di valore oltre a richiedere oggi ulteriori privatizzazioni) che in paesi fuori dall’Unione.

Un secondo esempio si trova nella recente acquisizione di Monsanto da parte di Bayer per oltre 65 miliardi di dollari. L’investimento, oltre che strategico (una vera miniera di brevetti agroalimentari) ha come oggetto un’azienda quotata in Usa: la recente salita del dollaro rispetto all’euro potrebbe anche essere ricollegata alla necessità di finanziamento di tale rilevante posta fisica, dollari comprati vendendo euro. I vantaggi sono duplici: da un lato la bilancia dei pagamenti tedesca scenderà (peggiorerà) di oltre 65 mld di dollari quest’anno: soldi che fluiranno dalla Ue agli States. Dall’altra si contribuirà a rafforzare il biglietto verde con un aiuto indiretto al sistema degli esportatori tedeschi. Parallelamente Bayer acquisirà cassa e brevetti americani nell’agrochimica.

In questo contesto l’Italia ha rischiato molto: Enel è stata vicinissima ad essere acquisita da gruppi tedeschi negli scorsi due anni. Nel 2015 il governo, assieme al neo amministratore delegato del gruppo elettrico, è stato in grado di tessere preziose relazioni geo-economiche con gruppi d’oltreoceano in grado di mettersi al riparo dalle ingerenze tedesche, dopo le vicende tra il governo Monti e la cancelleria tedesca a partire dal 2012. Solo il vero e proprio crollo del settore energetico in Germania degli scorsi 9 mesi – frutto di enormi errori manageriali – ha di fatto annullato i progetti di Berlino, parallelamente alla mossa di aggiungere ad Enel anche le telecomunicazioni così da renderla “protetta” dalla legge sulla golden share, legge del governo di Mario Monti che lasciava scoperta proprio il colosso italiano dell’elettricità.

Se la ricetta tedesca per eliminare i propri avanzi di bilancio sarà la scusa per l’acquisizione di aziende estere in paesi partner, magari anche per scoraggiarne un’eventuale futura uscita dall’euro, emergerà una questione di sicurezza nazionale per tutti i paesi Ue. Soprattutto nel momento in cui, magari in considerazione di supposte attività predatorie tedesche in ambito valutario, venissero meno le possibilità di acquisizione di aziende extra-Ue. Da fine Aprile la Germania è stata messa ufficialmente sotto osservazione dagli Usa per una supposta sottovalutazione pilotata della propria moneta.

 

 

 

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