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L’economia in Africa cresce: nel 2018 potrebbe aumentare del 3,1%

E il Senegal è uno dei 5 paesi all’avanguardia del Continente

a cura di Raja

L’economia in Africa cresce, lentamente ma cresce. Le difficoltà sono ancora molte, anche legate a questioni politiche e di democrazia, ma le stime appaiono positive. Durante un recente incontro tenutosi ad Abidjan, in Costa d’Avorio, tra il presidente della banca africana, Akinwumi Adesina, e i governatori dell’Africa australe, questi ultimi hanno espresso la loro massima fiducia nel partenariato con l’istituto di credito allo scopo di poter proseguire nella lenta ma accertata crescita economica dei Paesi rappresentati.

Il meeting ha confermato dati fondamentali per le operazioni bancarie compiute che hanno avuto una positiva efficacia nel migliorare il tenore di vita di milioni di africani.

I dati del 2010-2017 accertano che 18 milioni di persone hanno avuto nuove connessioni con le reti elettriche, mentre 57 milioni hanno beneficiato dei miglioramenti nel settore agricolo. Sono state 420.000 le piccole aziende che hanno potuto accedere a nuovi servizi finanziari, mentre 83 milioni di africani hanno ottenuto un migliore accesso ai trasporti e 49 milioni hanno avuto un migliore accesso alle reti idriche.

Il rapporto della Word Bank

La crescita economica è stata confermata anche nel rapporto Africa’s Pulse, pubblicato dalla World Bank, impegnata a perseguire gli obiettivi della lotta contro la povertà con l’aiuto di finanziamenti agli Stati che ne necessitano, a pochi mesi dai futuri incontri in primavera, in cui si stima che la crescita economica africana potrebbe raggiungere un aumento del 3,1% nel 2018 e stabilizzarsi successivamente al 3,6% nel biennio 2019-2020.

Già nel 2017, le stime del Fondo Monetario prevedevano che il Pil dei paesi dell’Africa subsahariana avrebbe mostrato un incremento del 26,3 per cento tra il 2015 e il 2020.

Il Senegal è uno dei 5 paesi all’avanguardia dell’Africa australe

La crescita economica riguarda anche l’incremento del volume di affari, in particolare nel Senegal, ormai classificato come uno dei 5 paesi più all’avanguardia dell’Africa australe, divenendo una tra le 10 destinazioni preferite dagli investitori internazionali, secondo l’Africa Investment Index. L’ottima riuscita negli ultimi 15 anni anni del Groupe Kirène, fondata nel 2001 dalla Società senegalese per l’industria agroalimentare, ha anticipato sicuramente l’odierno miglioramento del settore.

Inoltre, la solida partnership africana con la Cina, permessa soprattutto dall’abolizione, nel 2012, dei dazi commerciali verso i paesi orientali, si è rivelata orientativa anche per lo sviluppo sociale, infrastrutturale e per l’industria manifatturiera, pur mantenendo le esportazioni di materie prime come elemento essenziale per l’economia interna (di fatto, il binomio tessile-manifatturiero, se in crescita, potrebbe risolvere la questione della spesa annua che l’Africa sostiene per l’importazione di beni che potrebbe invece produrre in totale autonomia).

Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, il Senegal ha visto una crescita economica del 7,2% nel 2017, avendo come principale partner commerciale l’Unione Europea e nello specifico la Francia.

La tattica della Banca africana di sviluppo, approvata a maggio 2016, che prevedeva un’accelerazione del settore agricolo, sta portando i suoi frutti specialmente in Costa d’Avorio, dove ha fatto visita l’agosto scorso il ministro canadese per lo sviluppo internazionale, Marie-Claude Bibeau, trattando di nuove possibili partnership tra il Canada e la Banca Africana.

E proprio in questi giorni, il gruppo African Development Bank ha concesso un contributo di 5 miliardi di franchi CFA per gli stanziamenti nel progetto di supporto per strade, ferrovie e giacimenti minerari nei paesi membri del Consiglio, quali Costa d’Avorio, Benin, Togo, Burkina Faso e Niger.

La Cina è il grande partner commerciale del Continente nero

Ma è la Cina a rappresentare il più grande partner commerciale del Continente nero, in gran parte grazie ai progetti infrastrutturali finanziati dal paese asiatico che riguardano il piano ‘Belt and Road’. Il presidente cinese Xi Jinping è stato in visita nel luglio scorso in Senegal e successivamente in Ruanda, poco prima di partecipare a un incontro riguardante le economie emergenti in Sud Africa, in cui ha annunciato al presidente senegalese, Macky Sall, un consolidamento del legame economico certificato dall’apposizione di firme su numerosi accordi bilaterali.

“La cultura della carità non porta effetti, servono accordi commerciali”

Secondo l’economista zambiana, naturalizzata americana, Dambisa Moyo, “la cultura della misericordia e della carità diffusa in gran parte nei paesi occidentali, sulla base del cristianesimo, non riporta l’effetto che molti, forse, si aspettano”. Dambisa ne ha parlato alcuni giorni fa a ‘Head to head’, un programma in onda sul canale Al Jazeera, spiegando come gli aiuti ricevuti in Africa possano essere di “natura corrosiva” sulla democrazia, mentre gli accordi commerciali stipulati con la Cina rappresentino un cambiamento determinante.”Come possiamo ritenere i nostri governi responsabili di una posizione di politica pubblica se non sono loro a fornire questi risultati?”, ha aggiunto.

Nel suo libro del 2009, “Dead Aid: why aid is not working and how there is a better way for Africa”,  l’economista parla della sconfitta degli accordi con i paesi occidentali per lo sviluppo postcoloniale, nel tentativo di risanare le economie dell’Africa subsahariana. Secondo la Moyo, economista di fama internazionale, il trasferimento di oltre 1 trilione di dollari di aiuti per lo sviluppo negli ultimi cinquant’anni, da parte dei paesi “ricchi”, ha fatto scaturire nette divergenze tra alcuni paesi. Molti di questi erano dell’idea di dover respingerne la rotta. Altri, invece, diventati succubi e ormai dipendenti dagli aiuti, hanno affrontato dapprima il completo tracollo dell’economia sino a sfiorare la povertà in ampie zone dei reciproci territori. Nel libro, l’autrice propone idee per far sì che la crescita per lo sviluppo dei paesi con maggior difficoltà non siano basate su delle politiche che si affidano solo sugli aiuti esteri, offrendo un punto di vista ottimistico del tutto nuovo e una visione che spera di incoraggiare milioni di persone.

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