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L’imprimatur presidenziale a Cassese è la volontà di imporre una imposta patrimoniale?

a cura di Marco Rocco

Ieri sono emersi indirizzi strategici a mezzo stampa secondo cui Sabino Cassese sarebbe il candidato premier del Presidente Mattarella. Certo, vista la vicinanza professionale anche dei figli degli ultimi due inquilini del Quirinale, Giulio Napolitano e Bernardo Mattarella, possiamo essere certi che ci sarà il dovuto appoggio di tutte le componenti istituzionali di rilievo (…).

Ma il motivo di cotanto supporto purtroppo non sarà solo quello di fare una legge elettorale, menti raffinatissime stanno infatti tramando l’implementazione di provvedimenti ben più impositivi. Solo un cieco non vede l’enorme pressione europea – sia francese che tedesca – finalizzata da tempo a far varare un provvedimento straordinario di imposta patrimoniale a Roma. Il fine sarebbe ridurre l’enorme debito pubblico italiano, che si è espanso a seguito della crisi del 2009 e poi si è consolidato a partire dagli scellerati provvedimenti austeri di Mario Monti finalizzati a “distruggere la domanda interna” (sue parole, ossia il fine non era risollevare l’Italia ma affossarla, ndr). Anche oggi detta “imposta patrimoniale differita sugli immobili e sul suolo” di cui si discute molto, temo avrà la stesso fine del 2011 – uccidere economicamente l’Italia -. Senza dimenticare che il sistema bancario italiano nel 2010, al contrario di oggi, era in perfetta forma mentre quello francese e tedesco erano tecnicamente falliti a seguito della crisi subprime e del caos greco (…).

La base implementativa della nuova imposta straordinaria in cima all’agenda presidenziale sarà basata su una versione corretta (secondo l’ipotesi avanzata dal governo francese) di quella datata 2011 da Pellegrino Capaldo, un atripaldese come Sabino Cassese, ex candidato alla Presidenza dello Stato lato PD, anche lui geronziano della seconda repubblica e vicino a quell’intellighenzia italiana che ha cambiato casacca negli scorsi anni approssimandosi al Quai d’Orsay (ossia a Parigi, Enrico Letta, Luigi Bassanini, fors’anche Edmondo Bruti Liberati, …). In buona sostanza Capaldo (Cassese) proponeva un’imposta patrimoniale sugli immobili privati mettendo un’ipoteca addizionale sugli stessi a fronte di una tassazione supplementare straordinaria da corrispondere non immediatamente ma al primo cambio di proprietà del bene immobile: o si paga la tassa subito o il debito si accumula fino al cambio di proprietà.

La ratio è semplice: una certa sinistra ritiene che se non si chiede di pagare immediatamente una grossa tassa questa non si ripercuote sui consumi interni, riducendoli, ovvero evitando di  abbassare il PIL. Dimenticando completamente che se tale provvedimento passasse, da una parte tutte le migliorie sugli immobili si bloccherebbero (chi farebbe manutenzione su una casa che poi non si riuscirebbe a far ereditare ai propri figli per mancanza di denaro per pagare la tassa accumulata?), oltre a consolidare l’aspettativa che che una volta fatta la prima patrimoniale ne seguirebbero altre, a maggior ragione visto che non si vuole comunque eliminare il difetto congenito che ha causato, causa e causerà il progressivo accumulo di debito italiano, un euro asimmetrico ingegnerizzato per favorire Germania e Francia a danno dei periferici.

Chiaramente le ipoteche derivanti da detta patrimoniale immobiliare verrebbero cartolarizzate ovvero vendute agli stessi che principalmente incassano gli NPL, oggi comprati a circa 1/10 del valore facciale, ossia gli istituti francesi e tedeschi (e fu così che il suolo italico venne venduto a termine agli stranieri, il coronamento di un piano di invasione del suolo millenario…).

Ma la cosa tragica sono i numeri oltre che i dettagli: visto che il patrimonio italiano è stimato in 6-8’000 miliardi di euro, per ridurre ad es. sotto il 100% il rapporto debito/PIL bisognerebbe mettere una tassazione garantita da ipoteca pari a circa il 12.5% del valore degli immobili delle famiglie, senza contare gli interessi che si accumuleranno e a che tasso verranno conteggiati (tasso che non potrà essere lontano a quello di mora per gli interessi legali, diciamo il 3-4%). E se si applicherà l’anatocismo.

Per arrivare invece al 60% di debito/PIL imposto da Maastricht bisognerà imporre una tassazione pari a circa 1100 miliardi di euro ossia circa il 25-30% del valore degli immobili privati.

Addirittura il governo francese, con la probabile consulenza degli stessi italiani che hanno cambiato casacca in passato (vedasi sopra), addirittura si è spinta a proporre una patrimoniale sugli immobili privati italiani mettendo una tassa sul suolo da pagare in modo differito, mettendo ipoteche a garanzia ed accumulando gli interessi come da proposta Cassese/Capaldo. Ed eliminando l’unico elemento “di ammorbidimento” della proposta Capaldo, che in teoria si sarebbe dovuta applicare solo alle plusvalenze immobiliari accumulate dall’acquisto del bene (invece la proposta del governo francese, di carattere coloniale, se ne frega bellamente della plusvalenza incidendo direttamente sul valore del bene).

Davvero gli italiani vogliono morire non solo poveri ma con un debito irredimibile sulle loro spalle/dei loro figli, debito per altro in mano agli stranieri? Per inciso, questo si chiama diventare una colonia.

Si attendono le risposte dei politici contrari a tale deriva.

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