I rischi del Bitcoin: la spada di Damocle è la regolamentazione

Il 2017 è stato l’anno del bitcoin e delle altre criptovalute: è scoppiata una vera e propria mania, tanto che se ne parla anche al bar. Il 2018 sarà invece l’anno dello scoppio della bolla? Non c’è nessuna bolla, rispondono i puristi del bitcoin, che vedono la loro creatura diventare misura di tutte le cose, come oggi lo è il dollaro e un tempo lo era l’oro. Per loro il cambio con le valute fiat non conta: un bitcoin è sempre un bitcoin, sia che valga 20.000 o 1.000 dollari. Ma questo modo di ragionare riguarda una ristrettissima fascia di visionari (o illusi).

Per il piccolo investitore, che nel 2017 ha tentato la sorte comprando bitcoin o altre criptovalute esaltato dalle loro imbattibili performance e frustrato dai titoli di Stato che il più delle volte offrono rendimenti sotto zero, tra 20.000 e 1.000 dollari c’è invece un’enorme differenza. Una delle caratteristiche più interessanti di questo mercato è che il tempo sembra dilatarsi. In una sola giornata le quotazioni possono scendere del 40%, risalire del 30% e tornare a perdere il 20%. Oscillazioni che per un titolo quotato in un normale mercato azionario spesso non si verificano nemmeno nell’arco di un anno. Così il piccolo investitore, con lo sguardo fisso sullo smartphone per seguire le folli oscillazioni del bitcoin, si dispera perché il 29 dicembre è sceso a 14.200 dollari dai quasi 20.000 raggiunti il 17 dicembre, dimenticandosi che solo il 7 dicembre questo stesso prezzo era il nuovo fantastico record della criptovaluta. Magari quello stesso investitore l’aveva comprata l’11 settembre quando valeva 4.188 dollari, quindi ha più che triplicato l’investimento. Ma non si accontenta perché ricorda che se avesse comprato il 1° gennaio (quando magari ancora ignorava la stessa esistenza del bitcoin) il suo guadagno sarebbe stato del 1.186%. PER LEGGERE L’ARTICOLO INTEGRALE CLICCA QUI 

Fonte: scenarieconomici.it

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