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Presidenziali 2017, la Francia spaccata in due: il Paese mai così diviso

Le grandi città hanno scelto Macron, ma la parte rurale del Paese ha votato in massa Le Pen

I risultati del primo turno delle presidenziali francesi, che fanno volare al ballottaggio Emmanuel Macron con il 23,86% e Marine Le Pen con il 21, 43% dei voti, sono la fotografia di una Francia attraversata da una doppia frattura. Due paesi diversi che si trovano a battersi in un testa a testa: le grandi città metropolitane si sono buttate su Macron, mentre la Francia rurale ha votato in massa per la leader del Front National. Una lotta tra ricchi e poveri?

Anche i primi discorsi in stili opposti

I sondaggi non si sono sbagliati questa volta. Dopo aver fallito con la Brexit e con Trump, sullo scontro tra il movimento En Marche! e il Front National avevano ragione. Ma non avrebbero di certo potuto prevedere una spaccatura così rara. Queste grandi differenze si sono rispecchiate già nelle scelte dei due candidati per il primo discorso pubblico da tenere alla luce del primo turno. Marine Le Pen ha snobbato Parigi e si è riunita con i suoi sostenitori a Hénin Beaumont, una piccola cittadina di 26mila abitanti che esprime al meglio quei territori delusi dalla mancanza di lavoro. E’ infatti la roccaforte operaia dei sovranisti francesi, contro le élites e anche contro la stampa che definiscono “troppo di sinistra”. Davanti alla folla ha detto: “Sono io la vera alternanza, sono io la candidata del popolo”. Al suo fianco gli altri due grandi personaggi del FN, Florian Philippot, creatore della campagna elettorale e Marion Maréchal Le Pen, la nipote di Jean Marie Le Pen.

L’anti-globalizzazione e la sovranità nazionale sono i suoi cavalli di battaglia portati avanti da sempre come leader del FN. Ma Marine Le Pen tira fuori dei colpi di scena, subito dopo il primo turno fa una mossa strategica: abbandona la presidenza del Front National per non avere alcun vincolo come candidata all’Eliseo. Vuole essere pronta all’attacco contro l’ormai morto partito socialista, contro i repubblicani che si sono schierati per Macron, anche contro i media, i sindacati e le élites economiche e industriali francesi.

Il candidato centrista Macron ha invece optato per rimanere nella capitale mondana e ha organizzato una vera e propria festa al palazzetto di Porte de Versailles. In sua attesa, gli altoparlanti mandavano a ripetizione musica da discoteca in un’atmosfera surreale, tipica del candidato che vuole sembrare il giovane, il nuovo, a tutti i costi. Tra le luci soffuse e le bandiere europee che sventolavano, Macron ha promesso ai suoi elettori: “Ci sarà un’unica Francia, con un’ Europa che protegge e ricostruisce”. Vicino a lui durante il discorso la moglie Brigitte, davanti a un delirio dei sostenitori parigini che parlano di “un grande sogno”.

 

La frattura geografica che vede il nord-est all’estrema destra e il sud-ovest parteggiare per Macron

 Intorno alle 22 e 30 della serata elettorale, sugli schermi del ministero dell’Interno i punti di Macron e di Marine Le Pen si sono raggiunti. Fino a quel momento, il FN era primo. Sono stati i grandi agglomerati urbani a far risalire Macron. Il risultato più evidente è a Parigi, dove En Marche! ha portato a casa il 34,83% dei suffragi, 11 punti in più rispetto alla media nazionale, e il FN non è arrivata neanche al 5%.

Dati alla mano, sono veramente chiari i luoghi di successo del Front National. Nel sud Marine riunisce il 16,26% dei voti a Rhone, mentre solo 8,8% a Lione. Nell’alta Garonne ottiene il 16,71%, poco distante nella città di Tolosa solo il 9,3%. Nella regione dell’Alsazia è lo stesso, con 24,8% di preferenze nell’area rurale di Bas-Rhin e un picco verso il basso a Strasburgo con solo il 12,1%.

Una tendenza che si accentua sempre di più: dagli anni ’90 infatti il Front National è sempre più rurale. Nelle elezioni del 2012 per esempio, l’estrema destra aveva ottenuto il 17,90% dei voti, quasi tutti dislocati nelle aree tra i 15mila e i 150mila abitanti. Tutte quelle aree lontane dai grandi centri decisionali che contano e che sono umiliate dopo aver perso tutte le attività industriali che le facevano andare avanti. Non solo campagna/città, ma anche est/ovest. La frattura geografica che vede il nord-est all’estrema destra e il sud-ovest parteggiare per Macron.

E’ il sintomo della rivolta della Francia profonda, reale, periferica contro le élite urbanizzate che hanno accettato, tranne in alcuni casi sporadici, il processo di ghettizzazione delle metropoli con i quartieri ricchi separati dalle banlieues. Il multiculturalismo in Francia sembra essere solo di facciata.

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