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Brexit, rischio caos: esercito pronto a intervenire

Il piano è quello dell’operazione Temperer usato dopo l’attacco terroristico a Manchester

a cura di Raja

Prevenendo il potenziale caos che potrebbe seguire alla Brexit, il generale Nick Carter, a capo dello staff per la Difesa, annuncia che l’esercito è pronto a far fronte a qualsiasi necessità si presentasse.E’ questa la notizia che circola da qualche giorno in Gran Bretagna dove i lavori per l’uscita dall’Unione europea rischiano di compromettere vari aspetti della vita social. Per questo motivo, il governo corre ai ripari preparandosi ad affrontare situazioni di emergenza. I piani sono stati sviluppati sulla base dell’operazione Temperer, che vede i militari collaborare con la polizia nelle aree urbane e nei punti più a rischio per contrastare la minaccia terroristica, con l’impiego di circa 1.200 soldati che gestiscono le operazioni sul posto e altri 10.000 disponibili ad intervenire immediatamente in caso di emergenza. Il generale si è poi rifiutato di confermare che l’esercito sta aiutando a fare scorta di cibo e medicine. 

Possibili criticità

La situazione nel Regno Unito è in evoluzione. Nonostante l’approvazione della Brexit da parte del Consiglio dei ministri, la strada in Parlamento è lunga. Pertanto, la possibilità che non si riesca a raggiungere un accordo politico tra Regno Unito e Ue, prospetterebbe numerosi disagi a livello internazionale. In quel caso verrebbe messo in discussione anche il periodo di transizione di 21 mesi proposto da Theresa May. Le considerazioni in merito all’eventualità di una Brexit senza approvazione, in vista del prossimo 29 marzo, riguardano vari fronti che potrebbero patire conseguenze negative.

Dal punto di vista commerciale, ad esempio, il Regno Unito, non più sottoposto alle regole dell’Ue, dovrebbe far fronte alle spese di importazione di prodotti europei, mentre altri prodotti fabbricati nel Regno Unito potrebbero essere respinti dalla stessa Unione europea per la necessità di nuove certificazioni o autorizzazioni. Questi disagi potrebbero rappresentare ampie motivazioni per innescare i trasferimenti dei produttori allo scopo di evitare ritardi delle consegne, dovuti agli accresciuti iter burocratici. Il lavoro potrebbe essere messo in discussione per 1,3 milioni di britannici nei paesi dell’Ue e per 3,7 milioni di europei in Gran Bretagna, che potrebbero vedere i propri titoli o qualifiche non più riconosciuti. Mentre anche nel trasporto aereo le difficoltà potrebbero presentarsi a discapito dei voli per la possibilità di non avere il riconoscimento di sicurezza in entrata o in uscita per i viaggiatori. Facendo invece una previsione, sempre di tipo ipotetico su una situazione di no-deal Brexit, il governo britannico non sarebbe più tenuto a pagare il contributo annuale al bilancio Ue di 13 miliardi di sterline, perdendo allo stesso tempo alcune sovvenzioni come nel caso della politica agricola, con la perdita dei 3 miliardi destinati agli agricoltori. La questione del confine tra Irlanda del Nord e Repubblica non è ancora chiara e potrebbe diventare una frontiera esterna per l’Unione. L’accordo corrente permetterebbe alla Gran Bretagna di stipulare contratti commerciali con altri paesi dopo il 29 marzo 2019, ma non prima del termine del periodo di transizione di 21 mesi.

Cos’è l’operazione Temperer

L’operazione Temperer è un sistema di sicurezza ideato dal governo nel 2015 per la protezione dei civili dal pericolo terroristico, prevedendo un dispiegamento di 5.000 militari nelle zone potenzialmente più sensibili agli attacchi. Temperer è un piano che ha esordito per la prima volta sotto la guida di Theresa May all’indomani dell’attentato di Manchester nel maggio 2017 quando il livello di minaccia passò da grave a critico. Il primo ministro annunciò l’avvio del piano dichiarando che “la polizia ha chiesto l’autorizzazione da parte del segretario di stato per la difesa di schierare un numero di personale militare a sostegno dei loro ufficiali armati”. La convalida dell’innalzamento del livello di minaccia terroristica arrivò dal Joint Terrorism Analysis Centre, un’organizzazione che presso la sede centrale di MI5 a Londra, opera con il coinvolgimento di 16 dipartimenti e agenzie governative che concordano il grado di potenziale rischio sulla base di informazioni dell’intelligence relative alle intenzioni, le tempistiche e le capacità terroristiche.

I pareri relativi all’impiego dell’esercito mostravano, come nel caso di David Cameron, alcuni timori per la paura di far apparire il Regno Unito fuori controllo, arrivando a ipotizzare l’applicazione della legge marziale. Ma, nonostante l’ammissione da parte del più alto ufficiale antiterrorismo britannico dal giugno 2014 Mark Rowley, sull’uso “insolito” dei militari nell’introduzione di Temperer, il funzionario dichiarò che “avrebbe comunque permesso alla polizia di estendere le proprie capacità armate”.

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