Califfato vicino alla resa e le “spose dell’Isis” tentano la fuga

Alla 19enne britannica partita per lo Stato islamico sarà ritirato il passaporto

farmacia di turno

Lo Stato islamico è alle battute finali e intanto miliziani e “spose dell’Isis” arrivati dall’Europa tentano in rientro a casa. Come  Shamima Begum a cui, però, la Gran Bretagna ha ritirato il passaporto. Sono poche centinaia, infatti, i miliziani fedelissimi di al Baghdadi che, male armati e facendosi scudo di 200 civili, tentano di difendersi dall’accerchiamento operato dalle forze curde e siriane nella pianura di Baghuz, nei pressi del confine iracheno. L’annuncio della resa da parte jihadisti dell’Isis è atteso da giorni, ma in realtà la confusione regna sovrana. Alcune fonti hanno riferito che nelle mani dei miliziani si troverebbero alcuni ostaggi, tra i quali il report John Cantlie e il gesuita italiano Paolo Dall’Oglio, ma le notizie non trovano al momento alcun riscontro.

La richiesta di un salvacondotto avanzata dalle truppe dell’ex Califfato, in cambio della liberazione degli ostaggi, è stata smentita dalle forze curde. In mattinata, però, alcune decine di civili e di miliziani del Daesh, da giorni asserragliati a Baghuz, nel sud est della Siria, si sarebbero consegnati alle forze assedianti. Tra i combattenti arresisi, vi sarebbero anche alcuni occidentali, mentre non si esclude che altri miliziani si siano mischiati ai civili.

“Sposa dell’Isis” vuole rientrare, ma la Gran Bretagna ritira il passaporto

Intanto, da Londra giunge notizia che la Gran Bretagna provvederà al ritiro della cittadinanza a Shamima Begum, l’adolescente britannica unitasi allo Stato Islamico in Siria. In numerose interviste, infatti, la giovane aveva espresso la volontà di rientrare in Patria, pur non rinnegando l’adesione agli ideali propagandati dal Califfo al Baghdadi. Il legale della 19enne londinese, Tasnime Akunjee, ha manifestato tutto il suo disappunto per “l’intenzione del Ministero degli Interni di privare Shamima della sua cittadinanza”. La ragazza attualmente è ospitata in un campo profughi nel nord est siriano e avrebbe di recente partorito il terzo figlio appellandosi alle autorità britanniche affinché le permettano di fare crescere il suo bambino in Gran Bretagna. Altri due figli della ragazza sarebbero morti per malattia e denutrizione durante il suo soggiorno nel Califfato, dove è giunta nel 2015 insieme a due compagni di scuola. 

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