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Catalogna, rischio scontro diplomatico tra Spagna e Belgio

Il partito nazionalista fiammingo al governo potrebbe portare ad una crisi

Qualche giorno fa è stato spiccato da parte del giudice spagnolo, Carmen Lamela, un mandato d’arresto europeo nei confronti dell’ex presidente della Catalogna Carles Puigdemont, fuggito alla volta del Belgio, assieme agli altri 4 suoi ex ministri. Anche per quest’ultimi è stato emesso il mandato di cattura europeo, dopo che Puigdemont aveva dichiarato l’indipendenza, a seguito dell’esito referendario consultivo del 1° ottobre 2017. Le accuse poste dal Procuratore di Stato a carico dei soggetti citati poc’anzi concernono la sedizione, la ribellione e l’abuso di fondi pubblici. L’ex presidente catalano, che è giunto a Bruxelles alcuni giorni prima che fosse emesso il mandato di cattura a livello europeo, ha immediatamente chiesto l’assistenza legale di un noto avvocato belga.

Ma cosa significa l’espressione mandato d’arresto europeo? 

Tale dicitura sta a indicare una decisione giudiziaria che viene emessa da uno Stato membro – in questo caso la Spagna, Stato emittente – in vista dell’arresto e della consegna da parte di un altro Stato membro – nella specie il Belgio, Stato di esecuzione – di un individuo o più individui ricercato/i (come l’ex presidente catalano e i suo ex ministri) ai fini dell’esercizio di un’azione penale o dell’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative di libertà.

I precedenti 

Questa fuga verso il Regno belga non è una novità per la letteratura storico-giuridica e prassi spagnola e dell’Ue. Si prenda, a titolo di esempio, quando nel 1993 le autorità iberiche spiccarono un mandato di cattura e di estradizione nei confronti di due soggetti, aderenti all’organizzazione basca che si erano rifugiati in Belgio, sebbene accusati di 5 omicidi e un sequestro. Essi, inoltre, vennero anche incolpati di aver fatto parte di una organizzazione fuori legge, denominata comando Vizcaya, banda armata terroristica dell’ETA (Euskadi Ta Askatasuna – formazione politico-militare nata nel 1959 da una scissione del Partito nazionalista basco, con l’obiettivo di conquistare la piena indipendenza delle Province Basche).  Chiaramente, la Procura spagnola, per ottenere l’estradizione dei due terroristi, ha dovuto attendere il parere consultivo della Corte d’appello di Bruxelles che fu sfavorevole, in quanto, a parere dei giudici belgi, l’estradizione non poteva essere posta in essere per la ragione che il mandato dei giudici iberici aveva come oggetto la questione che i due individui avevano commesso non solo dei crimini comuni, ma anche dei reati politici. Sul reato politico le autorità giudiziarie belghe non erano concordi nel procedere alla loro estradizione in quanto violava il diritto di chi viene perseguito per ragioni politiche nel proprio Paese e andava contro le norme internazionali che tutelano il diritto dell’individuo di esprimersi politicamente e diversamente contro il proprio governo. Rispetto al potere giudiziario belga, il Ministero della Giustizia, invece, non era contrario alla loro estradizione. Nel contempo, i due terroristi presentarono la domanda d’asilo all’autorità belghe che fu accolta per ulteriori considerazioni. L’iter procedurale dell’estradizione fu sospesa sino a quando una decisione definitiva venne adottata nel 1994, quando si accertò che, a prescindere dai comportamenti delle autorità di Madrid contro i due secessionisti baschi, questi erano da reputare dei casi isolati. Ergo, non vi era alcuna ragione di concedere l’asilo ai due appartenenti all’organizzazione terroristica ETA, perché le autorità spagnole dichiararono che vi erano tutte le garanzie a favore dei due soggetti terroristi rientranti nella sfera del rispetto di un equo processo nei loro confronti. Così, la richiesta di estradizione venne accettata e posta in atto da parte delle autorità belghe. A seguito di questa decisione, i legali dei due ricercati terroristi spagnoli presentarono con urgenza al Consiglio di Stato belga il reclamo affinché l’estradizione non avesse luogo. Il risultato fu a favore dei due individui, accusati dalle autorità spagnole, che riuscirono a far bloccare la procedure per la loro estradizione. Non potettero che esprimere disappunto le autorità iberiche in merito alla decisione adottata da Bruxelles, mettendo in discussione la rilevanza della possibilità di asilo nel sistema dell’Ue, un’unione di Stati democratici  che rispettano lo stato di diritto. Il loro argomentare domandava della necessità di concedere l’asilo ai cittadini dell’Ue in un sistema che si prefigge di favorire l’assistenza reciproca in materia penale e la lotta contro il fenomeno del terrorismo internazionale. Ciò ha portato all’adozione di due importanti strumenti normativi. Il primo concerne la Convenzione relativa all’estradizione fra gli Stati membri dell’Ue del 1997, che ha rimosso l’opzione di rifiutare l’estradizione di un reato politico in altri Stati parti dell’Ue. L’adozione di questa Convenzione è stata successivamente seguita – come secondo strumento – dal Protocollo sull’asilo per i cittadini degli stati membri dell’Ue, denominato Protocollo Aznar, dal nome dell’ex premier spagnolo e presidente allora di turno del Consiglio europeo, allegato al Trattato di Amsterdam, che circoscrive ma non depenna la possibilità per uno Stato membro dell’Ue di prevedere l’asilo politico a un cittadino di un altro Stato membro. Tuttavia, va rammentato che tale Protocollo ha reso l’asilo nell’ambito Ue quasi impossibile per i cittadini, tranne in alcuni casi  che sono elencati in esso, prevedendo che, dato il livello di tutela dei diritti e delle libertà fondamentali da essi garantito, si considerano reciprocamente Paesi d’origine sicuri a tutti i fini giuridici e pratici connessi a questioni inerenti l’asilo.

Il caso Puigdemont

 Sebbene l’asilo nella struttura generale dell’Ue per i cittadini europei non sia stata un’opzione dal 1996, la questione è stata in un certo senso risolta dal Segretario di Stato per le questioni migratorie e l’asilo politico, Theo Francken, membro del partito nazionalista fiammingo, il quale ha asserito che vi possa essere la possibilità per Carles Puigdemont di poter presentare la domanda d’asilo, facendo riferimento alla repressione brutale della Guardia civil – corrispondente alla polizia nazionale – che ha usato le maniere forti contro i catalani, che si recavano a votare per il referendum consultivo, che riguardava il distacco della Catalogna dal resto della Spagna per poi divenire una repubblica.

Il Primo Ministro belga ha già fatto sapere che non è all’ordine del giorno e che l’ex presidente catalano non ha espresso ancora il desiderio di presentare la richiesta per l’ottenimento della concessione di asilo, non solo ma che – a parere delle autorità del governo belga – la questione riguarda i rapporti giudiziari e non politici tra i due Paesi.

 Il partito nazionalista fiammingo al governo, come nella vicenda del 1993 dei due terroristi Garcia e Moreno legati all’ETA, potrebbe portare ad una crisi politico-diplomatica il Belgio e la Spagna. Con ciò non significa che il Belgio debba astenersi dal rispettare la Convenzione relativa all’estradizione fra gli Stati membri dell’Ue, tranne che in limitati casi di cui ho già avuto modo di tracciare in precedenza, sancito proprio dal Protocollo Aznar, su cui l’ex presidente catalano e i suoi ex ministri avrebbero delle chances davvero limitate per poter ottenere l’asilo politico da parte delle autorità del governo belga.

In conclusione, non si conoscono ancora le prossime mosse del Belgio, se avvierà o meno la richiesta delle autorità spagnole di acconsentire al mandato d’arresto e a procedere all’estradizione degli ex componenti del governo catalano presenti sul suo territorio. Il problema è che se Bruxelles dovesse decidere di disattendere a tale richiesta, allora si aprirebbe una crisi diplomatica tra il Belgio e la Spagna che potrebbe compromettere anche l’equilibrio di reciproca solidarietà e cooperazione sul piano giudiziario nel contesto dell’Ue.

Infine, in base alle ultime notizie, l’ex presidente catalano, assieme ai suo ex 4 ministri, si è consegnato alla polizia belga per poi essere rilasciato su cauzione, in attesa che il giudice decida se confermare lo stato di detenzione.

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