La Percezione Della Sicurezza

Blue Whale, parlano i ragazzi: “Manipolare i giovani è da vigliacchi”

Psicoterapeuta: “Lo chiamano gioco, ma si tratta di un grave disagio”

in Difesa e Sicurezza Nazionale/Video Report da

In questi giorni sui media si parla molto di Blue Whale. Noi di Ofcs.report ci siamo chiesti: come hanno reagito i ragazzi alla notizia? E’ cambiato il loro rapporto con internet? E ancora: cosa possono fare i genitori? Ne devono parlare con i propri figli? E, se sì, in che termini?
Nel video abbiamo posto queste e altre domande ai ragazzi stessi e alla dottoressa Maura Manca, psicoterapeuta e psicologo clinico, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza.

“Innanzitutto parlare con calma e tranquillità – ha spiegato l’esperta – anche se ci sono preoccupazioni e ansie, che è giusto che ci siano perché stiamo attraversando un momento storico dove nella rete ci sono tanti pericoli e tanti rischi per i ragazzi che sono soli, in un certo senso, a confrontarsi con tante persone che approfittano della loro vulnerabilità e della loro fragilità”.

Bisogna spiegare loro che, anche se sembrerebbe che sia molto semplice entrare a far parte di questi gruppi e di questi “giochi”, “tendenzialmente questi ragazzi vengono adescati attraverso degli hashtag, attraverso dei link specifici, oppure entrando in gruppi, ma stiamo parlando di gruppi i cui contenuti sono già relativi o all’autolesionismo o al suicidio e, quindi, parliamo già di adolescenti sensibili a queste argomentazioni, a queste tematiche, che interagiscono con persone che parlano di depressione, di vuoti”, ha aggiunto Manca.

Se accade di essere contattati bisogna uscirne immediatamente e segnalarlo sempre e comunque, perché “non è un gioco. E’ purtroppo adescamento e si entra in un meccanismo estremamente grave di manipolazione mentale”.

“Però tendenzialmente non vanno a bussare a chi gli può chiudere la porta in faccia, vanno a bussare alla porta purtroppo di chi gli ha dato dei segnali. Tutto quello che digitiamo, gli hashtag i link i contenuti sono una sorta di codice identificativo nostro. Ai ragazzi dobbiamo dire attenzione a cosa digitate, attenzione agli hashtag, attenzione, soprattutto, con chi interagiamo”.

Simona Rivelli, nata a Roma nel 1968. Laureata in sociologia con indirizzo socio-antropologico e dello sviluppo, ha all'attivo alcune pubblicazioni di manualistica sulla maternità e narrativa. Ha ideato e coordina il sito Mamme al cinema, nato con l'intento di enfatizzare la funzione educativa dei film.

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