Caso Sea Watch: venti di tempesta dentro forze armate e polizia

Cocer carabinieri: “Le leggi vanno applicate e non interpretate”

farmacia di turno

Il caso Sea Watch rischia di mettere in crisi il rapporto tra magistratura, forze armate e polizia. Qualcuno ne parla apertamente, altri preferiscono non esporsi. Quasi tutto il mondo militare e delle forze dell’ordine, però, non ha digerito la decisione del gip di Agrigento che ha rilasciato il capitano della Sea Watch, Carola Rackete.

Già prima dell’interrogatorio di garanzia, il Cocer della Guardia di Finanza aveva espresso il suo disappunto anche su alcune posizioni (di politici e non solo) che chiedevano la liberazione della Rackete nonostante le evidenti illegalità messe in atto, non da ultimo il tentativo di speronamento della motovedetta proprio della Gdf. E dopo la decisione del gip di Agrigento, la questione è diventata ancora più calda. Il malumore e l’amarezza all’interno delle forze armate é tangibile.

Cocer carabinieri: “Le leggi vanno applicate e non interpretate”

“Quanto accaduto con la Sea Watch – commenta a Ofcs.report il delegato Cocer Carabinieri, Antonio Tarallo – dimostra quanto sia difficile per le forze dell’ordine far rispettare le leggi dello Stato Italiano e quanto sia sempre più ampia la distanza tra chi opera e chi giudica. Le leggi vanno applicate e non interpretate – sottolinea – altrimenti il caos ci travolgerà e noi poveri uomini in uniforme saremo sempre più vittime della delinquenza. Senza parlare dei parlamentari che dovrebbero dare il giusto esempio e invece politicizzano tutto. La democrazia è stata conquistata con il sacrificio dei nostri avi e la stiamo distruggendo con i comportamenti personalistici di una schiera di dementi che non hanno capito che senza una politica di rispetto verso le forze dell’ordine e verso le leggi dello Stato tutto finirà male e la delinquenza prenderà il sopravvento sull’onestà”. 

Ammiraglio De Nicola: “Motovedetta Gdf é nave da guerra. Nel concorso in magistratura sia inserito diritto della navigazione nazionale e internazionale”

Anche l’Ammiraglio Felice De Nicola con un post su Facebook si é detto “costernato come tutti i veri militari ed i liberi cittadini”. E poi ha aggiunto: ” Il gip di Agrigento non convalida l’arresto della Conduttrice Rakete perché la Tunisia non risulterebbe porto sicuro quando migliaia di turisti fanno settimanalmente le crociere in quei porti??? E poi la motovedetta della GdF non sarebbe nave da “guerra”? Ma se sono navi militari essendo iscritte nel Ruolo speciale naviglio militare. Sono equiparate alle navi da guerra, secondo la Cassazione, ai fini della tutela penale riservata ad esse. Nel caso di guerra concorrono al dispositivo navale di difesa marittima!!! Tutte le motovedette della GdF hanno la bandiera da guerra della Marina Militare!! Ma anche se fosse stata una barchetta al servizio del prefetto, non sarebbe stato lo stesso un gravissimo attentato criminale alle nostre leggi italiane? Non possiamo che chiedere che nel concorso in magistratura sia inserito diritto della navigazione nazionale e internazionale”.

Sono molti, infatti, quelli che si interrogano sulla reale portata della decisione del gip di Agrigento. Le perplessità sono tante, soprattutto perché costituisce un precedente rischioso per forze armate e forze dell’ordine. Nel caso Sea Watch, inoltre, si ragiona su una tematica complessa come quella dell’immigrazione dove i giudizi si dividono tra falchi e colombe, visioni permissive e restrittive. Ma tutto questo, suggeriscono dal mondo delle forze militari e delle forze dell’ordine, “non può in alcun modo delegittimare il nostro operato”.

 

Sea Watch foto profilo Twitter @SeaWatchitaly

 

 

 

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