De Luca e voto di scambio, Antimafia chiede le carte alla Procura di Napoli

Il governatore: “Curioso di conoscere l’iter previsto sul reato di battuta”

Nuova benzina sul fuoco per il caso De Luca. “La Commissione Antimafia all’unanimità mi ha incaricato di chiedere preventivamente informazioni urgenti alla Procura della Repubblica di Napoli in merito a eventuali indagini in corso, agli atti e documenti acquisiti e alla posizione dei soggetti coinvolti per verificare i presupposti per l’avvio di un’inchiesta da parte della commissione”. Con queste parole la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, ha aperto nella modalità pubblica la seduta di mercoledì 23 novembre. Il riferimento è all’audio pubblicato dal Fatto Quotidiano in cui il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, registrato in una riunione a porte chiuse, invitava diversi esponenti delle amministrazioni locali della regione a votare “Sì” al prossimo referendum. La registrazione ha sollevato molte polemiche per le parole di De Luca con le quali avrebbe incitato i suoi interlocutori al voto di scambio in un’ottica di clientelismo.

“Noi come Commissione abbiamo sempre agito con questa modalità per avviare le nostre inchieste e anche questa volta useremo lo stesso metodo”, ha chiarito la Bindi che ha spiegato come l’Ufficio di presidenza della Commissione parlamentare Antimafia abbia prima esaminato e poi votato all’unanimità la richiesta avanzata dai gruppi GAL, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega e Sinistra italiana di avviare un’inchiesta sulla vicenda dell’incontro tra De Luca e i sindaci.

Proprio su questo passaggio si è consumato uno scontro tra il M5S e il Pd. “Sarebbe doveroso che la Commissione Antimafia apra un’indagine conoscitiva e convochi il ministro dell’Interno invece si è solo deciso di richiedere informazioni alla procura di Napoli”, denunciano i membri del Movimento della Commissione Antimafia accusando il Pd e il senatore dem, Franco Mirabelli, di immobilismo in vista del referendum. “Nessuno ha chiesto nell’ufficio di presidenza della Commissione Antimafia la convocazione del governatore De Luca e non c’è nessuna inchiesta aperta dall’Antimafia su di lui – ha replicato Mirabelli – come sempre di fronte ad una richiesta delle opposizioni di aprire un’indagine, la Commissione all’unanimità ha votato il mandato alla presidente di verificare l’esistenza di eventuali fascicoli aperti dalla Procura di Napoli”.

Intanto il presidente della regione Campania ha commentato la vicenda durante una cerimonia ufficiale a Pozzuoli.“ Apprendiamo della richiesta avanzata dalla Commissione Antimafia. Ci rende curiosi conoscere l’iter previsto sul reato di battuta e come evolverà la crociata del calamaro”. Nei giorni scorsi le polemiche si erano concentrate non solo sull’audio, oggetto della discussione odierna, ma anche sulle parole offensive pronunciate da De Luca, nei confronti della presidente Bindi, in un’intervista a Matrix. “La lista degli impresentabili? Quella fu una cosa infame da ucciderla”.

I consiglieri regionali del centrodestra campano hanno dichiarato la volontà di presentare una mozione di sfiducia nei confronti di De Luca, colpevole con le sue parole ai sindaci di alimentare “l’opaco sistema di creazione del consenso e la ritirata scorrettezza istituzionale”, si legge in una nota stampa dell’ex governatore Stefano Caldoro.

D’altra parte la seduta odierna della Commissione Antimafia prevedeva l’audizione del Procuratore aggiunto della Repubblica del Tribunale di Palermo, Teresa Maria Principato, sentita su due argomenti: massoneria e indagini sul boss latitante Matteo Messina Denaro. Sul primo tema il giudice ha parlato di “argomento scivoloso”, sul quale lei stessa è rimasta coinvolta essendo stata “bersagliata” da molte lettere di massoni che “lamentavano il fatto che mi occupassi di massoneria deviata dandone una connotazione negativa”. “Occorre dunque coraggio per superare le resistenze di chi mette in discussione e ridicolizza i risultati del tuo lavoro”, ha spiegato il procuratore che ha sottolineato come la mafia trapanese su questo aspetto abbia una vocazione imprenditoriale maggiore rispetto a quella palermitana.

Sulle indagini svolte per catturare il super boss latitante dal 1993, l’aggiunto di Palermo ha ammesso che nonostante gli sforzi affinché venisse fatta “terra bruciata” attorno a Messina Denaro, la sua cattura non sia ancora arrivata. “Abbiamo proceduto all’arresto di quasi tutti i familiari, pensavo che questo potesse suscitare in lui una reazione ma l’uomo non è normale: è molto freddo”. Non sono bastati nemmeno maxi provvedimenti di confisca. “Solo la catena della Despar è stata oggetto di confisca per 850 milioni – ha riferito Principato – Messina Denaro rappresenta per Trapani una primula rossa: una persona da imitare e ammirare ma il consenso attorno a lui sta diminuendo”.

@GargaDani

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