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Difesa, alloggi di servizio: caccia agli abusivi

Per la Corte dei Conti sono oltre 4mila. Ministero al lavoro per una mappa di tutti gli edifici

Occupazioni sine titulo. Si chiamano così gli alloggi di servizio del ministero della Difesa in uso a militari (o civili che lavorano nel comparto) che non avrebbero appunto più titolo per abitarli. Secondo la relazione della Corte dei Conti del 2015, sono circa 4000 divisi tra Esercito, Marina e Aeronautica. Un dossier su cui pare stiano lavorando al Ministero per realizzare una mappa precisa in funzione delle problematiche di razionalizzazione, dismissione, valorizzazione e gestione immobiliare, nonché a quelle concernenti gli alloggi per il personale. Il dossier sarebbe in mano ai due sottosegretari, Angelo Tofalo e Raffaele Volpi, che si occupano rispettivamente di approfondire la situazione nel sud e nel nord Italia in funzione delle deleghe.

Il primo passo è quello della raccolta dati anche con il contributo delle varie forze armate che, attraverso lo Stato Maggiore, dovranno fornire tutte le indicazioni del caso sugli alloggi di servizio. Una situazione complessa, su cui ha lanciato l’allarme proprio la Corte dei Conti già tre anni fa per “la gravità della situazione attuale, che necessità di interventi chiari, precisi e puntuali e che vede oltre la metà degli alloggi esistenti indisponibili per il loro naturale impiego, perché occupati “sine titulo” o perché in attesa di lavori di ripristino”.

E negli ultimi anni pare ci sia stato un certo “proliferare” di queste occupazioni che ha “impedito l’utilizzo di una consistente quota (il 25 per cento) del patrimonio alloggiativo della Difesa”. 

E’ chiaro che le situazioni di coloro che vivono in questi immobili vanno valutate caso per caso, ma tra questi ci sarebbe anche qualche furbetto che, approfittando di ritardi e contraddizioni della politica, gode ancora di un privilegio a cui non avrebbe diritto a discapito di altri colleghi.

E proprio la Corte dei Conti ha puntato il dito su certe decisioni che hanno di fatto rallentato (o forse anche impedito) lo sgombero di questi alloggi. “L’intenzione dell’Autorità politica di recuperare tali alloggi  – si legge nella relazione  – è stata contraddetta dal d.m. 7 maggio 2014 che ha ampliato le c.d. “fasce protette”, incrementando il numero degli utenti nei cui confronti non sarà possibile procedere al recupero dell’immobile. Ciò appare paradossale. Nel momento in cui maggiore è la necessità di alloggi di servizio, il problema va risolto. Pur tenendo presenti eventuali situazioni particolari contingenti, è necessario riaffermare l’esigenza di recuperare tali alloggi e procedere di conseguenza. Ciò anche nella considerazione che, oltre alle “preminenti ragioni sociali” degli occupanti “sine titulo”, occorre tenere presenti le istanze di coloro che, in servizio, hanno necessità, per sé e per l’amministrazione, di occupare l’alloggio”.

Insomma, un problema che tocca da vicino centinaia di militari che avrebbero bisogno di un alloggio connesso all’incarico. E a volte accade che, proprio la mancanza di immobili e posti disponibili, costringe chi viene trasferito per motivi di lavoro a pagare un affitto, mentre altri magari ne occupano più di uno utilizzando qualche trucchetto.

Questa situazione, però, potrebbe avere i giorni contati. Il lavoro al ministero della Difesa prosegue e le intenzioni sarebbero quelle di razionalizzare il patrimonio immobiliare, anche attraverso la situazione degli alloggi sine titulo, che in passato aveva trovato una via per la definizione.

“La legge 24 dicembre 2007, n. 244 – scrive infatti ancora la Corte – ha avviato un ciclo virtuoso che, partendo dalla definizione delle esigenze, ha consentito, attraverso lo sblocco delle azioni di recupero degli alloggi indebitamente occupati e l’individuazione delle fonti di finanziamento, la predisposizione di un programma pluriennale idoneo a soddisfare gli obiettivi fissati dalla stessa legge, cui sono seguiti alcuni concreti esiti”. Ma poi qualcosa è accaduto e questo ciclo virtuoso è stato interrotto dalla legge di stabilità per il 2015, aggiunge l’organo di controllo, “in quanto ha previsto la non riassegnabilità allo stato di previsione della spesa del ministero della Difesa dei proventi delle vendite ed ha imposto al citato dicastero di assicurare, dalle dismissioni di immobili in uso, saldi di finanza pubblica non inferiori a 220 milioni nel 2015 ed a 100 milioni negli anni 2016 e 2017, finalizzati alla riduzione dell’indebitamento netto della pubblica amministrazione. Detta legge, in sintesi, ha completamente soppresso le risorse per la realizzazione di nuovi alloggi ed ha ridotto all’ammontare dei canoni di locazione di quelli occupati i fondi per la manutenzione degli alloggi liberi da riassegnare, determinando una situazione di stallo”.

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