Forze armate, Cocer contro governo: “Non ha mantenuto la parola”

“Le campagne elettorali sono finite, ma si continua con promesse e solo promesse”

farmacia di turno

Niente tavolo di concertazione per le Forze armate. La denuncia arriva da alcune rappresentanze dei vari Cocer che accusano il governo di non aver mantenuto la parola data. Nel mirino il premier Giuseppe Conte e il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. 

Cocer Marina: “Dopo promesse non si comprende rinvio”

“Dall’incontro con i rappresentanti dello Stato Maggiore Difesa e del ministro Trenta abbiamo saputo che la concertazione si aprirà solo normativamente e non economicamente – dichiara Antonello Ciavarelli, delegato Cocer Marina – Ciò, a quanto pare, a causa di problemi burocratici dovuti alla rappresentatività sindacale da parte dell’amministrazione giustizia. Dopo la promessa a riguardo  del presidente Conte, gli annunci del ministro della Difesa, la nota disponibilità del ministro della Funzione Pubblica, la volontà unanime del Cocer Interforze nonché di diverse sigle sindacali, non si comprendono i motivi reali che stanno portando ad un ulteriore rinvio. Quali servitori dello Stato – conclude Ciavarelli – ci appaiono incomprensibili tali comportamenti da parte di un governo della Nazione che dimostra di non essere in grado coordinarsi e mettersi d’accordo per poter aprire un confronto con i rappresentanti del comparto sicurezza e difesa che non meritano questo trattamento che appare illusorio”.

Sinafi: “Governo non ha stanziato risorse per rinnovare il contratto”

“Il contratto di lavoro del personale delle Forze di Polizia e delle Forze Armate é scaduto ormai da tempo e le risorse per rinnovarlo non sono state ancora appostate dal Governo – evidenzia Eliseo Taverna, Segretario generale del Sinafi, Sindacato Nazionale Finanzieri – Le uniche somme disponibili, infatti, per l’anno 2019, ammontano a circa 210 milioni di euro, peraltro vincolate alla rivalutazione delle indennità accessorie (notturni, festivi, presenze per servizi esterni, ecc.) e alla parte normativa del contratto. Risorse che, tra l’altro – sottolinea – non sono più negoziabili in quanto il 30 giugno sono spirati i termini per concludere la concertazione/contrattazione per il 2019 e, pertanto, per espressa previsione normativa le irrisorie risorse confluiranno, previa emanazione di un decreto di ripartizione tra i vari Corpi, ai fondi utilizzati per la corresponsione del Fesi (Fondo Efficienza dei Servizi Istituzionali)”. Il segretario del Sinafi che, nonostante si sia costituito da pochi mesi, già annovera tra i propri iscritti circa 2000 finanzieri, prosegue aggiungendo: “Continuano le promesse del Governo, che a parole ha più volte dichiarato vicinanza e sostegno agli operatori, ma che nei fatti continua a dimostrare lontananza e indifferenza per la peculiare funzione svolta. Vedremo se il decreto sicurezza bis all’attenzione del Parlamento e il provvedimento di correzione del riordino delle carriere riuscirà a dare un segnale di attenzione al comparto difesa e sicurezza”.

Cocer Aeronautica: “Le campagne elettorali sono finite, ma si continua con promesse e solo promesse”

Sulla stessa linea il delegato Cocer Aeronautica-Interforze, Marco Cicala: “Le campagne elettorali sono finite, si continua con promesse e solo promesse – sottolinea – i fatti per il benessere del personale e le Forze Armate sui vari dossier aperti (ad esempio riordino delle carriere, nuovo contratto, finanziamenti vari) non si vede nulla di concreto all’orizzonte. Oggi, per l’ennesima volta, siamo stati costretti a ribadire l’apertura della concertazione senza se e senza ma, per un nuovo e dignitoso contratto di lavoro economico normativo, per il personale militare, cuore pulsante dello Stato democratico”.

Nuovo sciopero della fame per il delegato Cocer Esercito

Pasquale Fico delegato Cocer Esercito e Antonello Ciavarelli delegato Cocer Marina

Nei giorni scorsi, proprio su questo argomento, il delegato Cocer Esercito – Interforze, Pasquale Fico, aveva proclamato lo sciopero della fame e della sete. Una protesta rientrata, però, a causa delle ripercussioni sulla salute. “Dopo tre giorni di sciopero della fame e della sete ho deciso, dopo pressanti raccomandazioni dei medici, di sospenderlo – spiega in una nota – Lo faccio constatato il disinteresse della politica per condizioni di vita e di lavoro dei militari che ho tentato di portare all’attenzione dell’opinione pubblica con le mie proteste. Ma inutilmente. Alla politica italiana, al Governo, i militari servono quando c’è da votare. Tra aprile e maggio ho fatto 50 giorni di sciopero della fame che sospesi dopo essere stato ricevuto dal premier Conte due giorni prima delle elezioni europee. Purtroppo, a quasi due mesi di distanza le promesse si sono rivelate vuote e inefficaci. Intanto, il ministro dell’Interno e quello della Difesa regolano tra loro scontri politici sulla pelle dei militari. Anche ieri sera, intervistata da La7, la ministra Trenta ha parlato del grande valore dell’operazione Strade Sicure, ma ha dimenticato di dire che viene fatta con i soldi dei militari che vi partecipano e che da mesi non ricevono né le indennità previste né gli straordinari maturati. La ministra, nella stessa intervista, ha invece sottolineato come il suo stesso Governo ha deciso di stanziare centinaia di milioni di euro per comperare 9 velivoli da trasporto Vip e rimodernarne altri 19 da Piaggio Aero, aerei che non servono certo ai soldati, ai sergenti o ai marescialli ma ai generali e ai Ministri. Ministri – conclude Fico – noi esistiamo sempre, non solo quando interessa alla vostra retorica o quando si avvicinano le elezioni”.

Cocer Carabinieri: “Dai correttivi al riordino c’è poco da aspettarsi”

Sulla questione é intervenuto anche il Cocer Carabinieri che, attraverso il delegato Antonio Tarallo, sottolinea: “Eravamo in fiduciosa attesa di una convocazione alla Funzione Pubblica per l’apertura del tavolo contrattuale, ma prima motivazioni di carattere burocratico (conteggio deleghe sindacali Penitenziaria) e poi per mera opportunità per non dire menefreghismo Governativo – nonostante l’impegno del Premier Conte e del Ministro della Difesa assunto in quel di Palazzo Chigi il 24 maggio u.s. per attivare immediatamente il tavolo fortemente richiesto – il Ministro della Funzione pubblica non convoca ancora le parti sociali – dichiara Tarallo – Addirittura invia emissari dello Stato Maggiore Difesa nella sede del Cocer Interforze per cercare di convincerci ad attivare il tavolo a fine estate per poi magari rinviare ancora e poi ancora. Il perché è di facile deduzione. Il Governo con l’attivazione del tavolo sa che Cocer e Sindacati spingerebbero per lo stanziamento di importanti risorse dedicate alla sicurezza fin dalla prossima Legge di Bilancio, mentre una convocazione rimandata ti crea l’alibi della non conoscenza delle  problematiche della Sicurezza. Identica strategia la stanno attuando con i correttivi al riordino, dove le posizioni tra Stati Maggiori, Comandi Generali, Dipartimento di Polizia e Parti Sociali sono molto distanti. I giochi sono molto delicati e credo stanno lavorando anche in questo caso per un differimento della delega. Una cosa è certa – aggiunge – dai correttivi al riordino c’è poco da aspettarsi quando non c’è volontà politica di voler venire incontro alle reali esigenze del personale. Pensate che vi è allo studio la richiesta (si vocifera del Ministro della Difesa) di intervenire con i correttivi al riordino per adeguare l’assegno di funzione (17 anni servizio)  dei militari della carriera base di circa 350 euro annui lordi (una miseria) senza sapere che la stessa proposta è indicata nell’addendum (già in Gazzetta Ufficiale) firmato con il Governo all’atto della contrattazione 2016/2018. Questo per far capire al lettore interessato – conclude – che navighiamo in un mare sconosciuto dove ognuno vuole decidere la rotta e dove alla fine non si giungerà a destinazione. Ecco la vera volontà Governativa è di non giungere a destinazione. Sono certo che il Cocer non salirà su quella nave e resterà fermo e saldo nelle sue posizioni, segnalando i giochetti politici e di potere che non permetteranno al personale in divisa di avere i meritati e giusti riconoscimenti economici e di carriera”.

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