Gentiloni cede il mare italiano alla Francia: rischio grave perdita economica

Meloni: “Esposto in Procura”. Farnesina: “Dichiarazioni prive di fondamento”

farmacia di turno

Importanti miglia marittime italiane rischiano di finire nelle mani della Francia. Entro il 25 marzo, infatti, se il governo italiano non interrompe la procedura previsto dal Trattato di Caen, sottoscritto nel 2015 dall’allora ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, il nostro Paese perderà 1.400 miliardi di metri cubi di gas e almeno 420 milioni di barili di petrolio, oltre a cedere un importante bacino di pesca con danni economici ingenti. Un colpo di coda del governo Pd che potrebbe penalizzare pesantemente l’Italia. 

La questione, passata in sordina, è al centro di una battaglia del centro destra. Il leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, dalla sua pagina Facebook ha lanciato l’allarme promettendo battaglia: “In assenza di un intervento del Governo italiano, il 25 marzo entrerà in vigore il Trattato di Caen con il quale verranno scandalosamente sottratti al Mare di Sardegna e al Mar Ligure alcune zone molto pescose e il diritto di sfruttamento di un importante giacimento di idrocarburi recentemente individuato – spiega – Per questo Fratelli d’Italia intima il Governo in carica ad agire immediatamente per interrompere la procedura unilaterale di ratifica attivata dalla Francia presso Bruxelles, che in caso di silenzio-assenso da parte italiana, conferirà de iure i tratti di mare in questione alla Francia arrecando un gravissimo danno ai nostri interessi nazionali”.

Fratelli d’Italia chiede, inoltre, “l’intervento del Presidente della Repubblica Mattarella affinché questo trattato, che importa variazioni del territorio italiano, sia sottoposto al voto di ratifica del Parlamento come previsto dall’articolo 80 della nostra Costituzione. Annuncio che ho presentato con Guido Crosetto un esposto alla Procura di Roma contro Paolo Gentiloni per fare piena luce su questa storia dai contorni torbidi. L’esposto, che verrà sottoscritto da tutti i parlamentari di Fratelli d’Italia, riguarda in particolare reati di atti di ostilità e infedeltà contro lo Stato italiano (articoli 243 e 264 del codice penale)”. E conclude: “Fratelli d’Italia non permetterà a un Governo delegittimato dal voto popolare di regalare a una nazione straniera una parte delle nostre acque territoriali”.

Come spiegato da gliocchidellaguerra.it, in base al Trattato “alcune porzioni di mare verranno sottratte al Mare di Sardegna e al Mar Ligure, per passare sotto la competenza economica della Francia, che gioverà di acque costiere in Corsica da 12 a 40 miglia, mentre la Zes (Zona Economica Speciale) in prossimità delle acque territoriali sarde, estenderà la competenza francese per le 200 miglia marittime in questione”. Ma non solo.

L’articolo 4 del Trattato di Caen, “agevola lo Stato francese all’accesso al giacimento qualora le trivellazioni fossero effettuate in acque francesi, e con l’entrata in vigore di questo trattato ciò è particolarmente facilitato. A ciò, inoltre, si somma una sospetta azione da parte del governo italiano, che ha bloccato due anni fa la compagnia norvegese Statoil che aveva richiesto formalmente l’autorizzazione ad effettuare dei carotaggi del fondale. La gravità dell’azione, in senso meramente pratico, risiede anche nel fatto che non sembrano previste alcune royalties da corrispondere al governo italiano, visto lo sfruttamento di un giacimento completamente in acque italiane, ma che con le modifiche dei confini marittimi attuati, lascerebbero alla Francia l’assoluta libertà di azione, senza obblighi, lasciando all’Italia soltanto eventuali, sebbene marginali, danni ambientali”.

La replica della Farnesina alla Meloni

Nel pomeriggio è arrivata la replica della Farnesina che “relativamente alle dichiarazioni di alcuni esponenti politici su possibili cessioni di acque territoriali alla Francia, si osserva che esse sono prive di ogni fondamento. L’accordo bilaterale del marzo 2015 non è stato ratificato dall’Italia e non può pertanto produrre effetti giuridici. I confini marittimi con la Francia sono pertanto immutati e nessuno, a Parigi o a Roma, intende modificarli”.

Poi la nota aggiunge: “Quanto alla data del 25 marzo essa, come informa l’ambasciata di Francia a Roma, riguarda semplicemente ‘una consultazione pubblica nel quadro della concertazione preparatoria di un documento strategico’ sul Mediterraneo che si riferisce al diritto ed alle direttive europee esistenti e che non è volta in alcun modo a ‘modificare le delimitazioni marittime nel Mediterraneo’. L’ambasciata riconosce che ‘le cartine circolate nel quadro della consultazione pubblica contengono degli errori (in particolare le delimitazioni dell’accordo di Caen, non ratificato dall’Italia)’ e aggiunge che ‘esse saranno corrette al più presto possibile’”.

“Si informa infine – conclude in comunicato della Farnesina – che a breve si terranno consultazioni bilaterali previste a scadenze regolari dalla normativa Ue al solo fine di migliorare e armonizzare la gestione delle risorse marine tra i Paesi confinanti, nel quadro del diritto esistente”.

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