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Giustizia, efficienza e costo zero: la ricetta del processo amministrativo telematico

Peggio dell’Italia solo Cipro, Portogallo e Malta

Giustizia veloce, efficiente e a costo zero. Non un miraggio, ma un obiettivo raggiungibile anche grazie al processo di rinnovamento e digitalizzazione del sistema giudiziario introdotto con il Processo amministrativo telematico (Pat). Questo in sintesi il messaggio emerso dal convegno “Il processo amministrativo telematico. Magistratura amministrativa e avvocatura per l’efficienza del sistema giustizia”, organizzato venerdì 12 maggio da Unaep (Unione nazionale avvocati enti pubblici), in collaborazione con il segretariato generale della giustizia amministrativa, presso la sede del Consiglio di Stato.

Un incontro promosso per testare, a cinque mesi dalla sua introduzione, il Pat, ma anche per discutere dei recenti dati sulla giustizia italiana, pubblicati nella quinta edizione del Justice Scoreboard 2017 della Commissione Europea. Numeri sconfortanti che bocciano l’Italia quanto a tempi e costi della giustizia. Mille giorni per arrivare a un giudizio amministrativo di primo grado, peggio di noi soltanto Cipro, Portogallo e Malta. Ma soprattutto il 57% degli italiani insoddisfatto dal sistema giudiziario. A passo di lumaca anche la giustizia civile. L’Italia è quarta nell’Ue per durata dei procedimenti civili, commerciali e amministrativi con 393 giorni in media nel 2015, contro i 395 giorni registrati in cause del 2010. Fanno peggio, anche qui, solo Cipro, Portogallo e Malta. È il Lussemburgo a conquistare il gradino più alto del podio, con 86 giorni per arrivare a una sentenza di primo grado, mentre in Germania sono necessari 190 giorni. In Francia, poi, ne occorrono 346.

I numeri elaborati, invece, dal Consiglio di Stato, scorporato il dato storico, danno una realtà differente: la durata media dei giudizi nel quinquennio 2010-2015 è passata da 535 a 168 giorni nei giudizi presso i Tar e da 355 a 107 giorni presso il Consiglio di Stato. Nel solo 2016 risultano proposti 10.100 ricorsi in Consiglio di Stato e ne sono stati definiti 9.858. Le cause pendenti al 31 dicembre 2015 erano 26.381, mentre al 31 dicembre 2016 erano 26.634, malgrado gli oltre 10 mila nuovi proposti. Nel medesimo periodo, in tutti i Tar italiani risultavano pervenuti 54.565 ricorsi, mentre ne sono stati definiti 83.736, cioè un numero molto maggiore, andando così ad assottigliare l’arretrato.

Dati su cui si è discusso a Palazzo Spada, con un focus relativo proprio al Pat, la procedura nata il 1 gennaio 2017, per eliminare gli atti cartacei nel processo amministrativo e sostituirli con la digitalizzazione. Uno strumento “rivoluzionario”, introdotto per ridurre i tempi di definizione delle cause ed ottimizzare l’intero sistema di giustizia amministrativa, che s’inserisce nel più ampio disegno di digitalizzazione di tutta la pubblica amminsitrazione.

Per Alessandro Pajno, presidente del Consiglio di Stato, l’introduzione del Pat “è un risultato storico della giustizia amministrativa che ci pone all’avanguardia rispetto ad altri ordinamenti giuridici in Italia e all’estero“. Quella del processo amministrativo telematico “è una sfida che presenta incognite e difficoltà”, ha detto Pajno, ma il vero problema “non è applicare una tecnologia quanto costruire una cultura e un modo nuovo di essere fra di noi. C’è un rapporto profondo tra le iniziative assunte per modernizzare la struttura dei processi e la nuova cultura della Pubblica Amministrazione”.

A fornire alcuni dati parziali del Pat è l’avvocato generale dello Stato, Massimo Massella Ducci Teri: “Non possiamo che esprimere un giudizio positivo di questi primi mesi. Sono stati depositati 12mila atti con un tasso di errore del 3% – ha detto e questo significa che tutti abbiamo saputo interpretare in positivo i nodi della riforma, nonostante all’inizio ci sia stato un forte formalismo che ha creato problemi nel sistema”. Per Antonella Trentini, avvocato del Comune di Bologna e Presidente Unaep, quella del Pat è una vera e propria “rivoluzione a costo zero” del sistema giudiziario italiano. “Nell’ottica dell’innovazione, il principio di preferenza del documento informatico favorisce la velocizzazione e l’efficienza del processo insieme ad un notevole risparmio di tempi e di costi. Con il Pat si contribuisce inoltre a liberare risorse per un più efficiente impiego del personale amministrativo e un miglioramento della qualità del lavoro di magistrati e avvocati”.

Ad intervenire sul tema anche Mario Luigi Torsello, segretario generale della Giustizia Amministrativa: “I processi di gestione cartacea sono costosi, hanno un forte impatto ambientale e sono poco trasparenti – ha spiegato – La gestione digitale permette di lavorare più velocemente aumentando la produttività complessiva di tutto il sistema”.

@PiccininDaniele

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