La Repubblica delle banane è tornata: il nuovo report di ‘Riparte il futuro’

La ricerca: “Per gli europei l’Italia è malata di corruzione”

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Per i cittadini e gli investitori stranieri l’Italia è un Paese con un alto tasso di corruzione. È quanto emerge dal “Il Termometro della Corruzione”, il nuovo report dell’associazione ‘Riparte il futuro’, presentato lo scorso 25 maggio a Roma. Una fotografia impietosa per il Belpaese che figura nelle ultime posizioni in tutti gli indicatori che riguardano la trasparenza della Pubblica Amministrazione.

Il report propone una strada inedita per valutare l’impatto della corruzione sul nostro Paese, rispetto agli altri Stati membri dell’Ue. “L’Italia è malata di corruzione, ma offrire una misura precisa del problema ad oggi risulta impossibile poiché si tratta di un fenomeno sommerso e per sua natura non quantificabile”, si legge nel rapporto.

Per la presidente della Camera, Laura Boldrini, “se l’Italia non cresce è anche per la zavorra della corruzione”. Da questo punto di vista “nessun settore si può sentire al sicuro e la politica dovrebbe essere d’esempio. I partiti hanno il dovere di autoriformarsi”. Il rapporto di Riparte il futuro prende in esame la correlazione che intercorre tra la corruzione e alcuni indicatori di efficienza del sistema giuridico ed economico e di trasparenza delle Istituzioni per valutare l’impatto di tangenti e malaffare e suggerire delle soluzioni per “curare la febbre dell’Italia”.

Il livello di clientelismo tratto dal Global Competitiveness Report (GCR) misura la propensione dei governi a favorire specifici soggetti o aziende tramite l’assegnazione di commesse e appalti o facilitando l’approvazione di norme ad personam. In questa speciale classifica l’Italia nel 2016 risulta essere fanalino di coda. Peggio di noi solo Slovacchia e Ungheria. Quando il livello di clientelismo scende o sale diminuisce o aumenta anche il livello di corruzione.

Misurando la correlazione tra corruzione e trasparenza delle decisioni pubbliche l’Italia si classifica al penultimo posto in Ue, seconda solo all’Ungheria. Se aumenta la trasparenza nell’agire amministrativo, la corruzione diminuisce. Ma le correlazioni che il report individua portano a risultati che, almeno apparentemente, non hanno a che fare con la corruzione. Secondo l’indice di Economia e Società Digitale (Desi) della commissione europea l’Italia è quart’ultima classificata nel 2016 per il livello di sviluppo e performance digitale nei Paesi Ue. La correlazione tra livello di corruzione e sviluppo digitale è molto forte: più sono elevati lo sviluppo e la performance digitale in un Paese dell’Ue, inferiore è il livello di corruzione, e viceversa. Aumentare, mediante investimenti, la digitalizzazione in Italia potrebbe portare a una riduzione del livello di corruzione.

A un dialogo più efficace con la Pubblica amministrazione corrisponde meno corruzione. Tra i membri UE l’Italia è in ultima posizione per la difficoltà riscontrata dalle aziende ad adempiere alle richieste della Pubblica Amministrazione. Snellire le procedure richieste alle aziende dalla Pa potrebbe portare a una riduzione del livello di corruzione. Altro indicatore considerato dal Termometro è l’indipendenza del sistema giudiziario dall’influenza esercitata da governo, privati e imprese. Nel confronto con gli stati membri dell’Ue, anche qui l’Italia si colloca tra le ultime posizioni della graduatoria.

“Uno snellimento delle procedure per risolvere le controversie civili e commerciali per le imprese in Italia potrebbe portare a una riduzione del livello di corruzione”. Nel 2016 l’Italia si è classificata al penultimo posto seconda solo alla Slovacchia per efficienza nel dirimere le cause commerciali per le imprese. La corruzione, si legge nel Termometro, ha un impatto negativo anche sul gettito fiscale di un Paese poiché riduce l’ammontare delle imposte riscosse sia effettive sia potenziali. “Riducendo la corruzione in Italia si potrebbero prevedere maggiori entrate per lo Stato e di conseguenza si potrebbero ridurre le aliquote fiscali per ottenere lo stesso gettito fiscale”.

Confrontando le regioni italiane con quelle di altri stati dell’Ue, solo tre di esse si collocano al di sopra della media europea per livello di corruzione: la provincia autonoma di Bolzano, la provincia autonoma di Trento, la Valle D’Aosta e il Friuli Venezia Giulia. Nella classifica europea la provincia di Bolzano si colloca in testa, precisamente al 40simo posto su 209 regioni della Ue, la Campania invece è l’ultima tra le italiane al 188simo posto.

La ricetta proposta da Riparte il futuro prevede più trasparenza della politica, digitalizzazione della pubblica amministrazione e del paese in generale, promozione di strumenti che assicurino la certezza del diritto e semplificazione burocratica. Una sfida che la politica ha il dovere di accogliere per tentare di cancellare l’immagine corrotta del nostro Paese.

@PiccininDaniele

 

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