Militari in congedo: Stato Maggiore vieta l’uniforme e l’Unuci insorge

Lo Stato Maggiore della Difesa preclude l’uso dell’uniforme ai militari in congedo. L’Unuci, Unione nazionale degli ufficiali in congedo d’Italia riceve un duro colpo (basso) dalla Difesa. Lo Stato Maggiore, nella persona del suo massimo vertice Generale Enzo Vecciarelli, ha approvato a fine novembre la direttiva “Regolamento per la disciplina delle uniformi (SMD-G-010)”, Edizione 2019. Il “casus belli” scaturisce dalla formulazione del capitolo afferente all’uso delle uniformi da parte dei militari in congedo.

Più precisamente, la direttiva stabilisce che “ai militari delle categorie in congedo è sempre precluso l’uso dell’uniforme al fine di evitare ogni possibile confusione con i militari in servizio, ad eccezione di particolari casi legati all’espletamento di funzioni/incarichi di interesse della Difesa, espressamente richiamati da specifiche disposizioni (…)”. Inoltre, si precisa che “i militari in congedo iscritti alle Associazioni d’Arma formalmente riconosciute dal ministero della Difesa, che partecipano a cerimonie o a eventi ovvero che prendono parte ad attività connesse con gli scopi/finalità dell’Associazione, sono autorizzati ad indossare solo gli elementi uniformologici e gli accessori eventualmente stabiliti da ciascuna Forza Armata”.

Era intuibile che la direttiva, nella sua formulazione preclusiva, procurasse un certo imbarazzo nelle tante sezioni d’Italia dell’Unuci. Infatti, precludere sempre l’uso delle uniformi agli ufficiali in congedo equivale a privarli del loro senso patriottico di appartenenza. In più, “strappare” l’uniforme al militare in congedo significa impedirgli di partecipare alle festività militari in cui si rendono gli onori alla Repubblica ed alle Forze Armate, in genere molto sentite dal personale militare, seppur in stato di congedo. Per non parlare delle tante attività addestrative in cui regolarmente i militari in congedo mantengono l’elevato profilo delle loro competenze, fisiche, tecnico-tattiche ed operative. 

 È noto che l’Unuci, nata come Ente pubblico nel 1926, è oggi un’Associazione di diritto privato “di rilevanza nazionale”, regolata dal DPR n.50/2013, che riunisce gli Ufficiali in congedo, provenienti dal servizio permanente e di complemento, che hanno fatto parte, con qualsiasi grado, delle Forze Armate e dei Corpi armati dello Stato e dei Corpi ausiliari delle Forze Armate.  L’Unuci conta circa 23.000 iscritti e si articola in una struttura centrale – la presidenza nazionale con sede a Roma – e in organi periferici, le sezioni, (163 in Italia) territorialmente inserite in 15 delegazioni regionali, oltre a 5 sezioni all’estero. Sin dalla sua risalente costituzione si è ispirata alle tradizioni militari, al carattere patriottico, civico e di solidarietà, concorrendo alla formazione morale e all’aggiornamento professionale del personale in congedo e alle attinenti attività informative e divulgative, culturali e sociali anche in assistenza umanitaria e supporto negli interventi di difesa e protezione civile e di tutela degli iscritti nel settore amministrativo e previdenziale.   Nell’ambito dei suoi scopi ideali, l’Associazione ha collaborato e collabora con le autorità militari nell’addestramento e nella preparazione sportiva del predetto personale e conseguentemente svolge attività con le Confederazioni similari degli Ufficiali della Riserva dei Paesi Alleati (possedendo, tra l’altro un codice NATO). I valori della difesa e sicurezza della Patria e di fedeltà alle istituzioni democratiche sono sempre stati la spina dorsale della tradizione ormai quasi secolare. Va da sé che nell’ambito delle attività sezionali a livello territoriale ed anche nazionale, l’Unuci organizza varie attività addestrative per i propri associati e anche per le forze di completamento e della Riserva Selezionata sulla base di specifica convenzione con lo Stato Maggiore dell’Esercito. 

Non a caso il 21 ottobre 2016, presso lo Stato Maggiore dell’Esercito, il Sottocapo di SME, Generale C.A. Giovan Battista Borrini, e il presidente nazionale dell’Unuci, Generale C.A. (ris.) Rocco Panunzi, hanno sottoscritto il rinnovo della convenzione che suggella la collaborazione tra l’Unuci e la Forza Armata nel campo della promozione degli arruolamenti nelle Forze di Completamento. Scopo della Convenzione, che scadrà proprio quest’anno, è proprio la collaborazione tra lo Stato Maggiore dell’Esercito e l’Unuci al fine di promuovere e favorire l’adesione alle Forze di Completamento Volontarie, informare il personale in merito alle problematiche inerenti alle Forze di Completamento Volontarie e partecipare alle attività relative alla promozione dei reclutamenti per l’Esercito nel suo complesso. A questo punto, perché inibire tout court l’uso delle uniformi al personale in congedo? E, soprattutto, perché farlo in danno dell’Unuci che opera nell’ambito di una precisa convenzione?

Ed ancora, perché durante le attività addestrative depredare gli ufficiali in congedo dell’uniforme se poi molti di quei militari hanno dato la loro disponibilità al richiamo alle armi nelle forze di completamento?

Con una nota resa pubblica nel proprio sito istituzionale, il presidente nazionale dell’Unuci, Gen. C.A. (c.a.) Pietro Solaini, rassicura gli associati sull’attuazione di ogni iniziativa, sia autonoma, sia in coordinata con altre Associazioni d’Arma, al fine di esercitare le dovute e necessarie pressioni presso il ministero della Difesa allo scopo di ottenere modifiche e/o integrazioni migliorative a favore degli iscritti.

Vedremo se il ministro della Difesa e il suo Sottosegretario di Stato, tanto vicini alla famiglia estesa delle Forze Armate, si adopereranno per far prevalere il “buon senso”. 

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