Piacenza: caccia ai responsabili dell’aggressione al carabiniere

Individuato uno dei colpevoli, ma al pestaggio hanno partecipato almeno 5 soggetti

Almeno uno dei responsabili dell’aggressione al carabiniere sarebbe stato individuato dalle forze dell’ordine. Il giorno dopo quanto avvenuto a Piacenza, dove un militare impegnato nell’ordine pubblico è stato preso a calci e pugni dai partecipanti al corteo antifascista,  è partita la caccia al responsabile. Si tratterebbe di un 25enne appartenente alle frange antagoniste immortalato dalle telecamere prima dell’aggressione, mentre sfilava con i suoi compagni. La sua completa identificazione sarebbe ancora in corso, ma gli investigatori avrebbero già una traccia da seguire. Al pestaggio, inoltre, avrebbero partecipato almeno altri 5 elementi della compagine “antifascista” che ha provocato i disordini.

Le immagini riproposte più volte sul web e sulle maggiori emittenti nazionali hanno agevolato il lavoro degli investigatori che sarebbero sulle tracce di tutti i componenti del branco che ha assalito il militare mentre era a terra. Non si esclude che nelle prossime ore vengano emessi provvedimenti nei loro confronti una volta ultimate le identificazioni.
La deviazione dal percorso concordato con la Questura per lo svolgimento del corteo, potrebbe costare almeno una denuncia a tutti i partecipanti che hanno tentato di sfondare il cordone di polizia.

Migliorano, intanto, le condizioni del carabiniere aggredito, al quale è stata riscontrata la frattura della spalla destra.

Coisp: assordante silenzio della politica irresponsabile

L’aggressione ad un esponente delle forze dell’ordine da parte di appartenenti a frange antagoniste, ha riaperto la polemica proprio sui rischi che comporta per chi deve gestire queste situazioni. Duro l’intervento Domenico Pianese, segretario generale del Coisp, Sindacato indipendente di Polizia, a proposito degli scontri avvenuti in diverse città in occasione delle manifestazioni di destra e di sinistra organizzate dopo i drammatici fatti di Macerata. In merito ai fatti di Piacenza ha dichiarato: “Dopo le agghiaccianti immagini di Piacenza, spranghe, bastoni, scudi in pugno ai manifestanti, e le botte inferte senza pietà al carabiniere caduto a terra, mentre assieme ai troppo pochi colleghi si stava ritirando di fronte a una folla di criminali pacifisti organizzati, ci impongono di urlare ancora più forte quella condanna, poiché tutto ciò non è stato bollato in maniera chiara e decisa come il comportamento criminale che è. E mentre grava l’assordante silenzio di una politica irresponsabile – ha aggiunto – che, piuttosto, non esita a speculare sulle tensioni sociali infischiandosene di far aumentare i rischi per i cittadini e per la nostra incolumità, aspettiamo con ansia di vedere quali saranno le conseguenze giudiziarie, concretamente, per i delinquenti che ieri hanno tentato di uccidere il collega a Piacenza. Vogliamo vedere, poi, quante manifestazioni e da chi saranno organizzate per dare solidarietà e sostegno alle Forze di Polizia”.

“La nostra vera e profonda solidarietà – aggiunge Pianese – va ai colleghi vittime di un dovere che li inchioda al loro servizio e li obbliga a fronteggiare pericoli, tensioni, rischi gravissimi per la propria salute e per la loro stessa vita, che però potrebbero e dovrebbero essere limitati, se solo si trovasse il coraggio di avere la giusta severità contro la violenza e la delinquenza. E invece continuiamo a dover sentire le solite chiacchiere di politici irresponsabili, di ogni colore, che non mancano un microfono o una telecamera quando si tratta di raggranellare qualche voto in più dopo tragedie come quelle di Macerata, ammiccando a manifestanti che hanno in mente solo di fare danni, pur essendo consci che ciò contribuisce a ergere muri sociali che spaccano la cittadinanza, e lasciano i poliziotti a dover dirimere il conflitto, e poi non trovano una straccio di parola di fronte a servitori dello Stato selvaggiamente aggrediti da autori di reati gravissimi che avanzano nell’assoluta certezza di poter contare sull’impunità”.

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