Terrorismo: indagato per attentati in Europa bruciò vivo il pilota giordano

Come tanti altri, Osama Krayem era transitato per l’Italia

Nuove accuse emergono sul conto di Osama Krayem, il 26enne siriano, cittadino svedese, accusato di avere partecipato agli attentati perpetrati a Parigi e Bruxelles nel 2015-2016, ad oggi detenuto in Belgio. Secondo fonti dell’Unità antiterrorismo di Bruxelles, riportate dal quotidiano La Dernière Heure”, Krayem sarebbe ritenuto corresponsabile dell’uccisione del pilota militare giordano Mu’adh al-Kasasbeh, bruciato vivo da miliziani dell’Isis nel gennaio 2015 nei pressi di al-Raqqa, in Siria. La sua presenza sul luogo dell’omicidio del militare giordano sarebbe stata accertata dagli investigatori che indagano sui trascorsi del 26enne svedese, nel tentativo di colmare le lacune tra la fuga dopo gli attacchi di Parigi e la sua cattura avvenuta a Bruxelles nel marzo 2016, poco prima che mettesse in atto un ulteriore folle piano: farsi esplodere all’interno della metropolitana della capitale belga.

I legami di Osama Krayem con l’Italia 

Ma sul conto di Osama Krayem, l’intelligence è riuscita a ricostruire anche l’itinerario seguito per i suoi viaggi che dal 2014, anno della sua adesione allo Stato islamico, lo hanno portato a spostarsi dall’Europa al Medio Oriente. E il percorso passa, diremmo senza sorpresa, per il nostro Paese.  Anche la primula rossa del terrore islamico in Europa, Salah Abdeslam, utilizzava la medesima rotta, quella che passando per la Turchia e le isole greche, giunge fino alle nostre coste, all’epoca, mischiandosi alla miriade di rifugiati in fuga dal conflitto in atto nell’area siro-irachena. E l’elenco degli utenti dell’autostrada della jihad tutta italiana non si ferma ai due jihadisti di cui si è detto. Anche Rachid Kassim, il feroce sgozzatore, o Hicham El Hanafi, il 26enne marocchino ideatore di un attentato contro la Disneyland parigina sono transitati per la nostra penisola, e la lista potrebbe proseguire ancora.

Senza timore di smentita, la realtà descritta è quella di un Paese con frontiere colabrodo, con i rischi serissimi che ne derivano, una problematica che si è trascinata per anni, quasi un decennio e che solo oggi si cerca di arginare in modo serio. 

 

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