Tor, garanzia di libertà o strumento del crimine online?

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Il recente golpe in Turchia ha portato di nuovo alla ribalta il tema delle censura di Stato e degli strumenti utili a combatterla. Da lungo tempo si parla di deep web, dark net e dark web come di ambienti in cui regna il malaffare di ogni tipo: da Silk Road, storico portale per la vendita di materiale e sostanze illegali, sino a siti di hacking ludico.

Il tutto ha un denominatore comune: Tor, “The Onion Router”. Si tratta di un sistema open source per l’anonimizzazione delle connessioni ai siti web di tutto il mondo, basato sul protocollo di routing “onion” (per la cifratura del canale a strati). Ogni nodo della rete può ospitare dei servizi nascosti e non localizzabili, gli “hidden service”, raggiungibili dal browser attraverso indirizzi del tipo “xxxxxxxx.onion”.

Tor ha una topologia di rete che sostanzialmente ricalca una nuvola di computer (o nodi), volontari e geograficamente delocalizzati in tutto il mondo, che rimbalzano le connessioni degli utenti in entrata e le fanno uscire da nodi casuali nella nuvola. L’utente entra nella nuvola di Tor con il suo IP e ne esce con un altro, completamente diverso, anche nella localizzazione geografica. Il server raggiunto vedrà il nodo di uscita ma non potrà risalire al computer dell’utente che ha iniziato la comunicazione. Unica eccezione sono i nodi di uscita, che possono il traffico in transito al loro interno ed inferire l’identità dell’utente (ma non il suo IP). L’aspetto più controverso della rete Tor però è quello degli hidden service. Ogni nodo nella nuvola può infatti esporre un sito web completamente anonimo e irrintracciabile, quindi senza un IP che lo identifichi.

L’unico riferimento è un indirizzo URL con estensione “.onion” (anche Facebook ne ha uno) ed il cui prefisso è caratterizzato da una sequenza casuale di numeri e lettere che l’utente dovrà inserire nel proprio browser opportunamente preparato con Tor. Se il deep web è rappresentato da siti web e banche dati non indicizzate o protette su Internet (es. chat di Facebook non indicizzate), Tor implementa invece il concetto di dark net e l’insieme dei suoi siti “.onion” sono invece l’implementazione del dark web.

Durante il recente golpe turco, alcuni filtri “governativi” hanno reso indisponibile alla popolazione l’accesso a social network come Facebook e Twitter. Questa operazione di censura però è risultata parzialmente fallimentare, sia perché di fatto in alcune zone ancora si riusciva a navigare, sia perché gli utenti più smaliziati hanno utilizzato Tor o sistemi analoghi per aggirare i filtri di Stato. Nei momenti concitati del golpe, molti utenti su twitter suggerivano infatti di cambiare il DNS, ma questo risultava inefficace, probabilmente per un filtro a livello dei gateway di bordo. La stessa tipologia di filtri bloccava l’instradamento dei pacchetti verso i siti dei social media. Unica speranza utilizzare la nuvola di Tor, dove i nodi di entrata sono impossibili da mettere nelle black list dei gateway.

Da molto, forse troppo tempo si associa a Tor un'immagine negativa. Questo ultimo accadimento ne dimostra la neutralità e l’utilità. Tor è uno strumento e come tale nelle mani giuste può garantire le libertà civili di un popolo, nelle mani sbagliate può invece essere un’eccellente copertura per traffici illeciti di ogni tipo. A noi la scelta.

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