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Isis, Onu lancia inchiesta internazionale sui crimini dei terroristi

La risoluzione 2379 del Consiglio di sicurezza approvata all’unanimità dai 15 membri

Per la prima volta le Nazioni Unite hanno lanciato un’inchiesta internazionale sui crimini del cosiddetto Stato islamico. La risoluzione 2379 del Consiglio di sicurezza, pilotata dal governo britannico e approvata all’unanimità dai 15 membri, risponde pienamente ad una richiesta di assistenza da parte del governo iracheno che si trova attualmente di fronte a gravi difficoltà nel perseguire le atrocità dell’Isis che hanno colpito la popolazione civile.

La 2379  sancisce la nascita di  un vero e proprio gruppo investigativo targato Onu, guidato da un consigliere speciale per la raccolta prove sui reati di Isis in Iraq. Queste prove saranno utilizzate nei processi contro i combattenti jihdisti di tutto il mondo. La risoluzione è un raro esempio di unità per il Consiglio e fornisce una risposta globale a Isis che si estende oltre il campo di battaglia: punire i terroristi nei tribunali.

Il ruolo di Amal Clooney

“È una vittoria importante per le vittime delle violenze di Isis che hanno incoraggiato la campagna per la giustizia e hanno aspettato troppo a lungo”, scrive Amal Clooney (moglie del noto attore americano George) su Huffpost. Consigliere giuridico delle vittime di Yazidi, la Clooney era in aula anche con Nadia Murad, giovane donna dell’etnia Yazida, vittima anche lei delle atrocità dell’Isis.

“Secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti – continua Amal Clooney –  l’Isis ha commesso la stragrande maggioranza dei gravi abusi dei diritti umani” in Iraq. Le Nazioni Unite hanno documentato i terribili crimini del terrorismo contro gli sciiti, i cristiani, i sunniti, nonché i crimini di genocidio contro i Yazidi né cristiani né musulmani, e proprio in quanto privi di un testo sacro considerati dagli jihadisti  il “peggior tipo di infedele”.

Sopravvissuta ad Isis la giovane Nadia è diventata ambasciatore Onu nella lotta al traffico di esseri umani.   Nadia è una delle migliaia di Yazide che sono state rapite e rese schiave del sesso dai militanti Isis. Sua madre e i fratelli sono stati ammazzati, mentre i suoi nipoti  sono stati  rapiti per divenire  bambini soldato. La giovane donna non capisce perché, anche se il genocidio ha avuto inizio oltre tre anni fa, nessun membro dell’Isis è stato sottoposto a processo. Al contrario, le prove sono scomparse ogni giorno: i testimoni sono fuggiti, le prove mediche sono state perse e i documenti sono stati distrutti. Le tombe di massa, tra cui quella in cui Nadia ritiene che la madre sia stata sepolta, profanate. È per questo che l’intervento del Consiglio di Sicurezza è da considerarsi storico: non solo per i Yazidi, ma per tutte le vittime della brutalità dei terroristi.

Molti combattenti dello Stato islamico sono stati giustiziati in Iraq, migliaia di questi sono stati arrestati e molti altri possono esserlo in quanto ulteriori prove sono state raccolte a loro carico, utilizzabili anche nei confronti dei combattenti stranieri, militanti nell’esercito dello Stato islamico che stanno tornando nei loro paesi di origine e potrebbero finalmente essere perseguiti anche in questi luoghi.

“Le Nazioni Unite hanno rilevato a questo riguardo che c’è stato un fallimento nel rispetto degli standard di giudizio equo nei tribunali penali iracheni” sostiene la Clooney. “I rapporti di Human Rights Watch e Amnesty International – continua su Huffpost – hanno raggiunto anche conclusioni simili.  Dunque, i termini della risoluzione prescrivono espressamente che il team investigativo dovrebbe anche rispettare la legislazione internazionale perché essa  prevede requisiti dettagliati per prove eque e un impegno a non utilizzare la pena di morte, cosa che invece in Iraq è in continuo aumento”. La risoluzione prevede inoltre  “un’assistenza internazionale” a lungo termine al sistema giuridico iracheno,  per promuovere la sua capacità di condurre giudizi equilibrati. Gli esperti internazionali del gruppo delle Nazioni Unite potranno  “condividere la conoscenza e l’assistenza tecnica con l’Iraq” e gli Stati dovrebbero fare altrettanto per rafforzare i tribunali  iracheni ed assisterli. L’ avvocatessa conclude sostenendo che, a breve termine, è difficile prevedere quando  i processi iracheni riusciranno a rispettare  gli standard internazionali senza  “l’assistenza” di cui sopra.

Secondo il nostro ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Angelino Alfano, la risoluzione è  una tappa fondamentale in quanto sancisce  la responsabilità per i crimini di guerra e per crimini contro l’umanità del gruppo terroristico. Poche volte nella storia il mondo ha visto azioni deliberate e sistematiche di omicidio, rapimento, violenza sessuale, schiavitù e la distruzione del patrimonio culturale. Il Ministro ha ricordato il coraggio del popolo iracheno e l’impegno delle autorità a mantenere lo stato di diritto e il  voto del 21 settembre è stato a favore di una risoluzione che aiuta a raggiungere qualcosa di più difficile: la responsabilità.

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