Ramadan e obesità, la crisi dell’Occidente passa anche dalla tavola

farmacia di turno

Il mese del Ramadan è iniziato. Quasi 2 milioni di italiani inizieranno il digiuno della durata di un mese imposto dalla religione musulmana. Per 30 giorni i fedeli seguiranno il quinto pilastro del credo islamico.  Mentre per 10-12 ore al giorno le comunità musulmane si asterranno dai pasti, che a livello scientifico in questo ristretto arco di tempo sarebbe addirittura salutare, i dati sull’obesità sono in crescita in tutto il mondo occidentale.

In Europa l’allarme viene dall’Istituto europeo di gastroenterologia, che in una sua indagine riporta l’incidenza dell’obesità infantile a quota 33%. L’analisi condotta dall’istituto in 46 paesi europei riporta che un bambino su 3, in un’età compresa fra sei e nove anni, soffre di problemi legati al sovrappeso. Nella patria della dieta mediterranea le cose non vanno affatto meglio e sono ancora i bambini a soffrirne di più. Secondo l’ultima indagine del progetto Okkio alla Salute, patrocinato dall’Istituto Superiore di Sanità,  l’Italia è al terzo posto sul podio dei più grassi d’Europa. Da questa rilevazione viene fuori che il 20,9% dei bambini fra gli otto e i nove anni è sovrappeso, il 9,8% è invece obeso.

A questi dati del vecchio continente si aggiungono quelli del rapporto dell’Agenzia federale della Salute in Usa. E i numeri non sono incoraggianti. Nonostante gli sforzi e le campagne di Michelle Obama per una corretta alimentazione e un’adeguata attività fisica, le cifre sono impietose: il 38% degli americani ha problemi legati ai chili di troppo. La percentuale rilevata non è scesa negli ultimi anni, anzi è salita del 3% rispetto alle ultime rilevazioni diffuse, soltanto fra i bambini l’obesità sembra essere calata.

Il contrasto fra un mondo, quello occidentale, in cui i problemi di peso influiscono sulla spesa dei sistemi sanitari nazionali per 500 euro a individuo (dati Ibdo), e l’altro, quello orientale di matrice islamica, appare netto. Se poi l’evidenza scientifica è dalla parte del digiuno, il quadro è ancora più chiaro. Astenersi dai pasti, entro un arco di 10-12 ore, sarebbe salutare.

Lo specialista dell’alimentazione, il dottor Pier Luigi Rossi, ha spiegato a Ofcsreport i benefici di questa pratica. “Il digiuno scarica il fegato dal glicogeno e dal grasso, perché – aggiunge Rossi – quest’organo risponde alla domanda energetica mettendo in gioco le sue riserve”. È però importante che l’assenza di cibo non sia prolungata trasformandola in carestia, tossica per l’organismo. Ma non è il caso del Ramadan, che prevede comunque un pasto di mattina e uno la sera.

Ad aiutare i fedeli nel mese di digiuno di interviene anche la tecnologia. È in vendita negli store digitali Ramadan 2016: un’applicazione che indica gli orari dei pasti e quelli di preghiera.

La contaminazione tecnologica del mondo mussulmano è quindi cosa fatta, mentre non può dirsi altrettanto di quella alimentare. A un mondo che pratica il digiuno come liturgia, corrisponde un altro che guarda con apprensione la bilancia. La crisi dell’Occidente, politica e sociale, passa anche dalla tavola.

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