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Libia, Moavero incontra Haftar: pace o tregua?

Lunedì scorso Moavero-Milanesi, ministro degli Esteri italiano, ha incontrato Khalifa Haftar, il generale che domina l’est della Libia da Bengasi e che si presenta come l’uomo forte del paese. In realtà la sua forza è piuttosto relativa, in un contesto sempre fluido in cui, ad esempio, sono stati sparati colpi di cannone nella capitale Tripoli ed in cui un commando dell’Isis ha attaccato la sede della compagnia petrolifera NOC, uccidendo alcuni dipendenti e danneggiando l’edificio. Una situazione in cui le milizie si contendono ogni pizzico di potere.

L’incontro pare sia stato cordiale, al termine del quale Haftar ha riconosciuto il ruolo essenziale dell’Italia nel raggiungimento della pace: un bel passo avanti rispetto a quanto detto la scorsa settimana in cui Haftar aveva chiamato il nostro paese “Nemico della pace” ed aveva invitato le tribù a giurare fedeltà a Parigi. Forse si è trattato di un modo per spingere finalmente il nostro ministero degli Esteri all’azione, forse era una posizione sincera dato i legami che lo legano alla Francia, paese dove si è fatto pure curare, comunque in una comunicazione congiunta Haftar ha affermato che parteciperà alla conferenza per la Pace in Italia a novembre, dove verranno organizzate le lezioni presidenziali che dovranno, o dovrebbero “Svolgersi nell’ordine”. Quest’ultima affermazione è piuttosto forte: nessuna delle due fazioni appare in grado di controllare la totalità del paese, neppure unite, con poteri e sottopoteri che si incrociano.  Le elezioni, per quanto si possa credere alla buona volontà delle parti, non saranno mai qualcosa di comparabile ad un’elezione in un paese occidentale, ma saranno più che altro una certificazione di una posizione di forza. Sarebbe poi interessante vedere Haftar deporre le armi in caso di vittoria di Sarraj.

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