Svizzera choc: dilaga la jihad. Almeno 500 i soggetti sorvegliati

Rapporto intelligence segnala 93 foreign fighters solo nel 2017

I dati più recenti riferiti al fenomeno dello jihadismo nella pacifica Svizzera rivelano cifre inquietanti. Nel piccolo Stato del centro Europa sarebbero infatti almeno 500 i soggetti sotto la sorveglianza delle autorità preposte alla sicurezza, 50 sarebbero partiti e si troverebbero tuttora nella terra della jihad, in Siria ed Iraq, 14 sarebbero rientrati e 22 deceduti nel conflitto combattendo sotto la bandiera dell’Isis.

I numeri sono impressionanti se posti in relazione alla popolazione complessiva della Confederazione elvetica, circa 8 milioni e 500mila abitanti, e alla naturale predisposizione della Svizzera a dichiararsi neutrale nei confronti di qualsiasi conflitto, quindi estranea a qualsivoglia coinvolgimento militare in missioni di pace o di guerra. Eppure i numeri parlano chiaro.

Il rapporto del Servizio federale di intelligence

Secondo un rapporto pubblicato dal Servizio federale di intelligente (SRC), nel novembre 2017 sono stati censiti circa 100 soggetti a rischio e 93 foreign fighter diretti in Medio Oriente. I casi segnalati grazie al monitoraggio web del fenomeno jihadista sono passati da 497 alla fine del 2016 a 550. Un’ulteriore statistica divulgata dalla SRC, quella riferita ai volontari per la jihad, rivela che il numero di persone che hanno lasciato la Svizzera, e che si trovavano o si trovano ancora in teatri di guerra, è passato da 89 casi nell’agosto 2017 a 93 nel novembre 2017. Tutti avevano, indistintamente, stretti legami con lo Stato islamico.

Nei rapporti dell’intelligence elvetica viene rivelato che dal 2001 a tutt’oggi sono stati segnalati 78 soggetti in partenza per la Siria e l’Iraq, mentre 15 diretti in Somalia, Afghanistan, Pakistan e Yemen. Ed è ancora più inquietante rilevare che alcuni di questi soggetti, sempre secondo gli stessi rapporti, si troverebbero ancora nei vari teatri di guerra.

Alla luce dei numeri forniti dalla sicurezza elvetica, appare ovvio rilevare come il fenomeno del radicalismo islamico nella Confederazione appare come una conseguenza diretta della superficialità, per usare un mero eufemismo, con la quale sono stati trattati i casi di soggetti che, allo scopo di finanziare i movimenti fondamentalisti globali, hanno utilizzato la “cassaforte Svizzera” come utile mezzo di espansione economica in nome della Jihad e di diffusione del credo islamista con l’ausilio di fondi riciclati da destinarsi alla fondazione di nuovi santuari del terrore in tutta Europa.

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